Maria, Compagna del Redentore: Il Contributo di Manfred Hauke e la Tradizione Mariologica

Il concetto di Maria come "Compagna del Redentore" (spesso espresso con il termine Maria Corredentrice) rappresenta una pietra angolare della mariologia cattolica, esplorato e approfondito da numerosi teologi nel corso dei secoli. Questa dottrina evidenzia la partecipazione singolare di Maria all'opera salvifica di Cristo. Nel panorama teologico contemporaneo, figure come Manfred Hauke hanno contribuito in modo significativo alla comprensione storica e sistematica di questo mistero, attingendo anche all'eredità di illustri predecessori come Don Emilio Campana e San Bonaventura.

L'Eredità Teologica di Don Emilio Campana (1874-1939)

Don Emilio Campana (1874-1939) è riconosciuto come un influente teologo e un «distinto mariologo» grazie alle sue «notissime opere» mariologiche: Maria nel dogma cattolico e Maria nel culto cattolico.

La sua importanza fu riconosciuta già in vita, quando nel 1938 Campana «fu eletto Membro dell'Accademia dell'Immacolata a Roma», una nomina prestigiosa per l'epoca. Dopo la sua morte, nel 1939, padre Alfonso Codaghengo (1882-1965) scrisse un necrologio su L'Osservatore Romano intitolato La scomparsa di un illustre teologo ticinese. Nel decimo anniversario della sua morte, nel 1949, si tenne una commemorazione nella chiesetta di Signôra, accompagnata da un omaggio pubblicato sul Monitore Ecclesiastico dell'Amministrazione Apostolica Ticinese.

Nello stesso anno, Antonio Piolanti (1911-2001), professore di Dogmatica e primo Rettore dell'Università Lateranense, scrisse un articolo per l'Enciclopedia cattolica definendo Campana un «distinto mariologo» per le sue due «notissime opere». Il Marienlexikon (1988) lo descrive come un «mariologo famoso», i cui scritti «facevano parte dei manuali più usati di mariologia». Anche il teologo milanese Francesco Scanziani lo menziona nella Storia della mariologia italiana più recente (2012).

La fama delle sue opere raggiunse figure di spicco, come San Massimiliano Kolbe, che in una lettera del 1940 segnalò Maria nel dogma cattolico di Campana, definendolo «un volume italiano che supera le mille pagine».

L'opera Maria nel dogma cattolico, pur superando le mille pagine già nell'edizione del 1928, riportava nell'indice l'indicazione "Primo libro", mentre al suo interno non vi era traccia di un "Secondo libro". Questa annunciata continuazione suscitò grande attesa tra i lettori. Già nel 1909, una lettera pubblicata sul bollettino dell'amministrazione ticinese esprimeva l'auspicio: «Ed ora ci faccia coraggio, e mantenga la promessa di darci anche l'altro [libro]: Maria nel culto cattolico». L'uscita di questa seconda opera fu ritardata dalla Prima guerra mondiale e da altre circostanze, e ci vollero 24 anni, fino al 1933, per vederla pubblicata. Nell'edizione di Maria nel dogma cattolico del 1936 venne infine tolto nell'indice il riferimento "Primo libro".

Oggi, nonostante l'ampia disponibilità di manuali di mariologia, i due volumi di Campana, Maria nel culto cattolico, apparsi per la prima volta nel 1933, mantengono un notevole valore come opere scientifiche che offrono una panoramica completa della devozione mariana.

Ritratto di Don Emilio Campana o copertina di una delle sue opere mariologiche principali

Maria, "Compagna del Redentore": Un Concetto Teologico Fondamentale

Il titolo "Maria, compagna del Redentore" esprime un concetto mariologico profondo, spesso associato al termine Maria Corredentrice. Questo concetto, sebbene la sua terminologia sia più recente, ha radici solide nella tradizione teologica sin dai primi secoli del cristianesimo.

