La Natività di Joubes e le Vetrate di Chartres: Un Capolavoro d'Arte e Spiritualità

La cattedrale di Notre-Dame di Chartres, situata a Chartres, nella Francia nord-occidentale, è uno splendido esempio dell'architettura gotica francese, famosa in tutto il mondo per le sue bellissime sculture e vetrate. Dichiarata nel 1979 Patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO, questa cattedrale è un simbolo eterno di spiritualità e arte. Al suo interno, tra le molte opere di inestimabile valore, spicca la rappresentazione della Natività, parte integrante delle magnifiche vetrate che adornano la facciata ovest.

Veduta frontale della Cattedrale di Chartres con le sue due torri

La Storia e la Ricostruzione della Cattedrale di Chartres

L'edificio fu fondato nell'XI secolo sopra i resti di un antico luogo di culto pagano. La cattedrale di Notre-Dame documenta l'evoluzione dell'architettura gotica dell'Île-de-France. La facciata attuale è quanto rimane della ricostruzione iniziata intorno al 1135, con due cripte dei secoli IX e XI appartenenti agli edifici precedenti. La struttura tripartita della facciata è fiancheggiata da due torri (1135 e 1145), seguendo lo schema delle chiese romaniche normanne.

Distrutta da un incendio nel 1194, la cattedrale venne ricostruita a più riprese tra la fine del XII secolo e la metà del secolo successivo: fu riconsacrata nel 1260. L'aspetto attuale della cattedrale è quello realizzato nel 1220, 25 anni dopo il furioso incendio sviluppatosi a seguito della caduta di un fulmine che l'aveva distrutta completamente. Dal rogo si era miracolosamente salvata la reliquia del Velo della Vergine, attualmente conservata nella cappella insieme al tesoro.

Alla ricostruzione della chiesa partecipò tutta la popolazione della cittadina, i laici accanto ai religiosi, i nobili a fianco del popolo. Furono applicate le tecniche costruttive e scultoree più avanzate del tempo, con uno sforzo, anche finanziario, incredibilmente elevato. Da allora niente più è stato in grado di danneggiarla: né le guerre di religione, né la Rivoluzione francese e nemmeno la Seconda Guerra mondiale, quando, per salvarle dai bombardamenti, le vetrate furono staccate dai loro telai e messe al sicuro. La grande rapidità con cui la cattedrale fu realizzata (1194-1220) le conferisce una straordinaria unità di stile. Il cantiere, all'avanguardia in tutto il mondo allora conosciuto, originò una scuola d’architetti, scultori e costruttori che tramandarono ovunque i risultati delle loro ricerche e applicazioni.

La Cripta: Un Viaggio Spirituale dalla Penombra alla Luce

La Cattedrale di Chartres si distingue non solo per la sua struttura monumentale, ma anche per la sua cripta, la più lunga di Francia e una delle più estese al mondo, con i suoi 219 metri di lunghezza. Questa “Cattedrale Inferiore”, come viene chiamata, ospita sette cappelle lungo le sue gallerie parallele, un autentico capolavoro che invita alla meditazione e al raccoglimento.

Costruita nel 1024, la cripta rappresenta una delle parti più antiche della cattedrale, eretta per custodire la preziosa reliquia del velo della Vergine Maria, un dono di Carlo il Calvo nel IX secolo. Fu il vescovo Fulberto di Chartres, determinato a ricostruire il luogo sacro dopo l’incendio che lo distrusse nel 1020, a volere un edificio di dimensioni grandiose.

Il Labirinto di Chartres: Simbolo di Redenzione

All'interno della cattedrale, i passi sul pavimento rimbombano d’infinito, suoni che si dissolvono confusi in cori di angeli lontani e sfumati. Ci si ferma a contemplare quel tracciato pavimentale che si avvolge su se stesso; con undici spire guida il cammino verso un centro sacro e profondo. Il percorso per giungere nell’intimo del labirinto è circolare, ritmico e ripetuto come il battito del cuore. Il labirinto di Chartres non ha bivi né vicoli ciechi, è unicursale in quanto una soltanto è la via della redenzione, simboleggiando Cristo che aveva detto “Io sono la via, la verità e la vita”.

