Il Tabernacolo: Cuore Vivo della Chiesa e Custodia Eucaristica

Il tabernacolo è considerato il cuore vivente di ciascuna chiesa; una chiesa senza la presenza eucaristica è in qualche modo "morta", anche se invita alla preghiera. Infatti, Cristo, anche dopo l'offerta del sacrificio, allorché viene conservata l'Eucaristia nelle chiese o negli oratori, è veramente l'Emmanuele, cioè il "Dio con noi". La santissima Eucaristia conservata perennemente nelle chiese conferisce un carattere di perennità al Sacrificio incruento dell'altare.

Tabernacolo storico (esempio di tempietto)

Il Significato Teologico e la Presenza Reale

La conservazione dell'Eucaristia al di fuori della Messa, per la comunione e per l'adorazione, è sempre stata presente nella prassi liturgica della Chiesa, fin dalle sue prime manifestazioni. Il tabernacolo segna la perdurante presenza del mistero eucaristico e la presenza reale di Dio che non si dilegua quando non c'è più l'assemblea. Anzi, la comunità dei credenti, la Chiesa, si vede preceduta e costituita dal dono dell’Eucaristia, un dono di cui è chiamata a partecipare.

Nella celebrazione della Messa sono gradualmente messi in evidenza i modi principali della presenza di Cristo nella Chiesa. Egli è presente in primo luogo nell'assemblea stessa dei fedeli riuniti in suo nome; è presente nella sua parola, allorché si legge in chiesa la Scrittura e se ne fa il commento; è presente nella persona del ministro; è presente infine e soprattutto sotto le specie eucaristiche: una presenza, questa, assolutamente unica, perché nel sacramento dell'Eucaristia vi è il Cristo tutto e intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente. Proprio per questo la presenza di Cristo sotto le specie consacrate viene chiamata reale, non per esclusione, come se le altre non fossero tali, ma per antonomasia.

Questo intento è importante, in quanto vuole mettere in luce le varie forme della presenza del Signore nelle azioni liturgiche e dare a ciascuna la possibilità di essere percepita e valorizzata. L'annuncio cristiano attesta una sovrabbondanza di grazia che rende ragione di quel moto naturale e spontaneo dell’anima e del corpo descritto da sant'Agostino: «Hai fatto il nostro cuore inquieto, finché non riposi in Te». San Josemaría lo esplicita spronando: «Cerca Cristo, trova Cristo, ama Cristo». Ogni chiesa, che con le proprie mura accompagna all'incontro con il mistero di Dio che si rivela, ha un luogo dedicato a questa eccedenza d’amore: il tabernacolo che contiene il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia.

L'Evoluzione Storica della Custodia Eucaristica

Dalle Origini alle Prime Chiese

Molte sono state nella storia le modalità di conservare l’Eucaristia. La custodia eucaristica nasce nelle case dei cristiani per conservare con circospezione il Santo Sacramento. Quella cura con la quale conservavano e ricevevano il Pane santo non era altro che quell'adorazione intima e profonda che già san Paolo esigeva. In analogia con le case, anche le chiese dovevano avere un luogo per la conservazione dell'Eucaristia, sempre più necessario nella misura in cui veniva a scomparire l'uso domestico. Anticamente era posta in teche di lino o in cofanetti dentro un armadio, collocato in una stanza accanto al presbiterio e, in un secondo tempo, nel presbiterio stesso.

Sviluppi Medievali e Post-Tridentini

Dopo il IX secolo, in seguito alla prescrizione di conservare la pisside eucaristica sull'altare, si andò affermando la necessità di racchiuderla, per sicurezza, entro un contenitore chiuso che alla fine del XIII secolo venne detto Propitiatorium. Si trattava in questo caso di un tabernacolo piccolo e mobile, adottato soprattutto in Francia e in Italia. È da evidenziare che in questo periodo il termine tabernaculum era usato, particolarmente in Francia, per indicare il tendaggio che ricopriva la colomba eucaristica o il tabernacolo pensile, la cui usanza di sospendere sopra l’altare il vaso, sovente a forma di colomba, contenente le sacre specie, era molto diffusa.

