Nicola Mazza: Missionario Laico e Fondatore di Istituti Educativi

Nicola Mazza, primogenito di nove fratelli, nacque a Verona il 10 marzo, battezzato il giorno successivo nella parrocchia di S. Salvatore al Frignano. Ricevette la prima comunione e iniziò gli studi umanistici sotto la direzione del sacerdote filippino Antonio Cesari, che fu suo amico e confessore fino alla morte di quest'ultimo nel 1828. A causa di problemi di salute, Nicola studiò privatamente con il Cesari, frequentando il ginnasio del Seminario.

La Vocazione Sacerdotale e l'Insegnamento

Chiarita e confermata la sua vocazione sacerdotale, il 21 giugno Mazza indossò la veste clericale a Marcellise, nell’oratorio della villa paterna. Il 19 settembre ricevette la tonsura e gli ordini minori a Verona, nella chiesa di S. Elena, dal Vescovo Innocenzo Liruti. Ordinato sacerdote nel 1814, dopo le prime esperienze pastorali, si dedicò all’insegnamento di matematica, meccanica e storia per 33 anni in seminario. Questi furono anni fondamentali che gli permisero di creare una fitta rete di relazioni, grazie alla quale poté aiutare i poveri a frequentare gli studi superiori e l’università.

Nel novembre, il Mazza, alunno del primo corso teologico, iniziò a frequentare assiduamente Gaspare Bertoni, guida spirituale dei seminaristi. Il 30 marzo 1811 ricevette dal Vescovo Liruti il suddiaconato e il 14 marzo 1812 il diaconato.

Il Mazza declinò l’incarico di parroco di Cisano sul Garda, offertogli dal Vescovo Liruti, che, probabilmente nel novembre di quell’anno, lo chiamò ad insegnare matematica nel liceo del Seminario, dove in seguito sarà professore anche di fisica generale e storia universale, fino al termine dell’anno scolastico 1848-1849. Fu anche cappellano e confessore festivo a Marcellise, fino al 1839, e confessore feriale a S. Nicolò all’Arena, e poi, dal 1840 fino alla morte, assiduo e ricercato, a S. Maria in Chiavica. Il 24 dicembre 1820 superò presso l’Università di Padova l’esame di abilitazione all’insegnamento e il 17 marzo dell’anno seguente ottenne il relativo diploma governativo.

Contesto Storico e Personale

La famiglia Mazza si trasferì durante l’autunno in una casa padronale restaurata con un vasto podere a Marcellise, dove fu eretto e decorato l’oratorio annesso, dedicato alla Gran Madre di Dio. Questi furono anni calamitosi, che videro il territorio veronese percorso dalle truppe francesi e austriache. Il 26 dicembre, l’Austria, dopo la sconfitta di Austerlitz, si ritirò dal territorio veronese alla sinistra dell’Adige, che passò anch’esso sotto il controllo francese.

Il 20 aprile 1810 un decreto napoleonico soppresse in città e provincia tutte le Congregazioni religiose maschili e femminili, i cui membri furono dispersi e i beni incamerati dal governo e venduti a privati; altrettanto avvenne con le Confraternite laicali e le loro proprietà. Sopravvissero soltanto il Seminario e la Confraternita del SS. Sacramento.

Il 4 febbraio i Francesi lasciarono Verona e vi subentrarono gli Austriaci. In aprile Napoleone abdicò e si ritirò nell’isola d’Elba, mentre a Parigi, con Luigi XVIII, ritornarono i Borboni. Fuggito dall’isola d’Elba, il 1° maggio Napoleone rientrò in Francia e riprese il potere, ma nel giugno fu definitivamente sconfitto a Waterloo e venne relegato, fino alla morte, nell’isoletta atlantica di Sant’Elena.

Una gravissima crisi economica, causata da persistenti calamità naturali, portò Verona e la sua provincia agli estremi della fame. Il 20 aprile 1821 Luigi Mazza, in gravi difficoltà economiche dovute ai tempi difficili, fu costretto a vendere, oltre ad altri beni immobili, anche il podere di Marcellise con le case annesse, e a trasferire la propria abitazione, presso cui viveva ancora Nicola, nella parrocchia di S. Nazaro, fuori del centro cittadino. Alla fine degli anni Venti la famiglia Mazza ritornò ad abitare nella parrocchia di S. Tommaso.

