Storia dell'Azione Cattolica ad Acquarica del Capo

La storia dell'Azione Cattolica ad Acquarica del Capo si inserisce nel più ampio contesto dell'evoluzione dell'Azione Cattolica Italiana (ACI) e del dinamismo della Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca. L'impegno laicale, la formazione dei giovani e la promozione sociale hanno caratterizzato la presenza dell'associazione, in particolare grazie all'opera di figure chiave come Don Tito Oggioni Macagnino.

Insieme di persone di diverse età con il simbolo dell'Azione Cattolica, che rappresentano l'impegno laicale nella Chiesa.

Le Radici Nazionali dell'Azione Cattolica Italiana

Il primo nucleo dell'attuale Azione Cattolica Italiana, la Società della gioventù cattolica (maschile), venne fondato a Bologna da Mario Fani e Giovanni Acquaderni nel settembre del 1867. Questa associazione ricevette l'approvazione di Pio IX il 2 maggio 1868 con il breve Dum filii Belial. Nata per la difesa dei diritti della Santa Sede nei primi anni della questione romana e in un clima largamente anticlericale, essa rappresentò una nuova forma di laicato cattolico, superando la semplice pratica religiosa delle antiche confraternite. In seguito, aggiunse la denominazione di italiana (Sgci).

Nel 1874, la Società della gioventù cattolica diede vita all'Opera dei congressi, testimoniando una nuova sensibilità sociale e fungendo da organismo di coordinamento per comitati e opere cattoliche nel campo della mutualità. Mentre nell'Opera dei congressi si sviluppavano le polemiche tra intransigenti e democratici cristiani, che ne avrebbero portato allo scioglimento nel 1904, la Società della gioventù continuò il suo carattere formativo-religioso. Essa fu al fianco dei nuovi organismi nella riforma del movimento cattolico voluta da Pio X con l'enciclica Il Fermo proposito (1905), proseguendo una sua evoluzione statutaria quasi autonoma.

Con la riforma di Pio XI nel 1922, l'Azione Cattolica venne centralizzata e la Società della gioventù dovette coordinarsi con la nuova organizzazione. Nel 1923, l'Azione Cattolica fu costituita in quattro sezioni: la Federazione Italiana Uomini Cattolici, la Società della Gioventù Cattolica Italiana, la Federazione Universitari Cattolici Italiani e l'Unione Femminile Cattolica Italiana.

Il Fascismo, il Dopoguerra e il Concilio Vaticano II

Durante il periodo fascista, l'Azione Cattolica fu l'unica realtà a conservare una legittimità operativa più o meno autonoma. Tuttavia, nel 1931, Mussolini ordinò la chiusura dei circoli dell'AC, incrinando definitivamente i rapporti tra cattolici e regime, specialmente dopo il sodalizio tra l'Italia e la Germania nazista.

Dopo gli avvenimenti del 1931 e gli accordi di settembre con il regime fascista, la Società della gioventù cattolica, come tutti gli altri rami dell'AC, fu obbligata a indicare nel nome la sua appartenenza all'AC, assumendo la denominazione di Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC). In quegli anni, l'associazione fondò la casa editrice Ave e pubblicò una vasta gamma di sussidi formativi, affiancando periodici come «Gioventù italica», «L'Aspirante» e «Gioventù nova».

Nel dopoguerra, l'AC diede un grande contributo alla stesura della Carta Costituzionale e vide crescere il numero di adesioni, superando i 3 milioni. Molti dirigenti della GIAC entrarono a far parte della nuova classe politica della Democrazia Cristiana. La presidenza di Carlo Carretto e Mario Vittorio Rossi fu un periodo di grande impegno e successi organizzativi, sebbene non mancarono discussioni sulla linea di Luigi Gedda, che, come presidente generale dal 1952, espose l'associazione sul piano politico.

La stagione del Concilio Vaticano II portò a un profondo cambiamento nel laicato cattolico e l'ACI avvertì la necessità di una radicale riforma statutaria. Il Concilio stesso interpretò l'ansia di rinnovamento della Chiesa, definendo l'AC come scuola di formazione per un laicato responsabile, dedito al fine apostolico della Chiesa: l'evangelizzazione, la santificazione degli uomini e la formazione cristiana delle loro coscienze.

L'AC abbracciò le istanze conciliari e rinnovò la sua struttura organizzativa, negli anni della presidenza nazionale di Vittorio Bachelet. Nel 1969, un nuovo statuto riorganizzò la vita associativa attorno a due settori: giovani e adulti. Nello stesso anno, con l'unificazione dell'ACI, la GIAC confluì, insieme alla Gioventù femminile, nel Settore giovani e nell'Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR). L'associazione fece propria la "scelta religiosa" e inaugurò un nuovo modo di fare catechesi, basato sul taglio esperienziale. A metà degli anni '80, fu elaborato il Progetto formativo apostolico unitario, definendo metodologie e cammini formativi per le diverse età.

