Pietro Campo: Boss di Santa Margherita di Belice e Legami con Matteo Messina Denaro

La figura di Pietro Campo, boss della famiglia mafiosa di Santa Margherita di Belice, emerge con forza nelle indagini sulla criminalità organizzata agrigentina, rivelando stretti legami con il latitante Matteo Messina Denaro e un ruolo centrale nelle dinamiche di Cosa Nostra nella provincia.

Ascesa e Ruolo nella Famiglia Mafiosa di Santa Margherita di Belice

Pietro Campo, 67 anni, è ritenuto un esponente di spicco di Cosa Nostra agrigentina. Gli investigatori lo descrivono come colui che "ha rivestito il ruolo di capo mandamento e capo famiglia di Santa Margherita di Belice". La sua influenza si estendeva ben oltre i confini del suo comune, con legami che raggiungevano anche il versante trapanese di Cosa Nostra.

Le indagini hanno evidenziato come Campo abbia instaurato rapporti di parentela acquisita con soggetti legati alle famiglie mafiose di Castelvetrano, consolidando ulteriormente la sua posizione all'interno dell'organizzazione.

Connessioni con Matteo Messina Denaro

Uno degli aspetti più significativi emersi dalle indagini riguarda il presunto rapporto tra Pietro Campo e Matteo Messina Denaro. Già nel 2009, le attività investigative per la ricerca del boss latitante si erano estese alla provincia di Agrigento, portando alla luce la figura di Campo.

In particolare, il 7 dicembre 2009, nei pressi dell'azienda agricola di Campo, in contrada Gulfa, tra Santa Margherita di Belice e Torre Pandolfina, fu ripreso il transito di un fuoristrada Mitsubishi Pajero. Il passeggero di questo veicolo, secondo gli investigatori, aveva le fattezze di Matteo Messina Denaro. Questo episodio è stato confermato da un video registrato da telecamere nascoste, nel quale si vede il fuoristrada con a bordo due persone, una delle quali identificata come il boss latitante.

Ulteriori conferme dei legami tra Messina Denaro e Campo provengono da fonti attendibili. I "pizzini" rinvenuti nel covo di Bernardo Provenzano indicavano l'interesse del boss di Castelvetrano ad avere contatti con Cosa Nostra agrigentina, contatti che tra il 2005 e il 2006 erano tenuti da Filippo Guttadauro ("121") e Leo Sutera ("PROF").

A rafforzare ulteriormente il legame tra il numero uno di Cosa Nostra e Campo, ci sono le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia: Antonino Giuffré e Maurizio Di Gati. Quest'ultimo ha riferito specificamente del ruolo di Campo come interprete dei "pizzini" di Messina Denaro. Campo era infatti uno dei pochissimi nella provincia di Agrigento ad avere il compito di decifrare i messaggi del boss di Castelvetrano.

Schema delle connessioni tra Pietro Campo, Matteo Messina Denaro e altre figure di Cosa Nostra nella provincia di Agrigento.

Attività Estorsive e Controllo del Territorio

Le indagini hanno rivelato che Pietro Campo e altri presunti mafiosi erano responsabili di una serie di condotte reiterate di estorsione e illecita concorrenza, aggravate dall'uso del metodo mafioso. Queste azioni avevano lo scopo di agevolare Cosa Nostra.

Gli indagati costringevano i proprietari e i gestori dei terreni agricoli della zona a cedere la disponibilità di ampie aree per il pascolo abusivo del bestiame. Venivano imposti pagamenti di canoni irrisori, e in alcuni casi, i pagamenti non venivano nemmeno effettuati. L'attività investigativa ha portato alla scoperta della gestione illecita delle attività agro-pastorali nei territori di Santa Margherita del Belice, Montevago e Sambuca di Sicilia, fino al confine con Contessa Entellina (Palermo).

Avvalendosi della "indiscussa forza intimidatoria" derivante dal loro ruolo di vertice nel mandamento mafioso di Santa Margherita di Belice, gli indagati avrebbero esercitato un "incisivo controllo" sull'economia agro-pastorale dell'area e sull'utilizzo dei fondi agricoli. Questo controllo si sarebbe tradotto anche nel divieto di esercitare attività agricole collaterali, imponendo un predominio sui beni immobili altrui, anche funzionale alla massimizzazione dei profitti derivanti dalla produzione lattiero-casearia.

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Arresti e Misure Cautelari

Nel corso degli anni, diverse operazioni di polizia hanno portato all'arresto di Pietro Campo e di altri soggetti a lui collegati. In particolare, nel 2009, nell'ambito di un'operazione contro la "mafia della campagne", furono arrestati 5 presunti mafiosi agrigentini, tra cui il boss Pietro Campo, Domenico Bavetta, Giovanni Campo, Piero Guzzardo e Pasquale Ciaccio.

Successivamente, in un'altra operazione condotta dalla polizia su delega della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, sono state eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare. Il provvedimento è stato notificato in carcere al boss Pietro Campo, 72 anni, ritenuto un fedelissimo di Matteo Messina Denaro. In carcere sono finiti anche Giovanni Campo, Piero Guzzardo e Pasquale Ciaccio, quest'ultimo già condannato in passato per mafia. Ai domiciliari è stato posto Domenico Bavetta.

In un'altra occasione, sono scattate le manette per quattro persone a Santa Margherita di Belice, in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere, nell'ambito di un'indagine su associazione mafiosa ed estorsioni.

Pietro Campo è stato anche sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di cinque anni. L'uomo è attualmente in custodia cautelare in carcere, e risulta avere una condanna definitiva a 14 anni.

Foto segnaletica di Pietro Campo.

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