Le Omelie Controversie contro la Musica Trap e il Dibattito sui Valori Giovanili

Il dibattito sull'influenza della musica trap sui giovani ha trovato un eco significativo anche all'interno della Chiesa, generando omelie che hanno suscitato reazioni forti e polarizzate. Diversi esponenti del clero hanno espresso preoccupazione per i messaggi veicolati da questo genere musicale, ritenendoli dannosi per la formazione dei ragazzi e in contrasto con i valori cristiani.

Sacerdote che tiene un'omelia, con un microfono in una chiesa moderna

La Crociata di Don Pietro Cesena contro la Trap

L'Omelia Controversa

Tra i sacerdoti che non hanno esitato a usare toni accesi c'è don Pietro Cesena, 60 anni, sacerdote dal 1991 e parroco dal 2002. Durante l'omelia della messa della domenica mattina nella sua parrocchia, nella chiesa dei Santi Angeli Custodi a Borgotrebbia (una popolosa frazione periferica di Piacenza, nota nel dopoguerra come la 'Stalingrado rossa'), don Cesena ha espresso senza mezzi termini il suo disappunto. Per due volte dal pulpito ha ripetuto la parola «stronzi» in riferimento a presunti rapper.

«I vostri figli ascoltano la musica di questi stronzi, presunti rapper, che a ragazzini di 12 anni, che si affacciano alla vita con tutti gli ormoni in circolo gli dicono che tanto la vita finisce in niente», ha dichiarato il sacerdote durante il sermone, una vera e propria 'crociata' anti-rapper, senza però fare nomi specifici.

Il sacerdote ha rincarato la dose con un'affermazione provocatoria: «Io giuro che se ne incontro uno lo picchio, poi mi picchia lui, ma io mi ci butto dentro perché non è possibile che i nostri ragazzi ascoltino da questi stronzi che ciò che vale è solo la carriera, i soldi, il sesso, la droga».

Le Motivazioni e la Difesa dei Giovani

Interpellato il lunedì successivo per chiarire le sue parole, don Cesena ha spiegato che il suo è stato «un grido di dispiacere nel vedere quello che accade e per difendere i nostri ragazzi, che attraverso questi messaggi subiscono un vero e proprio corto circuito emotivo». Il parroco ha ribadito la necessità di agire, affermando: «Era ora di fare qualcosa, non si poteva più stare a guardare».

Secondo don Pietro, questo genere musicale rappresenta un male che destabilizza i giovani, spesso già provati dalla sofferenza: «sballottati tra un padre e una madre separati, senza affetti né punti di riferimento». Ha sottolineato come sia facile per i ragazzi «identificarsi con questi personaggi che hanno un'influenza negativa sulle loro vite», usando quei testi per contestare la realtà.

Il sacerdote ha evidenziato come «questi pseudo artisti sfruttano il limbo di sofferenza nel quale i ragazzini di oggi spesso sprofondano». Ha descritto una generazione che contesta l'abbandono genitoriale, la competizione esasperata, la ricerca ossessiva del denaro, e la mancanza di un'educazione di base, elementi che insieme ai «rapporti sociali a intermittenza», generano una sofferenza interiore che trova sfogo proprio in quella musica.

L'Approccio Alternativo e la Presenza Online

Don Cesena non si limita alla critica, ma propone anche alternative concrete per i giovani. Qualche giorno prima dell'omelia, aveva portato un gruppo di ragazzi della parrocchia, dai 12 ai 14 anni, su una ferrata dell'Appennino, al Monte Penna. «Hanno fatto fatica e hanno avuto un po’ di paura, ma alla fine ce l’hanno fatta tutti», ha raccontato, offrendo un'esperienza che contrasta con i valori promossi dalla trap.

Le messe domenicali di don Pietro sono particolarmente seguite, anche da fedeli esterni alla frazione. Dal 2017, il parroco pubblica online i file audio delle sue omelie domenicali dalla chiesa parrocchiale dei Santi Angeli Custodi, sermoni non di rado conditi con «parole forti». In passato, ha ricevuto il Premio Solidarietà per la vita Santa Maria del Monte per la sua opera come fondatore di 'Le Querce di Mamre', una struttura per ragazze madri in difficoltà.

