Il singolare edificio gotico di Orsanmichele si erge nel cuore più antico di Firenze, lungo la via dell’Arte della Lana, a metà strada tra il Palazzo della Signoria e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Questo importante complesso architettonico fiorentino del Trecento, finemente restaurato, spicca per la sua struttura inconsueta che mantiene tutt’oggi una funzione sia religiosa che civica, proprio come nel passato.

Dalle Origini al Mercato del Grano: La Storia di Orsanmichele
Le prime tracce documentate di questa costruzione risalgono all'anno 895. Nel IX secolo, in quest’area si trovava un oratorio dedicato a San Michele circondato da un giardino, da cui deriva il nome San Michele in Orto o Orsanmichele. Dopo essere stato a lungo un convento benedettino, all’inizio del Duecento divenne la sede cittadina del mercato del grano. La chiesa fu demolita intorno al 1240 per far posto a un mercato più ampio, quale ampliamento del vicino Mercato Vecchio.
Verso il 1284-1290, si decise di costruire un edificio più consono, che garantisse lo stoccaggio e uno spazio coperto per le contrattazioni. Questa prima loggia venne eretta ad opera forse di Arnolfo di Cambio. Distrutto e ricostruito per ben due volte tra il 1239 e il 1336, l’edificio divenne un mercato in cui venivano conservati e venduti cereali, paglia e grano. Era un mercato a tutti gli effetti: all’ultimo piano, il terzo, venivano stivate le varie scorte di prodotti utili in caso di assedio o carestia. Nel 1337 si avviò il nuovo cantiere, su progetto di Simone Talenti, Neri di Fioravante e Benci di Cione Dami, che diede forma alla meravigliosa struttura che ancora oggi possiamo ammirare.
La Nascita del Santuario e il Culto della Madonna Miracolosa
Su uno dei pilastri della loggia originaria si doveva trovare un dipinto, forse un affresco, di una Madonna del Popolo, ritenuta miracolosa e oggetto di fervidissima devozione popolare. Già dai tempi di San Pietro Martire è ricordata la nascita di una confraternita che si occupava del culto e della gestione delle donazioni ex voto per questa immagine, la compagnia dei Laudesi. La cosiddetta "Vergine del Grano" si rivelò foriera di miracoli e presto si costituì una confraternita che ne diffuse il culto. Da quel momento iniziò la doppia vita di Orsanmichele: luogo di commercio e di preghiera.
A causa di un incendio all’inizio del 1300, la struttura venne restaurata e ripensata, ma sempre tenendo conto della doppia funzione. Nella sua redazione primitiva, la fabbrica a pianta rettangolare e a tre piani, presentava al terreno una loggia aperta, destinata al mercato del grano e contenente l'immagine della Madonna delle Grazie, dipinta da Bernardo Daddi nel 1347 in sostituzione della precedente. Nel 1359, Andrea di Cione, detto l'Orcagna, firmava il tabernacolo marmoreo per l'immagine mariana all'interno.
Nel 1360 e il 1366, si decise di tamponare le arcate perimetrali della loggia, mantenendo la struttura delle grandi trifore, e di allontanare il mercato per destinare questo spazio a chiesa, funzione rimasta fino ai nostri giorni.
Passeggiate nella Storia - Orsanmichele 1
Il Maestoso Tabernacolo dell'Orcagna: Capolavoro del Gotico Fiorentino
Il Tabernacolo di Andrea Orcagna con la tavola di Bernardo Daddi è il fulcro di Orsanmichele, un monumento fiorentino unico nel suo genere, che racchiude in sé l'espressione artistica delle virtù civiche, religiose e mercantili della città. Nel 1352, la potente Confraternita della Madonna di San Michele in orto affidò ufficialmente ad Andrea di Cione detto l'Orcagna l'esecuzione di un nuovo tabernacolo, che avrebbe dovuto degnamente contenere l'immagine della Madonna col Bambino in trono e otto angeli, dipinta su tavola da Bernardo Daddi per la nuova loggia del grano ancora in costruzione. L'opera fu realizzata tra il 1349 e il 1359.
