All'interno della Chiesa cattolica, le Chiese di rito orientale, o sui iuris, rappresentano Chiese particolari. Esse si distinguono per forme di culto liturgico e pietà popolare, disciplina sacramentale (cfr. Orientalium Ecclesiarum, 12-18) e canonica - a tal proposito si distinguono il Codice di diritto canonico (per la Chiesa latina) e il Codice dei canoni delle Chiese orientali (per le Chiese orientali) - nonché per terminologia e tradizione teologica. L'autonomia a cui si riferisce l'espressione sui iuris è stata riconosciuta, fra l'altro, dal Concilio Vaticano II nel decreto Orientalium Ecclesiarum, concernente le "Chiese particolari" o "riti orientali". Ognuna di queste Chiese è retta dal Codice dei canoni delle Chiese orientali e dal diritto canonico proprio.
Con Chiese cattoliche di rito orientale si intendono le Chiese di rito e tradizione ortodossa, o monofisita o nestoriana che hanno accettato di tornare in piena comunione con la Chiesa cattolica romana, mantenendo i propri riti, culti e tradizioni e una larga autonomia ecclesiastica. Questa diversità non è una frattura, ma una ricchezza: tra queste Chiese e riti c'è una comunione che, lungi dal ferire l'unità, la manifesta in tutta la sua pienezza. Dal Cenacolo di Gerusalemme fino alla Parusia, le Chiese di Dio custodiscono la fede apostolica celebrando lo stesso Mistero Pasquale. Come giustamente riassume il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1203): «Il Mistero è uno, ma le forme della sua celebrazione sono diverse».
La Chiesa cattolica è una comunione di 24 Chiese autonome (sui iuris): quella latina è la più grande, ma ci sono altre 23 Chiese orientali. Il Papa è a capo di tutta la Chiesa cattolica in quanto Sommo Pontefice, e tutte le Chiese «sono ugualmente affidate al governo pastorale del Romano Pontefice».

Terminologia: Dalle Chiese "Uniate" alle Chiese Orientali Cattoliche
La denominazione "Chiesa uniate" è stata comunemente usata per indicare le Chiese dell'Oriente europeo che tra il XV ed il XVI secolo sono tornate in comunione con la Chiesa cattolica. Per questo motivo essa è anche detta Chiesa greco-cattolica, a indicare la compresenza di obbedienza romana e utilizzo del rito di tradizione greca e costantinopolitana. In particolare prende il nome di Chiesa uniate quella sorta in seguito all'Unione di Brest (1596), nell'ambito dell'Unione tra il regno di Polonia e il granducato di Lituania. L'Unione di Lublino nel 1569 aveva comportato uno stretto vincolo tra il regno di Polonia (che era cattolico) e la Lituania propriamente detta (anch'essa cattolica) e anche ai territori da quest'ultima dipendenti, abitati da popolazioni slave di religione greco-ortodossa.
In seno alla Chiesa cattolica, in modo ricorrente, nacque però una diffidenza per la Chiesa uniate. Il termine "uniate" in alcune lingue e in alcune culture aveva, però, assunto una valenza spregiativa e i documenti del Concilio Vaticano II lo evitano accuratamente. La VII Assemblea della Commissione mista cattolico-ortodossa tenutasi a Balamand nel 1993 ha tentato di superare le forti divergenze constatando che «l'apostolato missionario consistente nel tentare di far passare delle persone da una Chiesa all'altra per realizzare l'unità e che è stato chiamato "uniatismo" non può più essere accettato».
Origini e Famiglie Liturgiche dei Riti Orientali
Le Chiese cattoliche di rito orientale sono differenti sotto diversi aspetti, inclusa la cristologia adottata, che accomuna Chiese anche geograficamente distanti ed è indicativa della tradizione spirituale e teologia della singola Chiesa. Molte di esse sono Calcedoniane, cioè accolgono le decisioni del Concilio di Calcedonia (451), per il quale in Gesù la natura umana e divina sono presenti «senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili» (DS 302, online). Si tratta di chiese derivate da gruppi di fedeli di chiese ortodosse.
Per comprendere l'origine dei vari riti della Chiesa, bisogna guardare alle sedi apostoliche originarie. Oggi, la globalizzazione e i flussi migratori hanno portato a una riscoperta reciproca, e i fedeli cattolici di diverse tradizioni hanno iniziato ad apprezzare questa mappa spirituale che ha accompagnato il cammino del popolo di Dio fin dai tempi apostolici.
