La Setta degli Assassini: Storia, Miti e Impatto Culturale

La storia degli Assassini, spesso avvolta nel mistero e nella leggenda, affonda le sue radici nel Medioevo islamico. Questi seguaci, noti anche come Nizariti, hanno lasciato un'impronta indelebile nella storia e nell'immaginario collettivo, grazie soprattutto ai racconti di viaggiatori come Marco Polo.

L'Origine del Termine "Assassino" e la Leggenda di Marco Polo

Nella cronaca di Marco Polo e dei suoi viaggi attraverso l’Asia ci imbattiamo in una leggenda che "Messer Marco intese da più uomini", e che risulta tanto affascinante da ritagliarsi vari capitoli del resoconto. Questa leggenda ruota attorno a un personaggio mitico, a volte indicato col nome di Principe degli Assassini o il Vecchio della Montagna.

Oggigiorno in lingua italiana, e in molte altre lingue occidentali, usiamo la parola "assassino" come sinonimo di omicida. Il termine Assassini viene spesso ricondotto all’arabo Hashashin, "coloro che fanno uso di Hashish". Questa affermazione nacque nel XIX secolo sulla scia delle leggende che circolavano fin dall’epoca crociata, attribuendo all’uso di droghe la capacità di affrontare l’estremo sacrificio col sorriso sulle labbra. Tuttavia, questa ipotesi non è mai stata confermata.

Altri ancora credono che il termine derivi da Hasan, nome del primo capo della setta, traducendosi quindi in "guardie di Hasan". Esiste anche un'interpretazione secondo cui per i suoi adepti fu scelto il nome di Asāsiyyūn (in arabo أساسيون‎?), "Fondamentalisti", che rinviava direttamente alla figura del fondatore e capo della setta. Questo nome mirava a sottolineare la loro presunta ortodossia islamica, letta come "persone fedeli ai fondamenti della fede"; in realtà la setta era permeata di una forma di misticismo a carattere esoterico batinita (in arabo باطني‎?), tipico delle strutture rigidamente iniziatiche.

Illustrazione storica del Vecchio della Montagna o una mappa che mostra l'espansione della setta degli Assassini

Contesto Storico e Ideologico: I Nizariti e Hasan-i Sabbah

Per comprendere la natura di questa "setta degli Assassini" bisogna risalire alle origini dell’Islam. Dopo la repentina morte di Maometto nell’anno 632, si scatenò una lotta feroce per la guida della comunità musulmana che diede origine a un grande scisma, dividendo la Umma tra sciiti, sostenitori di Ali ibn Abi Talib, e sunniti, i suoi rivali.

Il messaggio sciita guadagnò molti adepti non arabi nelle nuove terre appena conquistate, soprattutto tra i persiani, che arricchirono notevolmente l’Islam sciita con credenze millenarie come il mazdaismo. A partire dall’VIII secolo iniziò a svilupparsi nei territori persiani un’interpretazione particolare del Corano, una lettura simbolica o esoterica che allo stesso tempo incorporò elementi della filosofia dell’antica Grecia.

L'ordine degli Assassini era una setta capeggiata da un capo militare e spirituale, un gran maestro o Vecchio della Montagna come lo chiamavano gli occidentali, in arabo Shaykh al Jabal, "Signore della montagna". Il primo indizio su chi fossero i seguaci del Vecchio della montagna lo si intuisce già dalle prime righe del resoconto di Marco Polo, al capitolo 41. Il luogo che lui chiama Milice, talvolta indicato come Milect, Mulect o Mulehe, è la traduzione della parola molhed o mulhid, ovvero eretico. È importante precisare che non tutti i nizariti erano assassini di fatto.

A seguito di una crisi nella successione dinastica Fatimide, Ḥasan-i Ṣabbāḥ si schierò dalla parte del giovane principe Nizār (1045-1097), che fu assassinato nel 1095. Sabbah stabilì la sua dimora ad ʿAlamūt, dove trascorse il resto della sua vita a produrre opere religiose e a sviluppare la dottrina per il suo Ordine, che aveva organizzato come una società segreta con una rigida struttura gerarchica. Organizzati come una società segreta ed esperti nell’azione clandestina per eludere le persecuzioni dei poteri sunniti, essi crearono un sistema di missionari o propagandisti in grado di agire in tutto l’Islam.

Alamut: Il Nido dell'Aquila e Centro del Potere

Alamut, Nido dell'Aquila, era la leggendaria fortezza della setta degli Assassini, situata a quasi duemila metri d’altezza, nell’attuale Iran. Era il quartier generale degli assassini e prendeva il nome da Aluh Amujt (nido di aquile). Fra le sue antiche mura di pietra il Vecchio della Montagna predicava la dottrina, istruiva i seguaci e pianificava strategie di conquista.