Il nuovo millennio si aprì con una forte spinta al rinnovamento. Durante l'Assemblea Straordinaria del 2003, fu approvato lo Statuto aggiornato e riscritto il Progetto formativo. Nel 2004, un pellegrinaggio a Loreto suggellò l'impegno dell'AC a rispondere con slancio rinnovato alla sua vocazione missionaria. Negli ultimi anni, l'associazione ha accentuato lo slancio missionario seguendo Papa Francesco, per essere una "Chiesa in uscita", con l'Evangelii Gaudium come bussola per un rinnovato impegno anche in ambito sociale. Celebrare i 150 anni è diventata l'occasione per rilanciare l'associazione e renderla sempre più vicina alla vita delle persone.

La Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca: Il Contesto Locale

Acquarica del Capo fa parte della Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, la cui denominazione risale al 1° agosto 1959. In quella data, su richiesta del vescovo Giuseppe Ruotolo, un decreto della Sacra Congregazione Concistoriale aggiunse all'antico nome della diocesi Uxentina quello di S. Mariae Leucadensis. Il territorio diocesano si estende per 475 km² nell'estrema parte meridionale della provincia di Lecce, bagnata dai mari Ionio e Adriatico, e confina a nord con le diocesi di Nardò-Gallipoli e l'arcidiocesi di Otranto.

La diocesi è suffraganea della sede metropolitana di Lecce e fa parte della Regione Ecclesiastica Pugliese. Essa conta circa 123.000 abitanti (con il 98% di cattolici) e comprende 43 parrocchie distribuite in 18 comuni, tra cui Acquarica del Capo, Alessano, Castrignano del Capo, Corsano, Gagliano del Capo, Miggiano, Montesano Salentino, Morciano di Leuca, Patù, Presicce, Ruffano, Salve, Specchia, Supersano, Taurisano, Tiggiano, Tricase e Ugento. La cattedrale di Ugento è dedicata all'Assunta, e il patrono della diocesi è San Vincenzo di Saragozza, diacono e martire del III secolo.

Storicamente, la diocesi ha visto la presenza di insediamenti rupestri, i cui resti sono visibili anche ad Acquarica, Specchia e Presicce. Ad Acquarica del Capo, l'edificio della Madonna dei Panetti, con l'abside a bema del XII secolo e i suoi sviluppi posteriori, testimonia una profonda radice cristiana nel territorio.

Nel corso della storia, i vescovi di Ugento hanno spesso richiamato l'importanza dell'impegno laicale. Un esempio è Mons. Luigi Pugliese (vescovo dal 1896), che, facendo eco alle parole di Leone XIII, affermava: «fare azione cattolica è il programma del papa e diventerà il nostro motto», sottolineando la necessità di un laicato attivo e operoso nel contesto delle trasformazioni sociali del Salento.

Mappa del Salento con evidenziata la Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, indicando i comuni principali.

L'Azione Cattolica e l'Impegno Laicale ad Acquarica del Capo

Don Tito Oggioni Macagnino: Un Pilastro per la Comunità di Acquarica

La storia dell'Azione Cattolica e dell'impegno laicale ad Acquarica del Capo è indissolubilmente legata alla figura di Don Tito Oggioni Macagnino. Nato a Milano il 14 aprile 1930, Don Tito compì i suoi studi ginnasiali presso il Seminario Vescovile di Ugento e quelli liceali al Pontificio Seminario Regionale di Molfetta, proseguendo la formazione accademica presso la Facoltà Teologica “San Luigi” di Napoli, dove conseguì la licenza in Sacra Teologia.

Ordinato sacerdote l'11 luglio 1954, Don Tito svolse il suo primo ministero ad Alessano. Le sue qualità umane e spirituali furono presto riconosciute, tanto da essere chiamato nello stesso anno a ricoprire il ruolo di Vicerettore del Seminario Vescovile di Ugento, dove dal 1956 assunse anche l'incarico di docente. Fu in quel periodo che incontrò il giovane seminarista Tonino Bello, con il quale sviluppò una profonda amicizia e collaborazione.

Un ruolo cruciale per l'Azione Cattolica diocesana e, di riflesso, per Acquarica del Capo, fu la sua nomina nel 1958 ad assistente diocesano della Gioventù maschile di Azione Cattolica, incarico che ricoprì per un decennio. Nello stesso anno, fu nominato Canonico del Capitolo della Cattedrale di Ugento e Rettore del Seminario Vescovile di Ugento fino al settembre 1962, divenendo poi canonico teologo l'anno successivo. L'annuario diocesano del febbraio 1970 lo vedeva tra gli esaminatori prosinodali, consigliere dell'Ufficio Catechistico e membro del Consiglio Amministrativo della Diocesi.

Il 30 settembre 1962, Don Tito assunse l’incarico di parroco ad Acquarica del Capo, venendo ufficialmente nominato Arciprete della Parrocchia San Carlo Borromeo con Bolla Pontificia del 10 ottobre dello stesso anno. La sua leadership fu subito improntata all'innovazione: abolì le tariffe per le Messe, promosse l'anonimato delle offerte e introdusse una prassi di trasparenza amministrativa, rendendo pubblico il bilancio parrocchiale, un primato nella Diocesi di Ugento.