- Rito Alessandrino: Nato in Egitto sotto la figura di San Marco Evangelista. Dalla sua predicazione ad Alessandria sono nate la Chiesa copta e le Chiese di Etiopia ed Eritrea.
- Rito Antiocheno o Siriaco Occidentale: Ha origine ad Antiochia, la sede fondata da San Pietro prima della sua partenza per Roma.
- Rito Caldeo o Siriaco Orientale: A est, in Mesopotamia, si consolidò. Le sue radici affondano nell'opera di San Tommaso e dei suoi discepoli San Addai e San Mari.
- Rito Costantinopolitano (Bizantino): È il più diffuso e trae origine dalla predicazione di Sant'Andrea. La sua diffusione in tutto il mondo slavo si deve ai santi Cirillo († 869) e Metodio († 885), che adattarono questa liturgia al volgare.
- Rito Armeno: È attribuito agli apostoli San Giuda Taddeo e San Bartolomeo, ma fu San Gregorio l'Illuminatore († c. 325) a consolidarne la struttura.
Ripercorrendo questa genealogia, si nota che alcuni apostoli come Giacomo il Maggiore evangelizzarono la Hispania, ma il suo precoce martirio a Gerusalemme (fu il primo apostolo a morire, nel 44 d.C.) gli impedì di creare una struttura amministrativa duratura. La sua eredità confluì nella tradizione latina dell'Occidente. Nel mondo antico, le chiese locali delle piccole città tendevano ad adottare la liturgia della grande metropoli più vicina per garantire l'unità. Il successo di questi apostoli fu la loro umiltà storica: le loro missioni furono i mattoni invisibili che permisero alle grandi famiglie liturgiche di diventare i fari che conosciamo oggi.
Struttura Gerarchica e Autonomia delle Chiese Sui Iuris
Secondo il nuovo Codice di Diritto Canonico, le Chiese Cattoliche Orientali si distinguono in Chiese Patriarcali, Arcieparchiali Maggiori, Metropolitane sui iuris ed Eparchiali sui iuris.
Chiese Patriarcali
Sono guidate da un patriarca, il quale le governa assistito dal sinodo della Chiesa patriarcale, composto da tutti i vescovi di tale Chiesa, e da uno speciale sinodo permanente, ristretto, composto dal patriarca e da quattro vescovi. Il patriarca viene eletto dal sinodo della Chiesa patriarcale; una volta eletto, il nuovo patriarca è tenuto a notificare l'avvenuta elezione al papa, il quale poi concede l'ecclesiastica communio. I Sinodi delle Chiese Patriarcali eleggono pure i vescovi per le diocesi del territorio patriarcale da un elenco di candidati approvato dalla Santa Sede. L'ordine di precedenza tra le antiche Sedi Patriarcali delle Chiese Orientali è: Sede Costantinopolitana (non esistente nella Chiesa cattolica), Alessandrina, Antiochena, Gerosolimitana. Gli altri seguono l'antichità della Sede Patriarcale. Tra i Patriarchi che hanno uno stesso titolo ha la precedenza colui che è stato promosso prima alla dignità patriarcale. Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Patriarcale informa al più presto il Sommo Pontefice mediante lettere sinodali della elezione e dell'intronizzazione canonicamente compiute; lettere sinodali sulla compiuta elezione sono mandate anche ai Patriarchi delle altre Chiese Orientali.
Chiese Arcieparchiali Maggiori
Una Chiesa Arcieparchiale Maggiore è guidata da un arcivescovo maggiore e ha la stessa struttura della Chiesa patriarcale. Un Arcivescovo Maggiore è eletto nella stessa maniera del Patriarca, ma la sua elezione deve essere confermata dal Sommo Pontefice prima dell'intronizzazione.
Chiese Metropolitane Sui Iuris
Sono guidate da un metropolita nominato dal papa, il quale gli conferisce il pallio in segno di comunione gerarchica. Il metropolita è assistito dal consiglio dei gerarchi e ha giurisdizione reale sui vescovi e i fedeli della sua Chiesa sui iuris. Questa categoria di Chiesa gode di meno autonomia rispetto alle due precedenti, ma ha comunque poteri maggiori di una conferenza episcopale latina. La più recente Chiesa metropolitana sui iuris è la Chiesa greco-cattolica ungherese, istituita nel XVIII secolo ed elevata a Chiesa metropolitana da Papa Francesco il 20 marzo 2015.