Il 25 marzo 1829 entrò in Verona il nuovo Vescovo, Giuseppe Grasser (succedendo al Liruti, morto nel 1827), che rimarrà alla guida della diocesi fino alla morte, nel novembre del 1839.

Il 7 agosto morì il padre. L'8 febbraio 1839 morì anche la madre di Nicola Mazza.

Mappa del bacino del Nilo Azzurro e Nilo Bianco per la missione

La Nascita degli Istituti e l'Impegno Sociale

Probabilmente nel novembre il Mazza condusse con sé a Verona Luigi Dusi, figlio decenne d’un falegname di Marcellise, per fargli frequentare le scuole del Seminario, riconosciute dall’autorità civile e aperte a tutti, e lo collocò a pensione presso Teresa Pieropan, nella parrocchia di S. Nazaro. Farà altrettanto quattro anni dopo con un altro ragazzo di Marcellise, anch’egli ricco d’ingegno ma povero di beni di fortuna, Alessandro Aldegheri.

Nel 1828 fondò l’Istituto Femminile, una casa che accoglieva fanciulle abbandonate in piccoli nuclei affidate a delle Cooperatrici Laiche consacrate. Indotto dal Bertoni, divenuto suo consigliere e, dopo la morte del Cesari, confessore, il Mazza diede inizio all’Istituto Femminile, ubicato prima in lungadige Porta Vittoria, poi in via Cantarane, che in pochi anni giungerà ad ospitare più di trecento giovanette.

Nel 1827-1828 il Mazza accolse le prime fanciulle di famiglie di condizione moralmente precaria e le collocò presso privati. Nel maggio lasciò la famiglia e andò ad abitare in via S. Carlo. In autunno una signora ignota offrì al Mazza un’ampia casa in via S. Carlo e nel novembre il nobile sacerdote Pietro Albertini gli cedette in uso la chiesa di S. Carlo, da poco restituita al culto, e case ed orti adiacenti.

Il 28 settembre 1838 l’Imperatrice d’Austria Maria Anna Carolina Pia, moglie di Ferdinando I, visitò l’Istituto Femminile, dove ammirò i preziosi manufatti dei laboratori. Il 21 novembre il Mazza venne insignito dall’autorità austriaca di una «grande Medaglia d’oro con collana» con la motivazione «Pro piis meritis». Il 25 giugno 1840 il Mazza inviò in dono all’imperatrice un velo omerale finemente ricamato ed alcuni fiori artificiali. L’11 dicembre fu nominato socio attivo dell’Accademia di Agricoltura Commercio ed Arti di Verona.

Scoppiata la guerra tra il Piemonte e l’Austria, Verona rigurgitò di truppe austriache. Vennero requisite alcune case dell’Istituto Femminile a scopi militari. La requisizione durerà più di quattro anni, con grave danno per le attività produttive mazziane; in questo periodo venne interrotta la lavorazione del celebre paramento sacro «in quarto». L’economia veronese, per l’atrofia che già da alcuni anni affliggeva il baco da seta e la crittogama della vite, versava in gravi difficoltà. Gli effetti si fecero sentire anche nell’Istituto Femminile: gradualmente il Mazza dovrà ridurre la produzione della filanda, prospera negli anni precedenti, perdendo così una notevole fonte di sostentamento per i suoi Istituti. Nonostante ciò, il Mazza preparò la spedizione missionaria in Africa, avviando i contatti con la viennese Società di Maria per la promozione della missione cattolica nell’Africa centrale.

Nei primi giorni di giugno l’Imperatrice Elisabetta, che accompagnava il marito Francesco Giuseppe a Verona, visitò l’Istituto Femminile. Il 5 settembre Massimiliano d’Asburgo, Governatore del Regno Lombardo-Veneto, con la consorte Carlotta visitò l’Istituto Femminile.

Il Sogno Missionario per l'Africa

Un documento fondamentale per la conoscenza delle idee e delle opere mazziane risale al 18 agosto, uno scritto inviato ad Aristace Azarian, abate dei Mechitaristi di Vienna. Intanto il Mazza, riaccesasi in lui la passione missionaria della giovinezza, iniziò ad elaborare un suo piano per l’evangelizzazione e la civilizzazione dell’Africa centrale con la partecipazione degli stessi africani, uomini e donne, prima educati nei suoi Istituti di Verona.