Il tabernacolo è un fastoso baldacchino con intarsi marmorei colorati, dorature e minute decorazioni geometriche. L'edicola è sorretta da quattro pilastri con colonnine tortili, sui quali si impostano archi a tutto sesto, cuspidi triangolari e pinnacoli. Il basamento è decorato da formelle ad altorilievo con Virtù e storie di Maria; la parte posteriore invece è decorata da un unico, grande bassorilievo raffigurante il Transito e l'Assunzione della Vergine, dove si trova anche la firma dell'artista, che si qualifica "archimagister" e la data 1359. Sui pilastri e sulla fascia orizzontale superiore si trovano alcune statuette e mezze figure a rilievo, con angeli, profeti, sibille, virtù e apostoli.

Un Nuovo Accesso al Capolavoro
L’opera è grandiosa e imponente, e l’Orcagna curò ogni singolo dettaglio. Osservando sia il fronte che il retro del Tabernacolo, si possono apprezzare valve di conchiglia scolpite nel marmo, rose e rilievi a forma di stella, tutti attributi mariani. Nella zona in cui l’Orcagna firmò l’opera si trova nascosta una porta in legno assai piccola. Dalla porta inizia una scala a chiocciola ripidissima e stretta che non è accessibile al pubblico per ragioni di sicurezza.
Fino al 2018, il Tabernacolo dell'Orcagna poteva essere apprezzato solo frontalmente. A partire da dicembre 2018, un nuovo accesso alla parte posteriore è stato reso possibile grazie a uno speciale meccanismo a bussola vetrata posizionato sulla porta d'accesso in Via dei Calzaiuoli, permettendo di ammirare anche il lato posteriore, precedentemente inaccessibile.
Le Arti e le loro Statue: Un Pantheon Scultoreo Esterno
Si deve proprio alle Arti fiorentine la commissione delle statue dei loro santi patroni nelle edicole sulle facciate esterne dell’edificio. Nel 1339 venne stabilito che le Arti (le corporazioni di arti e mestieri fiorentine) avrebbero contribuito alla trasformazione di Orsanmichele fornendo ciascuna una statua del loro santo patrono, che vennero posizionate nelle 14 nicchie esterne, lungo i quattro lati della struttura. Il 26 luglio 1343, in occasione della cacciata del Duca d'Atene Gualtieri VI di Brienne, il ruolo assunto dalle Arti fece sì che ogni 26 giugno la chiesa venisse addobbata con le bandiere delle Arti, iniziando a diventare un luogo carico di significati simbolici per queste corporazioni.
Una delle caratteristiche che ha reso immortale la bellezza di Orsanmichele è la presenza delle 14 nicchie sulle sue facciate, ciascuna “abitata” dalla statua di uno o più santi. Le nicchie, volute dalle Arti fiorentine, si popolarono negli anni di capolavori firmati da più importanti artisti del Quattrocento fiorentino, un ciclo di opere che racconta un passaggio epocale nella storia dell’arte: dalla scultura tardo gotica a quella rinascimentale.
Solo tre statue originali sono in bronzo: quelle delle Arti più ricche (Calimala, del Cambio e della Lana), dato che il costo di una statua bronzea era almeno 10 volte più alto di quello di una statua in marmo. Oggi, le sculture originali sono state sostituite da copie per ragioni conservative, e le opere originali sono state trasferite nel museo al primo piano, che si rivela una straordinaria galleria della scultura monumentale in bronzo e in marmo del Rinascimento con capolavori di Lorenzo Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco, Andrea del Verrocchio e Giambologna.
