Ottone Rosai, figlio di un artigiano, dopo aver conseguito il diploma all'Istituto Statale d'Arte, frequentò l'Accademia di Belle Arti, da cui venne espulso dopo pochi anni per cattiva condotta. Proseguì pertanto come autodidatta. In questo periodo furono significativi gli incontri con Giovanni Papini e soprattutto con Ardengo Soffici, che lo avvicinò all'arte futurista e al movimento di Marinetti. Da qui trassero ispirazione le sue prime opere, come "Bottiglia + zantuntun" del 1912.

Le Prime Fasi Artistiche: Futurismo e Cubismo
Prima del rigore pittorico degli anni venti e trenta, alla fase futurista si alternò un breve periodo cubista, esemplificato dal "Paesaggio" del 1914. Aderendo al futurismo, Rosai si arruolò come volontario nell'esercito e partecipò alla Prima Guerra Mondiale, ricevendo due medaglie di bronzo. Alla fine della guerra, il rientro nella società fu difficile; Rosai trovò nelle nuove idee del giovane Mussolini l'entusiasmo e lo slancio che cercava per opporsi alla borghesia e al clericalismo che tanto detestava. In questo periodo la sua pittura ritrasse persone della sua famiglia, nature morte o figure di anziane tristemente sedute. Nel novembre 1920 tenne la sua prima esposizione personale a Firenze.
La Maturità e le Sfide Personali
Nel 1922 la sua vita fu segnata dal suicidio di suo padre, annegato in Arno per debiti; Rosai fu infatti costretto a rilevare la bottega di falegnameria paterna e a diradare la sua attività pittorica. Nel periodo della maturità, Rosai si dedicò all'osservazione degli umili e alla descrizione di scene di vita quotidiana, improntate al tipico populismo toscano post-futurista, caratterizzata dal ritorno all'ordine, dove a emergere sono volumi, contorni nitidi e colore ricco. In questa fase si ispirò fortemente a Cézanne, e nella sua pittura riecheggiò il Quattrocento di Masaccio. Fino al 1929 collaborò come illustratore ad alcune testate dell'epoca fascista, tra cui "Il Selvaggio" e "Il Bargello".
La stipula dei Patti Lateranensi fu per lui la conferma che lo spirito anticlericale del primo Mussolini era stato tradito e provocò in lui una violenta reazione, che si tradusse nella pubblicazione di uno scritto intitolato "Per lo svaticanamento dell'Italia", che destò scalpore tra le gerarchie fasciste. Le voci sulla sua omosessualità minacciarono di investire il suo lavoro di artista e Rosai venne praticamente costretto a sposare un'amica d'infanzia.
Il disagio esistenziale e il riconoscimento
I quadri di Ottone Rosai, che spesso vedevano protagonisti umili e pacifici popolani, nascondevano un'intima contraddizione: erano infatti la risposta mite e pacifista all'eroica e dannunziana energia vitale inneggiata dai Futuristi. Negli anni trenta il disagio esistenziale di Rosai lo condusse a vivere in luoghi isolati, lontani dalla comunità, e la sua pittura si caricò di collera e di pessimismo. Tuttavia, nel 1932 arrivò la sua consacrazione a pittore di primo livello con una personale a Palazzo Ferroni nella sua città. Seguirono numerose altre esposizioni in diverse città, fra cui Milano, Roma e Venezia. Nel 1942 gli venne assegnata la cattedra di pittura all’Accademia di Firenze. Dopo l'8 settembre 1943, Rosai fu oggetto di una brutale aggressione, questa volta da parte degli antifascisti che vedevano in lui un sostenitore del regime e ignoravano le umiliazioni che lo stesso aveva subito dai gerarchi.

Nel 1949-1950, Rosai aderì al progetto dell'importante collezione Verzocchi, sul tema del lavoro. Negli anni cinquanta cominciò a farsi conoscere in ambito internazionale, partecipando a rassegne in città come Zurigo, Parigi, Londra, Madrid. Un'esposizione organizzata a Firenze girò poi nei musei di molte città tedesche.
La "Crocifissione" del 1954: Espressione e Tradizione
A Firenze nel 1954 Ottone Rosai dipinse e donò gratuitamente una Crocifissione. Quest'opera testimonia il perdurare dell'interesse di Rosai per la tradizione tre-quattrocentesca toscana, esasperando negli anni la propria radice espressionista. Rosai riduceva ormai la pittura a un groviglio di segni brutali e adottava una cromia dai toni sordi e cupi, stravolgendo le fisionomie in maschere di un crudo primitivismo. Questo approccio è ben visibile nella sua "Crocifissione", che rappresenta una sintesi della sua maturità artistica e della sua visione della sofferenza umana.

Il Restauro della "Crocifissione" (Cristo Ligneo) di Ottone Rosai
Il 31 ottobre si tenne l'inaugurazione del Cristo ligneo di Ottone Rosai. Contenente un Cristo ligneo autentico di Ottone Rosai, l'opera versava in condizioni tali da mettere in pericolo il suo stato di conservazione. Il restauro del bellissimo dipinto su tavola di Ottone Rosai è stato eseguito a Firenze in collaborazione con l'Istituto Spinelli per l'Arte ed il Restauro. Sabato 31 ottobre 2009 l'opera venne restituita alla cittadinanza in Via Fermi alle ore 12.00, alla presenza della Sovrintendenza, delle autorità cittadine e lionistiche. La sera stessa, nel clima del sentimento artistico, il Lions Firenze Poggio Imperiale, in un’iniziativa interclub con il Lions Club Firenze Firenzuola, diede la possibilità di visitare il Corridoio Vasariano, in un evento intitolato “Il percorso del Principe”, che dalla Signoria del Palazzo Vecchio porta alla Regalità di Palazzo Pitti.
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