Il 21 gennaio 1793, Luigi XVI, Re di Francia, fu ghigliottinato a Parigi per aver cospirato contro la libertà della nazione. Questo evento segnò la fine di un'epoca e diede il via a una serie di misteri e ricerche che, a distanza di secoli, continuano ad affascinare storici e scienziati, in particolare per quanto riguarda le reliquie attribuite al sovrano e alla sua stirpe.
La "Zucca Francese": Testimonianza e Analisi
In anni recenti, una pregiata zucca pirografata, conosciuta come la "zucca francese" o della rivoluzione, è stata oggetto di numerose analisi per il suo contenuto. Si ritiene che al suo interno siano stati conservati i residui di un fazzoletto intriso del sangue di Luigi XVI al momento della sua esecuzione. Nonostante il fazzoletto non sia rimasto, gli scienziati sono riusciti ad analizzare una sostanza marrone depositata all'interno della zucca.
Le Iscrizioni e la Storia della Reliquia
Il manufatto è interamente pirografato con ritratti di rivoluzionari, di Luigi XVI, Maria Antonietta e del Delfino. Alla base, riporta alcune iscrizioni che narrano la sua origine:
- “Maximilien Bourdaloue il 21 gennaio di quest’anno ha imbevuto il suo fazzoletto nel sangue di Luigi XVI dopo la decapitazione”;
- “Coagulatosi lo mise in quella zucca e me la diede in cambio di 2 assignats da 10 F. Testimoni i cittadini François L e F. Regnauld”;
- “Mi è stato dato l’incarico di lavorarla in questo modo per farne dono all’Aquila che mi darà 500F”;
- “Terminato oggi 18 di 7 bre? 1793 Jean Roux cittadino parigino autore”.
Secondo i ricercatori del team bolognese (Davide Pettener, Donata Luiselli, Susi Pelotti e Carla Bini dell’Università di Bologna), queste iscrizioni sono il "più interessante" elemento, insieme alle immagini, per ricostruire la storia di questa reliquia. Raccontano che Maximilien Bourdaloue immerse il fazzoletto nel sangue, lo mise nella zucca e ordinò a un artista parigino, Jean Roux, la decorazione, che si concluse il 18 settembre 1793.

Le Prime Analisi Genetiche
Nel 2006, un team di antropologi molecolari e genetisti forensi dell’Università di Bologna, in collaborazione con il gruppo guidato da Carles Lalueza-Fox del Consejo Superior de Investigaciones Scientifiche (Csic) di Barcellona, ha condotto la prima ricerca sul contenuto della zucca. L'analisi ha confermato che la sostanza marrone era sangue umano.
I ricercatori hanno estratto il DNA del soggetto e analizzato il DNA mitocondriale e il cromosoma Y. I risultati ottenuti hanno evidenziato due linee genetiche molto rare, difficili da rintracciare nei database attuali: la linea mitocondriale materna corrispondeva a un raro N1b, presente solo in due europei su circa 21.000 soggetti studiati, mentre la linea del cromosoma Y corrispondeva a un G2a, clade finora non ancora descritto tra i 21.800 europei analizzati.
Inoltre, dall'analisi è emerso che il soggetto aveva gli occhi azzurri, un tratto che, secondo alcuni ritratti dell’epoca (come quelli di Antoine-François Callet del 1786 e Joseph-Siffre Duplessis del 1777), corrispondeva a Luigi XVI.

Il Contesto Storico delle Sepolture Reali di Saint-Denis
Per comprendere appieno la sfida dell'autenticazione delle reliquie reali, è essenziale considerare le pratiche di sepoltura dei reali di Francia e gli sconvolgimenti della Rivoluzione.
Basilica di Saint-Denis: le tombe reali aperte e distrutte durante la Rivoluzione francese
La Necropoli e le Pratiche di Imbalsamazione
Per secoli, tutti i reali di Francia e i principi di sangue sono stati sepolti nella necropoli di Saint-Denis, un luogo che ha ospitato le salme dal 605 con re Dagoberto della dinastia dei Merovingi al 1824 con Luigi XVIII di Borbone.
Era consuetudine delle famiglie reali che i corpi venissero prima imbalsamati e poi privati del cuore e di tutti gli organi interni, i quali venivano conservati in urne separate, spesso in luoghi diversi o all'interno della stessa necropoli ma in reliquiari distinti.
La Profanazione delle Tombe e il Recupero dei Resti
Nel 1793, per l’anniversario della presa delle Tuileries del 10 agosto 1792, fu deciso di aprire le tombe di Saint-Denis per recuperare il piombo e il bronzo delle bare dei sovrani. Questa non fu un'azione condotta con rispetto; durante le operazioni, i corpi furono smembrati e gettati in due grandi fosse comuni, per poi essere ricoperti di calce viva per accelerare il processo di decomposizione.
Alexandre Lenoir, curatore del Museo dei Monumenti Francesi, riuscì fortunatamente a recuperare le meravigliose effigi in marmo che coprivano le tombe, trasportandole nel museo e sottraendole così alla distruzione.
Trascorsero alcuni anni e nel 1816, per ordine di Luigi XVIII, iniziò il recupero delle salme. Tra i tanti resti recuperati vi furono anche quelli di Luigi XVI e Maria Antonietta, successivamente sepolti degnamente nella necropoli di Saint-Denis. Nello stesso luogo si trova oggi l’urna con il cuore mummificato attribuito a loro figlio, Luigi XVII, i cui resti corporei non sono mai stati identificati con certezza.