Il San Filippo di Nanni di Banco
Il museo di Orsanmichele custodisce l'originale della statua in marmo apuano raffigurante San Filippo Apostolo, realizzata da Nanni di Banco tra il 1410 e il 1412 per l'Arte dei Calzolai, nell'ambito del ciclo delle quattordici statue dei santi protettori delle Arti fiorentine destinate ad occupare le nicchie esterne di Orsanmichele.
Sebbene non sia pervenuto il documento originale di commissione, le fonti storiche concordano nell'attribuire a Nanni di Banco la statua di San Filippo. La critica è meno concorde sulla datazione, strettamente connessa a quella delle altre opere dell'artista presenti a Orsanmichele: i Santi Quattro Coronati e il Sant'Eligio. Queste opere, per il loro linguaggio figurativo, sono state alternativamente considerate come punto di partenza o d'arrivo nell'evoluzione artistica dello scultore. Recenti considerazioni stilistiche hanno permesso di datare con una certa attendibilità l'esecuzione di San Filippo negli anni 1410-1412.
La critica ha assunto posizioni diverse anche sui rapporti tra questa statua e quella di Donatello raffigurante San Marco (databile al 1411-1413), talvolta indicando il San Filippo come precursore nel rievocare un personaggio togato all'antica. Per quanto riguarda il contrapposto della statua, pur nascosto dall'ancheggiamento gotico, era già presente nell'Isaia del Duomo, dimostrando che Nanni e Donatello realizzarono negli stessi anni e secondo criteri analoghi le posture delle proprie statue. La scultura, considerata una delle opere più accademiche di Nanni di Banco, è stata ritirata dal suo tabernacolo nel 1992 e restaurata presso i laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure, dove sono state trovate evidenti tracce di doratura sulla sua superficie.

L'Interno di Orsanmichele: Affreschi e Vetrate
La decorazione interna della chiesa presenta un ciclo di affreschi delle volte (1389-1400 circa), raffiguranti i personaggi delle tre epoche della storia biblica, mentre sui pilastri si trovano rappresentati i santi protettori delle Arti (corporazioni di arti e mestieri). All'interno molti affreschi della fine del XIV secolo, ricoperti da un'intonacatura nel XVIII secolo e riscoperti durante i restauri del XIX secolo, ornano i pilastri, alcune delle pareti e gli spicchi delle volte.
Il ciclo pittorico delle volte, eseguito nel 1398-1399, rappresenta personaggi dell'Antico e del Nuovo Testamento, secondo un programma iconografico concepito da Franco Sacchetti. Le vetrate sulle lunette delle trifore compongono un ciclo con Storie e miracoli della Vergine e dell'immagine miracolosa della Madonna di Orsanmichele, composte in due fasi: la prima dal maestro vetraio Leonardo di Simone nel 1380-1400 circa, coi disegni di Agnolo Gaddi, Niccolò Gerini e Giovanni del Biondo, a cui seguì una seconda fase con Francesco di Giovanni Lastra e Bernardo di Francesco su disegno di Lorenzo Ghiberti (1429-1432). Tra i miracoli raffigurati si annoverano la Rinuncia ai beni terreni, il Miracolo del ladro Ebbo ingiustamente accusato, la Prova del fuoco al mercato del grano, il Riposo durante la fuga in Egitto, il Miracolo della neve, il Salvataggio dell'anima di un annegato, il Miracolo della badessa peccatrice, il Miracolo del sagrestano annegato, l'Ultima comunione di una donna morente, il Miracolo del bimbo nato nero, il Miracolo della mano amputata di "papa Leone" e il Miracolo del bambino annegato.
L'altare di sinistra presenta il gruppo marmoreo di Sant'Anna, la Madonna e il Bambino di Francesco da Sangallo (1526 circa). Sopra ciascun tabernacolo, in alto, si trovano una serie di grandi medaglioni dove l'Arte proprietaria del tabernacolo sottostante inseriva il proprio stemma. Sul tabernacolo del Tribunale di Mercatanzia si trova un giglio di Firenze entro una ghirlanda fatto da Luca della Robbia nel 1463. Sulla porta dell'angolo nord-ovest si trova lo staio, antica unità di misura per le granaglie e la biada.

