La Pentecoste nel Commento di Don Oreste Benzi: Dono, Preparazione e Vita nello Spirito

La Pentecoste è un momento centrale nella vita spirituale, non un dono da pretendere, ma da preparare. Questa riflessione, presente nel libro "Sale, non miele" di Luigi Maria Epicoco, sottolinea come i discepoli fossero inizialmente chiusi nel cenacolo da qualcosa di più grande di loro.

Foto di un cenacolo o di discepoli riuniti in preghiera

Solo un'entità superiore poteva liberarli, poiché il Risorto non ha difficoltà a entrare a porte chiuse. Molte situazioni nella vita possono portare ad avere un cuore che si sclerotizza. Un cambiamento di cuore personale e comunitario è l'esperienza profonda della Pentecoste.

La Via della Comunione e della Preghiera

Dopo un'iniziale divisione, generata dalla difficoltà e dalla confusione, i discepoli si ricompattano perché decidono di farlo. Se la comunione è un dono di Dio, è altrettanto vero che ciò che la precede e la prepara, sia con Dio che tra noi, è la decisione di tornare uniti. Non può esserci nessuna Pentecoste se, personalmente e comunitariamente, non si prende la decisione di tornare a essere insieme, di pensarsi insieme e di riconoscere che il nostro destino è intrecciato in maniera inscindibile con quello del nostro fratello.

Assiduità e Concordia nella Preghiera

Una caratteristica fondamentale per accogliere lo Spirito è tornare a pregare con assiduità e "concordi", cioè con un cuore solo, come riportato negli Atti degli Apostoli (At 1,14). È indispensabile l'esperienza della preghiera perché l'uomo possa fare un'esperienza piena di Dio e, in essa, comprendere la pienezza della sua dignità e il significato della sua esistenza. Non temere di pregare troppo, ma di pregare poco, perché non si può fare a meno di Dio.

La Presenza Decisiva di Maria

I discepoli erano assidui e concordi nella preghiera con Maria. La presenza di Maria nella nostra vita, troppo spesso devozionale e decorativa, è invece decisiva per la Pentecoste. La sua assenza può imbruttire, mentre Maria ci riporta a una bellezza di fondo, come quando le madri si curavano che i figli andassero a scuola ordinati e puliti, trasmettendo un senso di cura. A volte le comunità non sono luoghi particolarmente belli proprio perché si è dimenticata la presenza di Maria e la maternità di questa donna.

Lo Spirito Santo: Forza che Trasforma e Persona Divina

Lo Spirito Santo, come "vento che si abbatte gagliardo" (At 2,2), è più forte della divisione e della chiusura dei discepoli. La nostra chiusura genera confusione e incapacità di capirsi, portando a parlare "lingue diverse" e alla "sindrome dell'incompreso": nessuno mi capisce, nessuno sente le cose come le sento io. È proprio in questo contesto che il Signore dice: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me».

Rappresentazione dello Spirito Santo come lingue di fuoco

Nel mistero della Pentecoste, Dio Padre santifica la sua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondendo i doni dello Spirito Santo sino ai confini della terra e continuando i prodigi operati agli inizi della predicazione del Vangelo nella comunità dei credenti.

Il Dono dello Spirito e la Remissione dei Peccati

Come narra il Vangelo della domenica di Pentecoste (Anno A), la sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre i discepoli erano chiusi per timore, Gesù venne, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Mostrò le mani e il fianco, e i discepoli gioirono. Gesù disse di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. È lo Spirito Santo che opera nel rimettere i peccati. È la comunicazione dell’amore che riaggancia, riunisce, salda le ferite».

Nelle parole di don Oreste Benzi, proprio come i medici oggi sono capaci di ricongiungere una mano tagliata, nella confessione lo Spirito Santo ricongiunge le membra staccate al corpo santo di Cristo. Allo stesso modo, nel battesimo viene data l'impronta dello Spirito Santo nelle anime dei fedeli, consacrandoli e unendoli a Cristo Signore e a determinati carismi, cioè aspetti del Cristo che vengono rivissuti. I carismi sono la giovinezza della Chiesa, del popolo di Dio. Per questo bisogna non soffocare lo Spirito, non contristarlo, non spegnerlo! «Sciogliete i vincoli e la Chiesa rifiorirà».