L’idea sviluppata fu quella di educare le giovani africane all'insegnamento, alla catechesi e alle attività domestiche nell'istituto femminile veronese, mentre i maschi africani sarebbero stati avviati alla professione e/o al sacerdozio. Il 6 gennaio, Daniele Comboni, giovane liceale, consacrò, nelle mani del Mazza, la propria vita alla missione africana. Altri giovani mazziani maturarono intanto una fervida vocazione missionaria. Nell’Istituto Maschile e in quello Femminile si studiavano intanto con intensità le lingue, tra cui anche l’arabo.

Le Prime Spedizioni e le Difficoltà

Il 3 luglio 1846 il Vinco partì per l’Africa con la spedizione organizzata da Propaganda Fide, in seguito all’istituzione, in quell’anno, del Vicariato dell’Africa centrale. Con lui, tra gli altri, fu Ignazio Knoblecher, Provicario dal 1848 alla morte, avvenuta nell’aprile del 1858. Dopo un soggiorno in Libano per approfondire la conoscenza dell’arabo, a metà luglio del 1847 i missionari partirono alla volta di Khartoum: vi giungeranno l’11 febbraio 1848 e vi fonderanno una stazione missionaria.

Il 19 gennaio, inatteso, giunse a Verona da Khartoum il Vinco, in cerca di aiuti. La sua presenza e la sua testimonianza accesero nell’Istituto Maschile l’entusiasmo missionario. Il Mazza espose al Vinco il suo piano e lo incaricò, al suo ritorno in Africa, di riscattare sui mercati degli schiavi giovanetti neri d’entrambi i sessi da educare a Verona e poi rimandare in Africa per collaborare con i suoi missionari. Scarsa fu la raccolta di aiuti per il Vinco, che ritornato in Africa proseguì per Khartoum e l’Alto Nilo, dopo aver affidato l’acquisto dei giovanetti neri ad un francescano operante ad Alessandria d’Egitto, Geremia da Livorno.

Il 17 dicembre padre Geremia da Livorno giunse a Verona con quattro fanciulli arabi e tre fanciulle nere. Il 21 novembre 1852 il Mazza, anche in vista della sua attività missionaria in Africa, provvide ad una sistemazione definitiva del suo Istituto Maschile nominandone i preti responsabili. La data può considerarsi l’inizio formale, anche se non giuridicamente approvato, dell’Istituto Fondamentale (che cento anni dopo sarà ripreso e canonicamente costituito come Pia Società di D. Nicola Mazza). Nella lettera del 4 gennaio il Mazza espose al Fransoni il suo piano missionario e ricordò che alcuni suoi preti da anni pensavano di consacrarsi alla missione africana. Al Prefetto di Propaganda Fide non riuscirono chiari alcuni punti del progetto mazziano.

Il 23 gennaio morì in Africa il Vinco. Il 12 giugno morì il Bertoni, guida spirituale del Mazza. Il 23 luglio padre Geremia da Livorno giunse a Verona con ventotto fanciulli neri, di cui diciotto maschi e dieci femmine, comperati sui mercati del Cairo.

Ottobre missionario - Carla Baraldi, da 36 anni in missione in Africa

L'Esplorazione del Nilo e le Persecuzioni

Il 28 settembre due preti mazziani, Giovanni Beltrame e Antonio Castagnaro, partirono da Verona per una missione esplorativa nell’Africa centrale, col compito di individuare un luogo atto alla realizzazione del piano missionario mazziano. Il 6 febbraio morì a Khartoum il Castagnaro. Il Beltrame proseguì la sua missione esplorativa inoltrandosi sul Nilo Azzurro. Alla metà di novembre ritornò a Verona il Beltrame: il bacino del Nilo Azzurro non era atto all’evangelizzazione, perché abitato in gran parte da musulmani ostili al cristianesimo, per cui il Mazza si orientò sul Nilo Bianco o sul suo affluente Sobat, nel territorio della grande tribù dei Denka.

