La figura di Maria Goretti, una giovane contadina italiana, è divenuta un simbolo di purezza e fede, venerata come santa dalla Chiesa Cattolica. La sua breve e drammatica esistenza si è conclusa con un martirio avvenuto nel 1902, ma la sua storia continua a essere oggetto di devozione, studio e, talvolta, di accesi dibattiti storiografici.

Origini e Dura Vita nell'Agro Pontino
Nata a Corinaldo, in provincia di Ancona, il 16 ottobre 1890, Maria Goretti era la secondogenita di Luigi Goretti e Assunta Carlini. La famiglia, composta da sei figli, era di origine bracciantile e si era sposata nel febbraio 1886, stabilendosi in un podere in località La Pregiana.
Nel 1897, l'indigenza costrinse i Goretti a emigrare. Si trasferirono dapprima a Paliano, vicino a Fiuggi, nei possedimenti del senatore G. Scelsi, dove furono affiancati nel lavoro da un'altra famiglia marchigiana, i Serenelli. Successivamente, si spostarono nell'Agro Pontino, in località Ferriere di Conca, allora compresa nel territorio comunale di Cisterna di Roma (l'attuale Cisterna di Latina), non lontano da Nettuno, nelle terre del conte A. Mazzoleni. Il territorio era paludoso e, sebbene la sistemazione in una vecchia costruzione a due piani non fosse tra le peggiori, era altissimo il rischio di contrarre la malaria, che nella zona era causa di diffusa mortalità. La vita della giovane Maria non fu diversa da quella dei figli di molti lavoratori agricoli: analfabetismo, denutrizione e lavoro pesante fin dall'infanzia.
Nel 1898, il senatore Scelsi assunse un'altra famiglia marchigiana di braccianti per affiancare i Goretti: Giovanni Serenelli, un sessantenne vedovo e alcolizzato, e suo figlio Alessandro, allora diciassettenne. Le precarie condizioni economiche spinsero i Goretti ad associarsi nel lavoro con i Serenelli, che abitavano nella stessa cascina.

L'Infanzia e la Fede di Maria
Affabilità, generosità e purezza di cuore caratterizzavano l'indole della piccola Maria. Era sempre dedita alle faccende domestiche e alla cura dei fratelli più piccoli, mentre i genitori si adoperavano senza riposo nel massacrante lavoro dei campi. In quanto figlia maggiore, a Maria erano affidati tutti i compiti di cura della casa, come accendere il fuoco, nutrire le galline, preparare la colazione e il pranzo, lavare i piatti e spazzare la casa. Doveva anche recarsi due volte al giorno alla fonte, distante centinaia di metri, tornando con pesanti secchi d'acqua.
La fede e l'assiduità nella preghiera, specialmente quella del Rosario, non venne mai meno nella bambina, neanche quando, all’età di 10 anni, subì la grave perdita del suo amato papà, stroncato dalla malaria. La sofferenza non fiaccò la volontà di Maria, anzi; da quel momento sentì di dover confortare la mamma rimasta sola a badare all’intera famiglia.
Nonostante fosse analfabeta e non avesse mai frequentato la scuola, nel 1902, appena undicenne e un anno prima del previsto, chiese e ottenne di ricevere il sacramento della Prima Comunione. Era disposta a rinunciare a ore di sonno pur di poter partecipare alla messa domenicale a Campomorto, distante diversi chilometri da casa sua. Secondo alcune testimonianze raccolte dai padri passionisti, Maria ricevette la Comunione poche volte, forse tre o cinque, con alcune discrepanze sulle date nei registri.
Le Molestie e il Martirio
Dopo la morte del padre, la convivenza con i Serenelli divenne sempre più difficile. Giovanni aveva un carattere autoritario ed era incline all'etilismo. Alessandro, orfano di madre, aveva diciannove anni nel 1902; era un ragazzo introverso, abituato a una totale sottomissione alla figura paterna, ma pronto a esercitare la sua autorità maschile nei confronti delle figure più deboli, come le Goretti e in particolare Maria, dalla quale era attratto.
