I Santi Cosma e Damiano, noti anche come Santi Medici, furono due figure di grande rilievo nella storia del Cristianesimo primitivo, venerati come santi e martiri. La loro storia affonda le radici nella Siria della fine del IV secolo, un periodo di intense persecuzioni contro i cristiani sotto l'impero di Diocleziano.
Le Origini e la Vita dei Santi Medici
La tradizione vuole che Cosma e Damiano fossero fratelli gemelli, di origine araba, che esercitarono la professione medica in Siria. Stando alle passiones pervenute, appartenevano a una ricca famiglia. Il padre si convertì al Cristianesimo dopo la loro nascita, ma morì durante una persecuzione in Cilicia. La madre, Teodota (o Teodora), già cristiana da più tempo, si occupò della loro prima educazione, impartendo loro i principi della fede e della rettitudine morale. I due fratelli esercitarono la professione medica nel porto cilicio di Aigéai, situato nel golfo di Alessandretta, e in seguito nella provincia romana della Siria.
Operarono numerose guarigioni grazie alla loro arte medica, che praticavano gratuitamente nei confronti di tutti, motivo per cui furono appellati Anàrgiri (dal greco anargyroi, "senza denaro"). Questo potere di guarigione, ricevuto da Dio, non lo usavano solo per curare gli esseri umani, ma anche gli animali da allevamento. Secondo la passio, in una sola occasione fu elargita ai santi una ricompensa: tre uova nelle mani del fratello minore Damiano da parte di una contadina, Palladia, miracolosamente guarita dall'emorroissa. Sono universalmente riconosciuti come patroni dei medici e dei chirurghi.

Il Feroce Martirio Sotto Diocleziano
Durante le persecuzioni dei cristiani promosse da Diocleziano (284-305), Cosma e Damiano furono fatti arrestare dal prefetto di Cilicia, Lisia. Avrebbero subito un feroce martirio, così atroce che su alcuni martirologi è scritto che essi furono martiri cinque volte. I supplizi subiti da Cosma e Damiano differiscono secondo le fonti:
- Secondo alcune, furono dapprima lapidati, ma le pietre rimbalzarono contro i soldati.
- Secondo altre, furono crudelmente fustigati, crocefissi e bersagliati dai dardi, ma le lance rimbalzarono senza riuscire a fare loro del male.
- Altre fonti ancora narrano che furono gettati in mare da un alto dirupo con un macigno appeso al collo, ma i legacci si sciolsero e i fratelli riuscirono a salvarsi.
- Infine, furono incatenati e messi in una fornace ardente, senza venire bruciati.
Dopo il loro martirio, coloro che avevano assistito al macabro spettacolo vollero dare degna sepoltura a coloro che avevano elargito in vita tanto bene, cercando anche di rispettare la volontà di Cosma circa la separata sepoltura. Ciò fu loro impedito da un cammello che, secondo la leggenda, prese voce dicendo che Damiano aveva accettato quella ricompensa solo perché mosso da spirito di carità, onde evitare che quella povera donna potesse sentirsi umiliata dal rifiuto.
La Diffusione del Culto e la Venerazione
Il culto dei Santi Cosma e Damiano, invocati come potenti taumaturghi, iniziò subito dopo la loro morte e si diffuse velocemente dall’Oriente all’Occidente. Già nel V secolo furono dedicate loro magnifiche basiliche. Il vescovo di Cirro, Teodoreto († 458), parla di una basilica in loro onore presente nella sua città e della divisione delle loro reliquie, inviate alle numerose chiese già sorte in loro onore (a Gerusalemme, in Egitto, in Mesopotamia). L'imperatore Giustiniano I e il patriarca San Proclo dedicarono ai santi una basilica a Costantinopoli che divenne meta di numerosi pellegrinaggi. Altre basiliche furono erette in Siria, in Cappadocia, a Ravenna e a Roma.
La Chiesa cattolica celebrava la loro memoria liturgica il 27 settembre, probabilmente il giorno della dedicazione della basilica romana. Con papa Paolo VI la festa fu spostata al 26 settembre con culto facoltativo. Alla fine del XII secolo, reliquie dei due martiri medici furono portate da Gerusalemme in Francia, trovando collocazione in due chiese a loro dedicate a Luzarches e a Parigi.
La devozione ai due taumaturghi ebbe uno straordinario incremento in età rinascimentale, soprattutto a Firenze, grazie alla famiglia dei Medici, che li aveva come patroni del loro casato. Il nome Cosma era peraltro molto diffuso durante il Rinascimento italiano, portato anche da membri di questa potente famiglia.
L'Iconografia Tradizionale e le Opere d'Arte
Nell'iconografia tradizionale, i santi Cosma e Damiano vengono raffigurati sempre insieme, con attributi che, oltre alla palma del martirio, sono attinenti alla loro professione, come vasi da farmacia, strumenti medici e chirurgici.
Un esempio illustre della loro rappresentazione artistica è la pala del Beato Angelico, detta di Annalena, realizzata tra il 1430 e il 1435 circa. Nella predella di quest'opera sono raffigurate le Storie dei santi Cosma e Damiano, santi protettori della potente famiglia fiorentina dei Medici. Anche la predella della Pala di San Marco, realizzata tra il 1438 e il 1443, è composta da nove scomparti, oggi sparsi in vari musei del mondo. Al centro si trovava la Pietà, mentre ai lati si trovavano otto Storie dei santi Cosma e Damiano, sei sul lato principale e la prima e l'ultima sui fianchi. Queste tavole, relativamente grandi per una predella (circa 36×46 cm), sono in larga parte autografe del Beato Angelico e, a parte lo scomparto conservato a Washington, in buono stato di conservazione. L'Angelico vi diede uno dei più alti saggi della sua arte nella rappresentazione di scene animate, ricche di invenzioni e notevoli da un punto di vista compositivo, luministico e del colore.