Altre Chiese Sui Iuris (Eparchiali)
In questa categoria sono comprese tutte le altre Chiese sui iuris che non sono né patriarcali, né arcivescovili maggiori né metropolitane sui iuris. Ognuna di esse è guidata da un gerarca, che non è necessariamente insignito del carattere episcopale, è nominato dal papa e guida la propria Chiesa senza sinodo né consiglio dei gerarchi.
Non tutte le comunità cattoliche orientali sono ufficialmente costituite in "Chiese sui iuris": in alcuni Paesi, dove il numero dei fedeli è particolarmente esiguo, essi sono sottoposti alla giurisdizione di ordinari di altri riti (sia latini che di altri riti orientali), definiti per ogni singolo caso dalla Santa Sede.
Papa Francesco: Imparare dalle Chiese Orientali
Il Cammino Storico Verso la Piena Comunione con Roma
Sebbene l'immaginario popolare collochi la divisione del cristianesimo nel Grande Scisma del 1054, la frattura è iniziata molto prima. La veste di Cristo cominciò a lacerarsi nel V secolo, dopo i concili di Efeso (431) e Calcedonia (451), a causa di disaccordi sulla natura di Gesù. Lì, le chiese che oggi conosciamo come “pre-calcedoniane” (Copti, Armeni, Siriaci) si divisero. Col tempo, i gruppi all'interno di queste comunità separate hanno sentito il bisogno di ristabilire la comunione con il Vescovo di Roma.
Nel corso dei secoli, diverse comunità cristiane in Oriente hanno ristabilito la loro comunione con Roma, dando origine alle 23 Chiese cattoliche orientali oggi esistenti. A dire il vero alcune giurisdizioni sono sempre state in comunione con la Santa Sede e quindi non può dirsi di esse che sono "entrate in comunione" con Roma: ciò è sicuramente vero per l'Abbazia Greca di Santa Maria di Grottaferrata; i Maroniti rivendicano pure di essere sempre state in comunione con la Santa Sede ma vari studiosi non escludono che momenti di divisione con Roma possano essersi verificati durante il periodo del Monotelitismo; infine gli Italo-Albanesi al momento del loro ingresso in Italia e quindi della loro organizzazione ecclesiastica erano formalmente in comunione con Roma ma derivano da una Chiesa (quella di Ocrida) in stretta comunione con Costantinopoli solo in quel momento in formale (ma non del tutto sostanziale) comunione con Roma.
Principali Riunioni Storiche
- Chiesa Caldea: Nata dal riavvicinamento di un'ampia sezione della Chiesa d'Oriente, separata dal 431, che nel 1553 ha cercato la comunione con il Papa e ha stabilito il suo centro nella regione mesopotamica dell'attuale Iraq.
- Chiese Rutena e Slovacca: Sono state incorporate a Roma attraverso l'Unione di Uzhhorod nel 1646.
- Chiesa Greco-Cattolica Rumena: Simile evento avvenne in ambito rumeno, dove l'unione fu formalizzata nel 1697 ad Alba Iulia.
- Chiesa Melchita: Nel 1724, il Patriarcato di Antiochia subì una scissione dalla quale emerse la Chiesa melchita, un ramo della quale scelse di tornare alla comunione con Roma.
- Tradizioni Alessandrina e Armena: Nelle tradizioni alessandrina e armena, spesso legate alla memoria della resistenza e del martirio, alcuni dei ritorni più significativi sono avvenuti dopo lunghi periodi di separazione.
- Chiese Etiopica ed Eritrea: Eredi dell'antica missione di San Frumenzio, si sono progressivamente strutturate in comunione con la Santa Sede tra il XIX e il XXI secolo.
In tutti i casi quasi inevitabilmente si ebbero tentativi di latinizzazione che con il tempo, e in particolare in seguito al Concilio Ecumenico Vaticano II, sono venuti meno. Nell'Orientalium Ecclesiarum anzi si raccomanda "scrupolosa fedeltà alle antiche tradizioni orientali" vista anche come mezzo per promuovere l'unità della Chiesa cattolica con quelle Ortodosse e Ortodosse Orientali.
