Maria Rosaria Roccia: Il Percorso Artistico e la Riscoperta di Goliarda Sapienza

Il percorso artistico di Maria Rosaria Roccia è profondamente segnato dall'incontro e dalla dedizione all'opera della scrittrice catanese Goliarda Sapienza. Un viaggio iniziato nel 2008, che ha portato alla realizzazione di un innovativo spettacolo teatrale e ha contribuito a ridare visibilità a un'autrice a lungo dimenticata.

La Scoperta di Goliarda Sapienza e l'Urgenza Creativa

L'interesse di Maria Rosaria Roccia per Goliarda Sapienza è nato nel 2008 con la scoperta e la lettura appassionata de L’arte della gioia, in occasione della sua pubblicazione da parte di Einaudi. In preda a un "innamoramento appassionato", Roccia ha poi approfondito la lettura di tutti i testi editi di Sapienza, tra cui Lettera aperta, Il filo di mezzogiorno, Destino coatto, L’università di Rebibbia e Le certezze del dubbio.

Nel corso di questa immersione, Maria Rosaria Roccia ha riscontrato nella vita e nell'opera di Goliarda Sapienza una "stra-ordinarietà", un "percorso a ostacoli" e una "ricerca di autenticità". Inizialmente, il desiderio era quello di raccontare questa scoperta attraverso un documentario. A tal fine, si è recata a Roma per incontrare e intervistare figure chiave legate alla vita della scrittrice, come Citto Maselli (suo compagno per vent'anni) e Angelo Pellegrino (suo marito dagli anni '70), oltre a Giovanna Provvidenti, curatrice dell'archivio degli scritti di Sapienza e autrice della sua biografia La porta è aperta.

Ritratto fotografico di Goliarda Sapienza

Dal Documentario allo Spettacolo Teatrale "Io ho fatto tutto questo"

L'idea del documentario ha preso una nuova direzione quando Maria Rosaria Roccia ha ricevuto una proposta dal direttore artistico del centro culturale Zo di Catania. Avendo precedentemente realizzato uno spettacolo a Milano e avendolo lei stessa proposto a Zo, Roccia ha avanzato una controproposta: produrre un lavoro teatrale sulla scrittrice catanese Goliarda Sapienza, un'autrice "dimenticata anche dalla sua città d’origine". Questa scelta le ha permesso di mettere tra parentesi la complessità della produzione documentaristica, spinta dall'urgenza di raccontare Goliarda "ora!".

Lo spettacolo, intitolato Io ho fatto tutto questo, è andato in scena a Catania al centro Zo nel 2009 e nel 2010. L'esperienza di Roccia nel campo della regia teatrale si è sempre legata al desiderio di sperimentare il video come elemento e linguaggio all'interno della scena, in interazione e conflitto con gli altri linguaggi. Per lei, il video non è semplice scenografia, ma un elemento "vivo" che irrompe sulla scena e la trasforma, portando le sue peculiarità e potenzialità, tra cui un effetto di straniamento dal dramma. La sua pratica è una sorta di montaggio, dove sulla scena si costruisce una partitura di elementi - parola, corpo, suono, canto, luce, video - per creare associazioni e conflitti.

Video 3: DA DOVE PARTO PER FARE UNO SPETTACOLO?

Maria Rosaria Roccia ha definito il suo punto di vista sulla vita e sull'opera di Goliarda Sapienza, incentrandosi sul tema della "crisi di una esistenza e di una scrittura che muore e rinasce". Ha approfondito come Sapienza abbia affrontato crisi esistenziali intorno ai quarant'anni, testimoniate dai suoi primi romanzi come Lettera aperta e Il filo di mezzogiorno, che riflettono un momento decisivo di passaggio da una forma di vita a un'altra, una "morte a qualcosa per rinascere a qualcos'altro". Ha sottolineato come la scrittura e la psicoanalisi abbiano permesso a Sapienza di ricomporre i frammenti di sé dopo esperienze traumatiche. L'obiettivo dello spettacolo era catapultare il pubblico in un "viaggio nel sottosuolo" per trovare se stessi, un "cammino a ritroso, necessario per andare avanti", piuttosto che un semplice racconto de L'arte della gioia.