La Storia della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Milano
Un esempio significativo del culto dei Santi Cosma e Damiano in Italia è rappresentato dalla chiesa a loro dedicata a Milano, che ha una storia articolata e ricca di trasformazioni. Questo edificio viene citato per la prima volta all’interno di una lettera dell’881, utilizzando il nome di «chiesa dei Santi Cosma e Damiano dei Romani», perché posizionata a fianco di un piccolo ospedale, già esistente nel IX secolo, chiamato «ospedale dei Romani».
Progetto UNESCO, riapre la chiesa dei Santi Cosma e Damiano
Nel Indice delle parrocchie di Porta Nuova nella città di Milano del 1454, la chiesa risulta fra le Parrocchie di Porta Nuova. Successivamente, nel 1489, rimosso lo juspatronato della famiglia Mandelli, la «chiesa dei Santi Cosma e Damiano al Carrobbio» venne assegnata ai Monaci di San Girolamo provenienti dal convento di San Giacomo di Castellazzo.
Come emerge dai documenti della Visita Pastorale di San Carlo Borromeo, e in particolare dall’immagine di corredo al presente articolo, l’edificio di culto aveva un’aula con un’unica navata lunga 17 metri e larga 7, e terminava in un’abside poligonale a sette lati. Chiedendo consulenza a vari architetti fra cui Giovanni Ruggeri, Carlo Antonio Maffezzone e Gian Domenico Richini, questo primo edificio venne demolito per essere successivamente ricostruito, a partire dal 1660, seguendo il progetto del Richini.

Evoluzione della Parrocchia e dei Fondi
La parrocchia dei Santi Cosma e Damiano è presente all’interno dell’Elenco chiese città di Milano del 1768. Grazie alla voce Distinzione della quantità delle chiese, conventi, monasteri, scuole, confraternite, ed oratori, scopriamo che all’interno del territorio afferente alla parrocchia erano presenti non solo il monastero dei Santi Cosma e Damiano dei reverendi monaci gerolamini, ma anche il monastero delle reverende monache di Santa Margherita e il venerando luogo pio della Carità e Monte Angelico.
Nella Nota parrocchie Stato di Milano del 1781, la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, chiamata «San Damiano alla Scala», possedeva fondi per 95.15 pertiche. Il numero delle anime (conteggiato tra la Pasqua del 1779 e quella del 1780) era di 385, mentre nella coeva Tabella parrocchie diocesi di Milano del 1781 si legge che la rendita netta della Parrocchia assommava a lire 150 e che la nomina del titolare del beneficio spettava ai monaci gerolamini.
La Soppressione e i Nuovi Usi
Forse subito dopo la soppressione dei Monaci di San Girolamo (1401-1796) avvenuta nel 1796, per interessamento del Bianconi, alcuni dipinti appartenenti alla chiesa entrarono a far parte del patrimonio artistico dell’Accademia di Brera, pur non essendo stati censiti all’interno dell’Inventario Napoleonico. Nel 1798, Leopold Pollack riadattò gli spazi interni dell’ex-edificio di culto affinché vi potessero trovare ospitalità le attività del Teatro dei Filodrammatici.