A turbare la pace spirituale che sempre aveva albergato nel suo cuore fu il momento in cui, appena sviluppata, divenne oggetto delle morbose attenzioni di Alessandro Serenelli, da lei fino a quel momento considerato un fratello. Il giovane provò ripetutamente a insidiare Maria e, respinto ogni volta con l’invito a non offendere Dio, arrivò a minacciarla di morte se avesse parlato di quelle avances con la famiglia. Il silenzio fu una croce pesante da portare per la bambina, che non voleva aggravare i rapporti già tesi tra le due famiglie e trovò conforto nell’affidamento alla Vergine.
L'Aggressione Fatale
Nel primo pomeriggio di sabato 5 luglio 1902, Maria Goretti era seduta sull’ultimo gradino della scala esterna che portava all’ingresso di casa sua, cucendo delle toppe sulla camicia del suo vicino Alessandro Serenelli. Il resto della sua famiglia era impegnato nella trebbiatura del favino nell’aia poco lontano, e in casa c’era solo sua sorella piccola, Teresa, che si era appena addormentata.
Quando Serenelli si accorse di Maria, si allontanò dall’aia e salì le scale, le passò davanti ed entrò per prendere un punteruolo, una specie di lungo chiodo con manico d’osso usato di solito per intagliare le scope. Lo poggiò su un mobile vicino all’ingresso, poi chiese a Maria di entrare in casa. Subito dopo Serenelli chiuse la porta e tentò di violentarla. Maria si rifiutò gridando: «No, Dio non vuole queste cose, tu vai all’inferno!». Serenelli la zittì premendole un fazzoletto sulla bocca. Poi, non riuscendo a violentarla, la colpì ripetutamente con il punteruolo, infilzandola per quattordici volte in due tempi: prima al ventre mentre era a terra, e poi alla schiena mentre tentava di scappare, ferendola mortalmente.
Trasportata all'ospedale di Nettuno, Maria morì dopo lunghe ore di agonia il 6 luglio 1902. La notizia del delitto apparve su "Il Messaggero" e "La Tribuna" il 7 luglio 1902, che lo considerarono un fatto di cronaca, ricostruendo la dinamica e soffermandosi sulla psicologia dell'assassino, la cui brutalità fu in parte attribuita all'ambiente degradato dell'Agro Romano.

Il Perdono e la Conversione dell'Assassino
Il giorno successivo all'aggressione, prima di spirare, la piccola Maria perdonò il carnefice, confidando alla madre l’intimo desiderio che anche lui potesse raggiungerla in Paradiso. Questo atto di perdono è un elemento centrale della sua storia agiografica. Tuttavia, durante l'agonia le fu chiesto da don Signori e dalle suore presenti: «Perdoni all’offensore?». Si sa che Maria Goretti tentennò e all’inizio non rispose, un fatto ricordato anche durante i processi religiosi. La domanda le fu posta più volte e alla fine disse: «Sì lo perdono e lo voglio con me in paradiso».
Alessandro Serenelli fu condannato al carcere. Durante il processo penale, confessò di aver preparato l’arma e di aver deciso di usarla qualora la bambina gli avesse opposto resistenza. Confessò inoltre che la decisione di uccidere Maria era stata in parte motivata dal desiderio di fuggire dalla vita intollerabile nei campi, nella convinzione che la vita in carcere fosse preferibile. Serenelli si convertì nel 1910 e, scontata la pena, nel 1928 chiese perdono ad Assunta Goretti, accostandosi con lei alla Comunione. Dopo il rilascio, si fece terziario francescano e visse come ortolano in un convento.
