La lettura diretta della Bibbia, non sempre incoraggiata nella tradizione cattolica, è uno dei meriti del Concilio Vaticano II. Già alla fine del XIX secolo, tuttavia, il tentativo dei modernisti di rispondere alle esigenze della critica storica aveva cercato di rinnovare anche in questo ambito. Represso con durezza da Roma il modernismo, al difficile processo del rinnovamento biblico cattolico ha poi molto contribuito - con strascichi e colpi di scena che arrivano fino alla vigilia del Concilio - l'azione di tre papi: Pacelli (Pio XII), Montini (Paolo VI) e Ratzinger (Benedetto XVI). Contraddittorio e non del tutto chiarito resta invece il ruolo di Roncalli (Giovanni XXIII), che pure aveva intuito e aperto il Concilio.

Gli Albori del Rinnovamento negli Studi Biblici Cattolici
I Primi Tentativi e la Reazione di Roma
Un primo rinnovamento negli studi biblici era stato approvato da Roma nel 1893 con l'enciclica Providentissimus Deus di Leone XIII. Ma poco più tardi, al modernismo radicale e per alcuni aspetti inaccettabile, Roma aveva reagito con una spietata repressione, che senza distinzioni aveva fatto terra bruciata di ogni fermento innovatore. Venne travolto persino il massimo rappresentante della ricerca biblica cattolica, il domenicano Marie-Joseph Lagrange, peraltro mai censurato dalla Santa Sede. Il biblista fondatore della celebre École biblique di Gerusalemme - l'istituzione francese che pubblicherà l'omonima Bibbia, eccellente e diffusissima (in Italia appena ripresentata dalla bolognese Edb) - morì nel 1937.
La Svolta con Pio XII e la Divino Afflante Spiritu
In sostanza, il frutto degli studi di Lagrange venne ripreso nel 1943 da Pio XII con la grande enciclica biblica Divino afflante Spiritu. Un vero spartiacque - come scrive ora nel Commentario Donald Senior - «che avrebbe ribaltato parecchi decenni di sospetto sugli studiosi accademici cattolici della Bibbia» e che «resta la magna carta dell'interpretazione cattolica della Scrittura». L'importanza del documento pacelliano era stata riconosciuta nel 1969 da una donna, la biblista luterana Suzanne de Dietrich, che aveva scritto come l'enciclica avesse aperto agli studiosi cattolici «possibilità di ricerca completamente nuove». Il suo giudizio confermava un'osservazione del cardinale Augustin Bea nella prefazione al primo Jerome Biblical Commentary: «L'orientamento biblico dei documenti conciliari» che si deve all'influsso della Divino afflante Spiritu spiega il loro apprezzamento da parte dei non cattolici.

Il Jerome Biblical Commentary: Un Pilastro del Rinnovamento
La Nascita e il Successo della Prima Edizione (1968)
A riconoscere il ruolo di Pio XII è nel 1968 un'opera innovativa nel contesto dell'effervescenza postconciliare: The Jerome Biblical Commentary, intitolato al traduttore per antonomasia delle sacre Scritture, san Girolamo. La storia di questo straordinario commento e delle sue tre edizioni racconta il travaglio di una riforma non più procrastinabile. Tradotto in spagnolo e in Italia dalla Queriniana, la più importante editrice di testi teologici nel nostro paese, il commento statunitense si rivelò subito un successo. Le vendite oltrepassarono in poco tempo le duecentomila copie, un numero incredibile per un'opera così imponente.
L'Evoluzione con la Seconda Edizione (1989)
Un ventennio più tardi, sensazionali scoperte archeologiche e i nuovi indirizzi interpretativi imposero una seconda edizione. Anch'essa pubblicata dalla Queriniana, l'opera venne dedicata, come già quella del 1968, alla memoria di Pio XII, «grande promotore degli studi biblici cattolici nel XX secolo». Nel 1989 la dedica incluse Paolo VI, scomparso da un decennio: il pontefice bresciano aveva infatti «difeso e consolidato il progresso di questi studi durante e dopo il secondo Concilio Vaticano». Mancò il nome del «papa buono», Giovanni XXIII, che per cinque anni aveva regnato tra Pacelli e Montini.

