La Morte e Resurrezione di Gesù secondo il Vangelo di Luca

Introduzione al Racconto Lucano della Passione e Resurrezione

I capitoli 22-24 del Vangelo di Luca costituiscono il nucleo fondamentale del racconto della morte e risurrezione di Gesù. Il materiale riguardante gli ultimi giorni della Settimana Santa è stato raccolto con particolare cura e amore dalla tradizione apostolica, ovvero da coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, per poi passare alla comunità di Gerusalemme e ad altre. Si è trattato di una trasmissione orale, in parte scritta, e anche attualizzante, che tiene conto dei bisogni spirituali delle comunità. Lungo questo itinerario, due elementi hanno fatto scoprire la persona di Gesù: il fatto della Sua risurrezione e il dono dello Spirito che, secondo la parola di Gesù stesso, continua e completa la Sua stessa opera. Non sorprende, quindi, che, nonostante la granitica solidità storica dell’insieme, i racconti della passione-risurrezione abbiano anche delle varianti e aggiunte particolari che ne determinano la fisionomia; per questo si può parlare di un vero e proprio "Racconto della passione-risurrezione secondo Luca".

La Particolarità del Racconto di Luca

Nel racconto lucano, formato da 127 versetti, una grande parte si ha anche in Matteo e Marco, ma una cinquantina di essi sono esclusivi di Luca. Il fondo comune è costituito dall'Ultima Cena di Gesù, il suo arresto, il processo giudaico, il processo romano davanti a Ponzio Pilato con la sentenza di morte e l’esecuzione sul Calvario, la deposizione di Gesù dalla croce e la sua sepoltura in un sepolcro nuovo. Il Vangelo di Luca presenta tratti peculiari e specifici sia rispetto a Marco che a Matteo.

Per esempio, diversamente da Matteo e Marco, nell’arresto di Gesù, Luca omette la fuga dei Discepoli. Tra le aggiunte più vistose, Luca inserisce il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia in un ampio discorso (22,15-38), stabilendo un parallelo tra la Pasqua ebraica e la Pasqua cristiana. È il solo evangelista che attesta esplicitamente che Gesù ha mangiato la Pasqua ebraica, dicendo: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». A questo punto, riporta l’istituzione dell’Eucaristia con alcune caratteristiche proprie: «Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi”» (22,19-20). Ancora, è Luca solo a riferire che Giuda ha ricevuto l’Eucaristia: «Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola» (22,21).

Cena di Gesù con gli apostoli e Giuda al tavolo dell'Ultima Cena

La Morte di Gesù sul Calvario (secondo Luca)

Il ritratto che Luca fa di Gesù è quello del Messia che ha predicato la misericordia e che ora, sulla croce, la implora per i suoi crocifissori: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 22,34). Un altro momento significativo è il dialogo con il ladrone pentito. Un ladrone, anche lui in croce, rimprovera l’altro crocifisso dicendo: «Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E poi rivolgendosi a Gesù: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gesù rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (22,41-43).

La Morte in Preghiera e i Segni Celestiali

Gesù muore pregando: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. Questa capacità straordinaria di morire affidandosi al Padre non nasce per caso all’ultimo momento, ma è sintesi coerente di tutta la Sua vita. Gesù non muore avendo in bocca le parole angosciate del Salmo 22, ma un’espressione traboccante di fiducia in Dio tratta dal Salmo 31. Nessun grido angosciato di fronte all’abbandono da parte di Dio, ma una preghiera di abbandono fiducioso al Signore che esprime la filialità che Gesù ha sempre vissuto. La Sua morte è in continuità con tutta la Sua vita, e questa continuità Egli la vive e la esprime nella preghiera, nella Sua relazione con il Padre.