Come in uno specchio, in perfetta corrispondenza sulla facciata dell’edificio si apre la grande rosa circolare. Le due figure, rosone e labirinto, hanno la stessa area e appaiono perfettamente sovrapponibili, se non nella concretezza della materia almeno sul piano metafisico della luce. L’interiorità è il riflesso di ciò che proviene dall’esterno. Giunti al centro del labirinto, ove un fiore esapetalo è l’immagine trascendente della città di Dio, i fedeli ripercorrono il tracciato all’incontrario. Ci si volge poi a oriente e si prosegue verso l’abside, in direzione del sole nascente e dei luoghi in cui nacque e visse il Messia.

Schema del labirinto intarsiato nel pavimento della Cattedrale di Chartres

Le Vetrate di Chartres: Un Universo di Colori e Narrazioni

Uno dei grandi tesori della Cattedrale di Chartres è costituito dalle 172 vetrate policrome, frutto di una scuola artistica di livello assoluto e prestigioso, che si estendono per ben 2600 metri quadrati di superficie. È questa la magia del gotico, resa possibile alleggerendo le pareti laterali delle cattedrali da ingombranti murature, grazie all’impiego di contrafforti esterni.

L’uso estensivo delle vetrate policrome non era solo un vezzo ma rispondeva a precise esigenze didattiche. Attraverso le decorazioni istoriate, assemblate con strisce di piombo, come con la scultura era possibile istruire i fedeli sulle sacre scritture e i Vangeli. Sulla facciata principale i temi iconografici delle finestre appaiono speculari a quelli dell’apparato scultoreo: al centro del rosone v’è Cristo in maestà; le tre monofore raccontano la storia della salvezza.

Le vetrate più antiche (seconda metà del XII secolo) sono quelle dei tre finestroni occidentali (Scene della vita di Cristo, l'Albero di Jesse) e la Madonna in maestà inserita nel Duecento nella Belle Verrière della navatella sud; al Duecento appartengono invece le vetrate della navata maggiore, delle navate laterali, del deambulatorio, della crociera e dei due rosoni del transetto.

Esempio di vetrata policroma interna della Cattedrale di Chartres

La Natività nelle Vetrate di Chartres

La Natività fa parte di una delle vetrate più antiche, probabilmente risalente alla seconda metà del XII secolo. Si trova sulla parete ovest della cattedrale, al centro, tra l'Albero di Iesse a destra e la Passione a sinistra. È costituita da 30 formelle, divise in tre fasce verticali, alternando i cerchi e i quadrati. La luce del tramonto (che illumina la facciata occidentale) accende i colori, più tenui nella vetrata dell'Albero di Iesse per meglio descrivere la promessa del Cristo; caldi e accesi nella Passione; mentre al centro nella Vita di Cristo concilia le due tendenze. I colori possono così contribuire al messaggio spirituale della vetrata.

La Natività è narrata sotto il segno della passione: il Bambino riposa su un altare a guisa di mangiatoia al di sopra del quale si apre la tenda della rivelazione, il velo del tempio squarciato alla morte di Gesù. Al centro una lampada ricorda che Cristo è venuto a portare la luce nel mondo. Maria è stesa su un letto e sembra indicare il bambino con la mano: ecco l'Agnello di Dio! Giuseppe, seduto in disparte, pare immerso in una profonda meditazione. Sopra di lui la stella, segno del cielo, illumina la scena. Dietro la mangiatoia appaiono le teste dell'asino e del bue, che invece non compaiono nei racconti evangelici.

