Il racconto del dott. Giovanni Scarale, in un'intervista del 22 settembre 2018, offre una testimonianza diretta e toccante degli ultimi momenti di vita di Padre Pio. Erano circa le ore due del 23 settembre 1968 quando il telefono squillò presso la sua abitazione: era il dott. Sala, medico curante di Padre Pio, che lo chiamava dal Convento dei Cappuccini. Con voce concitata, il dott. Sala lo esortò a raggiungerlo immediatamente, poiché il Padre stava molto male, raccomandandogli di fare in fretta per avere la possibilità di vederlo ancora vivo. Gli chiese di portare un aspiratore e tutto il necessario per l'assistenza respiratoria, inclusa l'eventuale intubazione orotracheale (IOT).

Il dott. Scarale si precipitò in ospedale, recuperò l'aspiratore e il materiale per l'assistenza respiratoria, e si avviò verso il Convento, accompagnato da un infermiere che lo aiutava a trasportare l'attrezzatura. Sul piazzale della Chiesa, incontrò il dott. Sala. Entrato nella cella di Padre Pio, vi trovò il dott. Sala, il Padre Superiore del Convento e alcuni frati. Padre Pio era seduto sulla sua poltrona e respirava ancora spontaneamente. Il dott. Scarale si posizionò alle sue spalle, appoggiandogli la maschera sul volto con la mano sinistra mentre con la destra ne controllava il polso carotideo. Nonostante i ripetuti e accorati inviti a respirare profondamente, Padre Pio sembrava non prestare ascolto. L'assistenza, che parve durare un'eternità, si protrasse in realtà solo per dieci minuti.
Poi, improvvisamente, il polso carotideo scomparve e la testa di Padre Pio si adagiò sul braccio sinistro del dott. Scarale. Dopo un attimo di smarrimento generale, tutti i presenti si precipitarono verso la poltrona del Padre, mentre i medici tentavano invano le manovre rianimatorie. Successivamente, adagiarono il Padre sul suo lettino. Negli sguardi di tutti si leggeva sgomento, tristezza e incredulità.

La Vita di Padre Pio: Dalla Nascita alla Vocazione
Le Origini e i Primi Passi nella Fede
Padre Pio, nato Francesco Forgione il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, un piccolo comune vicino Benevento, proveniva da una famiglia di contadini benestanti. Fin da bambino fu animato dal desiderio di "farsi frate". Fu battezzato il giorno successivo alla nascita nella chiesa di Sant'Anna, ricevendo il nome Francesco per volere della madre, devota a san Francesco d'Assisi. La madre, profondamente cattolica, esercitò una notevole influenza sulla sua formazione religiosa. Francesco non frequentò regolarmente le scuole, dovendo contribuire al lavoro nei campi familiari. Studiò assiduamente solo a partire dai dodici anni, sotto la guida del sacerdote Domenico Tizzani, che in due anni gli fece completare il programma delle scuole elementari.
Il desiderio di diventare sacerdote si rafforzò grazie all'incontro con un frate del convento di Morcone, fra' Camillo da Sant'Elia a Pianisi, che visitava periodicamente Pietrelcina per raccogliere offerte. Le pratiche per l'ammissione al convento iniziarono nella primavera del 1902, quando Forgione aveva 14 anni, ma la prima domanda ebbe esito negativo. Solo nell'autunno dello stesso anno arrivò l'assenso.
L'Ingresso nell'Ordine dei Cappuccini e il Cammino Spirituale
Il 1° gennaio 1903, dopo la comunione, Forgione sostenne di aver avuto una visione che gli preannunciava una continua lotta con Satana. Il 22 gennaio 1904, a 15 anni, vestì l'abito di probazione dei novizi cappuccini, adottando il nome di fra' Pio. Concluso l'anno di noviziato, fra' Pio emise i voti semplici di povertà, castità e obbedienza il 22 gennaio 1904. Nell'ottobre 1905 si trasferì a San Marco la Catola per studiare filosofia, e nell'aprile 1906 a Sant'Elia a Pianisi per gli studi ginnasiali. Tra il 1907 e il 1908 proseguì gli studi nel convento di Serracapriola. Qui ebbe come compagni di studio fraticelli che sarebbero poi diventati suoi confratelli, e studiò sotto la guida di padre Agostino da San Marco in Lamis, che descrisse il giovane Pio come "buono, obbediente, studioso, sebbene malaticcio".
