Il Movimento Liturgico nel XX Secolo: Percorsi e Prospettive

Questo saggio si inserisce all'interno della storia del Movimento Liturgico del XX secolo, proponendosi di riprendere alcuni fili teorici fondamentali e di evidenziarne la decisività. Il titolo è volutamente provocatorio, ma illuminato dal sottotitolo e da ripetute spiegazioni, assume un significato preciso: "tentare semplicemente di riprendere alcuni fili teorici fondamentali all'interno della storia del Movimento Liturgico del XX secolo" (p. 6).

La Proposta di Andrea Grillo: Tre Nodi Fondamentali

La proposta di Andrea Grillo, docente presso Sant'Anselmo a Roma e Santa Giustina a Padova, si articola attorno a tre punti cardine:

  • La collocazione moderna e post-moderna del Movimento Liturgico.
  • Il sorgere di una nuova disciplina teologico-liturgica.
  • La portata teologica ed esperienziale di questa nuova forma di sapere.
Grillo riesce a esporre questi complessi argomenti con un linguaggio chiaro, seppur impegnativo. Il suo lavoro reagisce a una teologia intellettualistica della tradizione recente, che dava priorità al sapere filosofico-teologico e storico. L'autore aiuta a riscoprire il valore costitutivo del celebrare per la rivelazione e la fede cristiana, e di conseguenza anche per la teologia. Viene sottolineata la necessità di correlare il tutto in una vera e propria teologia della liturgia, dove lògos e rito si coniugano per un discorso significativo su Gesù.

L'esperienza rituale, pertanto, diventa un fondamento della fede in una mistagogia riscoperta e valorizzata, in relazione alla teologia fondamentale e sacramentale. Il volume rappresenta una decisa "rivendicazione" del momento dossologico all'interno della riflessione cristiana, contrastando l'oblio del rito nella teologia.

rappresentazione stilizzata delle tre fasi del Movimento Liturgico

La Questione Liturgica e la Nascita della Disciplina

L'itinerario proposto da Grillo, sviluppato in sei passaggi fondamentali e due appendici dedicate a figure come Cipriano Vagaggini e Columba Marmion, inizia con le pagine introduttive "Per una «nuova» storia del Movimento Liturgico". Qui viene spiegato il titolo generale e anticipato il percorso del volume, attribuendo al Movimento liturgico il merito di aver tentato la riscoperta della possibilità della tradizione in un mondo ormai post-tradizionale.

Interdisciplinarità e Valore Costitutivo del Celebrare

Il primo blocco di osservazioni, intitolato "La «questione liturgica» e la nascita della liturgia. «Origo», «status» e «progressio quaestionis»", evidenzia l'importanza dell'interdisciplinarità. L'autore chiede di superare l'autosufficienza delle singole discipline teologiche e della teologia stessa, che deve lasciarsi interpellare dall'antropologia culturale per rendere la fede dicibile alle nuove generazioni. Si evidenzia che il celebrare rituale, in quanto atto di culto, deve essere ricollocato in un ambito significativo e costitutivo per l'atto di fede in Gesù Signore e per la sua stessa rivelazione. Si è iniziati ai riti, ma ancor più si è iniziati dai riti, nei quali prende corpo l'identità cristiana.

Il Movimento liturgico ha avuto il grande merito di porre "il problema di riscoprire il valore fondante delle pratiche celebrative per la piena esperienza, espressione e comprensione della relazione con il Signore Gesù" (p. 28). Il rito si configura come un codice essenziale per la relazione tra il fedele e il suo Signore. La seconda svolta antropologica, caratterizzata dal dialogo con l'antropologia culturale, valorizza le dimensioni linguistica, corporea, simbolica, sociale e storica dell'uomo.