La morte di Gesù è preceduta da due segni: il segno cosmico del buio su tutta la terra e il lacerarsi del velo del Tempio. Era già circa l’ora sesta e si fece buio su tutta la terra fino all’ora nona perché il sole si era eclissato. Questo buio in pieno giorno viene specificato come dovuto a un’eclissi di sole e realizza i segni predetti dai profeti come indicativi del giorno del Signore, il giorno escatologico. A questo segno che avviene nel cosmo si accompagna un segno che avviene nel Tempio: il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Questo segno in Luca precede la morte di Gesù.

Illustrazione del buio sulla terra e del velo del Tempio che si squarcia durante la crocifissione

Gesù come Segno di Contraddizione

Come riconosce il centurione, Gesù era giusto, eppure la sua condanna fu una contraddizione. Cogliamo qui un aspetto tipico della passione e della morte di Gesù secondo Luca: Gesù è segno di contraddizione, è colui che svela i pensieri e i sentimenti dei cuori. La presenza di Gesù suscita una divisione perché obbliga a prendere una posizione, come avviene tra i due malfattori crocifissi con Gesù. Tutta la narrazione della passione è la storia dello svelamento delle intenzioni dei cuori dei personaggi che incontrano Gesù, i quali sono normalmente colti nella loro incoerenza e nella loro contraddizione. La passione è la storia di una contraddizione: l’innocente è condannato, un omicida viene rilasciato dal carcere, i Giudei vogliono la condanna del Messia loro destinato, Pilato riconosce l’innocenza di Gesù e poi lo consegna alla morte, Pietro rinnega tre volte il suo Signore, Giuda tradisce il suo maestro "con un bacio", cioè con il segno di devozione del discepolo al maestro. Ma questa storia della contraddizione umana di fronte al Figlio di Dio, diviene anche storia dell’instaurazione della verità, del ritrovamento della verità. E questo avviene proprio alla croce, che per Luca è un evento da contemplare.

Il centurione, vedendo l’accaduto, glorificava Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto!». E tutte le folle accorse insieme a quella visione, avendo osservato l’accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Stavano là tutti i suoi conoscenti, da lontano, e anche le donne che l’avevano seguito insieme fin dalla Galilea, a vedere queste cose (Luca 23,44-49). Il ritrovamento della verità, della giusta relazione con il Signore passa attraverso una rinnovata visione di sé: di fronte al Giusto condannato a morte emerge la contraddizione del proprio cuore e il ritorno intrapreso altro non è che il movimento della conversione.

La Scoperta del Sepolcro Vuoto

Nel primo giorno della settimana, al mattino molto presto, le donne che avevano preparato gli aromi si recarono al sepolcro. Tra queste vi erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo, insieme ad altre donne che le accompagnavano (Luca 24:10). Il corpo di Gesù era stato preparato frettolosamente per la sepoltura da Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo (Giovanni 19:38-41). Un uomo ricco come Giuseppe d’Arimatea possedeva probabilmente una tomba scavata nella roccia solida in un giardino vicino al luogo della crocifissione (Giovanni 19:41). Dopo la Sua sepoltura, la tomba fu sigillata e sorvegliata dai soldati romani (Matteo 27:62-66).

La Tomba Vuota e l'Annuncio Angelico

Le donne trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. Ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. L’evento effettivo della risurrezione di Gesù non è descritto da nessuna parte, ma la sua scoperta è documentata in dettaglio. La mancanza di dettagli spettacolari depone a favore della storicità dei documenti del Nuovo Testamento. Matteo 27:65-66 ci ricorda che c’era una guardia posta nei pressi della tomba. Tutto ciò dimostra che la pietra non avrebbe potuto essere spostata dalle donne né dai discepoli. La pietra non fu spostata per far uscire Gesù, poiché Giovanni 20:19 ci dice che Gesù, nel Suo corpo di risurrezione, poteva passare attraverso le barriere materiali.