La Tragica Storia del Delfino Luigi XVII
La vita di Luigi XVII, sebbene brevissima, fu segnata da una tragedia profonda. Iniziò il suo simbolico regno in prigione, caricando su di sé il pesante giogo dell’odio rivoluzionario fino alla morte.
La Prigionia e i Maltrattamenti
A Parigi, il 21 gennaio 1793, giorno dell'esecuzione di Luigi XVI, il rullo dei tamburi e il ruggito della folla segnarono la fine della monarchia. Tra i monarchici, il giovane Delfino, figlio di Luigi XVI, fu subito riconosciuto come Luigi XVII. I fautori della Rivoluzione, desiderosi di rovesciare la tradizione monarchica e di impiantare un nuovo ordine, progettarono la sua misteriosa "scomparsa".
Luigi XVII fu separato dalla madre, Maria Antonietta, un evento che causò immenso dolore alla famiglia reale prigioniera. Maria Antonietta, provata dalle sofferenze della prigionia, vide fallire ogni tentativo di riunione con il figlio, e i suoi capelli, un tempo biondi, erano diventati bianchi per le orribili sofferenze.
Il Delfino fu quindi trasferito in un altro scompartimento della Torre del Tempio e affidato alle mani di Simone il ciabattino, un sorvegliante descritto come "fedele patriota" ma dedito all’ubriachezza e a costumi depravati. Le condizioni pietose e i maltrattamenti subiti da Simone sconvolsero profondamente la sua salute. La sua fisionomia, un tempo dolce e sorridente, divenne segnata dalla tristezza, il suo volto emaciato e pallido. Le sue membra divennero allungate e sproporzionate, la sua schiena curva e il suo portamento abbattuto.

Gli Ultimi Momenti e la Morte
A seguito di un cambio di potere, Simone stesso finì alla ghigliottina. Il piccolo Delfino, quasi distrutto dai maltrattamenti e completamente deperito, fu allora gettato in una prigione e lasciato solo sotto la vigilanza di alcune guardie. Per sei lunghi mesi, visse in un isolamento che gli sembrò un'eternità, tormentato dalla paura e dall'angoscia.
Passarono i mesi e la dirigenza del governo prese nuove direzioni. I responsabili del Delfino, vedendo il suo stato spaventoso, iniziarono le procedure per il suo recupero. Le sue condizioni peggiorarono drasticamente, tanto da renderlo irriconoscibile, e non poteva muoversi senza dolore. La sua figura divenne un simbolo della tragedia della monarchia.
Nel giugno 1795, l’ultima ora giunse per il piccolo re. Su un letto, con violenti dolori in tutto il corpo, la sua fisionomia divenne improvvisamente placida e serena. Uno dei suoi accompagnatori, tenendogli la mano, gli disse: "Spero che tu non debba più soffrire…". A cui ricevette una risposta toccante: "Oh, soffro ancora, ma molto meno. La musica è così bella!" Sorpreso, chi lo assisteva gli chiese da che parte venisse la musica, e lui rispose: "Dall’alto!" Poco dopo, un nuovo carceriere, accorgendosi che il bambino era agli ultimi momenti, gli chiese come si sentiva. Il povero orfanello, insistendo su quanto aveva detto prima, rispose: "Credi che mia sorella stia ascoltando la musica?" Dopo qualche altro istante, con gli occhi lucidi e spalancati, il giovane re si alzò con grande difficoltà e disse: "Ho qualcosa da dire…". Ma le forze lo abbandonarono. Con grande calma, il bambino appoggiò di nuovo la testa e morì, consegnando la sua anima. Le sue sofferenze portarono molti a considerarlo un autentico martire, sia nel corpo che nello spirito.

