Pax tibi Marce Evangelista Meus: Simbolo, Origine e Tradizione Veneziana

Introduzione al Simbolo del Leone di San Marco

Il Leone di San Marco è il simbolo più potente e riconoscibile di Venezia. È l'emblema della Serenissima Repubblica e la rappresentazione iconografica dell’evangelista Marco, patrono della città lagunare. La scritta più classica e famosa che lo accompagna è sicuramente “Pax tibi Marce Evangelista meus” (Pace a te Marco, mio evangelista), suddivisa su 8 righe totali, quattro per ogni facciata del libro: «PAX / TIBI / MAR / CE E / VAN / GELI / STA / MEVS». La stessa frase talvolta, anche se più raramente, è su 6 righe, tre per ogni facciata del libro, «PAX / TIBI / MARCE / EVANGE /LISTA /MEVS».

Leone alato di San Marco con libro aperto e la frase Pax tibi Marce Evangelista meus

L'Origine della Frase "Pax tibi Marce Evangelista Meus"

Secondo una leggenda, le parole “Pax tibi Marce, evangelista meus” furono pronunciate da un angelo apparso in sogno a San Marco, sbarcato in un’isola della laguna veneta. Questo evento, quasi a significare che tra la popolazione veneta il santo avrebbe trovato riposo, venerazione e onore, lega profondamente l'evangelista alla storia di Venezia. Il sant'uomo avrebbe vissuto qui un’esperienza soprannaturale, quella dell’apparizione di un angelo, e questa affermazione si avvererà dopo la sua morte.

Il legame fra il santo e Venezia trova un’antica origine nella tradizione locale. Le reliquie di San Marco furono infatti trafugate da Alessandria d’Egitto e trasportate a Venezia nell'828 da due leggendari mercanti e navigatori veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. La reliquia di San Marco fu accolta con grande gioia a Venezia, non solo per la sua funzione di attrarre pellegrini da tutta Europa, ma anche perché la storia veneta racconta che proprio l’evangelista Marco, discepolo prima dell’apostolo Paolo e poi di Pietro, mentre era in vita, avrebbe evangelizzato le genti venete divenendone patrono. A seguito dell'arrivo delle reliquie, fu eretta una costruzione che, grazie a successivi ampliamenti, diventerà l’odierna e sontuosa Basilica di San Marco.

Le Diverse Rappresentazioni del Leone Alato

Il leone è tradizionalmente simbolo di regalità e di forza, la sua figura che rimanda a un messaggio di potenza. Tutti questi aspetti hanno facilitato l’affermazione del felino nell’ambito della città lagunare, occupando a Venezia e nella sua storia spazi sempre più significativi e arrivando, ancora in perfetta forma, ai nostri giorni. Il Leone di San Marco non ha un significato ufficiale o politico, ma ha un’origine popolare e religiosa. È la rappresentazione simbolica dell’evangelista Marco: patrono della città.

Esistono diverse iconografie tipicamente veneziane per raffigurare il Leone di San Marco:

  • Leone in moeca: La “moeca” è il granchio durante la muta del carapace. In questa posizione, il Leone appare rannicchiato, con le zampe ripiegate e l’aureola (nimbo) sopra la testa. Raffigurato frontalmente, quasi circolare, evoca il legame di Venezia con il mare e simboleggia protezione e vigilanza. Il leone con l'aureola è raffigurato uscente dall'acqua, nella posizione rannicchiata "in moeca". Tiene il libro (il vangelo) con le zampe da cui si sviluppano le ali, richiamo alla natura angelica.
  • Leone vessillifero: Rappresentato in piedi, spesso sulle zampe posteriori, mentre regge un vessillo o una bandiera.
  • Leone passante: Il Leone è raffigurato mentre cammina con una zampa sollevata.
  • Leone rampante: In posizione di attacco, eretto sulle zampe posteriori e con le anteriori sollevate, talvolta armato di spada.

Un’altra iconica rappresentazione si trova sulla facciata della Basilica di San Marco, dove il leone alato è integrato in un sublime mosaico dorato. Sulla Riva degli Schiavoni, poco distante dagli imperdibili Giardini Reali, il Monumento a Vittorio Emanuele II parla attraverso la simbologia del leone marciano. La rappresentazione di Marco in forma di leone si rifà all’iconografia cristiana derivante dalle visioni profetiche del versetto dell’Apocalisse di San Giovanni. L’immaginazione dei veneziani e dei veneti identificava con fantasia tutti questi felini, dando a ogni raffigurazione un proprio significato.