Si narra che all’interno vi fosse una biblioteca ricca di antiche conoscenze scientifiche, magiche ed esoteriche, e che gran parte degli omicidi più celebri del Medioevo fossero stati commissionati proprio lì, fra le sale di Alamut. Questo luogo di rifugio e azione strategica fu chiamato dār al-hijra (in arabo دار الهجرة‎? "sede di migrazione", "luogo di rifugio"), una nozione risalente all’egira compiuta da Maometto a Yathrib (Medina).

Con un’audace tattica basata sull’infiltrazione e la corruzione, il 4 settembre del 1090 Hasan-i Sabbah entrava nella fortezza senza che la guarnigione si opponesse. Con questi metodi non avrebbe tardato a occupare altre fortezze nelle zone montuose della Persia e a consolidare un imponente sistema difensivo.

Ricostruzione o foto delle rovine della fortezza di Alamut

Organizzazione e Metodi degli Assassini

Sotto la direzione di Ḥasan-i Ṣabbāḥ, furono creati cinque gradi di iniziazione:

  • il Gran Maestro dell'Ordine
  • i "Propagandisti Maggiori"
  • i normali "Propagandisti"
  • i Rafiq ("Compagni")
  • i Lasiq ("seguaci", apprendisti)

Furono i Lasiq ad essere addestrati a diventare alcuni degli assassini più temuti, o come venivano chiamati Fida'in (agenti pronti a sacrificarsi), un termine arabo che significa "coloro che offrono la propria vita in sacrificio". Questi guerrieri erano maestri del travestimento: potevano vivere per mesi come monaci o mendicanti accanto al loro obiettivo, studiandone ogni mossa. Non cercavano la fuga, ma l’impatto psicologico.

Gli Assassini erano generalmente giovani reclute, dotate di pazienza, freddezza e calcolo, nonché della forza e della resistenza fisica necessarie per portare a termine gli omicidi su commissione. Tale pratica era divenuta l'alternativa al diffuso spargimento di sangue che generalmente derivava dalla faida tra fazioni rivali. Marco Polo associò la cieca fedeltà dei fidāʾiyyūnn nei confronti di Ḥasan-i Ṣabbāḥ all'uso di sostanze stupefacenti, alla persuasione dei seguaci che il capo carismatico avesse poteri magici e doti soprannaturali tali da assicurare loro il Paradiso islamico se lo avessero servito.

Con le sue nuove armi, Ḥasan-i Ṣabbāḥ iniziò a ordinare omicidi, dai politici ai grandi generali, prestando attenzione a non attaccare e a non inimicarsi la popolazione civile. Sebbene i fidāʾiyyūn occupassero il rango più basso nella scala sociale stabilita da Ḥasan-i Ṣabbāḥ e fossero usati solo come pedine per le offerte sacrificali del Gran Maestro, il loro addestramento militare e spirituale assorbì molto tempo e ingenti risorse.

Rappresentazione artistica di un assassino in missione o in travestimento

Vittime Illustri e Azioni Celebri

Gli Assassini mieterono molte vittime illustri nel corso della loro storia militante. Tra gli omicidi più celebri associati all'ordine di Alamut si ricordano:

  • Nel 1092, l'assassinio di Nizam al-Mulk, visir dell’Impero Selgiuchide e uno dei più grandi uomini di Stato del mondo islamico antico. Egli venne pugnalato mentre percorreva la strada verso Baghdad, per mano di un adepto travestito da sufi.
  • Sempre nel 1092, il sultano selgiuchide Malik Shah moriva avvelenato.
  • Nel 1106 fu assassinato Khalaf ibn Mula’ib, emiro di Apamea.
  • Nel 1126 cadde Aqsonqor il-Bursuqi, atabeg o governatore di Aleppo.
  • L'omicidio che ha permesso all’ordine di ritagliarsi un posticino fra le leggende occidentali è stato quello di Raimondo II di Tripoli, il primo cristiano caduto tra gli artigli del Vecchio della Montagna, nel 1213.
  • Uno degli assassinii più famosi fu quello del sovrano del regno crociato, Corrado del Monferrato, re di Gerusalemme. Si racconta che i seguaci del Vecchio della Montagna si travestirono da monaci cristiani e vissero a Tiro per sei mesi, acquisendo la fiducia del sovrano, prima di porre fine alla sua vita nel 1192.
  • Nel 1252 assassinarono Isabella I, regina d’Armenia.
  • Nel 1270, Filippo di Montfort fu vittima della setta.