Mentre erano grandemente perplesse a questo riguardo, ecco presentarsi loro due uomini in vesti sfolgoranti. Gli angeli annunciarono la nascita di Gesù (Luca 2:8-15), così come la Sua risurrezione. Essendo esse impaurite e tenendo la faccia chinata a terra, gli angeli dissero loro: «Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordatevi come vi parlò, mentre era ancora in Galilea, dicendo che il Figlio dell’uomo doveva esser dato nelle mani di uomini peccatori, essere crocifisso e risuscitare il terzo giorno». Questa era una domanda stupendamente logica: i vivi non si trovano tra i morti. Le donne dovevano aver dimenticato le parole di Gesù (Luca 18:31-33).

Disegno raffigurante due angeli che parlano alle donne presso il sepolcro vuoto

Ed esse si ricordarono delle sue parole. Le prime note di speranza risuonarono nel cuore delle donne quando si ricordarono delle parole di Gesù. Al loro ritorno dal sepolcro, raccontarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. Nonostante il loro entusiasmo, la testimonianza delle donne non fu accettata, poiché nel primo secolo la testimonianza delle donne non era considerata autorevole; le loro parole parvero agli apostoli come un’assurdità e non credettero loro.

La Visita di Pietro al Sepolcro

Pietro tuttavia, alzatosi, corse al sepolcro. Sappiamo da Giovanni 20:3-8 che al sepolcro, insieme a Pietro, corse anche Giovanni. Essi videro le vesti funerarie di Gesù, non come se fossero state strappate via dopo una lotta, ma che giacevano in perfetto ordine, come se un corpo fosse appena uscito da esse. A tale vista, Giovanni credette e Pietro si meravigliò dentro di sé di quanto era accaduto.

Il Cammino verso Emmaus

In quello stesso giorno, due discepoli, di cui uno di nome Cleopa, se ne andavano verso un villaggio, di nome Emmaus, distante sessanta stadi (circa undici chilometri) da Gerusalemme. Non erano apostoli conosciuti, ma semplici seguaci di Gesù. Essi parlavano tra loro di tutto quello che era accaduto, ed erano mesti.

L'itinerario trasformativo dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), di fra Umile mdv

L'Incontro Incognito con Gesù

Mentre parlavano e discorrevano insieme, Gesù stesso si accostò e si mise a camminare con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Gesù disse loro: «Che discorsi sono questi che vi scambiate l’un l’altro, cammin facendo? E perché siete mesti?». Cleopa gli rispose: «Sei tu l’unico forestiero in Gerusalemme, che non conosca le cose che vi sono accadute in questi giorni?». Gesù domandò loro: «Quali?». Essi gli dissero: «Le cose di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e parole davanti a Dio e davanti a tutto il popolo. E come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno consegnato per essere condannato a morte e l’hanno crocifisso. Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto questo, siamo già al terzo giorno da quando sono avvenute queste cose. Ma anche alcune donne tra di noi ci hanno fatto stupire perché, essendo andate di buon mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono tornate dicendo di aver avuto una visione di angeli, i quali dicono che egli vive. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». La loro speranza era stata delusa, poiché desideravano una liberazione politica e terrena.

Gesù Spiega le Scritture

Allora Gesù disse loro: «O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto! Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?». Gesù li definisce insensati e lenti di cuore, sottolineando che il problema della loro fede era più nel cuore che nella testa. La crocifissione di Gesù era necessaria e stabilita, e lo era anche la Sua risurrezione, come predetto dai profeti, ad esempio in Isaia 53:3-5 e Isaia 50:5-7.

E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. Gesù iniziò a insegnare loro quello che fu sicuramente uno degli studi biblici più spettacolari mai insegnati. Quando Gesù spiegava le cose che Lo riguardavano nell’Antico Testamento, non usava allegorie fantasiose o idee speculative, ma si atteneva al testo. La Scrittura era per loro un libro familiare, e Gesù si rivolse alle pagine che conoscevano così bene. I discepoli non avevano capito che Cristo è il soggetto di tutta la Bibbia, che in tantissime profezie e Tipi di Cristo dell'Antico Testamento, Dio parlava proprio di Lui.