Il 4 luglio il piano missionario del Mazza fu accolto favorevolmente a Vienna dal Comitato della Società di Maria, presieduto dal Vescovo Andrea Meschutar, cui lo esposero il Beltrame e Angelo Melotto. Vengono assicurati loro i mezzi finanziari per attuarlo, compresi i sussidi da erogarsi alle famiglie dei missionari mazziani, quasi tutte indigenti. In quello stesso luglio, altri due giovani preti mazziani, Francesco Oliboni e Alessandro Dal Bosco, ricevettero a Ferrara da Pio IX la benedizione per l’ormai prossima spedizione missionaria.

Il 4 settembre il Mazza benedisse i cinque suoi figli in partenza per l’Africa centrale: il Beltrame, il Melotto, l’Oliboni, il Dal Bosco e il Comboni. Il 10 settembre i missionari mazziani, cui si era unito il laico Isidoro Zilli, salparono da Trieste alla volta di Alessandria d’Egitto. Il Dal Bosco, il Melotto e il Comboni visitarono la Terrasanta, mentre al Cairo il Beltrame e l’Oliboni provvidero all’occorrente per la spedizione. Il 19 ottobre i missionari mazziani lasciarono il Cairo. Navigando sul Nilo raggiunsero Assuan, dove incontrarono il Provicario Knoblecher che, sfinito dalle febbri e dalle fatiche, stava ritornando in Europa. Questi trasmise al Beltrame, superiore della missione mazziana, le opportune facoltà apostoliche e consigliò di esplorare dapprima la stazione di S. Croce, fondata quattro anni prima.

L’8 gennaio i missionari mazziani giunsero a Khartoum, dove si fermò, come procuratore della missione, il Dal Bosco. I compagni, navigando sul Nilo Bianco, giunsero alla stazione di S. Croce il 14 febbraio. Obiettivo immediato fu l’esplorazione della zona per trovare un luogo atto alla fondazione d’una stazione missionaria secondo il piano del Mazza, e di compilare un dizionario e una grammatica della lingua denka nonché un piccolo catechismo in quella lingua. Il clima era avverso: tutti furono colpiti dalle febbri malariche, particolarmente il Comboni e l’Oliboni, che morì il 26 marzo. Il 15 gennaio, dopo undici mesi di permanenza, il Beltrame, il Melotto e l’ancora febbricitante Comboni lasciarono l’inospitale S. Croce. I primi due esplorarono il territorio del Sobat, un luogo che pareva più favorevole alla missione mazziana.

Riconoscimenti e Questioni Controversie

Il 24 settembre 1847 venne eletto membro del Consiglio Comunale di Verona per il triennio 1848-1850; ne farà ancora parte nei successivi trienni 1852-1854, 1856-1858 e 1860-1862.

La grave depressione economica che affliggeva la provincia veronese fu aggravata dal colera, che in quell’anno mietè oltre duecento vittime. Nell’estate infierì ancora a Verona e in provincia il colera, che mietè oltre settecento vittime, tra cui un prete mazziano, Giulio Tomezzoli.

Il 6 giugno vennero messi all’Indice Le cinque piaghe della Santa Chiesa e La costituzione secondo la giustizia sociale di Antonio Rosmini. Il 13 marzo 1851 Pio IX impose il silenzio sulle opere del Rosmini ed istituì una commissione che le esaminasse attentamente. Il 3 luglio Pio IX dichiarò l’ortodossia delle opere del Rosmini e il Mazza, che in attesa del verdetto della commissione pontificia ne aveva impedito l’accesso ai suoi preti, ne consentì il libero studio.

Il Mazza fu nominato Vicepresidente onorario della Società Universale per l’incoraggiamento delle Arti e dell’Industria di Londra. Il 26 marzo il Mazza stipulò con l’Albertini un contratto di usufrutto, in cui si sottopose a pesanti condizioni antirosminiane. Contemporaneamente quattro preti mazziani (oltre al Rettore dell’Istituto Fondamentale Alessandro Aldegheri, Francesco Angeleri, Pietro Ronconi e Luigi Bianchi, tutti filorosminiani) lasciarono S. Carlo, probabilmente per divergenze sull’impostazione e la conduzione delle opere mazziane.

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