La storia dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini è ricca di figure eminenti che hanno contribuito alla sua crescita e diffusione, specialmente nel primo secolo della Riforma. Tra questi spicca Padre Cherubino da Noci, un sacerdote cappuccino la cui vita e le cui opere sono testimonianza di una profonda fede e di un instancabile impegno.

L'Ordine dei Frati Minori Cappuccini nei Primordi
Il primo secolo della Riforma Cappuccina fu caratterizzato da un grande sviluppo dell’Ordine. Se nel 1529 si contavano una trentina di frati sparsi in quattro eremi, nel 1618 il numero dei frati era quasi quindicimila e i conventi superavano il migliaio. Questo straordinario progresso fu possibile grazie all'impegno di numerosi frati che, anche nei momenti più critici, diedero un impulso determinante all’Ordine.
Tra questi pionieri, si annoverano figure come Bernardino Giorgio Molizzi da Reggio Calabria (1476-1535), l’iniziatore della Riforma cappuccina in Calabria e primo Vicario provinciale dei Frati di quella regione. Accanto a lui, Ludovico Cumi da Reggio († 1537) fu un co-iniziatore della "Riforma Cappuccina" in Calabria, noto per il suo spirito di orazione, la saggezza nella guida dei confratelli e i molti miracoli e guarigioni operati da Dio per suo mezzo. Figure come Eusebio, descritto dal Boverio, trassero la propria caratteristica dal colloquio familiare con la Beata Vergine, incarnando la semplicità e il candore di mente.
La Riforma Cappuccina primigenia fu sostenuta da "colonne" come Clemente da Noto, teologo celebre ancor prima di passare dagli Osservanti ai Cappuccini, che si distinse per l’amore verso i sofferenti e per l’alta valutazione nei confronti del lavoro manuale. Allo stesso modo, un affermato predicatore e Ministro provinciale degli Osservanti delle Marche, che avversò gli inizi della Riforma Cappuccina, divenne in seguito, convintosi della sua autenticità, una delle colonne dei primordi cappuccini, come riportano i Flores (I, 38-41).
I Cappuccini ricoprirono svariati ruoli, dalla vita contemplativa all'impegno attivo: frate cuoco, portinaio, ortolano, infermiere, addetto a ogni specie di servizi domestici, questuante, sacerdote, predicatore, dottore della Chiesa, guardiano, ministro provinciale e generale, missionario tra fedeli eretici e pagani, diplomatico, scrittore, maestro dei novizi, direttore degli studenti, lettore, confessore, cappellano militare e di ospedali, fondatore di congregazioni religiose e di conventi. Questa ininterrotta schiera di padri e fratelli costituisce un'ideale galleria di santità vissuta attraverso atteggiamenti, atti e fatti quanto mai significativi. Le gesta di molti di questi frati sono state tramandate grazie a opere fondamentali come gli Annali dei Cappuccini (Historia dell’Ordine dei Minori di San Francesco) di Zaccaria Boverio, edita a Lugano nel 1639, e i Flores seraphici degli Uomini illustri dell’Ordine dei Cappuccini (Colonia, 1642).

Padre Cherubino da Noci: Un Esempio di Santità Cappuccina
Contesto e Origini
Padre Cherubino da Noci, vissuto nella seconda metà del Cinquecento, è una figura di grande rilievo nell'ambito cappuccino. Fratello del canonico don Colantonio de Blasio, che finanziò la fondazione del monastero di Santa Chiara, padre Cherubino si distinse per il suo profondo legame con la spiritualità francescana.
L'Impegno per un Ordine Povero
Nella sua città natale, Noci, la popolazione desiderava ardentemente la presenza non di un Ordine religioso "possidente", ma di uno "povero", di matrice francescana. Per questo motivo, i cittadini finanziarono con le proprie elemosine la costruzione del convento cappuccino, che, pur essendo più grande di quello dei Domenicani, era concepito secondo gli ideali di povertà. Le venti celle ospitavano un numero variabile di frati, che vivevano di elemosine elargite anche dai Governanti del paese. L'Università, infatti, garantiva alla comunità sessanta ducati annui, inclusi cinque ducati come ricompensa per la predica annuale dell’Avvento, oltre ad altri versamenti per il consumo dei ceri.
Attività e Fondazioni
Le molte pagine dedicate a padre Cherubino negli Annali dei Cappuccini di Zaccaria Boverio e nei Flores seraphici degli Uomini illustri dell’Ordine dei Cappuccini attestano la sua santità, la sua grande dote di predicatore e i suoi interventi miracolosi. La sua attività fu intensa e fruttuosa. Fu più volte vicario provinciale dell’Ordine e, l’11 maggio del 1566, fu eletto Ministro della Provincia Idruntina, conosciuta come Provincia di San Nicola.
Prima ancora di Noci, padre Cherubino si dedicò alla fondazione di numerosi conventi: quello di Tricase nel 1578, di Ceglie Messapica nel 1579 e di Salve sempre nel 1579. A Salve, il popolo, riconoscente per aver visto allontanare una carestia per intercessione del frate, impose ai neonati maschi il nome di Cherubino e alle bambine quello di Maria, la Vergine da lui invocata per la grazia.

Predicatore, Taumaturgo e Scrittore
Padre Cherubino era celebre per le sue capacità oratorie e per i "frutti serafici" dei suoi interventi. Ad Acquaviva, le sue parole indussero la popolazione ad abbandonare le baldorie del Carnevale per dedicarsi alla preghiera in chiesa. A Manduria, cacciò dalla chiesa uno stuolo di rondini che disturbavano i fedeli. Ad Andria, allontanò i demoni dalla chiesa e da un convento di suore, dimostrando un'efficace opera di esorcismo e liberazione.
Oltre alla sua instancabile attività pastorale e taumaturgica, Padre Cherubino fu anche un autore prolifico. Scrisse due devotissime opere di spiritualità: De sacramentali confessione, pubblicata a Napoli nel 1596, e De passione Domini, eiusque necessaria meditatione, pubblicata anch'essa a Napoli nel 1598. Entrambi i testi sono citati da fra Dionisio Genuensi nella sua opera Bibliotheca Scriptorum Ordinis Minorum S.
La Morte e la Controversia sulla Sepoltura
La morte di Padre Cherubino da Noci avvenne ad Acquaviva nel 1592. La sua figura era così venerata che la sua dipartita scatenò una furibonda contesa sul luogo della sua sepoltura. La Marchesa di Acquaviva, sostenuta dal Capitolo, desiderava che il corpo fosse inumato nella chiesa madre della città. Tuttavia, i confratelli cappuccini ottennero che la sepoltura avvenisse nella chiesa del convento, in linea con gli usi dell'Ordine. Per prevenire un possibile trafugamento della salma, che fu esposta per quattro giorni, la stessa Marchesa fece presidiare le strade che conducevano a Noci e a Bari, a testimonianza dell'importanza e del profondo rispetto che la figura di Padre Cherubino da Noci aveva guadagnato.