Il Riconoscimento alla Frazione del Pane

Come si avvicinavano al villaggio dove erano diretti, egli finse di andare oltre, non volendo imporre la Sua compagnia. Ma essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato». Egli dunque entrò per rimanere con loro. La comunione intima con Gesù richiede un desiderio da parte del credente.

E, come si trovava a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse e, dopo averlo spezzato, lo distribuì loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero; ma egli scomparve dai loro occhi. Anche se non si trattava di un pasto sacramentale, c’era qualcosa che mostrava loro chi fosse l’ospite saggio e misterioso. Gesù potrebbe essere proprio di fronte a noi, camminare con noi e sedersi con noi a ogni pasto - e i nostri occhi rimanere comunque impediti.

Dipinto raffigurante Gesù che spezza il pane con i due discepoli a Emmaus

Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». In quello stesso momento si alzarono e ritornarono a Gerusalemme, dove trovarono gli undici e quelli che erano con loro riuniti insieme. Dopo aver camminato per circa 11 km, erano così entusiasti che ne percorsero altrettanti al ritorno, e probabilmente molto più velocemente. Costoro dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone». Avevano ricevuto una conferma reciproca della risurrezione di Gesù.

L'Apparizione agli Undici e l'Ascensione

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso si rese presente in mezzo a loro e disse loro: «Pace a voi!». Ma essi, terrorizzati e pieni di paura, pensavano di vedere uno spirito o un fantasma. Allora egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché nei vostri cuori sorgono dei dubbi? Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono io. Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io». E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché essi non credevano ancora per la gioia ed erano pieni di meraviglia, egli disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?». Ed essi gli diedero un pezzo di pesce arrostito e un favo di miele. Quando mangiò davanti a loro, essi accettarono pienamente la realtà della Sua risurrezione fisica.

Gesù risorto che mostra le mani e i piedi ai suoi discepoli

La Commissione e la Promessa dello Spirito Santo

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Luca ripeterà quanto si legge in questi versetti all’inizio degli Atti degli Apostoli. Gesù conferì ai Dodici l’incarico di insegnare e battezzare in tutte le nazioni: «nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Subito prima della Sua crocifissione, Gesù Cristo disse: «Il terzo giorno sarò reso perfetto». Il Signore senza peccato, senza errori, già perfetto secondo le nostre norme terrene, proclamò la Sua condizione di perfezione come se fosse stata ancora nel futuro. Il presidente Harold B. Lee ha insegnato che questo evento probabilmente si riferiva alla “conferma e [al] mandato di ricevere lo Spirito Santo […] mediante l’imposizione delle mani”. Riguardo a questo passo scritturale, il presidente Lorenzo Snow ha insegnato che gli apostoli erano ordinati da Gesù Cristo per amministrare le ordinanze del Vangelo, e a chi avessero rimesso i peccati, sarebbero stati rimessi; a chi li avessero ritenuti, sarebbero stati ritenuti.

L'Ascensione al Cielo

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. E stavano sempre nel tempio lodando Dio. Così si conclude la narrazione di Luca sulla vita terrena di Gesù, con la promessa della Sua presenza continua attraverso lo Spirito e la devozione dei Suoi seguaci.

L'itinerario trasformativo dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), di fra Umile mdv

La Teologia Lucana della Resurrezione

Nel Vangelo secondo Luca (20,27-38), si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi, i quali dicevano che non c’è risurrezione, e gli posero una domanda paradossale riguardo a una donna che era stata moglie di sette fratelli, chiedendo di chi sarebbe stata moglie alla risurrezione. I Sadducei si contrapponevano ai Farisei: riconoscevano l’autorità solo ai primi cinque libri della Scrittura (dove non trovavano cenno alla risurrezione), rifiutavano la fede nella risurrezione e non accettavano la tradizione orale accanto a quella scritta. Tra di loro c’erano membri della classe sacerdotale e nobiliare. La loro visione della vita era molto immanente, legata alla logica del potere.