Il suo intenso pianto durante la meditazione sulla Passione di Cristo gli causò problemi agli occhi, che cessarono nel convento di Serracapriola. Il Venerdì Santo del 1908, già afflitto da un "male toracico", fu colpito da un'emicrania che lo tormentò durante tutto il periodo di permanenza a Serracapriola, talvolta impedendogli di partecipare alle lezioni. Soffrì anche il caldo estivo del 1908, lamentandosi con i genitori per le condizioni climatiche del luogo. I continui malesseri fisici e la cronica inappetenza allarmarono i Cappuccini di Sant'Angelo, che gestivano il convento. I frati convocarono il padre di fra' Pio, Grazio Forgione, che trovò ospitalità nel convento. Ultimato il primo anno del corso di teologia a Serracapriola, fra' Pio proseguì i suoi studi nel convento di Montefusco, in Irpinia, dove ebbe come lettori padri di grande spessore spirituale. Il 27 gennaio 1907 professò i voti solenni.

L'Ordinazione Sacerdotale e la Comparsa delle Stimmate
Nel novembre 1908, completati gli studi, si recò a Montefusco per studiare teologia. Il 18 luglio 1909 ricevette l'ordine del diaconato nel noviziato di Morcone. Nei mesi di novembre e dicembre dello stesso anno risiedette nel convento di Gesualdo. Il 10 agosto 1910 fu ordinato sacerdote nel duomo di Benevento. In questo periodo gli agiografi collocano la comparsa sulle sue mani delle "stimmate provvisorie". Fra' Pio ne diede comunicazione per la prima volta l'8 settembre 1911, in una lettera al padre spirituale di San Marco in Lamis, raccontando che il fenomeno si ripeteva da quasi un anno e che avrebbe taciuto per "maledetta vergogna". Il primo a essere informato delle stimmate fu il parroco di Pietrelcina, don Salvatore Pannullo. Recatosi la mattina successiva in Chiesa per la Messa, Padre Pio raccontò tutto all'arciprete, chiedendo aiuto a Gesù per far cessare quella confusione. Don Pannullo lo invitò a pregare affinché, se fosse volontà di Dio, si piegasse a fare la Sua volontà.
Il 7 dicembre 1911 fece ritorno a Pietrelcina per motivi di salute, rimanendovi, salvo brevi interruzioni, sino al 17 febbraio 1916, alloggiando nella casa del fratello Michele. Il 10 ottobre dello stesso anno, fra' Pio rispose alle domande del padre Agostino da San Marco in Lamis, affermando che avrebbe ricevuto le stimmate, "visibili, specie in una mano", e che, pregando il Signore, il fenomeno sarebbe scomparso, ma non il dolore, che sarebbe rimasto "acutissimo". Sostenne inoltre di subire quasi ogni settimana, da alcuni anni, la coronazione di spine e la flagellazione.
Prestò servizio militare a Benevento dal 6 novembre 1915. Il 17 febbraio 1916 fra' Pio giunse a Foggia, dove rimase circa sette mesi, dimorando nel convento di Sant'Anna. La sera del 28 luglio, accompagnato da padre Paolino da Casacalenda, arrivò per la prima volta a San Giovanni Rotondo, nel convento di Santa Maria delle Grazie.
Le Stimmate Permanenti e la Fama Mondiale
Il Fenomeno delle Stimmate e le Indagini Mediche
Nell'agosto 1918, Padre Pio affermò di aver avuto, la sera del 5, la visione di un personaggio che lo avrebbe trafitto con una lancia, lasciandogli una ferita costantemente aperta (transverberazione). Il 20 settembre, in seguito a un'ulteriore visione, Pio affermò di aver ricevuto le "stimmate permanenti", destinate a durare per i successivi cinquant'anni. Queste lesioni furono oggetto di varie interpretazioni: segno di particolare santità, patologia cutanea (come piaghe da psoriasi) o auto-inflitte.
L'inizio del manifestarsi delle prime stimmate, le "provvisorie", risalirebbe al 1910, quando, per motivi di salute, il religioso aveva ottenuto il permesso di lasciare il convento e tornare nella sua casa natale a Pietrelcina. Non lontano dal paese, ogni giorno, dopo la Messa, si recava in una località chiamata Piana Romana, dove aveva costruito una capanna per pregare e meditare all'aria aperta, giovando ai suoi polmoni malati. In questo periodo, comparvero nei palmi delle mani "un po' di rosso, grande quanto la forma di un centesimo, accompagnato da un forte e acuto dolore", più sensibile alla mano sinistra. Nello stesso periodo, iniziarono a circolare voci su un inspiegabile profumo di fiori emanato dalla sua persona, percepito in modi diversi da chi lo avvertiva (rose, violette, gelsomino, incenso, giglio, lavanda).