Durante gli anni '60 e '70, animato dal desiderio di valorizzare la memoria collettiva, promosse uno studio sistematico sulla storia di Acquarica, culminato nell'opuscolo “Acquarica del Capo 1970”. Nel 1964, istituì la biblioteca parrocchiale, un segno tangibile del suo impegno culturale e formativo. In risposta all'introduzione delle leggi su divorzio e aborto negli anni '70 e '80, Don Tito si dedicò al sostegno del valore della famiglia e della sacralità del matrimonio, promuovendo il movimento END (Equipe Notre Dame).

Nel gennaio 1978, ideò il foglio di collegamento “Insieme per crescere”, distribuito ogni quindici giorni alle famiglie, attraverso il quale manteneva un dialogo costante con la sua gente, offrendo insegnamenti religiosi, morali, spirituali e sociali. Il suo nome è anche legato alla realizzazione della nuova chiesa Madre del Cristo Risorto con annesso Oratorio e impianti sportivi, convinto che l'oratorio fosse uno strumento essenziale di aggregazione giovanile. Alla fine degli anni '70, il salone dell'oratorio divenne un centro vivace di attività ricreative, teatrali e formative, ospitando dibattiti e conferenze culturali con personalità di rilievo.

Don Tito Oggioni Macagnino e Don Tonino Bello insieme, raffiguranti la loro amicizia e collaborazione.

L'Impegno Missionario e il Legame Continuo con la Diocesi

Memore di un'esperienza in Ruanda nel 1987, Don Tito espresse il desiderio di essere inviato come missionario Fidei Donum. Ricevette il mandato missionario il 22 gennaio 1991 nella Cattedrale di Ugento e si congedò dalla comunità acquaricese con parole di fede e affetto. A partire dal 1991, fu il primo sacerdote "Fidei Donum" inviato dalla Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca nell'Arcidiocesi di Kigali, in Ruanda, dove fu professore di Latino e Padre Spirituale presso il Seminario Minore di Ndera. Lì promosse la costruzione di un Centro di Accoglienza per gruppi missionari e gestì una cooperativa agricola, supportato da volontari.

Per dieci anni, Don Tito fu al servizio della Diocesi di Kigali, dedicando gli ultimi anni della sua vita ai poveri, agli orfani, alle vedove, ai carcerati e agli ammalati, condividendo le sofferenze del genocidio ruandese del 1994. Anche durante un breve rientro forzato in Italia, si adoperò per mettere in salvo sacerdoti ruandesi. Il suo impegno missionario continuò al suo rientro in Ruanda nel 1995, con la realizzazione di un reparto maternità e il progetto “Una casa per i profughi rwandesi” finanziato dalla CEI.

Le iniziative diocesane hanno continuato a testimoniare il coinvolgimento dell'Azione Cattolica, in particolare giovanile, con proposte come i "Commenti al Vangelo per giovani e non solo" promossi dall'Azione Cattolica Giovani della Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca, in collaborazione con il Settore Apostolato Biblico. Anche personalità legate ad Acquarica, come Fra Rufino De Meerende, rettore di 'S. Maria in Pompignano', hanno contribuito a queste meditazioni.

Riconoscimenti e l'Eredità Duratura

Don Tito Oggioni Macagnino morì improvvisamente il 19 novembre 2002. La sua eredità è stata riconosciuta e celebrata a lungo. L'Arcivescovo di Kigali, Thaddée Ntihinyurwa, lo ricordò come «un missionario zelante, un fratello umile e semplice amico dei poveri e degli ultimi di questo mondo», sottolineando come, durante la guerra del 1994, Don Tito si rifiutò di abbandonare i sacerdoti ruandesi, dichiarando: «Se non ci potete salvare tutti insieme, preferisco morire con loro».

Dopo la sua morte, la Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca ha continuato a coltivare i legami di cooperazione con l'Arcidiocesi di Kigali, realizzando progetti a lui cari, tra cui la Maison d’Accueil di Ndera, inaugurata nel luglio 2004 e intitolata alla sua memoria.

Nel 2014, è stato pubblicato il libro "Don Tito Oggioni Macagnino - Una pedagogia sulle orme del Concilio Vaticano II" di Daniela Casciaro, che analizza il suo pensiero educativo. Il 29 novembre 2014, con una cerimonia solenne presieduta da Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, l'Oratorio parrocchiale di Acquarica, luogo simbolo del suo impegno con i giovani, gli è stato intitolato con una lapide commemorativa. La Giunta Comunale di Presicce-Acquarica, con deliberazione del 20 giugno 2025, ha accolto la richiesta di trasferimento della sua salma nel Cimitero di Presicce-Acquarica, a testimonianza del profondo affetto e della gratitudine della comunità locale per un sacerdote che ha accompagnato generazioni di fedeli.

L'Oratorio parrocchiale di Acquarica del Capo, intitolato a Don Tito Oggioni Macagnino, luogo di incontro e formazione per i giovani.

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