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”». La legge del levirato, a cui si riferiscono i sadducei, aveva lo scopo di assicurare al marito una discendenza. Ma i "figli della risurrezione" non prendono moglie e marito e non possono morire, e, se prendono moglie e marito, lo fanno a partire dalla risurrezione, cioè in virtù della vita nuova ed eterna che hanno ricevuto da Cristo. Sono figli della risurrezione e quindi figli di Dio: sono rinati da Dio che è la risurrezione. Questa nuova nascita dona loro di vivere la sponsalità, la paternità e la maternità in un modo nuovo.

L'Amore Divino e la Resurrezione

La risurrezione di Cristo, a cui i credenti partecipano, fa sì che l’amore degli sposi e il rapporto con i figli sia manifestazione e riverbero della vita eterna. I rapporti vengono trasfigurati dall’azione dello Spirito e non sono più determinati dal possesso che nasce dalla paura della morte, ma hanno una fonte nuova e vitale che li rende nuovi. Si può essere padri e madri in Cristo, marito e moglie in Cristo. Questo è un mistero di fede, un mistero di speranza, e un mistero d’amore. L'amore del Padre per Gesù si manifesta nell'opera del Padre a favore di Gesù. San Paolo parla della resurrezione di Gesù in termini di azione del Padre esercitata su Gesù morto: «Egli lo ha risuscitato dai morti» (Rom 1,4; Gal 1,1). Questo è il frutto dell’amore paterno, una nuova vita: il Padre trasforma Gesù che diventa glorioso e bellissimo, operando una nuova generazione in virtù della sua umanità creata.

Nella risurrezione c’è una nuova unione tra Gesù e il suo Padre, una fedeltà potente della morte. La fedeltà di Dio è più forte della morte. C’è la relazione verticale di Gesù al Padre, che è stata ripresa in modo definitivo con la risurrezione. «Fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio» (Mc 16,19). C’è poi la relazione orizzontale di Gesù agli uomini. L’amore di Gesù per gli uomini, non è stato autodistruttivo, ma è un amore che Lo ha portato a donarsi totalmente agli altri, fino alla morte. Il suo corpo, strumento del suo amore, è stato risuscitato, trasformato e glorificato. L'amore del Padre ha generato il Figlio eterno e, nella risurrezione, ha dato a Gesù, in virtù della sua umanità creata, una nuova generazione.

La Rilevanza della Resurrezione per i Credenti

Come Gesù ha espresso il suo amore mediante il suo corpo durante la sua vita terrena, raggiungendo gli altri, alla morte, questo stesso corpo raggiunge il suo stato finale e glorificato. La risurrezione è il risultato e il frutto dell’amore che Gesù ha verso la propria vita e verso gli altri. Il suo corpo, glorificato e trasformato dallo Spirito Santo, è il “Corpo pneumatico”. Se durante la sua vita terrena, Gesù era limitato nell’esercitare il suo amore a un numero limitato di persone, risuscitando dai morti, è liberato da tali limiti. In Cristo Gesù non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né maschio né femmina, perché tutti sono uno in Cristo Gesù (Gal 3,28).

L'amore che Gesù, nella sua gloria e bellezza risorta, attira gli uomini, è una forza misteriosa ma reale che attrae la nostra devozione e suscita la nostra gioia. Non dobbiamo dubitare di Dio, anche quando non vediamo risultati con i nostri occhi. La risurrezione è il mistero fondamentale della fede, la centralità di Cristo, l’oggetto della vera fede. Il cristianesimo senza la prospettiva della risurrezione si ridurrebbe a un’etica, a un’osservanza, a coerenza e a opere buone. Ma nessun atto cristiano è tale senza implicare una relazione con la risurrezione, con la vita divina che viene riversata in noi. La risurrezione dai morti ha un’incidenza concreta sul nostro modo di vivere, offrendo una speranza che trasforma la nostra esistenza.

tags: #morte #e #resurrezione #di #gesu #secondo