La Cattedrale di Gubbio, dedicata ai Santi Mariano e Giacomo, rappresenta il principale luogo di culto cattolico della città umbra. L'edificio attuale, caratterizzato da uno stile gotico, sorge su un sito precedentemente occupato da una struttura romanica risalente a prima dell'anno Mille. La sua costruzione iniziò su progetto di Giovanni da Gubbio, intorno al 1190-94, su un'area concessa dal vescovo Bentivoglio. La chiesa raggiunse le sue forme essenziali nel 1329 e fu successivamente ampliata nel 1336. Nel corso dei secoli, l'edificio ha subito rimaneggiamenti significativi, in particolare nel XVI secolo, quando fu realizzata la pavimentazione durante l'episcopato di Federico Fregoso, e nuovamente nel XVIII secolo.

Architettura e Elementi Artistici
La facciata della Cattedrale fu eretta durante l'episcopato di Pietro Gabrielli (1326-1345), il quale scelse di essere sepolto in una nicchia al suo interno. Il portale, a sesto acuto, è sormontato da una grande finestra ornata da cinque bassorilievi del XIII secolo, raffiguranti i simboli dei quattro evangelisti e l'Agnus Dei.
L'interno della cattedrale presenta una singolare struttura eugubina: un'unica navata scandita da dieci imponenti archi ogivali trasversali, con soffitto a capriate e un coro rettangolare con abside. Recenti lavori di restauro hanno portato alla luce importanti scoperte, tra cui un sepolcro in stile gotico, due statue in pietra raffiguranti santi e l'altare originario. Quest'ultimo è costituito da un sarcofago romano, arricchito nel Medioevo con colonnine di marmo rosa, al cui interno sono conservate le reliquie dei santi titolari della cattedrale.

Opere d'Arte e Cappelle Laterali
La decorazione dell'abside e dell'arco trionfale, così come quella di alcune cappelle laterali, è opera di Augusto Stoppoloni, realizzata tra il 1916 e il 1918. La cattedrale custodisce diverse cappelle laterali, alcune delle quali, pur prive dei loro altari originali, conservano numerose opere d'arte di pregio.
Tra i dipinti rinascimentali di rilievo si annoverano la Madonna col Bambino tra Santi e Angeli di Sinibaldo Ibi (1507), l'Adorazione dei Pastori di Giuliano Presutti (1521) e la Gloria della Maddalena, frutto della collaborazione tra Timoteo Viti e lo stesso Presutti (1521). A queste si aggiungono l'interessante Pietà di Dono Doni, una libera interpretazione dell'opera michelangiolesca, e le tele di Benedetto e Virginio Nucci raffiguranti la Madonna con Bambino e Santi.
Nella navata destra si apre la barocca Cappella del Sacramento, voluta dal vescovo Alessandro Sperelli. Questa cappella è impreziosita dagli affreschi di Francesco Allegrini (1652-1654) e dalla tela di Antonio Gherardi raffigurante la Natività della Vergine.

Il Museo Diocesano e l'Iconografia della Natività
Il Museo Diocesano di Gubbio, con il supporto della Diocesi e di altre associazioni culturali, propone un percorso di approfondimento sull'iconografia della Natività, con particolare attenzione a un'opera di notevole pregio, recentemente restaurata: un'Adorazione dei Pastori, tema strettamente correlato alla Natività, con la presenza di Santa Lucia. Quest'opera, attribuita a un autore ignoto del XVII secolo e proveniente dalla Chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo di Scheggia e Pascelupo, era originariamente collocata nel primo altare a sinistra della suddetta chiesa, altare noto come quello di Santa Lucia.
La tela è attualmente conservata presso la stessa sede. L'allestimento temporaneo, ospitato nella Sala del Refettorio del Palazzo dei Canonici, attuale sede del Museo Diocesano, include un focus didattico che rimanda alla Chiesa Cattedrale. Qui si può ammirare la pala d'altare di Giuliano Presutti, una straordinaria composizione della Natività che sintetizza visivamente gli eventi narrati nei Vangeli di Luca (Lc 2,1-20) e Matteo (Mt 2,1-12), nonché nei racconti apocrifi. La scena centrale è dominata dalla Sacra Famiglia davanti a una grotta, con la presenza di un angelo, del bue e dell'asino, e di due pastori dietro San Giuseppe, tutti in adorazione del Bambino. Quest'opera, datata al pontificato di Leone X (1513-1521) come indicato sulla cornice, è stata attribuita a diversi artisti, tra cui il Pinturicchio, un suo allievo, un seguace dello Spagna o Eusebio da San Giorgio.

