È certamente unica l'occasione di poter vedere per la prima volta un capolavoro di Dalì accanto al disegno che lo ha ispirato: il disegno-reliquia di san Giovanni della Croce. Due opere profondamente diverse, in apparenza, ma unite dalla stessa sete di Dio. Si tratta di una nuova iniziativa di preparazione al prossimo Giubileo, rassegna denominata “Cieli Aperti”, che giunge al terzo appuntamento con una sorpresa inedita. Per la prima volta, a Roma, nella chiesa di San Marcello al Corso, sono esposti il capolavoro di Salvador Dalì, il Cristo di San Juan de la Cruz, e il disegno-reliquia tratteggiato dal santo carmelitano che l'ha ispirato con una singolare iconografia.

L'incontro tra arte e mistica
L'opera di Dalì è stata prestata dal Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow, mentre la reliquia del santo carmelitano proviene dal santo Monasterio de la Encarnación di Ávila. Subito varcata la soglia della Chiesa di San Marcello, un diaframma che separa le voci e il traffico della strada dal silenzio dello spazio sacro, ci imbattiamo nell’architettura essenziale che accoglie l’allestimento, progettata dall’architetto Roberto Pulitani.
Sembra di entrare in un sacrario dove siamo subito catturati dall’opera di Dalì, il Crocifisso sospeso nel buio. Ma ancor più veniamo calamitati da una teca rossa, in basso, dove c’è la piccola immagine disegnata con rapidi tratti a inchiostro su un pezzetto di carta, racchiuso dal giro d’oro del reliquiario. Occorre avvicinarsi il più possibile per distinguere il disegno particolarissimo: un Cristo in croce visto come dall’alto e di sbieco. Un punto di vista arditissimo, del tutto inedito nell’iconografia del tempo.
La genesi di un capolavoro
Salvador Dalì vide ad Ávila, dalle mani delle suore, questo schizzo di San Giovanni della Croce e ne rimase impressionato; così, nel 1951, tradusse a suo modo quell’immagine. Don Alessio Geretti, curatore della mostra, spiega che il dipinto è legato all'esperienza mistica del santo carmelitano che, intorno al 1572, lasciò traccia su un frammento di carta di ciò che aveva visto durante un’estasi: la figura del Signore in croce, mentre il Padre gli parlava del grande dono d'amore di suo Figlio.
Dalì, nel 1948, ebbe l'occasione di vedere questo piccolo frammento e, vivendo in quella stagione della sua vita un profondo stravolgimento spirituale che gli fece riscoprire la bellezza della fede cattolica, decise di prepararsi a dipingere il suo Cristo. Si lasciò ispirare dal Maestro Giovanni della Croce, mostrandocelo dall'alto, in modo che non possiamo vederne gli occhi, ma ne percepiamo la fisicità stupenda e perfetta.

Analisi iconografica e tecnica
Come modello, Dalì scelse lo stuntman e acrobata di Hollywood Russell Maurice Saunders, per dipingere un “corpo da divinità greca, una sintesi di bellezza, di genio, di spiritualità, di mistero”. Lo schizzo di San Giovanni della Croce mostra il Crocifisso schiacciato dal dolore, con il capo riverso e le braccia stirate, trascinate dal peso del busto. Anche Dalì dipinge Cristo come visto dall'alto, come lo vide il Padre.
La croce è un solido pesante sospeso nel vuoto. Cristo non è inchiodato al legno, né c'è traccia di sangue. Per Dalì, Gesù “sceglie” di essere crocifisso. Il suo sacrificio non ha bisogno di essere trattenuto da uno strumento di tortura. La sua sofferenza è tutta nel peso che lo tira e lo trascina, che tende ogni muscolo del suo corpo.
La Chiesa di San Marcello al Corso: luogo di fede e storia
La chiesa di San Marcello al Corso è un luogo di culto cattolico di Roma, situato nel rione Trevi, lungo via del Corso. Per il terzo appuntamento di preparazione al Giubileo è stata scelta proprio questa chiesa, nota per il suo Crocifisso miracoloso, protagonista di molti eventi difficili della storia, incluso il momento in cui Papa Francesco lo volle sul sagrato della basilica di San Pietro durante la pandemia.
Il cammino verso il Giubileo è ricco di luoghi di ristoro, vere e proprie oasi di grande bellezza e contemplazione spirituale. Come ha affermato monsignor Rino Fisichella durante l’inaugurazione della mostra: “il Giubileo è un’esperienza spirituale che assume in sé anche l’esperienza culturale, conferendo godibilità all’evento attraverso quella bellezza che incarna l’esperienza mistica che è l’incontro con Dio”.