Il Metodo Teologico e le Scienze Umane

Il secondo passaggio del volume, "La liturgia e il metodo teologico nel Movimento Liturgico. Confronto con la storia e apertura originaria alle scienze umane", approfondisce il discorso sul metodo della nuova scienza liturgica. Questo avviene in un intenso confronto con le scienze umane, che sono capaci di apprezzare la radicalità dell'atto liturgico. Tale atto non è riducibile a sapere disinteressato, ma va accolto anche dalla teologia come fons della propria esperienza e collocato nel fondamento stesso dell'atto di fede (p. 52). Grillo richiama il progressivo distinguersi tra metodo storico e metodo teologico, analizzando i progetti di Casel e Guardini. In questi, egli riscopre il ruolo delle scienze umane nell'evidenziare la dimensione teologica della liturgia. In una visione ampia, la liturgia non si accontenta del solo scavo storico o filologico delle fonti liturgiche, ma mette a fuoco il rapporto costitutivo tra l'atto di fede e la celebrazione rituale, in un "ritorno alla liturgia come fonte".

L'Esperienza Rituale nella Teologia Fondamentale

Nel terzo capitolo, "L'esperienza rituale come «dato» della teologia fondamentale. Il presupposto rimosso e la reintegrazione del rito nella fede", si precisano le ambizioni sia pratiche che teoriche della nuova disciplina liturgica, ribadendo la qualità fontale e fondamentale del culto liturgico. La domanda radicale posta oggi alla teologia fondamentale e alla teologia liturgica è di comprendere la struttura comunicabile del cristianesimo, senza rifugiarsi solo nel dato positivo.

"L'obbedienza della fede, fede come affidamento a un evento storico, si rende possibile solo nell'unità tra contenuto rivelato e forma dell'adorazione cultuale" (p. 75). Tuttavia, la teologia fondamentale non sempre ha riconosciuto il bisogno di considerare il culto nel fondamento della fede e della rivelazione, né di accogliere la "sporgenza antropologica" del rito, irriducibile alla mera riflessione. In un reciproco riconoscimento, la teologia liturgica deve ammettere di non essere l'orizzonte ultimo, ma la teologia fondamentale deve essere consapevole che il senso globale del cristianesimo non può essere colto al di fuori o al di là del rito. L'esperienza rituale è un dato essenziale della teologia fondamentale, sostenuta da un rinnovato interesse per l'antropologia culturale, che è attenta al fenomeno rituale e capace di superare letture teologiche riduttive.

Riconciliazione tra Teologia ed Esperienza Rituale

Il quarto capitolo, "Il rapporto tra teologia ed esperienza rituale. Piccola ricognizione dell'orizzonte teologico attuale", testimonia come una larga parte del pensiero teologico sia oggi sensibile a una riconciliazione tra teologia e rito. Inizia con l'affermazione di G. Bonaccorso, attuale preside dell'ILP di Santa Giustina a Padova: «La fede esiste come celebrazione o non esiste affatto». Si prosegue con una riflessione di Pannenberg, secondo cui senza dossologia ogni analogia teologica fallisce e perde l'essenziale del suo messaggio.

In questa "piccola ricognizione", A. Grillo analizza l'apporto di numerosi autori, da M. Festugière (nel 1913) a Casel, Guardini e Marsili, passando per A. Schilson, W. Kasper, L.-M. Chauvet, fino ai "milanesi" S. Ubbiali, G. Colombo, P. Sequeri, M. Antonelli e al benedettino E. Salmann. Conclude con due sintesi esemplari sul rapporto tra fede e rito firmate da Sequeri e Bonaccorso. Questa ampia rassegna mostra "la rilevanza originaria e fontale dell'atto di culto rituale per la struttura stessa dell'atto rivelativo di Dio e per la risposta di fede dell'uomo".

"Ressourcement", Riforma, Iniziazione: La Riscoperta delle Fonti

Due concetti fondamentali, "ressourcement" (ritorno alle sorgenti) e "fons", hanno acquisito grande importanza nell'ultimo secolo per definire il compito del liturgista in campo teologico. Il quinto capitolo, "«Ressourcement», riforma, iniziazione. La riscoperta delle fonti e le fonti della riscoperta nella scienza liturgica del '900", li esplora approfonditamente.