Reazioni e Altre Voci del Clero

La Posizione di Willie Peyote

Le parole di don Cesena non sono passate inosservate nel mondo della musica. Willie Peyote, rapper torinese in ascesa, ha commentato l'omelia, affermando: «Preti e rapper non sono mai andati d'accordo».

Don Josè De Andrade Silva e il Caso Sfera Ebbasta

Non solo don Cesena si è espresso contro la musica trap. Pochi giorni dopo, don Josè Erismar De Andrade Silva, parroco di origini brasiliane a Cologna Spiaggia (Teramo), ha attaccato apertamente Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta, definendolo la "rockstar dello streaming più importante d’Italia".

«È musica spazzatura. Cari genitori, quando rientrate a casa, controllate i cellulari dei vostri figli. Se ci sono testi di Ebbasta, cancellateli. È un pessimo esempio», ha ammonito il sacerdote.

Le Accuse e le Indagini Legali

Il bersaglio di don Josè non era la qualità sonora o l'effetto moda, ma il contenuto dei testi. Ha accusato Sfera Ebbasta di «apologia sessista, della violenza», affermando che «considera le donne delle…». Ha sottolineato che «il mondo ha bisogno di persone e non di semplici individui. Le persone si formano con l’educazione, trasmettendo i valori della vita, sin da piccoli».

L'Abruzzo, dove opera don Josè, è diventato una sorta di "tribunale spirituale" per il trapper. La Procura di Pescara ha avviato indagini a suo carico, raccogliendo l'esposto dei senatori di Forza Italia Massimo Mallegni e Lucio Malan. L'accusa, ancora da suffragare, è di «istigazione all’uso di droghe». Secondo i due parlamentari, i testi delle sue canzoni «si riferiscono pressoché tutti all'uso di droghe e spesso al loro spaccio, senza mai accennare alle negatività di tali pratiche, anzi prospettando tale stile di vita come simbolo di successo».

L'Esorcista Don Antonio Mattatelli: Satana e Censura

Ancora più drastica la posizione dell'esorcista don Antonio Mattatelli. All’indomani della tragedia nella discoteca di Corinaldo, ha dichiarato senza esitazione che «dietro le parole di Sfera Ebbasta si annida Satana». Per il prelato, il problema risiederebbe a monte dei testi stessi.

«Ho letto il testo di una sua canzone e mi sono messo le mani nei capelli. Non so come si faccia a portare i propri figli in un posto in cui si cantano certe canzoni. Dietro messaggi simili c’è il demonio. È l’anti-educazione. Così i ragazzini non vengono educati, ad esempio, a conoscere la sessualità, che con certe canzoni diventa pura genitalità. E mi sorprende che vengano accompagnati dagli stessi genitori nelle discoteche per partecipare a certi incontri», ha affermato don Mattatelli.

L'esorcista ha concluso la sua predica con una forte richiesta: «La musica ha una potenza evocativa straordinaria. La musica tocca il cuore dell’uomo e lo cambia. Non a caso Sant’Agostino diceva che chi canta prega due volte. Questi rapper hanno una funzione anticristica, instillano nei ragazzi dei valori sbagliati. Non voglio colpevolizzare il singolo o i genitori: servirebbe una svolta a livello di società e di Stato. Certe canzoni andrebbero anche vietate, censurate per legge».

Ha esortato a leggere il testo di "Hey tipa", perché «molti dei nostri ragazzi delle medie vanno a scuola con quella canzone nelle orecchie, al mattino... e questo è male! È male!».

Il Dibattito Pubblico e Mediale

L'Analisi di Federica Sciarelli

Il brano "Hey tipa" è stato stigmatizzato anche da Federica Sciarelli nella puntata di "Chi l’ha visto?" dello scorso 12 dicembre. La conduttrice ha chiarito che l'artista non ha colpa diretta per eventi tragici o per la vendita dei biglietti, né deve essere censurato, ma è responsabile dei suoi messaggi culturali.