All'inizio del XII secolo apparvero i tabernacoli murali, molto frequenti dal XIII al XV secolo, soprattutto in Italia e Germania. Si trattava di edicole nel muro vicino all'altare, in cornu Evangelii o nel coro, con uno sportello munito di serratura e decorate da una mostra, generalmente in marmo, con figurazioni a rilievo allusive all'Eucaristia. Alla fine del XIV secolo, nel nord dell'Europa si diffuse l'uso di strutture architettoniche verticali, dette Edicole del Sacramento, erette a fianco dell'altare, munite di una grata attraverso la quale era visibile l'ostia consacrata posta in un ostensorio; l'uso, molto radicato, si mantenne sino al XVIII secolo.

Alla metà del XVI secolo, il vescovo di Verona, Gian Matteo Giberti (1524 - 1543), introdusse l'uso del tabernacolo eucaristico fisso al centro dell'altare, chiuso da una solida serratura per evitare furti sacrileghi. Dal XV secolo il tabernacolo iniziò a essere posto in modo stabile sull’altare maggiore, fino a passare come regola dopo il Concilio di Trento, in particolare con l’esempio di San Carlo Borromeo. In questo modo la centralità del tabernacolo sottolineava la presenza reale di Dio nell’Eucaristia, negata dalla riforma protestante. Un esempio significativo di questa impostazione è la chiesa di San Fedele a Milano (1569-79), dove l’architetto Pellegrino Tibaldi interpretò alla lettera le indicazioni del cardinale Borromeo, facendo risaltare un imponente tabernacolo, un vero e proprio tempietto a sé stante che sorge subito dietro l’altare maggiore.

Dopo il Concilio Vaticano II: Nuove Direttive

Oggi, dopo il Concilio Vaticano II, si evita la doppia focalizzazione su altare e tabernacolo, al fine di mantenere una distinzione tra la celebrazione eucaristica e l’Eucaristia già presente nel tabernacolo, e nuove soluzioni stanno emergendo dalla vita della Chiesa. L'Institutio generalis del Messale Romano del 1970 raccomanda vivamente che il tabernacolo in cui si conserva la santissima Eucaristia sia collocato in una cappella adatta alla preghiera e all'adorazione privata dei fedeli. La Chiesa, oggi, sceglie quindi come posto ideale per il tabernacolo la cappella, distinta dalla chiesa, degna e adatta alla preghiera personale dei fedeli.

Questa disposizione, tuttavia, ha provocato qualche difficoltà in quanto il Santissimo Sacramento è stato talvolta posto in linea con le devozioni e così privato della sua centralità e della sua unicità, contribuendo al collasso della pietà eucaristica nei fedeli e riducendo la portata dogmatica dell'Eucaristia e la sua assoluta preminenza nella chiesa.

Collocazione e Aspetti Architettonici

Normative e Orientamenti Attuali

Il Sinodo dei Vescovi si è interrogato riguardo all’adeguata collocazione del tabernacolo all’interno delle nostre chiese, in relazione all'importanza della custodia eucaristica e dell'adorazione e riverenza nei confronti del sacramento del Sacrificio di Cristo. La sua corretta posizione, infatti, aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. È necessario pertanto che il luogo in cui vengono conservate le specie eucaristiche sia facilmente individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri in chiesa.

Conviene quindi che il tabernacolo sia collocato, a giudizio del vescovo diocesano, o in presbiterio, non però sull'altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione. La prassi della celebrazione rivolta al popolo, infatti, non consente di avere il tabernacolo sulla mensa dell'altare, soprattutto se esso è di carattere monumentale. È più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva l'Eucaristia non sia collocato sull'altare su cui si celebra la Messa.

Nelle chiese di nuova costruzione sarà facile realizzare con le qualità necessarie la cappella del Santissimo Sacramento, preferibilmente in prossimità del presbiterio. Ove ciò non sia possibile, è preferibile situare il tabernacolo nel presbiterio, in luogo sufficientemente elevato, al centro della zona absidale, oppure in altro punto ove sia ugualmente ben visibile. In molte chiese il grande tabernacolo dell'altare maggiore rimane ancora vuoto e il Santissimo Sacramento giace in un tabernacolo laterale e dimesso.