Sezione Archivistica e Bibliografica
Il percorso museale è arricchito da una sezione archivistica e bibliografica, curata dall'Archivio e dalla Biblioteca Diocesani. Questa sezione presenta documenti legati all'iconografia del Natale, fatti di cronaca e la storia della Diocesi di Gubbio relativi al periodo natalizio.
Oltre alla Natività, temi correlati come l'Annunciazione e l'Adorazione dei Magi hanno trovato ampia rappresentazione non solo nella pittura e nella scultura, ma anche nell'arte manoscritta e stampata. La mostra offre l'opportunità di esporre miniature e stampe di messali che spaziano dal XIV al XIX secolo.
Il Natale nella Liturgia e nella Cronaca di Gubbio
Il periodo natalizio riveste un'importanza particolare nella liturgia cattolica, segnando momenti di riflessione e bilanci annuali sia per la comunità cristiana che per le gerarchie ecclesiastiche. La cronaca natalizia di Gubbio offre notizie fondamentali e annunci di notevole rilevanza storica.
Un esempio significativo è il diario di guerra di mons. Beniamino Ubaldi (vescovo di Gubbio dal 1932 al 1965), che documenta la sua esperienza di cappellano militare durante la Prima Guerra Mondiale. In questo memoriale sono riportati i racconti dei Natali del 1916 e 1917: il primo descrive un episodio legato alla tregua tra italiani e austriaci il 24 dicembre, mentre il secondo narra come i soldati trascorsero la festività al fronte.
Un altro documento di rilievo, relativo alla Seconda Guerra Mondiale, è un biglietto di auguri inviato al vescovo Ubaldi dal maggiore Jankowski, comandante delle truppe polacche stanziate a Gubbio nel dicembre 1945.
La storia della diocesi eugubina è punteggiata da frequenti avvicendamenti episcopali proprio nel periodo natalizio. Ad esempio, il 24 dicembre 1916, l'amministratore apostolico Giovanni Battista Nasalli Rocca annunciò il suo trasferimento dalla cattedra vescovile a seguito della nomina a Elemosiniere in Vaticano da parte di papa Benedetto XV. Circa un anno dopo, egli stesso porse gli auguri al nuovo vescovo, mons. Carlo Taccetti, insediatosi il 7 dicembre.

Miniature e Codici Liturgici
Particolare interesse suscitano le miniature appartenenti a codici liturgici. Un esempio è un'iniziale miniata attribuita nel catalogo del Boschetto (1971) a un miniatore umbro-laziale del 1820 circa. Questa iniziale, insieme ad altre tre della Collezione Longhi, faceva parte originariamente di un ciclo di corali duecenteschi umbri provenienti dall'abbazia di San Pietro a Gubbio. Questa serie, composta da sette volumi conservati nell'Archivio di Stato di Gubbio, è purtroppo mutilata di numerose iniziali miniate e di interi fogli asportati oltre un secolo fa.
La provenienza di questa iniziale e delle altre Longhi dai corali eugubini è confermata da somiglianze decorative e figurative, nonché da dati esterni quali la misura del campo di scrittura, la notazione musicale quadrata su tetrarcordi rossi e il tipo di scrittura gotica. Inoltre, l'integrazione del contenuto liturgico segnato a tergo delle iniziali incomplete permette di ricondurre l'iniziale alla c. 63r (In nativitate Domini) dell'antifonario feriale e festivo dal primo sabato d'Avvento alla domenica in quinquagesima, ms E. 2.
Altre due iniziali, una S con Giobbe a banchetto e una C con la celebrazione di esequie, conservate nella Biblioteca Vaticana, devono anch'esse essere restituite ai corali eugubini. Queste miniature, insieme a una terza iniziale D (la cui pertinenza è ancora da accertare), furono collegate da Toesca (1972) alle quattro miniature Longhi per la loro omogeneità stilistica e morfologica. Tuttavia, la loro provenienza da un unico corale è da ritenersi errata, poiché la S appartiene all'antifonario F.2, c. 36r, e la C all'antifonario C.2.