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La Prigionia di Maria Antonietta
Maria Antonietta fu anch'essa un'importante figura della tragedia rivoluzionaria. Rinchiusa nella prigione del Tempio con la sua famiglia dal 13 agosto 1792, dopo la presa delle Tuileries, fu trasferita, da sola, alla Conciergerie nella notte tra l'1 e il 2 agosto 1793. I suoi figli e la cognata rimasero nella prigione del Tempio, mentre Luigi XVI era già stato giustiziato.
Maria Antonietta rimase nella Conciergerie per 76 giorni. Le sue condizioni di prigionia non sono molto note, inficiate da numerose dicerie e leggende. Privata dei mezzi per scrivere per la maggior parte del tempo, era costantemente sotto la sorveglianza di due gendarmi, senza alcuna privacy. Nonostante i tentativi di liberazione, come il "complotto dei garofani", tutti i piani fallirono. Il 3 ottobre, la "vedova Capet" fu ufficialmente accusata e meno di 10 giorni dopo fu interrogata da Herman, il presidente del Tribunale rivoluzionario.
La Ricerca della Verità: Tentativi di Confronto Genetico
L'unico modo per dimostrare che il sangue nella zucca fosse realmente di Luigi XVI sarebbe stato confrontare il profilo del cromosoma Y ottenuto con il profilo genetico del cuore mummificato attribuito a suo figlio, Luigi XVII, conservato nella Basilica di Saint-Denis a Parigi. Questa richiesta di confronto, avanzata dai ricercatori, non fu mai accettata inizialmente.
Il Confronto con la Testa di Enrico IV e le Sue Controversie
La ricerca si trovò quindi a un punto morto fino al 2011, quando partirono le analisi del DNA di una testa mummificata acquistata nel 1919 da un collezionista, che la credeva quella di Enrico IV, trafugata durante la Rivoluzione. L’autenticità era dubbia, poiché la procedura di imbalsamazione prevedeva l’asportazione del cervello, mentre in questo caso non era stata effettuata.
Si procedette comunque a estrarre il DNA della testa da un frammento della gola, non toccato dall’imbalsamazione, e a compararlo con quello estratto dalla zucca. Inizialmente, sembrava esserci una "stupefacente somiglianza", e i risultati furono confrontati con quelli del DNA di tre discendenti dei Borbone in vita: Sisto Enrico di Borbone, Axel di Borbone Parma e Giovanni Enrico d’Orleans-Braganza. Per un momento, si pensò che i reperti si autenticassero a vicenda.

Tuttavia, molti genetisti e antropologi contestarono i risultati: non vi erano somiglianze certe, anzi, molti aspetti erano completamente diversi. Così, nel 2012 si decise di ripetere le analisi sulla testa e sui resti nella zucca, cercando anche di ricostruire l’intera sequenza del DNA di Luigi XVI.
I risultati di questa ricerca furono deludenti: il DNA della testa non aveva alcuna somiglianza con quello dei tre Borbone viventi. Poiché questi uomini discendevano dai due figli di Luigi XIII, a sua volta figlio di Enrico IV, fu confermato non solo che il DNA Y dei Borbone era quello certo, ma anche che la supposta paternità illegittima di Luigi XIV e del fratello Filippo, attribuita al cardinale Giulio Mazzarino, era soltanto un pettegolezzo storico. Da questi studi, quindi, si è ritenuto che la testa acquistata nel 1919 non fosse autentica.

La Contaminazione dei Campioni dalla Zucca
Parallelamente alla vicenda della testa di Enrico IV, anche le analisi sulla "zucca francese" incontrarono difficoltà. Purtroppo, recenti prelievi di tracce dal fondo della zucca hanno evidenziato fortissime contaminazioni, tanto che ormai solo il 24% dei reperti analizzati aveva origine umana. Risultò anche perduto il campione precedentemente analizzato.
Conclusioni Attuali: Un Mistero Ancora Irrisolto
Se un giorno sarà permesso il confronto con il cuore mummificato del piccolo Luigi XVII e questo risulterà positivo, ci sarà la prova di autenticità di entrambe le reliquie nella discendenza padre-figlio. Tuttavia, se le tracce non dovessero combaciare, rimarrà il dubbio che Luigi XVII sia stato un figlio illegittimo e non discendente diretto di Luigi XVI, come taluni hanno spesso asserito.
Al momento, dunque, non si può confermare né smentire l’autenticità dello speciale contenuto della zucca francese e la sua diretta connessione con Luigi XVI.