Sciarelli ha mandato in onda un estratto di "Hey tipa": «Sono una merda ragiono col ca**o/oggi ti prendo e domani ti lascio/hey t***a!/ vieni in camera con la tua amica porca…/gioco a biliardo, con la mia stecca/solo con le buche/solo con le stupide». Ha espresso stupore per questi versi, considerando che il pubblico di riferimento di un artista di 26 anni coi capelli rosa include dodicenni, tredicenni e quattordicenni.

L'invettiva della conduttrice si è estesa a un video di Sfera Ebbasta del 2016, "Visiera a becco", in cui «c'è una donna che viene uccisa e di cui viene occultato il corpo». Sciarelli ha definito il video una "provocazione", ma ha sottolineato l'impatto su chi si occupa di delitti e scomparse.

Il Ruolo della Scuola

Anche il mondo della scuola non è rimasto indifferente al fenomeno. L'argomento è entrato nelle lezioni in classe e nella didattica estemporanea. Molti insegnanti hanno raccontato di aver discusso a lungo dell'argomento con i loro studenti, riconoscendo l'influenza di questi artisti, nonostante il trapper non abbia mai nascosto di non essere stato uno studente modello. La domanda, quasi provocatoria, è se sia imminente una tesi di laurea dedicata a questo fenomeno.

Una Voce Fuori dal Coro Ecclesiastico

La Posizione Neutra del Vescovo Francesco Savino

Non tutte le voci ecclesiastiche hanno avuto un tono di condanna. Il vescovo di Cassano allo Ionio Francesco Savino, ad esempio, ha citato Sfera Ebbasta in un'accezione se non proprio positiva, quantomeno neutra. «Io non volevo sopravvivere e basta, non mi piace accontentarmi», ha affermato il monsignore calabrese, citando l'autore di brani noti come "Cupido", "Serpenti a sonagli", "Bancomat" e "Ricchi per sempre".

Rap e Fede: La Storia di Grilex, il Rapper Cristiano

In contrasto con le critiche rivolte alla musica trap, emerge la testimonianza di chi usa il rap come strumento di evangelizzazione, dimostrando come questo genere possa veicolare messaggi positivi e spirituali. Questo è il caso di Guillermo Esteban, un giovane di 25 anni di Madrid, noto con il suo nome d'arte "Grilex", che oggi usa il rap per comunicare la fede in Gesù e i valori cristiani alle nuove generazioni.

Dalla Sofferenza alla Fama Iniziale

La sua storia non è sempre stata così. Tutto inizia quando Guillermo ha 17 anni e la sua famiglia deve affrontare la grave malattia del fratellino, con scarse possibilità di sopravvivenza. Tristezza e sofferenza si impadroniscono di lui, e il rap diventa un rifugio: «Una notte ho iniziato a scrivere una canzone per mio fratello e mi sono reso conto che tutta quella pressione che avevo dentro stava diminuendo», racconta il giovane.

Quella canzone, in pochi mesi, diventa virale, portando a Grilex una fama inaspettata. Guillermo comincia a essere noto al grande pubblico, e questa notorietà gli procura una sensazione di potere e superiorità che, poco a poco, lo distoglie da un modo giusto di vivere. «Ho iniziato a danneggiare le persone intorno a me, proprio perché - ammette - mi sentivo migliore degli altri».

La Crisi Spirituale e il Percorso di Riconciliazione

La fama comincia a "avvelenarlo", e finisce col rimanere solo, incolpando Dio per la sua solitudine, un pensiero che ancora oggi gli porta tristezza negli occhi. Solo, arrabbiato e con tanto dolore dentro, Guillermo stabilisce il suo primo dialogo con il Signore, dichiarando il suo distacco dalla fede: «Non so se tu esisti o no - lo sfida - ma poiché io sono solo, tu non mi ami».