Origine del Termine "Corredentrice"

Secondo le ricerche del teologo Manfred Hauke, il vocabolo "corredentrice" è di conio moderno. Non compare nell'età patristica, né nel Medioevo e nemmeno in tutta la Scolastica successiva. La sua prima attestazione, individuata da Hauke, risale al «secolo XV, in un inno conservato a Salisburgo».

La Cooperazione di Maria nella Tradizione Pre-Scolastica

Nonostante la tardiva comparsa del termine, il concetto sotteso a «corredentrice» è già presente tra i Padri del primo millennio. Sebbene in una consistenza marginale rispetto alla teologia cristologica e trinitaria, fin dal principio del cristianesimo si riscontra una «evidente e singolare complicità o cooperazione alla redenzione di Gesù Cristo» da parte di Maria. L’evento dell’Incarnazione del Verbo è, infatti, considerato «l’inizio della redenzione che culmina sul Calvario».

Tuttavia, come sottolinea Hauke, «nell’epoca patristica, Maria appare come collaboratrice dell’Incarnazione, ma il coinvolgimento attivo sotto la Croce rimane ancora nell’ombra». Questa assenza è significativa, poiché la redenzione di Cristo è massimamente riconducibile alla passione e alla morte di Croce.

Con l'avvento del Medioevo, la sensibilità religiosa cambia e «si nota un’attenzione maggiore alla compassione di Maria sotto la Croce». Nelle sacre rappresentazioni dell'epoca, la Vergine è sempre più raffigurata come la "donna dei dolori" (Mater Dolorosa). Autori come Arnaldo di Bonneval, San Bernardo, Giorgio di Nicomedia o Ruperto di Deutz iniziano a presentare Maria come «mediatrice» di tutte le grazie di Cristo, o come «cooperatrice», formulando concetti come quello in cui «Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima».

Illustrazione medievale di Maria ai piedi della Croce o icona della Mater Dolorosa

San Bonaventura e la "Compassio" Mariana

Tra i teologi che hanno approfondito il tema della mediazione e della corredenzione di Maria Santissima, San Bonaventura si distingue in modo speciale. Non solo per essere un dottore serafico della Chiesa, ma anche per aver offerto «la soluzione più elegante, profonda e semplice alla questione» della cooperazione mariana alla Redenzione.

Bonaventura, in particolare, dedica la sesta conferenza delle sue Collazioni sui sette doni dello Spirito Santo (nota come De Donis, del 1268) al dono della fortezza in Maria Vergine. Fin dalle prime battute, egli insiste su un «prezzo» - un «pretium» - che la Vergine avrebbe pagato insieme al Figlio suo, richiamando le parole di Proverbi 31, 10: «Il suo prezzo supera quanto viene da lontano e dagli ultimi confini».

Uno degli interpreti più lucidi della dottrina bonaventuriana sulla corredenzione mariana è stato il padre francescano e studioso Vincenzo Cherubino Bigi (1921-2003). Bonaventura, nella sesta collazione, accenna subito a quel «prezzo» di cui parla San Paolo: «Voi siete stati comprati a caro prezzo» (1 Cor 6,20), intendendo il sangue di Cristo.

Il vocabolo «prezzo», in questo contesto, sottintende il «prezzo da pagare» da parte di Dio per l’umana redenzione, dato che «l’uomo da sé non avrebbe potuto rendere soddisfazione». Ma dove, si chiede il Dottore serafico, si trova tale prezzo? E risponde: «nell’utero della Vergine gloriosa». Da queste prime affermazioni si deduce che il ruolo della Vergine nella redenzione del Figlio non è meramente passivo, ma in qualche modo attivo. Ella non si è limitata ad assumere e possedere il «prezzo» (Gesù Cristo), ma «da lei è stato pagato». Quindi, non solo pagato da Cristo, ma anche dalla Madre. Il serafico Bonaventura conferma: «Essa stessa ha portato, pagato e posseduto quel prezzo».