I pellegrini attribuirono a Padre Pio il merito di alcune conversioni e guarigioni "inaspettate" grazie alla sua intercessione. La popolarità di Padre Pio e di San Giovanni Rotondo crebbe esponenzialmente, rendendo necessaria una maggiore organizzazione per accogliere il crescente numero di visitatori. Questa situazione destò preoccupazione in alcuni ambienti della Chiesa cattolica, poiché la Santa Sede non disponeva di informazioni precise e dettagliate sugli eventi, alimentando il timore di possibili macchinazioni con moventi economici.
Un primo rapporto fu stilato dal Padre Generale dei Cappuccini, che aveva precedentemente inviato il medico romano Giorgio Festa. Festa ipotizzò una possibile origine soprannaturale del fenomeno, ma il suo entusiasmo ne minò la credibilità. Numerosi medici visitarono Padre Pio per accertare che non si trattasse di un millantatore. Il primo a esaminare le ferite fu il professor Luigi Romanelli, primario dell'ospedale civile di Barletta, su ordine del Padre superiore provinciale, nei giorni 15 e 16 maggio 1919. Nella sua relazione, descrisse le lesioni come ricoperte da una membrana rosso bruna, senza sanguinamento, edema o reazione infiammatoria nei tessuti circostanti, affermando con certezza che le ferite non erano superficiali, poiché si percepiva un vuoto tra il palmo e il dorso della mano.
Due mesi dopo, il 26 luglio, giunse a San Giovanni Rotondo il professor Amico Bignami, ordinario di patologia medica all'Università di Roma. Nel 1920, padre Agostino Gemelli, medico, psicologo e consulente del Sant'Uffizio, fu incaricato dal cardinale Rafael Merry del Val di visitare Padre Pio ed eseguire un "esame clinico delle ferite". Il Sant'Uffizio, chiamato a indagare sull'attività del cappuccino, scelse Gemelli per le sue conoscenze scientifiche e i suoi studi sui "fenomeni mistici". Nonostante si fosse recato nel Gargano di propria iniziativa, Gemelli non esitò a redigere una sorta di perizia ufficiosa su Padre Pio in una lettera privata al Sant'Uffizio.
Gemelli desiderò esprimersi compiutamente e incontrare il frate. Padre Pio mostrò nei confronti del nuovo investigatore un atteggiamento di chiusura, rifiutando la visita e chiedendo l'autorizzazione scritta del Sant'Uffizio. Le proteste di padre Gemelli, che riteneva di avere il diritto di effettuare un esame medico delle stimmate, furono vane. Il frate, sostenuto dai suoi superiori, condizionò l'esame a un permesso da richiedersi per via gerarchica, disconoscendo le credenziali di padre Agostino Gemelli. Gemelli abbandonò il convento, irritato e offeso, definendo Padre Pio un "bluff" con "tutte le caratteristiche somatiche dell'isterico e dello psicopatico", attribuendo le ferite a un'azione patologica morbosa e autolesionista. I suoi giudizi, privi di un esame clinico, avrebbero pesantemente condizionato la vicenda del frate.
Decreti del Sant'Uffizio e Revoca delle Restrizioni
Come risultato di queste vicende, il 31 maggio 1923, venne emesso un decreto in cui si pronunciava la condanna esplicita. Il Sant'Uffizio dichiarava il "non constat de supernaturalitate" circa i fatti legati alla vita di Padre Pio ed esortava i fedeli a non credere al frate e a non recarsi in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo. Il decreto fu pubblicato da L'Osservatore Romano il 5 luglio successivo e ripreso dai giornali di tutto il mondo.
Il 15 dicembre 1924, il dottor Giorgio Festa chiese alle autorità ecclesiastiche l'autorizzazione a sottoporre il Padre a un nuovo esame clinico, ma non l'ottenne. L'inchiesta sul frate si concluse con l'arrivo del quinto decreto di condanna (23 maggio 1931), con l'invito ai fedeli a non considerare come sovrannaturali le manifestazioni certificate dal Gemelli. Tuttavia, i più fedeli sostenitori di Padre Pio non considerarono il divieto di Roma vincolante. Lo storico Luzzatto sottolinea che il Sant'Uffizio dovette scontrarsi a San Giovanni Rotondo con un forte slancio devozionale di stampo "clerico-fascista", che, fin dal 1920, raggruppava diverse categorie di persone, spalleggiate da Giuseppe Caradonna, presidente del Consiglio Provinciale della Capitanata.