Aspetti Dottrinali e Liturgici Unici
Il fedele occidentale nota diversità che, in fin dei conti, sono del tutto superficiali rispetto alla Chiesa occidentale (come la sontuosità nei paramenti o il matrimonio dei preti - che deve avvenire prima dell'Ordine -). In realtà, le Chiese Cattoliche Orientali hanno Canoni, usi e tradizioni e soprattutto una Liturgia del tutto peculiari. A essere realmente la stessa è la Fede comune, sebbene talora a una superficiale valutazione possa non sembrare così.
Il fedele attento, per esempio, noterà che il Credo viene recitato secondo la formula niceno-costantinopolitana e cioè omettendo il Filioque. Ma in realtà, da un lato le Chiese in questione accettano la processione dello Spirito Santo, dall'altro la Chiesa Romana non ha nulla da ridire alla Fede per così dire senza Filioque (si consiglia a tale proposito una lettura de La Processione dello Spirito Santo nella tradizione greca e latina di San Giovanni Paolo II).
Le Sfide Contemporanee: Dialogo Ecumenico e Persecuzioni
I rapporti spesso difficili e pesanti che la storia (fatta dagli uomini) ha costruito tra le Chiese Cattoliche Orientali e quelle Ortodosse si stanno rivelando, specie dopo la caduta del comunismo in Europa Orientale, una delle prove più difficili da superare nel dialogo tra la Chiesa cattolica e quelle Ortodosse. Quando tra le due Chiese si comincia a parlare in qualche modo di Chiese Cattoliche Orientali, il progresso nel dialogo e nella ricerca dell'Unità sembrano arenarsi, a causa delle sensibilità storiche e teologiche ancora presenti.
La Persecuzione nel XX Secolo
Le Chiese cattoliche orientali hanno vissuto nel XX secolo uno dei periodi più drammatici della loro storia, segnato dalla persecuzione sistematica da parte dei regimi comunisti dell'Europa orientale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'avanzata del comunismo in Paesi come l'Ucraina, la Romania e le regioni dell'ex Impero russo ha scatenato una politica di repressione religiosa che ha colpito in particolare le Chiese cattoliche orientali. A differenza delle Chiese ortodosse, che in molti casi erano tollerate sotto uno stretto controllo statale, le Chiese unite a Roma furono percepite come strumenti di influenza straniera.
In Ucraina, la Chiesa greco-cattolica ucraina è stata messa fuori legge nel 1946; le sue strutture furono sciolte e i suoi beni trasferiti alla Chiesa ortodossa russa. Situazioni simili si verificarono in Romania nel 1948, dove la Chiesa greco-cattolica rumena fu soppressa e i suoi fedeli costretti ad unirsi alla Chiesa ortodossa rumena controllata dallo Stato. Queste comunità hanno patito aspre sofferenze, ma hanno anche dimostrato una straordinaria resilienza nel preservare la propria fede e le proprie tradizioni.
Numeri e Riconoscimento
I fedeli delle Chiese Cattoliche Orientali sono circa 20.000.000. La loro distribuzione per rito è la seguente:
- Alessandrino: 2 Chiese, circa 500.000 fedeli.
- Antiocheno: 3 Chiese, circa 4.000.000 di fedeli.
- Armeno: 1 Chiesa, circa 350.000 fedeli.
- Caldeo: 2 Chiese, circa 4.000.000 fedeli.
- Bizantino o Costantinopolitano: 15 Chiese, circa 8.500.000 fedeli.
Queste Chiese sono preziose. Guardando ad esse, si pensa alla varietà delle loro provenienze, alla storia gloriosa e alle aspre sofferenze che molte loro comunità hanno patito o patiscono. Papa Leone XIII, che per primo dedicò uno specifico documento alla dignità di queste Chiese, la Lettera apostolica Orientalium dignitas (30 novembre 1894), riconobbe che l'opera della redenzione umana iniziò nell'Oriente. San Giovanni Paolo II, nella sua Lettera apostolica Orientale lumen (5 1995), affermò che esse hanno «un ruolo unico e privilegiato, in quanto contesto originario della Chiesa nascente». Più recentemente, il Santo Padre, rivolgendosi ai partecipanti al Giubileo delle Chiese Orientali nel contesto del Giubileo della Speranza 2025, ha ricordato il loro valore intrinseco: «Sono chiese da amare: sono custodi di tradizioni spirituali e sapienziali uniche».