Bonaventura prosegue spiegando come la Madre abbia «pagato»: Ella «lo paga da forte e pia», in particolare con «la pietà della venerazione divina». Egli afferma che «non vi è alcuno che possa rendere l’onore sottratto a Dio al di fuori di Cristo». Eppure, «la beata Vergine è veneratrice e restauratrice [venerativa et restaurativa] dell’onore sottratto a Dio, poiché consente, da madre, che Cristo venga offerto in riscatto». A differenza di Anna che offrì Samuele «per servire», la Beata Vergine «offrì invece il figlio suo per essere sacrificato».

Cherubino Bigi evidenzia qui «la ragione di soddisfazione insita nell’oblazione di Maria», notando come Bonaventura dimostri che la Beata Vergine è «restaurativa di quell’onore in quanto acconsentì, come madre, che il Figlio fosse offerto come prezzo soddisfattorio a Dio».

La Beata Vergine Maria fu «compaziente» agli «stessi dolori di Cristo e con Cristo (compassio ad Christum) per la salvezza delle anime». In questo contesto, la compassione non ha «solo il senso di avere pietà», ma assume il significato più forte di «patire insieme o con altri» - cum patior (patire con).

Il rinnovamento dell’ermeneutica in S. Bonaventura - lezione 1

È cruciale sottolineare che, sebbene alla Vergine sia riconosciuto un ruolo corredentivo, non le può essere associata una «soddisfazione de condigno», applicabile solo a Cristo. Le spetta, piuttosto, una «soddisfazione de congruo cum dignitate», secondo l’espressione dello stesso Bonaventura. Ciò significa che la creatura rimane creatura e Dio rimane Dio: la «compassio di Maria ha solo valore partecipativo e dipendente».

Inoltre, solo Gesù morì fisicamente, non la Madre. Il «prezzo pagato» da Maria è un prezzo doloroso e peculiare, e per questo motivo non può esservi una separazione totale tra compassio mariana e passio Christi. Sebbene «la prima azione corredentiva posta da Maria fu la libera accettazione della divina maternità», l’atto redentivo vero e proprio non fu l’Incarnazione, ma «la passione e morte di Cristo».

Maria «pagò questo prezzo da donna forte e pia, proprio quando Cristo patì sulla Croce per pagare tale prezzo, al fine di purificarci, lavarci e redimerci. In quell’ora la beata Vergine fu presente, accettante e concordante con il volere divino». A Dio piacque «che il prezzo del suo seno fosse offerto sulla Croce per noi». Bonaventura applica qui a Maria la categoria della «redenzione» propria di Cristo, attribuendola alla sua volontà e alla sua accettazione del volere divino.

Dio, nella sua provvidenza presciente, pur avendo avuto infinite modalità d’Incarnazione a motivo della sua onnipotenza, scelse proprio quella che passava dall’utero della Vergine Benedetta. Ai piedi della Croce si ha pure la risposta alla domanda di Gesù a Maria, durante le nozze di Cana: «Donna, che c’è tra me e te? Non è ancora giunta la mia ora» (Gv 2,4).

Per quanto riguarda la redenzione, l’unico elemento che rende la Madre uguale al Figlio è l’assenza di peccato. Bonaventura osserva che «la donna sente dolore a causa del parto, cioè prima del parto. Ma la Vergine beata non soffrì dolore prima del parto, perché non concepì nel peccato, come Eva […], ma sentì dolore dopo il parto».

Secondo il teologo Peter D. Fehlner, Maria «gode di una partecipazione unica alle cosiddette operazioni “teandriche” del Figlio suo come Maestro, Re e Sacerdote». Cherubino Bigi, inoltre, sostiene che in Maria si raggiunga l’eccellenza della sequela e dell’imitazione di Cristo, in particolare in relazione alle sue sofferenze.