Nella maggioranza delle chiese storiche, però, tale cappella non c'è, e il Santo Sacramento è da sempre conservato nel tabernacolo dell'altare maggiore. In questo caso esso rimane il luogo più degno e opportuno per custodire l'Eucaristia, evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante. Tali accorgimenti concorrono a conferire dignità al tabernacolo, che deve sempre essere curato anche sotto il profilo artistico.

Schema delle possibili collocazioni del tabernacolo in una chiesa

Materiali e Caratteristiche Strutturali

Il tabernacolo può essere realizzato in marmo, pietre dure, bronzo, legno dipinto o dorato, ecc. L'interno deve essere rivestito di materiale che respinga l'umidità, dorato e foderato di seta bianca (rossa nel rito ambrosiano). Il tabernacolo deve essere unico, inamovibile e solido, non trasparente e inviolabile. Data la rilevanza del luogo e la sua intrinseca preziosità, il tabernacolo è spesso elaborato come opera d’arte, sovente in forma di tempietto. Accanto al tabernacolo si accosta la lampada “dalla fiamma perenne, quale segno di onore reso al Signore”. Anche il conopeo e l’ornamento floreale aiutano opportunamente a far cogliere la vita che pulsa all’interno di quella custodia.

Esempi Architettonici Moderni

  • La chiesa di Santa Monica a Rivas Vaciamadrid (2011), progettata da Vicens + Ramos, presenta un'architettura all'insegna della semplicità. Il tabernacolo è posto su un pilastrino che si erge sulla pedana presbiterale e si presenta come un quadrato dorato al cui centro campeggia la scritta "Te adoro con devocion Dios oculto".
  • Nella chiesa di S. Maria di Nazareth a San Cataldo (CL), progettata da Giuseppe Di Vita, il tabernacolo è posto su una colonna allo spigolo della pedana presbiterale, in uno spazio conclusivo della navata laterale. In tal modo esso si trova nello stesso spazio dell’aula, raccordato visivamente sia all’assemblea, sia all’altare, ma in un ambiente proprio, individuato seppure non separato.
  • Anche nella chiesa di S. Massimiliano Kolbe a Bergamo, progettata da Gregotti International, la scelta è ricaduta sul linguaggio della semplicità. Il tabernacolo è un pilastrino ottagonale che si eleva sul lato, fuori dalla pedana presbiterale, in una nicchia ad hoc.
  • In una cappella eucaristica (di cui non è specificato il nome), il tabernacolo è un grande cerchio dorato che raccoglie la luce filtrata dal sole della vetrata. In questo modo, pur posto dietro l’altare, risulta separato per quanto presente per trasparenza, non incombente per chi si rivolge all’altare dall’aula.
  • Tra i pochi esempi in cui si può dire che si sia raggiunta la condizione di equilibrio poetico, spicca quello della cappella preparata per il Quinto Convegno Ecclesiale Nazionale nella Fortezza da Basso di Firenze, su progetto di Paolo Zermani. Nello spazio limitato di un vecchio deposito di munizioni, una lunga pedana in marmo bianco su più livelli presentava al centro l’altare, su un lato l’ambone, sul lato opposto il tabernacolo.

L'Adorazione Eucaristica

Scopi della Conservazione Eucaristica

Scopo primario e originario della conservazione dell'Eucaristia fuori della Messa è l'amministrazione del Viatico; scopi secondari sono la distribuzione della comunione e l'adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo, presente nel Sacramento. Si devono indurre i fedeli a comunicarsi durante la celebrazione eucaristica. Il luogo normale per la distribuzione della santa comunione fuori della Messa è la chiesa o l'oratorio in cui si celebra o si conserva abitualmente l'Eucaristia, o un altro luogo in cui si raccoglie abitualmente la comunità locale per compiervi, alla domenica o in altri giorni, una celebrazione liturgica.