La Messa in Scena: Elementi e Collaborazioni

La concezione dello spettacolo ha visto la collaborazione di Maria Rosaria Roccia con la performer catanese Daniela Orlando, ammirata per la sua capacità di conciliare i diversi aspetti della sua vita. Il lavoro con Orlando si è concentrato sull'instabilità, con l'attrice che si muoveva costantemente su un piano inclinato, seguendo una direzione a spirale. La creazione non ha seguito una vera drammaturgia lineare, bensì una partitura in cui parola, azione, corpo, musica e video concorrevano a comporre un movimento ricco di conflitti. L'intento era rappresentare la crisi depressiva di Goliarda stessa, non solo raccontarla.

Nello spettacolo, una videoproiezione iniziale mostrava cunicoli scuri e una donna con una bambina confuse in un labirinto nel sottosuolo. La bambina era interpretata da Lucilla, figlia dodicenne di Daniela Orlando, che spesso si identificava con la piccola Goliarda e con la parte creativa dell'autrice, quella che le consentiva di rinascere. Lucilla era particolarmente adatta al ruolo, anche perché suonava l'arpa, come Goliarda Sapienza.

La scenografia, immaginata con Daniela Orlando, ricreava uno spazio mentale con oggetti fuori misura: uno schermo composto da pagine bianche sovrapposte, una pedana instabile che si trasformava in supporto per installazioni, pedana performativa o schermo per le videoproiezioni. A destra della scena trovavano posto l'arpa e Goliarda bambina/Lucilla, mentre a sinistra una camera circolare di cellophane bianco semitrasparente serviva da lampada, supporto di proiezione o "stanza della pazzia" per Daniela Orlando in momenti specifici.

Scenografia teatrale con schermo di pagine e performer su piano inclinato

Gli estratti dai romanzi di Goliarda Sapienza venivano utilizzati in vari modi: letti in scena da una "lettrice" (Rosaria Lo Russo nel 2009, Emanuela Villagrossi nel 2010), diffusi tramite registrazioni in studio, inseriti nelle performance vocali di Daniela Orlando e come voci off nei video. Nel 2010, Emanuela Villagrossi ha anche interagito in scena con Daniela Orlando, modificando alcune parti dello spettacolo.

Le interviste registrate a Roma con Citto Maselli e Angelo Pellegrino venivano integrate nello spettacolo attraverso brevi estratti, creando "momenti stranianti" che rompevano il flusso emotivo della scena, offrendo aperture documentaristiche e invitando lo spettatore alla riflessione.

Un ruolo significativo nella colonna sonora è stato ricoperto dalle musiche e da una canzone di Carmen Consoli. Roccia e Orlando hanno incontrato la cantante, che, incuriosita dal progetto dopo aver letto L'arte della gioia, ha accettato di contribuire con un brano iniziale e la canzone finale, Ognuno avi n’sigreto, un pezzo in dialetto ispirato alle ultime pagine de Il filo di mezzogiorno.

La struttura dello spettacolo, così come la sua "scrittura sulla carta", non era lineare, ma procedeva in parallelo su quattro colonne: testo letto, performance di Daniela Orlando (spesso con Lucilla ed Emanuela Villagrossi), video e musiche. Lo spettacolo era suddiviso in quattro sequenze principali:

  • Tempo coma
  • Preghiera alla luna
  • Essere donna essere uomo
  • In Maggio debuttiamo

Video 3: DA DOVE PARTO PER FARE UNO SPETTACOLO?

L'Impatto e la Riscoperta di Goliarda Sapienza

Dopo il debutto, lo spettacolo ha registrato il "tutto esaurito" per due repliche, contribuendo alla diffusione del nome di Goliarda Sapienza. Finalmente, le librerie hanno iniziato a esporre L'arte della gioia, segnando un momento importante per la riscoperta di questa straordinaria autrice.

Un'altra fase di ricerca ha portato Maria Rosaria Roccia a visitare la casa d'infanzia di Goliarda Sapienza a Catania, in via Pistone n° 20, un luogo ricco di storia e memorie. Questa immersione nei luoghi dell'autrice ha arricchito la sua comprensione della vita e dell'opera di Sapienza, offrendo ulteriori spunti per l'interpretazione artistica.

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