Chiuso in questa dinamica di odio, incanalata nei testi delle sue canzoni che lo allontanano dalla fede e dalla famiglia, il ragazzo madrileno sperimenta la prima "chiamata" del Signore attraverso sua madre. Un giorno, lei lo invita ad andare a Messa con lei per trascorrere del tempo insieme. Guillermo inizialmente rifiuta, ma le madri non si arrendono facilmente. Nel cuore del ragazzo si riapre uno spiraglio. Accetta l’invito, ma a una condizione: «Quando usciremo dalla Messa - dice perentorio alla madre - non voglio sapere più niente di te e della Chiesa».

Arrivato alla porta della parrocchia con la madre, una ragazza si avvicina a lui gridando "Grilex!". È una fan, che oltre a voler salutare il "famoso rapper", gli fa una proposta: invitarlo a una “cena Alpha”. Si tratta di cene in cui, attraverso dibattiti, il Kerygma viene annunciato in modo innovativo. Guillermo non conosce questo tipo di cene, ma accetta. Le cene si moltiplicano, e intanto Guillermo continua con la sua vita da rapper popolare, riscuotendo consensi. Ma lentamente, il Signore si fa più vicino.

La Conversione e la Nuova Missione

Gli viene proposto di fare del volontariato e il giovane accetta, anche se con quell’atteggiamento di superiorità di chi si crede comunque il migliore. Ma arriva la sorpresa: il cuore di Guillermo sperimenta un altro momento di apertura, «trova Dio nelle persone», e si rende conto che non è stato tanto lui ad aiutarle, quanto loro ad aiutare lui. L’esperienza lo tocca, ma l’abitudine a certi atteggiamenti riprende il sopravvento. Guillermo torna a calarsi nel suo personaggio e, qualche mese dopo, pubblica una canzone in cui offende e disprezza una ragazza. Questa volta, Dio gli si avvicina attraverso un'amica, che definisce il suo ultimo pezzo rap "spazzatura".

Per Guillermo, il processo di conversione inizia affrontando le sue paure e aprendo il suo cuore. Si rende conto che Dio non era come l'aveva studiato: non un giudice impassibile, pronto a punire. Quello che Guillermo avverte con il tempo, iniziando ad avere contatti con Lui in modo sincero e con cuore aperto, è che «è un Dio che ama, è un Dio che perdona, è un Dio che è vicino, è un Dio che si dona». Questo rompe tutti i suoi schemi.

A poco a poco, Guillermo si innamora di Dio, ma è la partecipazione ad alcuni incontri, chiamati “convivenze”, che segnano un prima e un dopo. Durante queste convivenze, l’impatto con il Signore è così forte che pensa: «Tutta la mia vita senza di Lui non ha senso». Il giovane rapper capisce che la vita di fede è un cammino in cui la croce deve essere portata con sé.

Guillermo esce da questa convivenza con una convinzione: iniziare a fare qualcosa con il rap, con questo dono che non vedeva più come uno strumento di potere sugli altri, ma come un modo per aiutare le persone. Comincia a fare pezzi ispirati dal Vangelo. «Ciò che cerco di trasmettere con questo rap - dice - sono i valori di Gesù. E così, poco a poco, posso aiutare le persone che magari si sentono vuote, insignificanti, con molte ferite dentro». Dopo anni passati a scrivere brani offensivi, gli incontri con il Signore provocano una svolta totale nei suoi testi. Guillermo oggi scrive per Dio e percepisce che il protagonista di tutto questo è lo Spirito Santo. Ora ha le idee chiare: vuole trasmettere il messaggio di Gesù Cristo alle nuove generazioni, perché per lui il rap è un mezzo «formidabile» per l'evangelizzazione.

Giovane rapper cristiano Grilex con microfono, sfondo luminoso

La Guarigione del Fratello e il Miracolo

Fuori dalle telecamere, Guillermo ha rivelato che suo fratello, sebbene abbia qualche piccola difficoltà, «sta bene, ha una vita normale e studia all'Università la carriera audiovisiva». La cosa più sorprendente è quando il giovane indica Padre Pio come l'autore del miglioramento di suo fratello. Racconta che, sebbene molto malato, è stato in seguito a una reliquia di Padre Pio prestata alla sua famiglia che suo fratello ha iniziato a guarire.

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