La setta degli Assassini puntò gli occhi pure su uno dei personaggi più celebri delle crociate: Saladino. Egli scampò non a uno, ma a ben due tentativi di farlo fuori, nel 1174 durante l’assedio di Aleppo e l'anno successivo durante l’assedio di Azaz. Si narra che Rashid al-Din Sinan, capo della setta in Siria, si introdusse nottetempo nella tenda del sultano lasciando accanto a lui gallette, una daga avvelenata e un poema, affinché Saladino afferrasse il messaggio e ritirasse l'assedio al castello di Masyaf.

Due anni dopo l'omicidio di Filippo di Montfort, l’obiettivo fu Edoardo I d’Inghilterra, che si salvò ma abbandonò subito la Terrasanta, dove era giunto alla guida della nona crociata.

La forza della setta degli assassini non stava nel numero, ma nella pazienza. Grazie alla cronaca di Guglielmo di Tiro sappiamo che gli ordini dei cavalieri del Tempio e dell’Ospedale ricevevano dagli Assassini un consistente tributo annuale di 2.000 bisanti d’oro, segno della loro influenza e della necessità di mantenere un equilibrio di potere con le fazioni cristiane.

Dipinto medievale o illustrazione che raffigura un assassinio storico o un momento chiave della crociata

Il Declino e la Caduta dell'Ordine

Dopo la morte di re Corrado del Monferrato, l’ordine dei cavalieri templari, assieme agli Ospitalieri che in quegli anni erano entrati in possesso del Krak, la fortezza militare fra le più imponenti mai costruite durante le Crociate, diedero inizio a una campagna militare punitiva nei confronti della setta dei Nizariti, e più specificamente dell’ordine degli Assassini.

Gli Assassini furono sradicati dall'Impero mongolo durante l'invasione ben documentata dell'impero del Khwārezmshāh. La fortezza del Vecchio della Montagna, Alamut, cadde il 15 dicembre 1256 sotto l’attacco dell’orda mongola guidata da Hulagu Khan. Successivamente, nel 1273, il sultano mamelucco Baybars acquisì le sedi siriane degli Assassini, ponendo fine alla loro presenza organizzata in quelle regioni.

L'Ascesa e la Caduta Dell'impero Mongolo

Gli Assassini nell'Immaginario Moderno

Il fascino della setta degli Assassini ha continuato a vivere attraverso i secoli, influenzando profondamente la cultura popolare. Già nel XII secolo, la parola "assassino" era entrata nel linguaggio comune come sinonimo di sicario. Il cronista fiorentino Giovanni Villani, morto nel 1348, racconta come il signore di Lucca mandò "i suoi assassini" a Pisa per uccidere un nemico fastidioso.

Il libro "Die Geschichte der Assassinen aus morgenländischen Quellen", pubblicato nel 1818 dallo storico e orientalista austriaco Joseph von Hammer-Purgstall, rese famosi gli Assassini nell’Europa moderna, portandoli all’interno del movimento romantico. Tomi scritti in antico persiano, creduti sopravvissuti alla perduta Alamut, sono la base per molte delle storie moderne che vedono protagonisti i membri dell’ordine degli Assassini.

Nel XXI secolo, gli Assassini sono i protagonisti di vari giochi di ruolo e videogiochi, in particolare nella celebre serie di videogiochi Assassin's Creed. Questa serie rappresenta un ordine Ḥashshāshīn che si sarebbe espanso oltre i confini levantini e sarebbe esistito in tutta la storia conosciuta, insieme alla loro nemesi, i Cavalieri Templari. Assassin's Creed trae gran parte del suo contenuto da fatti storici e incorpora persino come credo stesso le presunte ultime parole di Hassan i Sabbah: "Nulla è vero; tutto è permesso".

Altri esempi della loro presenza nella cultura popolare includono:

  • Nel DLC Sword of Islam per il gioco di strategia Crusader Kings II, gli Hashashin sono un ordine sacro associato all’Islam sciita.
  • Nella serie Netflix Marco Polo, l’imperatore Kubilai Khan viene attaccato da un gruppo di Hashshashin, guidati dal Vecchio della Montagna.
  • Louis L'Amour, nel suo libro The Walking Drum, descrisse il padre del protagonista nella roccaforte di Alamut, fra gli Assassini.
  • Gli Uomini senza volto, una gilda di assassini nella serie di libri Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, richiamano le loro tecniche e il loro mistero.
  • Il franchise Fate dei romanzi visivi presenta la setta in modo abbastanza prominente con Hassan-i-sabbah, noto anche come il Vecchio della Montagna (in giapponese: 山 の 翁, Yama no Okina), pseudonimo di 19 spettri che potevano essere invocati nella veste di assassini.
Screenshot di Assassin's Creed o locandina della serie TV

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