I Restauri e la Musealizzazione: Preservare un Patrimonio Secolare
Nel corso dei secoli, Orsanmichele ha visto scorrere la storia della città: dalla Signoria al Granducato, fino alla Repubblica italiana. Nel 1569 Cosimo I trasformò i piani superiori, che mai erano stati usati per lo stoccaggio delle granaglie, in un Archivio dei Contratti e dei Testamenti, affidando l'adattamento dei saloni a Bernardo Buontalenti, che progettò l’arco esterno munito di scala per l’ingresso diretto all’archivio.
Già tra Sette e Ottocento, le statue di marmo vennero annerite per farle assomigliare al bronzo. Oltremodo complesse e tormentate furono anche le vicende legate alla conservazione della grande fabbrica. Tra il 1834 e il 1839 l'architetto Giuseppe Martelli diresse lavori di restauro. Nel 1883 si decise di trasferire l'archivio e iniziare varie opere di restauro, guidate da Giuseppe Castellazzi e Luigi Del Moro. In piena epoca di "Risanamento" vennero scartati progetti più drastici, quali la riapertura della loggia al pian terreno.
Nel 1891 si ha la prima musealizzazione di una statua di Orsanmichele, il San Giorgio, destinato al Museo nazionale del Bargello. Nel 1941, in previsione del conflitto aereo, Orsanmichele fu oggetto di particolari cure con la rimozione di parte delle statue e la protezione delle restanti. Attorno al 1960, si aprì un complesso cantiere, chiuso nel 1967, che vide anche la realizzazione di una moderna scala tra il primo e il secondo piano, progettata dallo studio Archizoom, dove il salone del primo piano divenne la sede per la lettura pubblica della Divina Commedia.
Nel 1984 iniziò un complesso lavoro di revisione dei paramenti lapidei esterni, che portò alla decisione di allontanare le sculture dalla loro sede originaria per ricoverarle all'interno delle due grandi sale dello stesso monumento. La Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Firenze programmò il restauro di tutte le statue, in bronzo e in marmo, concludendo l’impresa nel 2005 e inaugurando il nuovo Museo di Orsanmichele nel giugno 1996.
Dopo la chiusura prolungata dovuta a importanti lavori di restauro e riallestimento, durata ben 400 giorni, Orsanmichele ha riaperto le porte ai fedeli e ai visitatori dal mese di gennaio 2024. Un breve documentario, realizzato in occasione della riapertura, narra la lunga storia di Orsanmichele, edificio simbolo del cuore medievale di Firenze.
Visitare Orsanmichele: Informazioni Pratiche
Orsanmichele si trova in via Calzaiuoli, via Orsanmichele, via dell'Arte della Lana e via dei Lamberti. Il Museo e la chiesa sono visitabili il martedì e il sabato. La domenica il Museo resta chiuso al pubblico dalle ore 12:20 alle ore 13:30, per lo svolgimento della funzione religiosa settimanale.
L'ingresso al museo prevede un biglietto intero di 10 €. Esiste anche un biglietto cumulativo valido 72 ore per tutti i Musei aperti del gruppo al costo di 38 €. Riduzioni e gratuità seguono le norme vigenti. Ogni prima domenica del mese, grazie all’iniziativa del Ministero della Cultura “Domenica al museo“, l’ingresso è gratuito per tutti.
Si accede oggi all'interno da uno dei due portali su via dell'Arte della Lana, mentre l'ingresso dietro l'altare, su via de' Calzaiuoli, contiene un box dell'ufficio prenotazioni dei musei statali fiorentini. Per accedere ai piani superiori esiste una ripida scala a chiocciola nel pilastro d'angolo nord-ovest oppure si può passare dall'edificio di fronte, il Palazzo dell'Arte della Lana, attraverso l'archetto che collega i due palazzi.
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