Nel luglio 1933, Papa Pio XI revocò le restrizioni precedentemente imposte a Padre Pio. Secondo alcuni, il Sant'Uffizio non ritrattò i suoi decreti. Tuttavia, secondo altre fonti, Pio XI avrebbe detto a monsignor Cornelio Sebastiano Cuccarollo O.F.M. che Padre Pio era stato "più che reintegrato", aggiungendo che "è la prima volta che il Santo Uffizio si rimangia i suoi decreti". Il Santo Uffizio avrebbe parlato di "una grazia speciale per l'anno santo straordinario".

La "Casa Sollievo della Sofferenza" e la Consacrazione Finale
A San Giovanni Rotondo accorreva gente comune, ma anche personaggi famosi. Nel 1938 arrivò Maria José del Belgio, che volle farsi fotografare accanto a Padre Pio. Giunsero i reali di Spagna, la regina del Portogallo in esilio, Maria Antonia di Borbone, Zita di Borbone-Parma, Giovanna di Savoia, Ludovico di Borbone-Parma, Eugenio di Savoia e molti altri.
Nel 1950, il numero di persone che desideravano confessarsi presso il frate di Pietrelcina era talmente imponente che venne organizzato un sistema di prenotazioni. Il 9 gennaio 1940 era iniziata la costruzione del grande ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, di cui Padre Pio divenne unico azionista.
Papa Giovanni XXIII ordinò ulteriori indagini su Padre Pio, inviando monsignor Carlo Maccari. Nello spirito del Concilio Vaticano II, si intendeva intervenire con decisione verso forme di fede popolare considerate arcaiche. All'inizio dell'estate 1960, Papa Giovanni fu informato da monsignor Pietro Parente, assessore del Sant'Uffizio, del contenuto di alcune bobine audio registrate a San Giovanni Rotondo. Roncalli aveva raccolto informazioni sulla cerchia di donne vicine a Padre Pio, annotando i nomi di tre fedelissime: Cleonice Morcaldi, Tina Bellone e Olga Ieci, oltre a una misteriosa contessa. L'annotazione riportata nel suo diario recita: "Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giovanni Rotondo."
Gli Ultimi Giorni e la Morte di Padre Pio
Gli Eventi Preludio alla Morte
Il 1968 segnò la fine terrena di Padre Pio. La notte tra il 22 e il 23 settembre, all'età di 81 anni, si spense. Tutta la sua vita fu caratterizzata da una profonda sofferenza, mitigata dalle gioie donate dal Signore attraverso i suoi fratelli in Cristo. Si dedicò instancabilmente al prossimo, lottando con tutte le sue forze per convertire i peccatori più irriducibili, riconducendoli sulla via dell'amore.
Sebbene le restrizioni dovute alla situazione epidemiologica limitassero la partecipazione alle funzioni religiose, queste si svolsero all'interno delle chiese, con un numero di posti limitato per garantire il distanziamento sociale previsto dalle misure di prevenzione del contagio da coronavirus.
Padre Pio conosceva già l'ora e il giorno della sua morte? La domanda rimane sospesa, ma una serie di episodi misteriosi, alcuni noti e altri inediti, raccolti da Stefano Campanella nel libro "I tre misteri di Padre Pio", lasciano più di un dubbio.
Testimonianze Profetiche e Misteriose
I coniugi Sergio e Augusta La Torre di Genova avevano fissato al 25 agosto 1968 la data della prima Comunione della loro figlia Maria Pia, che doveva essere celebrata da Padre Pio. Per motivi familiari, chiesero lo spostamento della data alla primavera del 1969. Padre Pio rispose: "Se vogliono che faccia io la prima Comunione alla bambina, vengano per la data fissata. Se ritarderanno, non gliela potrò più fare".
Il 14 ottobre 1967, la nipote di Padre Pio, signora Pia Forgione in Pennelli, ebbe un colloquio privato con lo zio in una saletta del convento di San Giovanni Rotondo.
Il professor Giuseppe Pavone, figlio spirituale di Padre Pio, incontrò il frate il giorno prima della sua morte. Salutandolo, Padre Pio gli chiese: "Che vai a Roma?". Pavone rispose: "Padre, lei lo sa che vado a Lourdes". Padre Pio non rispose. Questa frase si rivelò profetica, poiché Pavone, una volta in viaggio e giunto a Roma, apprese della morte di Padre Pio.