La Tecnologia e l'Albero di Natale di Gubbio
Negli ultimi anni, Gubbio è diventata celebre anche per il suo imponente Albero di Natale, realizzato ogni anno sulle pendici del Monte Ingino. Questo spettacolare allestimento, composto da oltre 700 sorgenti luminose, raggiunge un'altezza di 750 metri e occupa un'area di 130.000 metri quadrati.
La tecnologia gioca un ruolo fondamentale nella realizzazione di questo evento. Nel 2017, l'astronauta italiano Paolo Nespoli, dalla Stazione Spaziale Internazionale, accese l'albero, dedicato quell'anno all'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e all'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per il loro contributo alla scienza e alla tecnologia. In un'altra occasione, Francesco Patton, Custode di Terra Santa, ha acceso l'albero di Natale più grande del mondo a Gubbio, premendo un pulsante direttamente dalla Grotta della Natività di Betlemme, dimostrando come la tecnologia permetta di superare distanze e realizzare imprese un tempo impensabili.
Accensione albero di natale Gubbio 2019
Gubbio, San Francesco e il Significato del Natale
La città di Gubbio è intrinsecamente legata alla figura di San Francesco, noto per l'episodio dell'ammansimento del lupo. Questo legame simbolico si è rafforzato ulteriormente in anni recenti, con celebrazioni che hanno unito Gubbio e la Terra Santa, enfatizzando il messaggio di pace e fratellanza.
Il significato del presepe e dell'albero di Natale viene spesso interpretato come complementare, strumenti che aiutano a comprendere il senso più profondo del Natale. La città di Gubbio, ricordata per l'incontro tra San Francesco e il lupo, è diventata un simbolo di riconciliazione e accoglienza. L'ottavo centenario del pellegrinaggio di San Francesco in Terra Santa, durante il quale incontrò il Sultano a Damietta, ha ulteriormente sottolineato questo messaggio di superamento delle divisioni e di ricerca della fratellanza, anche con coloro che sono percepiti come "nemici" o diversi per cultura, religione o nazionalità.
L'evento del 2019, con il collegamento tra Gubbio e Betlemme, ha voluto riaffermare questo ideale di pace, ricordando che, proprio come il lupo di Gubbio poté diventare "fratello" di San Francesco, così gli uomini possono imparare a convivere in armonia.
La figura di San Francesco, patrono d'Italia e dell'Umbria, è centrale nella storia e nella spiritualità della regione. Vissuto a cavallo tra il XII e il XIII secolo, la sua eredità spirituale e i suoi valori continuano a ispirare la Chiesa cattolica. Nel 1223, a Greccio, Francesco realizzò quello che è considerato il primo presepe vivente della storia. All'interno di una grotta, con l'ausilio di una mangiatoia e del fieno, mise in scena la Natività con un asino e un bue, sottolineando la semplicità e i valori fondamentali della sua vita. Questo evento è ampiamente documentato nelle agiografie francescane e rappresentato in numerosi affreschi, tra cui quelli della Basilica Superiore di Assisi.