La Contemplazione del Sacramento

Il Vangelo di Giovanni (6, 30-40) sottolinea l’importanza del "vedere". Lungo il corso della storia, l’Eucaristia ha suscitato anche il desiderio di contemplare, di vedere il Figlio di Dio nell’ostia consacrata. Ecco, quindi, gli ostensori per l’adorazione eucaristica che avvicinano alla comunione con Dio attraverso quella che è stata chiamata una manducatio per visum, un mangiare con gli occhi. Inizialmente venivano usati i reliquiari dei santi, ma poi comparvero quelli raggianti come un sole, come si vede dipinto nell'affresco della "Disputa del Sacramento" di Raffaello.

L’adorazione è un fermarsi davanti all’ostia esposta. È come se il gesto del sacerdote alla consacrazione fosse prolungato. Si vede l’ostia e si contempla il mistero celebrato nella liturgia. Quello che nella messa è concentrato, l’adorazione lo distende prolungando la partecipazione alla Pasqua di Cristo. L’adorazione contempla quell’eccedenza in cui si imbatte chi cerca, trova, ama Cristo.

Horacio Mantilla, un fedele, ha testimoniato il potere dell'adorazione: "Sono andato direttamente davanti al tabernacolo... Ho deposto nelle sue mani i miei problemi. Gesù mi aspettava a braccia aperte e ha calmato la mia angoscia, ha cancellato le mie inquietudini. Mi ha dato pace e serenità nell’anima." Questo evidenzia la comprensione profonda che Gesù è presente nei tabernacoli del mondo, vivo e in attesa.

Catechesi sull'Adorazione Eucaristica con Padre Raniero Cantalamessa

Simbolismo e Itinerario Spirituale

Il termine tabernacolo deriva dal latino tabernaculum, diminutivo di taberna con significato di "dimora". Nella Tradizione ebraica e cristiana, manifesta il luogo della casa di Dio presso gli uomini. Presso il popolo di Israele si trattava di un santuario trasportabile che accoglieva l’Arca dell’Alleanza, contenente i dieci Comandamenti, la verga di Aronne fiorita e la manna. Il tabernacolo veniva eretto nel deserto e accompagnava gli israeliti nel loro esodo, richiamando la Presenza di Dio che accompagna il suo popolo.

La nostra comprensione del tabernacolo si ispira anche al testo di Esodo 34, la grande rivelazione di Dio a Mosè sul monte Sinai. La spaccatura della roccia, secondo Origene, padre della Chiesa del III secolo, è la ferita provocata nella nostra umanità dall’incarnazione del Verbo, attraverso cui conosciamo l’Amore con cui siamo amati. L’Eucaristia, custodita nel tabernacolo, è la "visibilità" della gloria di Dio che continua a donarsi a noi nel segno del corpo del Signore Gesù. San Francesco riconosce che in essa si prolunga il mistero dell'incarnazione del Figlio: "ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sopra l’altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi apostoli apparve in vera carne, così ora si mostra a noi nel pane consacrato".

Un esempio di questo simbolismo si trova in un tabernacolo ricavato in un'anfora di pietra arenaria ritrovata negli scavi di una chiesa (XVI-XVIII sec.), probabilmente destinata a contenere acqua o farina. Tale anfora è stata restituita al suo splendore per contenere il Pane che dà la vita, l’Eucaristia, l’acqua viva che scaturisce dal corpo ferito del Cristo, dal suo costato aperto (cfr. Gv 19,34). La porta del tabernacolo, in argento finemente lavorato, lascia intravedere l’anfora nuda incastonata nell’insenatura di una colonna spezzata, nella cavità della roccia, che simbolicamente richiama quella del Sinai e il corpo spezzato del Cristo sul Golgota, là dove si rivela la Gloria di Dio.

Sfide e Dibattiti Contemporanei

Il Dibattito sulla Collocazione e il Rapporto con l'Altare

Nell’attuale periodo storico, in più diocesi italiane (ma anche all’estero) si registra un dibattito sulla conservazione delle ostie consacrate al termine del Sacrificio Eucaristico. Per una lunga fase temporale, le Sacre Specie sono state conservate in un tabernacolo posto in posizione preminente nel presbiterio. Prima, sopra l’altare maggiore, poi - quando l’altare è stato rivolto verso l’assemblea dei fedeli - sempre in un luogo centrale, poggiato su un’apposita mensola. In tempi recenti, un sempre più alto numero di persone si sta accorgendo che, specie nelle chiese di recente costruzione, al centro del presbiterio è posto esclusivamente l’altare, mentre il tabernacolo è messo da parte, posizionato altrove.