La signora Giovanna Rizzani, moglie del marchese Fernando Boschi, ebbe un rapporto di figliolanza spirituale con Padre Pio. Il frate, durante una loro conversazione, la invitò a recarsi subito a San Giovanni Rotondo. Pochi giorni prima di morire, durante la confessione, le disse: "Questa è l’ultima confessione che fai con me. Ora ti do l’assoluzione di tutti i peccati commessi dall’uso della ragione fino a questo momento". Alla domanda "Perché, Padre?", il frate non rispose.
Frate Atanasio Lonardo da Teano (CE) era un ex frate del convento di San Giovanni Rotondo. A causa di un imprevisto, non partì quella sera come previsto.
Frate Tarcisio Zullo da Cervinara (AV) si trovava a San Giovanni Rotondo il 20 settembre 1968, per il cinquantesimo anniversario delle stimmate. Prima di partire per Roma, dove suo padre era ricoverato in gravi condizioni, passò a salutare il suo confratello stigmatizzato, che, abbracciandolo, gli disse: "Uagliò, a martedì non ci arrivo!".

Le Ultime Ore e il Commiato
Frate Pellegrino Funicelli, assistente personale di Padre Pio, visse accanto a lui le ultime ore di vita. Erano le ore 21 del 22 settembre 1968 quando raggiunse il frate delle stimmate nella sua cella. Padre Pio gli preannunciò che il giorno dopo avrebbe detto una messa per lui e chiese di confessarsi. All'una di notte, Padre Pio chiese a frate Pellegrino di accompagnarlo per una camminata sul terrazzino. Incredibilmente, il frate camminava "dritto e spedito", senza bisogno di essere sostenuto. Fu l'ultimo contatto con il mondo esterno, l'ultimo contatto con la terra, prima di chiedere di tornare in stanza, dove ebbe un improvviso crollo.
La notizia della sua morte si diffuse rapidamente e, nel giro di poche ore, migliaia di persone raggiunsero San Giovanni Rotondo. La salma di Padre Pio fu vegliata da un fiume ininterrotto di pellegrini che, piangendo, toccavano le mani e il saio del frate stigmatizzato. Molti testimoni ricordano il silenzio composto ma profondamente commosso che avvolse il convento in quei giorni.
Padre Pio morì nella notte del 23 settembre 1968, all'età di 81 anni. La notte tra il 22 e il 23 settembre 1968 segnò un momento indelebile nella storia della spiritualità cattolica. A San Giovanni Rotondo, nel silenzio della sua cella al convento dei Cappuccini, si spense Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione. Nelle settimane precedenti la sua morte, Padre Pio appariva sempre più debole. I confratelli raccontano di un uomo consumato dal sacrificio, ma sereno nello spirito. La notte della sua dipartita, con voce fievole, pronunciò più volte il nome di Gesù e di Maria. Poco prima di spirare, si confessò e ricevette l'unzione degli infermi.
L'Eredità Spirituale di Padre Pio
La Missione Continua Oltre la Morte
La morte di Padre Pio non segnò la fine della sua missione. Anzi, per molti credenti, fu l'inizio di una presenza nuova e universale. La Casa Sollievo della Sofferenza, l'ospedale da lui voluto e inaugurato nel 1956, rimane tutt'oggi un faro di carità e scienza medica. Canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002, Padre Pio è oggi uno dei santi più invocati al mondo. A distanza di oltre cinquant'anni, l'addio a Padre Pio continua a vibrare nel cuore di milioni di fedeli.
Padre Pio non appartiene soltanto al passato. La sua voce, le sue preghiere, la sua immagine fragile e potente restano vive nel presente di chi cerca Dio. Nel settembre del 1968, grandi manifestazioni furono indette per il cinquantesimo della sua stimmatizzazione, un'attestazione imponente di fede e di affetto per Padre Pio. Fedeli intervennero in gran numero da ogni regione italiana e da vari Paesi esteri, assistendo, il 20 settembre, alla Messa di Padre Pio e partecipando nel pomeriggio, sul sagrato del convento, alla Via Crucis meditata dai gruppi di preghiera.
Padre Pio celebrò la Messa il 22 settembre a stento. Nel pomeriggio impartì la benedizione dal matroneo e più tardi dalla finestra della sua cella ai fedeli che cantavano e pregavano nel prato. Nella notte morì. Decine di migliaia di persone accorsero a San Giovanni Rotondo per vederlo per l'ultima volta.