Il Processo di Canonizzazione
Negli anni successivi all'omicidio, i padri passionisti nettunesi avviarono la causa per rendere santa Maria Goretti. Il processo di canonizzazione di un santo avviene attraverso procedimenti non dissimili da quelli dei tribunali civili, dove la Santa Sede deve valutare la santità o meno della persona sulla base della sua vita e di eventuali miracoli compiuti, con la presenza di un "postulatore".
Il 31 maggio 1935, su istanza della sezione diocesana della Gioventù femminile di Azione Cattolica di Albano Laziale e sollecitato da una lettera postulatoria di Armida Barelli, si apriva il processo informativo per la causa di beatificazione, che venne introdotta presso la S. Congregazione dei Riti il 1° giugno 1938. L’intero procedimento ebbe come promotore e postulatore un altro passionista, padre M. Liberati, che si avvalse di numerosi testimoni, tra i quali la madre, Assunta Carlini, e Alessandro Serenelli, la cui versione dei fatti si rivelò determinante per la costruzione dell’immagine eroica fondata sul martirio per la difesa della propria purezza.
Maria Goretti fu proclamata beata il 27 aprile 1947 e santa il 24 giugno 1950, in una cerimonia celebrata da Papa Pio XII di fronte a una folla imponente radunata in Piazza San Pietro. Alla canonizzazione partecipò anche la mamma di Maria, Assunta Carlini, allora ottantasettenne e malata, che morì a Corinaldo l'8 ottobre 1954 a 88 anni, con le sue ultime parole: "Marietta vieni a prendermi".

Controversie e Rinterpretazioni Storiografiche
La figura di Maria Goretti è stata oggetto di diverse interpretazioni e dibattiti, in particolare a partire dagli anni '80 del Novecento. Fino al 2017, non erano note fotografie di Maria Goretti; le sue rappresentazioni successive alla morte si basavano sui ricordi, non sempre coerenti, della madre e sulla somiglianza con una delle sorelle. Le uniche notizie certe provengono dai processi di beatificazione e canonizzazione, che la descrivono come una bambina minuta, molto timida, che non aveva mai frequentato la scuola e non intratteneva alcun rapporto di amicizia con i suoi coetanei.
La Tesi di Giordano Bruno Guerri
Una delle ricostruzioni più significative e non agiografiche della vicenda è quella dello storico Giordano Bruno Guerri, pubblicata per la prima volta nel 1984 con il titolo Povera santa, povero assassino. La vera storia di M. G. Guerri è stato il primo a inquadrare la figura di Goretti nel contesto storico e sociale in cui visse la sua breve vita, caratterizzata da abbrutimento, violenza e ignoranza. Egli ha evidenziato le dure condizioni di vita nella palude, l'analfabetismo della famiglia e un'educazione religiosa "rudimentale e sessuofoba" impartita dalla madre Assunta.
Guerri ha suggerito che Maria Goretti, suo malgrado, non avesse una sensibilità religiosa straordinaria per la sua età e la sua estrazione sociale, essendo ubbidiente e devota come altri bambini cresciuti in un contesto di ignoranza e dogmatismo. Ha anche sollevato dubbi sulle testimonianze della madre Assunta, che in un'occasione avrebbe modificato la data della Prima Comunione di Maria su suggerimento della presidente della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, Armida Barelli, per meglio supportare la causa di canonizzazione.
Inoltre, Guerri ha riaperto il dibattito sulla confessione di Alessandro Serenelli. Durante il processo penale, Serenelli dichiarò che Maria, impaurita, avrebbe mostrato di voler cedere alle sue "lascive voglie" esclamando "sì" per tre volte. Guerri ha ipotizzato che il vero motivo per cui Alessandro non riuscì a violentarla fosse l'impotenza. La Chiesa, di fronte a questa versione, avrebbe proposto un'interpretazione alternativa, suggerendo che i "sì" fossero in realtà esclamazioni di spavento ("ih!"). A causa di un'irregolarità nei verbali, il processo del 1938 fu annullato e rifatto nel 1941, e Serenelli tornò alla versione del "sì" come invocazione al martirio.