Tavola comparativa delle diverse raffigurazioni del Leone di San Marco (moeca, passante, rampante, vessillifero)

Il Libro del Leone: Pace, Guerra e Altre Iscrizioni

La frase sul libro aperto del leone alato può avere infinite sfumature. Il dubbio su quale iscrizione utilizzare non si presenta nel caso di raffigurazione con il libro chiuso, che è senza scritta. Fra le molteplici interpretazioni popolari, è plausibile generalizzare questa lettura: i veneziani riconoscevano al libro aperto il simbolo di un periodo di pace e a quello chiuso l’entrata in guerra. Il leone può anche essere trovato con la zampa posta su un libro chiuso, oppure sempre con il libro chiuso accompagnato dalla spada impugnata, o ancora con il libro aperto e la spada sguainata. Tutte queste raffigurazioni non erano soggette a nessuna direttiva emanata dalla Serenissima; tutto era lasciato al sentire della popolazione, e i leoni esprimevano interpretazioni popolari, mai coadiuvate dall'autorità.

Oltre alla celebre "Pax tibi Marce Evangelista meus", altre frasi sono comparse sul libro del Leone di San Marco:

  • Una citazione è «LINQUITUR / HIC ODIUM / METUS O(MN)IS / ZELUS ET A(R)DOR / PLECTITUR HIC / QUAE SCELUS LI / BRATUM CU / SPIDE VERI» (Qui si lascia da parte l’odio, ogni gelosia ed impetuosità, qui si punisce il delitto bilanciato sull’ago della verità). Compare nell’opera artistica dipinta da Jacobello del Fiore nel 1415 ed esposta nella sala Grimani di Palazzo Ducale a Venezia.
  • Una frase differente e molto lunga è «Scdum Marcum: ecce Ego mitto aglm meu an facie tuam qu pparavit via tua an te» («Secumdum Marcum: ecce Ego mitto angelum ante faciem tuam qui preparavit viam tuam ante te» e in italiano: «dal Vangelo secondo Marco: ecco io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via d’innanzi a te») citata nell’altorilievo del Leone di San Marco che era affisso sulla Porta Marina di Pola e sottratto come bottino di guerra dalle milizie genovesi nella seconda metà del 1300.
  • Un’altra particolare frase è quella dell’altorilievo di Pirano, dove la citazione compare però sotto il leone: «Alliger ecce leo / ter(r)as mare sidera carpo» (Ecco, io leone alato corro gli spazi della terra, del mare e delle stelle).

Perché è San Marco il patrono di Venezia?

La Commemorazione di San Marco: Tradizioni e Cultura Veneziana

San Marco Evangelista oggi viene commemorato il 25 Aprile, data della morte del Santo, mentre una volta veniva celebrato anche il 31 Gennaio, data in cui il suo corpo fu portato nella Basilica da Alessandria, e il 25 Giugno, quando furono ritrovate le sue reliquie. Oggi, invece, ne resta la Messa celebrata dal patriarca nella Basilica di San Marco, a cui ha molto fascino partecipare. Per sentirsi in tutto e per tutto un vero veneziano, il 25 Aprile bisogna correre dal fiorista per accaparrarsi un ambito bocciolo di rosa rossa e donarlo alla propria amata, alla propria mamma, figlia o sorella.

Bocciolo di rosa rossa, simbolo del Bócolo veneziano del 25 Aprile

Questa romantica tradizione, nota come "bócolo", si fa risalire al IX secolo d.C. e vede protagonista Maria detta Vulcania, figlia del doge Angelo Partecipazio (810 - 827). La giovane si innamorò di un trovatore di nome Tancredi, ma il padre osteggiava la loro unione per evidenti differenze di lignaggio. Maria chiese allora a Tancredi di partire con l’esercito dei Franchi per combattere gli Arabi in Spagna, sperando che la fama e la gloria ottenute avrebbero convinto il doge ad acconsentire al loro matrimonio. Ma un giorno a Venezia arrivò Orlando, il famoso cavaliere caduto nella battaglia di Roncisvalle, che annunciò a Maria la morte di Tancredi sul campo di battaglia. Questi, caduto morente su di un rosaio, ebbe la forza di raccogliere una rosa intrisa del suo sangue, chiedendo di farla recapitare alla donna amata. La giovane, ricevuto il fiore, si strinse nel silenzio per la morte di Tancredi e la fine del suo amore. Un altro mito parla del roseto che si trovava di fianco alla tomba di San Marco.

In occasione di San Marco (e di ogni altra festa tradizionale) i veneziani amano deliziare il loro palato con uno dei piatti più antichi della cucina locale, ossia i “risi e bisi“, che anticamente venivano offerti al Doge proprio il 25 Aprile.

Le Scuole nate a Venezia nel XIII secolo sono associazioni di cittadini amministrate da laici e dedite al culto di un santo o a un mestiere. Alcune Scuole diventarono via via sempre più importanti per numero di iscritti, per interesse sociale e per la disponibilità di grandi capitali, di sedi sontuose e di sfarzosi allestimenti per le manifestazioni cittadine. Nel 1467 furono riconosciute come Scuole Grandi, distinte dalle altre definite Scuole Piccole. Quella di San Marco è stata una delle prime e più significative Scuole Grandi.

tags: #pax #tibi #marce #evangelista #meus #traduzione