Contributi Mariologici di Manfred Hauke

Il teologo Manfred Hauke ha fornito un contributo sostanziale allo studio della mariologia, sia attraverso le proprie pubblicazioni che come curatore di opere collettive di rilievo. Le sue ricerche spesso si concentrano sulla figura di Maria come "compagna del Redentore", la sua mediazione e il suo ruolo nella storia della salvezza.

Tra i suoi scritti e curatele più significativi che esplorano il tema di Maria come "compagna del Redentore" e la sua cooperazione alla salvezza, si possono annoverare:

  • Diversi articoli intitolati "Maria, ´compagna del Redentore´."
  • "L’unicità di Gesù Cristo e l´universalità della salvezza."
  • "Maria, ‚Mediatrice di tutte le Grazie’ nell’Archivio Segreto Vaticano del Pontificato di Pio XI." (Immaculata Mediatrix 7, 2007)
  • "La mediazione materna di Maria in Cristo: una riflessione sistematica." pubblicato in Maria Corredentrice.
  • "Riscoperta: la petizione del Cardinal Mercier e dei Vescovi belgi a Papa Benedetto XV per la definizione dogmatica della mediazione universale delle grazie da parte di Maria (1915)." anch'esso in Maria Corredentrice.
  • "La consacrazione alla Vergine Maria nella teologia tedesca del XX secolo." (negli Atti del Simposio Mariologico Internazionale sulla Consacrazione alla Vergine Maria, Frigento 2011)
  • "L'importanza della donna nella storia della salvezza. Tentativo di una sintesi." in La donna e la salvezza. Maria e la vocazione femminile.
  • "Maria, donna nuova, nell'esperienza di santa Edith Stein." nello stesso volume La donna e la salvezza. Maria e la vocazione femminile.
  • "Maria, madre e compagna di Cristo, tipo sponsale della Chiesa."
  • Introduzioni e note del curatore a opere di Leo Scheffczyk (Fondamenti del dogma, La creazione come apertura alla salvezza) e Anton Ziegenaus (Gesù Cristo. La pienezza della salvezza), che fanno parte della collana Dogmatica cattolica, evidenziando la sua attenzione ai fondamenti dogmatici.

Manfred Hauke è anche il curatore di opere fondamentali come La donna e la salvezza. Maria e la vocazione femminile (Lugano 2006) e co-curatore di volumi significativi come Maria, „unica cooperatrice alla Redenzione“, che raccoglie gli Atti del Simposio sul Mistero della Corredenzione Mariana tenutosi a Fatima nel 2005.

Copertina di un libro di Manfred Hauke sulla Mariologia o sulla Corredenzione Mariana

Temi Correlati e Recensioni

Le recensioni di Roschini del 1939 sui volumi di Campana (Maria nel dogma, Maria nel culto) li presentano come «un vero monumento… più duraturo del bronzo», pur indicando alcuni limiti sistematici e piccole sviste storiche. Questa frequente e cordiale corrispondenza tra Campana e Roschini testimonia la vivacità e il rigore del dibattito mariologico dell'epoca.

Tra i temi mariologici ampiamente trattati da Hauke e altri studiosi si annoverano anche:

  • La mediazione universale di Maria, spesso espressa come "Mediatrice di tutte le grazie".
  • Il ruolo di Maria nella storia della salvezza e nella vocazione femminile.
  • La consacrazione all'Immacolata.
  • Un'analisi critica delle apparizioni mariane, come quelle di Fatima e Medjugorje.

Diversi studiosi, tra cui Gabriele M. Roschini, Peter D. Fehlner, Vincenzo Cherubino Bigi e molti altri autori citati nelle referenze, hanno contribuito ad arricchire questo panorama mariologico contemporaneo, offrendo approfondimenti storici, sistematici ed esegetici sulla figura di Maria e la sua cooperazione all'opera della Redenzione.

Il rinnovamento dell’ermeneutica in S. Bonaventura - lezione 1

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