Secondo Guerri, la "santità di Goretti nacque in un clima concordatario di confluenza politica tra regime fascista e Chiesa cattolica", che condividevano una visione idealizzata e puritana della donna, protettrice dell'onore, e una visione colpevolizzante della donna in caso di violenza sessuale. Il suo libro causò un discreto scompiglio, con "L'Osservatore Romano" che accusò Guerri di essersi messo «fuori dalla comunità ecclesiale».
La Reazione della Chiesa
La Santa Sede reagì prontamente, istituendo il 5 febbraio 1985 una commissione per "ristabilire la verità dei fatti", individuando nel libro di Guerri 79 errori, alcuni dei quali riguardavano formalità di incarichi religiosi o definizioni dei processi canonici. Il dibattito che ne seguì coinvolse non solo le comunità cattoliche, ma anche i giornali nazionali, con critici d'arte come Federico Zeri che elogiarono l'opera di Guerri per la ricostruzione del contesto storico.
In sintesi, alla radice della venerazione di Maria Goretti vi era l'esigenza dei padri passionisti di possedere una santa locale, proveniente da un ambiente di sofferenza e miseria. Il fatto che sia poi divenuta l'eroina del pudore violato e martirizzato è un aspetto successivo, che non cambia le motivazioni originarie del suo percorso di santificazione.
MEDJUGORJE: la scienza cosa dice?
Eredità e Significato
La storia di Maria Goretti, pur tra interpretazioni diverse, rimane un potente esempio di fede e resistenza. Per la Chiesa Cattolica, Maria Goretti è un modello di purezza e fortezza, specialmente per le fanciulle e le giovani donne. La sua figura è stata utilizzata per richiamare l'importanza dell'educazione cristiana in famiglia, basata sul timore di Dio, l'obbedienza ai genitori, l'amore per la verità e l'illibatezza.
Maria Goretti è accostata ad altre martiri della purezza come Agnese, e la sua storia ha ispirato numerosi opuscoli, volumi, poesie, copioni teatrali e persino un film, "Il cielo sulla palude" (1949) di A. Genina. Il suo culto sottolinea il valore della purezza e la forza della fede anche nelle circostanze più estreme, e il suo perdono a Alessandro Serenelli è spesso citato come un esempio di carità cristiana.
Fonti e Bibliografia
Per la ricostruzione della vicenda sono fondamentali gli atti dei processi di beatificazione e canonizzazione, Beatificationis seu declarationis martyrii servae Dei Mariae G., Romae 1938-49, e gli atti del processo penale, conservati in Arch. di Stato di Roma, Corte di Assise di Roma, Anno 1902, b. 78, f. 42. Tra le numerose biografie si annoverano:
- Marini, C., Cenni biografici della dodicenne M. G. barbaramente trafitta a morte nella difesa della sua castità, Roma 1904.
- Aurelio della Passione, La s. Agnese del secolo XX. S. M. G. martire della purità, Nettuno 1929.
- Barelli, A., M. G., Milano 1930.
- Sgariglia, F., Il giglio di Corinaldo, Milano 1935.
- Guerri, G.B., Povera santa, povero assassino. La vera storia di M. G., Milano 1985.
- Turi, M., La costruzione di un nuovo modello di comportamento femminile. M. G. tra cronaca nera e agiografia, in Movimento operaio e socialista, I-II (1987), pp. 223-236.
- Turi, M., Il «brutto peccato». Adolescenza e controllo sessuale nel modello agiografico di M. G., in Bambini santi. Rappresentazioni dell’infanzia e modelli agiografici, a cura di A. Benvenuti Papi - E. Giannarelli, Torino 1991, pp. 119-146.
- Profili biografici in Il grande libro dei santi, diretto da C. Leonardi - A. Riccardi - G. Zarri, Cinisello Balsamo 1998, II, pp. 1320-1323; Bibliotheca sanctorum, VIII, coll. 1072-1076; Enc. cattolica, VII, coll.