Il Dono della Santità: Una Chiamata Universale

Spesso si tende a credere che la santità sia un percorso riservato a pochi eletti, una "roba da grandi" o da figure eccezionali, distanti dalla quotidianità. In realtà, il messaggio evangelico ci invita a rallegrarci ed esultare, poiché il Signore chiede tutto e quello che offre è la vera vita e la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata e inconsistente. Fin dalle prime pagine della Bibbia è presente, in diversi modi, la chiamata alla santità.

La Chiamata alla Santità: Non Solo per gli "Eletti"

Non ci si deve aspettare un trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni, ma piuttosto far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità. La santità non è un obiettivo irraggiungibile o esclusivo di coloro che sono già beatificati o canonizzati.

Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente; in questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno. La santità si manifesta nelle azioni quotidiane e nelle scelte di vita di ciascuno. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Ognuno, nel proprio stato di vita, è chiamato a una santità che non toglie forze, vita e gioia, ma le amplifica.

Illustrazione della vita quotidiana con persone impegnate in atti di carità o servizio reciproco

Il Percorso di Francesco d'Assisi: Un Esempio di Trasformazione

L'esperienza di San Francesco d'Assisi è un potente esempio di come la santità non sia una condizione data, ma un percorso di trasformazione accessibile a chiunque risponda con fede a una chiamata divina. Vi era, nella città di Assisi, un uomo di nome Francesco, la cui memoria è in benedizione. Nell’età giovanile, crebbe tra le vanità dei vani figli degli uomini e venne destinato alla lucrosa attività del commercio.

Francesco non conosceva ancora i piani di Dio sopra di lui; impegnato nelle attività esteriori e trascinato verso il basso dalla nostra natura corrotta, non aveva ancora imparato a contemplare le realtà celesti. Venne sopra di lui la mano del Signore e l'intervento della destra dell'Eccelso colpì il suo corpo con una lunga infermità, per rendere la sua anima adatta a recepire l'illuminazione dello Spirito Santo. Quando ebbe riacquistate le forze fisiche, una volta incontrò un cavaliere, nobile ma povero e mal vestito e, commiserando con affettuosa pietà la sua miseria, subito si spogliò e fece indossare i suoi vestiti all'altro. La Bontà di Dio gli fece poi vedere in sogno un palazzo grande e bello, pieno di armi contrassegnate con la croce di Cristo, assicurandogli che erano tutte sue e dei suoi cavalieri. Quando si destò, al mattino, credette di capire che quella insolita visione fosse per lui un presagio di gloria terrena, non intuendo ancora la verità delle cose invisibili attraverso le apparenze visibili.

Da allora, sottraendosi al chiasso del traffico e della gente, supplicava devotamente la clemenza divina, sentendo di avere scoperto un tesoro nascosto e, da mercante saggio, si industriava di comprare la perla preziosa a prezzo di tutti i suoi beni. Un giorno, mentre andava a cavallo, si imbatté in un lebbroso. Quell'incontro inaspettato lo riempì di orrore, ma ripensando al proposito di perfezione, scese da cavallo e corse ad abbracciare il lebbroso e, mentre questi stendeva la mano per ricevere l'elemosina, gli porse del denaro e lo baciò. Subito risalì a cavallo; ma, per quanto si volgesse a guardare, non vide più in alcun modo quel lebbroso. Perciò, colmo di meraviglia e di gioia, incominciò a cantare devotamente le lodi del Signore, proponendosi, da allora in poi, di elevarsi a cose sempre maggiori.

Nell'eccesso del suo fervore, gli apparve Cristo Gesù, come uno confitto in croce. Al vederlo, si sentì sciogliere l'anima. Il ricordo della passione di Cristo si impresse così vivamente nelle più intime viscere del suo cuore, che da quel momento, quando gli veniva alla mente la crocifissione di Cristo, a stento poteva trattenersi dalle lacrime e dai sospiri. Da allora si rivestì dello spirito di povertà, d'un intimo sentimento d'umiltà e di pietà profonda. Mentre prima aborriva non solo la compagnia dei lebbrosi, ma perfino il vederli da lontano, ora, a causa di Cristo crocifisso, li serviva con umiltà e gentilezza, nell'intento di raggiungere il pieno disprezzo di se stesso. Visitava spesso le case dei lebbrosi; elargiva loro generosamente l'elemosina e con grande compassione ed affetto baciava loro le mani e il volto.

Ritratto di San Francesco d'Assisi che abbraccia un lebbroso o in atto di rinuncia

Un giorno, spinto dall'impulso dello Spirito Santo, entrò nella chiesa di San Damiano, che minacciava rovina. Pregando inginocchiato davanti all'immagine del Crocifisso, udì una voce scendere verso di lui e dirgli per tre volte: “Francesco, va e ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina!”. Egli, allora, vendette tutto quanto aveva portato, persino il cavallo, per finanziare la riparazione. Al suo ritorno ad Assisi, i concittadini, al vederlo squallido in volto e mutato nell'animo, ritenendolo uscito di senno, gli lanciavano contro il fango e i sassi. Suo padre, accecato dalla rabbia, lo trascinò a casa e lo perseguitò, prima con le parole e le percosse, poi mettendolo in catene.