Il Ripensamento della Sacramentaria

L'autore sottolinea il ripensamento e le conseguenti modificazioni della sacramentaria, legate al sorgere della coscienza storica. I sacramenti sono anzitutto azioni rituali, appartenenti all'-urgia prima che alla -logìa. Questo porta a una critica profonda del sapere teologico tradizionale riguardo al ruolo del rito e dell'esperienza rituale per la rivelazione all'uomo del mistero di Dio e per la fede dell'uomo in Cristo Signore.

infografica che illustra il passaggio dal

Il Rito come Problema Teologico e Nuovo Metodo

Gli sviluppi sull'emergere del rito come problema teologico hanno condotto all'elaborazione di un nuovo metodo di lavoro che unifica teologia e antropologia. Ciò ha arricchito concettualmente e strutturalmente il sapere sacramentale, facendolo passare dal "genus signi et causae" al "genus symboli et ritus". Questo ha comportato un netto recupero del rito, precedentemente rimosso in una cultura che non ne avvertiva il bisogno. Oggi, vivere e pensare i sacramenti "in genere ritus" può essere la condizione indispensabile affinché i sacramenti possano essere segno e causa della loro efficacia. È necessario, quindi, trovare il modo di lasciare che la liturgia parli come autentica fonte della nostra fede, come inizio e fondamento dell'esperienza cristiana alla quale si è iniziati mediante il sacramento come evento comunicativo non verbale, riconoscendo la capacità modificatrice che la celebrazione rituale riserva alla vita della Chiesa. La riscoperta delle fonti è premessa indispensabile affinché la liturgia possa continuare a essere fonte di una fede intesa come dimensione interna all'evento della rivelazione (p. 152).

Le Fasi del Movimento Liturgico e la Terza Fase Ipotizzata

La conclusione del volume ipotizza una terza fase del Movimento Liturgico all'interno di una particolare temperie culturale. Secondo Grillo, il Movimento liturgico ha attraversato due grandi fasi:

  1. Una prima fase, dagli inizi del Novecento al 1947 (con la Mediator Dei), caratterizzata dall'iniziazione e dalla riforma dei riti.
  2. Una seconda fase, fino al 1987 (a 25 anni dalla Sacrosanctum Concilium e a una generazione dal Concilio), segnata dall'uscita dei nuovi rituali, che attenuò l'urgenza di un forte impegno ecclesiale.

Una terza fase, largamente aperta, richiede ora di coltivare la liturgia come fons, il che comporta per la Chiesa un bisogno radicale di educazione e di iniziazione all'atto di culto, collocato nel cuore stesso della rivelazione cristiana. Nell'autocritica che la riforma liturgica fa di se stessa, esaminando le opposte polarizzazioni postconciliari, l'autore si lascia guidare da L.-M. Chauvet, nella prospettiva di una partecipazione al "massimo grado", non al "minimo necessario". Si auspica una ripresa ampia e articolata di "esperienza" in senso plenario: la liturgia è azione di Dio e insieme azione dell'uomo, è la preghiera prima e ultima della Chiesa; da essa si deve sempre partire e ad essa sempre ritornare (pp. 169-170).

Per Grillo, come per Beauduin all'alba del Novecento, l'aspirazione di iniziare alla fede mediante i riti richiede una "abitudine al culto", una struttura iniziatica alla pietà liturgica che è ormai perduta da secoli e che esige secoli per essere reimparata. Ma solo così "la riforma liturgica potrà essere non solo la riforma che la Chiesa e i cristiani fanno della liturgia, ma anche - e soprattutto - la riforma che la liturgia fa della Chiesa e dei cristiani".