Tra i fedeli sono sorti molti interrogativi: perché il Santissimo non si trova più nel presbiterio? Perché nel presbiterio troneggia la sedia del celebrante? Al di là di ogni concezione "architettonica", o "utilitaristica", dovrebbe essere semplice comprendere che è dalla dottrina (dall’insegnamento) che scaturisce l’edificio di culto, e non viceversa. Un altro quesito riguarda la tendenza, nelle chiese di recente costruzione, a togliere il Crocifisso, o a porlo a un lato dell’altare, o a sostituirlo con immagini del Risorto, generando disorientamento e criticità.

Secondo il Prof. Guiducci, storico della Chiesa, la riflessione sulla reale Presenza di Dio nel pane consacrato pose fin da subito l’esigenza di individuare un luogo di adorazione. I tabernacoli, a partire dal XII secolo, non vennero mai considerati dei semplici contenitori, ma dei "troni" eucaristici. Sebbene il Signore Gesù sia presente in ogni angolo dell’universo e nel cuore di ogni persona, nel tabernacolo esiste la Sua reale Presenza, e per tale motivo, tutte le chiese sono state edificate con un disegno che direttamente e indirettamente riconduceva alla centralità del tabernacolo.

L'altare, d'altra parte, richiama alla Passio Christi. La concezione protestante, in cui non viene riconosciuta la transustanziazione, ha portato alcuni a ritenere che l’altare dovesse essere curato secondo i normali criteri familiari di una tavola da cena, senza necessità di conservare il pane dopo la comunione.

La Centralità del Tabernacolo e la Funzione della Chiesa

Il Prof. Guiducci osserva che il fedele, quando entra in una chiesa moderna, sovente neanche si accorge dove stia il Santissimo Sacramento, andando alla ricerca del lumicino rosso che avverte della Presenza del Signore. Le nostre chiese, sul piano storico, sono sempre state costruite avendo alla base un itinerario spirituale, simboleggiato dalla navata centrale. Le pratiche devozionali tradizionali, come inginocchiarsi e segnarsi con l’acqua benedetta, si perdono quando la centralità del Santissimo non è evidente.

Molte chiese moderne sono percepite come inadatte alla loro funzione perché "brutte", incapaci di comunicare la sacralità del luogo, alcune sembrando "casermoni". Se la chiesa è la Casa di Dio, allora è tutta la struttura che è al servizio dell’adorazione divina e non il contrario. Non è la liturgia che in qualche modo si deve adeguare all’astrattismo di alcuni architetti, ma è la creatività umana che deve essere capace di ricondurre sempre a un punto centrale.

Altare e Crocifisso: Un Legame Indissolubile

La rimozione o lo spostamento del Crocifisso dall'altare genera confusione e perplessità. Esiste un rapporto inscindibile tra il Crocifisso e l’altare: non sono realtà diverse che si possono separare, ma un’unica realtà. Sull’altare è posta la Croce, sull’altare Cristo si immola, sull’altare è mostrato ai fedeli il Corpo e il Sangue del Crocifisso. Questo è fondamentale perché la Redenzione è passata attraverso la Croce. Sebbene la redenzione non si sia fermata al Venerdì Santo, l’Evento Pasquale include la Sofferenza del Figlio di Dio, l’Oblazione totale, la Deposizione e la Risurrezione. La vittoria del Signore Gesù si colloca nel grande Mistero della nostra Redenzione, e la gioia cristiana è una letizia interiore che nasce dalla consapevolezza di essere redenti.

Indicazioni per la Devozione e la Riverenza

Si osservano talvolta, in alcune celebrazioni, realtà deboli, come persone che entrano in chiesa senza inginocchiarsi (a causa della non evidente presenza del Santissimo), senza fare il segno della croce, parlando tra loro. Inginocchiarsi davanti alla sedia del celebrante non ha senso. Sarebbe meglio ricollocare al centro dell’abside il tabernacolo e spostare ai lati le sedie dei celebranti, per riaffermare la centralità della Presenza Eucaristica e favorire un più profondo senso di riverenza e adorazione.

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