Lo Spirito Santo come Paraclito

Gesù ha promesso: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre». Quando il Nuovo Testamento parla di Spirito Santo, dice «Paraclito», termine greco che tradotto in latino è «advocatus», cioè avvocato, colui che si chiama vicino per essere assistiti in tutto e per tutto. Dunque, lo Spirito Santo è una persona, non una forza, un'energia o una qualità di Dio. Don Oreste Benzi insiste molto sul fatto che lo Spirito Santo sia riconosciuto come persona, perché ciò implica tutta la relazione con una persona: è Lui che parla dentro di noi, detta e ispira i profeti santi di Dio, è una persona che opera.

La "Cultura di Pentecoste" e l'Impegno Sociale

L’unione con Gesù donata dallo Spirito Santo è più profonda e piena dell’unione che c’era quando Gesù era presente in forma visibile sulla terra. La nostra vita è saldamente ancorata in Cristo, e l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito è stato diffuso nei nostri cuori. Questo amore gratuito ci tiene saldamente uniti a Cristo e diventa il motore della nostra vita, testimoniato dai cambiamenti concreti nell'esistenza. Non potrà mai avvenire un cambiamento su questa terra se prima di tutto non si cambia personalmente, con il coraggio della verità da proclamare a se stessi.

Lo Spirito della verità ci guiderà a tutta la verità, glorificando Cristo e annunciando ciò che è suo.

Foto di persone che si aiutano, simbolo di amicizia sociale e carità

Simpatia, Sintonia e Sinfonia nella Comunità

Guardando la Parola di Dio, don Benzi la collegava a tre parole: simpatia, sintonia e sinfonia. La Comunità Papa Giovanni XXIII, da lui fondata, è una comunità di gente simpatica perché totalmente in simpatia con Cristo; è in sintonia, con un sorriso sul volto perché il bene prevale sul male. Quando arrivano gli ultimi, i disperati, i carcerati, il cuore della comunità è in sintonia con quello di Gesù, e in ognuno di loro si incontra Gesù, generando una comunità che è una sinfonia, la sinfonia di Dio.

Pentecoste per una Civiltà dell'Amore

Il termine "armonia", caro a Papa Francesco, può riassumere il senso di una "Cultura di Pentecoste per una civiltà dell’amore", come promosso anche dal Rinnovamento nello Spirito Santo. Questo movimento ha sottolineato l'importanza di vivere con semplicità e audacia l'arrivo dello Spirito, attraverso una fede incarnata nella vita. La sfida è far sì che il mondo sia realmente ordinato dallo Spirito, superando schemi mentali limitati che ostacolano fraternità e giustizia sociale.

Padre Matteo La Grua, tra gli iniziatori del Rinnovamento in Italia, con la sua fede carismatica, è stato un esempio di irradiazione di carità spirituale e materiale, attraverso la preghiera di guarigione, la mensa per i poveri e l'assistenza alle famiglie dei detenuti. La sua visione auspicava che lo Spirito Santo desse sempre più luce e forza per portare avanti il Rinnovamento nel sociale, attraverso la cultura di Pentecoste, per il recupero della vita cristiana nel mondo di oggi.

L'impegno sociale, come riflettuto da Salvatore Martinez e Lorenzo Ornaghi, deve essere un atto di coraggio e responsabilità, un esercizio della carità, soprattutto con i giovani, per lasciare orizzonti migliori alle future generazioni. Il magistrato Roberto Di Bella, nella sua esperienza con i giovani liberati da contesti difficili, ha enfatizzato il bisogno di recuperare la dignità dei territori piagati dalle mafie, affinché i giovani meritino un riscatto sociale e la formazione di una coscienza civica.

A questo riguardo, una frase chiave di don Oreste Benzi risuona con forza: «l’uomo non è mai il suo errore, ma va oltre». La legge condanna, mentre la misericordia perdona e integra. La "Cultura di Pentecoste" spinge a varcare le soglie degli istituti penitenziari per incontrare il debole, ricordando che nulla è perduto e tutto può ricominciare se lo Spirito dà vita.

Nella Fede della Chiesa - Doni e carismi

L'Intimità Divina e la Preghiera dello Spirito in Noi

Gesù ha detto: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Questa è l'intimità divina, beato chi la scopre vivendo. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non stanno con le mani in mano, ma operano dentro di noi, maturandoci secondo l'identità vera di Dio, dalla quale raggiungiamo la nostra identità.

San Paolo afferma: «Lo Spirito Santo prega in noi come in un tempio» (1Cor 3,16). Non preghiamo noi, ma è Lui che prega per noi per portarci alle altezze di Dio. Essendo amore, accende l'amore di Dio riversato nei nostri cuori (cfr. Rm 5,5), spingendoci forte fino a farci "vedere" Dio. Pregare, dunque, significa aprirsi a questa azione interiore dello Spirito che ci connette profondamente al divino.

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