Dopo un po' di tempo, la madre lo sciolse dalle catene. Quando il padre ritornò e non lo trovò in casa, corse a cercarlo. Francesco, reso forte da Dio, andò incontro spontaneamente al padre infuriato, gridandogli con libera voce che stimava un nulla le sue catene e percosse, e dichiarando che per il nome di Cristo avrebbe affrontato con gioia qualsiasi tormento. Il padre carnale cercava di indurre Francesco a rinunciare all'eredità paterna e a restituire tutto ciò che aveva. Il vero amatore della povertà accettò prontamente questa proposta. Giunto alla presenza del vescovo, depose tutti i vestiti e li restituì al padre, denudandosi totalmente davanti a tutti e dicendo: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d'ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”. Il vescovo, ammirando il suo fervore, lo ricoprì con il suo stesso pallio.

D'allora in poi, affrancato dalle catene dei desideri mondani, lo spregiatore del mondo abbandonò la città e si rifugiò nella solitudine, per ascoltare gli arcani colloqui del cielo. Si trasferì presso i lebbrosi, restando con loro e servendoli con somma cura. Lavava loro i piedi, fasciava le piaghe, toglieva dalle piaghe la marcia e le ripuliva dalla purulenza. Baciava anche, spinto da ammirevole devozione, le loro piaghe incancrenite. Per questo motivo il Signore gli concesse grande potenza e meravigliosa efficacia nel guarire le malattie dello spirito e del corpo.

Ormai ben radicato nell'umiltà di Cristo, Francesco richiamò alla memoria l'obbedienza di restaurare la chiesa di San Damiano. Deposta ogni vergogna, andava a cercar l'elemosina da coloro con i quali un tempo aveva vissuto nell'abbondanza. Riuscì così, a restaurare quella chiesetta, con l'aiuto di Dio e il devoto soccorso dei concittadini. Riparata anche questa chiesa, andò infine in un luogo chiamato Porziuncola, una chiesa dedicata alla beatissima Vergine, ma allora assolutamente trascurata. La scelse come sua residenza, a causa della sua venerazione per gli Angeli e del suo speciale amore per la Madre di Cristo. Il Santo amò questo luogo più di tutti gli altri luoghi del mondo. Qui, infatti, conobbe l'umiltà degli inizi; qui progredì nelle virtù; qui raggiunse felicemente la mèta.

Sfide e Opportunità nel Cammino verso la Santità

Non dobbiamo avere paura della santità. Non ci toglierà forze, vita e gioia. Non dobbiamo avere paura di puntare più in alto, né di lasciarci guidare dallo Spirito Santo. Molte volte, contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi.

La vita cristiana è un combattimento permanente. Si richiedono forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il Vangelo. Non si tratta solamente di un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia. Nemmeno si riduce a una lotta contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni. È anche una lotta costante contro il diavolo. Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti. Ci avvelena con l’odio, con la tristezza, con l’invidia, con i vizi. Il nostro cammino verso la santità è una lotta costante. Non addormentiamoci.

Come sapere se una cosa viene dallo Spirito Santo o se deriva dallo spirito del mondo o dallo spirito del diavolo? L’unico modo è il discernimento, che non richiede solo una buona capacità di ragionare e di senso comune; è anche un dono che bisogna chiedere. Il discernimento è necessario non solo in momenti straordinari, o quando bisogna risolvere problemi gravi. Ci serve sempre. Occorre chiedere allo Spirito Santo che ci liberi e che scacci quella paura che ci porta a vietargli l’ingresso in alcuni aspetti della nostra vita.

Simbolismo visivo del discernimento o della lotta spirituale (es. persona in preghiera in un ambiente caotico)

Purtroppo a volte le ideologie ci portano a due errori nocivi. Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata. Spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Il consumismo edonista può giocarci un brutto tiro. Quando incontro una persona che dorme alle intemperie, in una notte fredda, posso sentire che questo fagotto è un imprevisto che mi intralcia, un delinquente ozioso, un ostacolo sul mio cammino, un pungiglione molesto per la mia coscienza, un problema che devono risolvere i politici, e forse anche un’immondizia che sporca lo spazio pubblico. Oppure posso reagire a partire dalla fede e dalla carità e riconoscere in lui un essere umano con la mia stessa dignità, una creatura infinitamente amata dal Padre.

La forza della testimonianza dei santi sta nel vivere le Beatitudini e la regola di comportamento del giudizio finale. Raccomando vivamente di rileggere spesso questi grandi testi biblici, di ricordarli, di pregare con essi e tentare di incarnarli. Non mi fermerò a spiegare i mezzi di santificazione che già conosciamo: i diversi metodi di preghiera, i preziosi sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione, l’offerta dei sacrifici, le varie forme di devozione, la direzione spirituale, e tanti altri. Sono cinque grandi manifestazioni dell’amore per Dio e per il prossimo che considero di particolare importanza a motivo di alcuni rischi e limiti della cultura di oggi.

Maria: Guida e Accompagnatrice sulla Via della Santità

Maria corona queste riflessioni, perché lei ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede.

Icona o immagine della Vergine Maria come guida spirituale

Spero che queste pagine siano utili perché tutta la Chiesa si dedichi a promuovere il desiderio della santità. Chiediamo che lo Spirito Santo infonda in noi un intenso desiderio di essere santi per la maggior gloria di Dio e incoraggiamoci a vicenda in questo proposito.

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