Dettaglio della vetrata della Natività all'interno della Cattedrale di Chartres

La Riproduzione delle Vetrate di Chartres: Artigianato e Tecnologia

Il lavoro di riproduzione delle vetrate della cattedrale di Chartres ha radici profonde. Il maestro Sandro Tomanin racconta che l'entusiasmo della vetreria portò alla realizzazione di nove antelli esposti a Illegio nella mostra tematica “Maestri”. Questo lavoro li appassionò a tal punto da decidere di realizzare l’intera vetrata di “Jesse”, completando l’intera genealogia di Gesù, realizzando “il sogno di Jesse”, i re d’Israele e tutte le figure dei profeti che componevano la vetrata.

Durante la realizzazione di questo lavoro, maturò la convinzione e poi la volontà di poter affrontare la riproduzione dell’intera serie di vetrate che compongono la facciata di Chartres. Così, furono realizzati i sedici antelli (quattordici istoriati), che compongono la vetrata della “Passione di Cristo”, ed è attualmente in esecuzione la vetrata centrale della “Vita di Gesù” con i suoi cinquantatré antelli (trenta istoriati).

Gli Aspetti Digitali e Artigianali della Riproduzione

Uno dei punti di forza di alcune botteghe moderne è la capacità di sfruttare i mezzi che la moderna tecnologia mette a disposizione. Utilizzando i disegni di Lassus come base, con un programma di grafica vengono digitalizzate le linee dei piombi delle vetrate. Tutta la fase esecutiva delle vetrate, viene invece rigorosamente realizzata a mano. Le vetrate sono legate a piombo e dipinte con l’antica tecnica della “Grisaglia”, rispettando in maniera fedele i dettami della tradizione dei maestri medioevali.

Le Fasi di Lavorazione

La struttura di alcune botteghe artigianali prevede, come nelle antiche botteghe, la divisione delle mansioni. Questo consente alti livelli di specializzazione:

  • La progettazione: Si compone di un momento creativo e del suo sviluppo grafico che porterà alla stesura del “cartone”. Il “cartone” è il disegno preparatorio della vetrata che contiene tutti gli elementi utili a dare forma concreta alla vetrata.
  • Il taglio dei vetri soffiati.
  • La pittura: Eseguita a mano con ossidi metallici detti “grisaglie”, stesi a pennello sulle tessere di vetro. Le tessere vengono cotte in forno a circa 650°.
  • La legatura a piombo: La vetrata è, in sostanza, un mosaico le cui tessere di vetro dipinto sono tenute insieme da listelli di piombo.
  • La stuccatura: Dopo la saldatura la vetrata viene consolidata e impermeabilizzata con un mastice che è un composto di olio di lino e gesso.

Una cattedrale di vetro per Sky studio9tv

Un Salto nel Passato: La Sfida della Riproduzione

La riproduzione delle tre vetrate di Chartres non ha la pretesa di confrontarsi con i maestri medioevali. Le condizioni di lavoro e la differenza degli strumenti a disposizione del vetraio medioevale, in rapporto alla qualità delle vetrate raggiunta, danno la giusta misura del valore di quelle opere. Basti pensare alla difficoltà di trasporto delle fragili lastre di vetro soffiato, dai luoghi di produzione ai cantieri delle cattedrali, sulle dissestate strade del 1200.

Il taglio dei vetri, oggi realizzato con punte diamantate, allora avveniva con un ferro arroventato. Con i grisatoi, speciali ferri di lavoro, venivano poi sagomate le tessere di vetro, per conformarle con precisione alle forme dettate dal cartone. Anche la misurazione della temperatura di cottura delle tessere di vetro, nei forni, era estremamente difficile, mentre nei forni attuali tutto è programmabile con estrema facilità e precisione. La consapevolezza che una volta posta in opera, non ci sarà possibilità di rimedio all’errore che solo allora risulterà visibile, rende il lavoro dei pittori di vetrate un'attesa lenta e timorosa.

Il motto della corporazione dei maestri vetrai, "Lucem tuam da nobis Deus" (Dacci la tua luce o Signore!), sottolinea la richiesta di quella "luce" che gratificherà il loro lavoro, riconoscendo l'importanza divina nell'ispirazione artistica.

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