Prospettive e Critiche sul Momento Rituale

Andrea Grillo, giovane docente laico felicemente sposato con Simona e padre di Margherita, sorprende per la sua competenza teologica nel filone benedettino, forse trascurato dalla tradizione teologica italiana. Le 220 pagine del volume, pur sfruttando materiale in parte già pubblicato e ripetendo con insistenza le linee portanti, si rivelano una proposta stimolante e preziosa. Un "vecchio" insegnante di teologia dei sacramenti, che ha vissuto le stagioni precedenti il Vaticano II, riconosce il superamento del ritualismo rubricale degli anni '50 e dei primi anni '60, quando la celebrazione liturgica era accettata con fede, ma devitalizzata per la pietà comune del popolo di Dio e obliterata nella riflessione teologica. Questo "antico studente" respira con gioia una nuova aria nella rilettura del Movimento liturgico del Novecento, proposta con l'intelligenza e la freschezza di chi, come Andrea Grillo, aprì gli occhi alla vita con i primi vagiti del Vaticano II.

Tuttavia, un "anziano" può avvertire nella proposta di Grillo l'ipotetico rischio di una sopravvalutazione del momento rituale, ricordando la forte corrente di spiritualizzazione critica dei riti che caratterizza i profeti e il messaggio neotestamentario. Conoscendo il facile slittamento della dialettica nella storia, si preferisce sottolineare la necessaria circolarità tra lex orandi, lex credendi e lex agendi, tra il momento dossologico-adorante, il momento veritativo e il momento etico, a reciproca verifica e correzione. Magari esplicitandovi anche il momento estetico. Pur apprezzando e vivendo la celebrazione come momento in cui prende corpo nella storia la fede nel Signore Gesù, fede che così si rende comunicabile nel nostro mondo post-moderno, si teme un ritorno di mitizzazione del rito. La riscoperta della celebrazione rituale anche in ambienti protestanti, tradizionalmente allergici alla ritualità, dà tuttavia ragione alla proposta di Grillo.

Voci dal Concilio - un documentario a 50 anni dal Concilio Ecumenico Vaticano II

La Collana "Leitourgía": Contesto e Articolazione

Il saggio recensito, tratto dalla rivista "Studia Patavina" (2004, nr.), fa parte della collana «Leitourgía», che comprende circa quindici titoli. Questa collana si occupa del rito come azione in cui la comunità cristiana si apre al mistero divino. La collana è articolata in tre distinte sezioni (cui si aggiunge la sezione dedicata alle «Lectiones Vagagginianae», con interventi di E. Jüngel e L.-M. Chauvet):

  • Una sezione storico-pastorale, diretta da E. Mazza, che focalizza l'interesse per la tradizione vivente della Chiesa, là dove la pastorale trova fondamento.
  • Una sezione antropologica, diretta da G. Bonaccorso, che ospita indagini sul rito come fenomeno intrinseco alla struttura dell'essere umano, nel quale interagiscono diverse componenti socio-culturali.
  • Infine, una sezione teologica, diretta da S.
L'Istituto di Liturgia Pastorale di Santa Giustina si è recentemente interrogato sul cammino percorso dal movimento liturgico dai suoi albori fino ai nostri giorni, mettendo a confronto diverse interpretazioni della scienza liturgica sia in campo storico che in quello teologico. Il saggio di Grillo si concentra sul triplice problema della collocazione moderna del Movimento Liturgico, del sorgere di una nuova disciplina liturgica e della portata teologica ed esperienziale di questa nuova forma di "sapere". Il volume vuole riprendere alcuni fili teorici fondamentali all'interno della storia del Movimento Liturgico del XX secolo, utilizzando provocatoriamente l'idea che la liturgia sia "nata" solo nel secolo scorso. Questo approccio mira a mettere in luce il carattere post-moderno del Movimento Liturgico, auspicandone una sincera riscoperta e una efficace ripresa da parte della teologia e della pastorale di inizio XXI secolo.

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