Controversie e il Ruolo di Giovanni XXIII
Morto Pacelli, contro le nuove tendenze della ricerca biblica favorite in ambito cattolico dall'enciclica di Pio XII, vi era stato - tra il 1961 e il 1962, mentre si preparava il Concilio - un colpo di coda dei conservatori più intransigenti, rappresentati dai tre cardinali italiani Alfredo Ottaviani, Giuseppe Pizzardo ed Ernesto Ruffini. L'offensiva partì dalla Pontificia Università Lateranense, con l'obiettivo di colpire soprattutto il Pontificio Istituto Biblico. Il risultato fu la clamorosa sospensione dall'insegnamento - approvata da Giovanni XXIII - che il Sant'Uffizio impose a due autorevoli biblisti gesuiti: il francese Stanislas Lyonnet e il tedesco Maximilian Zerwick.
Sintomatico del clima di quegli anni è un episodio ricordato con arguzia da Raymond Brown, uno dei curatori dei primi due Jerome, in una monumentale ed esemplare trattazione (La nascita del Messia, Cittadella). A essere messi in discussione dalle nuove tendenze erano soprattutto i racconti evangelici dell'infanzia di Cristo, tanto che negli Stati Uniti un biblista ricevette per Natale un augurio dove figuravano i magi: arrabbiatissimi di essere stati liquidati come figure letterarie, questi chiedevano allo studioso di essere ricevuti. Giovanni XXIII, pur distante e amareggiato dall'attacco dei conservatori, era molto preoccupato per le tendenze degli studi biblici cattolici, soprattutto sul Nuovo Testamento, come nel 2024 ha ricostruito il cileno Juan Carlos Ossandón Widow in uno studio sull'Anuario de Historia de la Iglesia. Una testimonianza diretta proviene dal diario del gesuita Roberto Tucci, il direttore della Civiltà Cattolica che quarant'anni più tardi Giovanni Paolo II avrebbe creato cardinale. Papa Roncalli era convinto infatti «che su alcuni punti si intacca il Vangelo stesso», annotò nel 1961 il religioso dopo una lunga udienza.
L'Influenza di Paolo VI e Ratzinger
Iniziato però il Vaticano II, di fronte alla bocciatura dello schema preparatorio sulla Bibbia, considerato dalla maggioranza conciliare un testo molto conservatore, papa Roncalli decise di ritirarlo. Solo il suo successore Paolo VI revocò, già nel 1964, la grave misura presa tre anni prima contro Lyonnet e Zerwick. Grazie alle mediazioni di Montini, alla fine del Concilio venne approvata quasi all'unanimità la costituzione dogmatica Dei verbum sulla rivelazione divina. Questo documento conciliare ispira l'insegnamento cattolico degli ultimi decenni. Guidata da Ratzinger, la Pontificia Commissione Biblica pubblicò infatti nel 1993 e nel 2001 due rivoluzionari documenti sull'interpretazione dei testi sacri cristiani e sul valore delle Scritture ebraiche. Poi nel 2010 Benedetto XVI firmò l'esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini. Anche se il lascito principale del papa teologo resta soprattutto un altro: tra il 2007 e il 2012, la limpida e convincente trilogia su Gesù di Nazareth.
Documenti del Vaticano II: Dei Verbum
L'Aspetto Ecumenico negli Studi Biblici
Nella seconda edizione del commento biblico anche Carlo Maria Martini scriveva dell'aspetto ecumenico. «Gran parte del progresso compiuto dallo studio della Bibbia negli ultimi decenni e documentato in quest'opera è frutto dell'intensa ricerca di interpreti appartenenti a diverse chiese cristiane», osservava il cardinale, unico cattolico nel gruppo dei biblisti che hanno curato l'edizione critica del Nuovo Testamento (The Greek New Testament) destinata ai traduttori in centinaia di lingue moderne.
Il Terzo Jerome Biblical Commentary: Un Monumento per il XXI Secolo
Oltre trent'anni dopo, nel 2022, arrivò il terzo Jerome. Del tutto nuovo, in oltre duemila pagine, presenta e spiega brano per brano, in modo chiaro, tutti i libri della Bibbia. Al commento si affiancano trattazioni sintetiche sulla geografia, sull'archeologia, sulla storia relative ai testi sacri cristiani e sulle nuove letture della Bibbia: femminista, africana, latinoamericana, asiatica, ecumenica. Intanto nel 2006 era uscito a Nairobi un African Bible Commentary, interamente scritto nel continente.
Vero monumento, il terzo Jerome è stato appena tradotto (Commentario biblico per il XXI secolo, Queriniana), e la dedica ai pontefici italiani è sostituita - nell'introduzione dei quattro curatori John Collins, Gina Hens-Piazza, Barbara Reid, Donald Senior - da quella a papa Francesco, che ha firmato anche la prefazione.
Autori delle prefazioni ai commenti precedenti erano anch'essi due gesuiti: nel 1968 il tedesco Augustin Bea e nel 1989 l'italiano Carlo Maria Martini. Bea spiegava il motivo della dedica a Pio XII: è stato proprio papa Pacelli a superare mezzo secolo di stagnazione nello studio della Bibbia e a porre così le basi dell'«aggiornamento» voluto dal Concilio Vaticano II anche in questo ambito. Martini, specializzato nella critica testuale e poi arcivescovo di Milano, è stato una delle figure maggiori del cattolicesimo contemporaneo.

Un Altro Importante Commentario Biblico: L'Opera di Merrill Frederick Unger
Biografia di Merrill Frederick Unger
Merrill Frederick Unger (1909-1980) è stato un commentatore biblico, studioso, archeologo e teologo americano. Ha conseguito il diploma di laurea e il dottorato di ricerca presso la Johns Hopkins University e i diplomi di laurea e dottorato di ricerca presso il Dallas Theological Seminary. È stato uno scrittore prolifico, autore di circa 40 libri. Unger era anche un noto archeologo ed enciclopedista biblico. Dopo aver servito come pastore in diverse chiese, Unger ha insegnato per un anno al Gordon College. Per i successivi diciannove anni (1948-1967) Unger è stato professore di studi sull’Antico Testamento al Dallas Theological Seminary, di cui è diventato professore emerito.
Caratteristiche dell'Opera di Unger
L'opera di Unger è costituita da diverse sezioni chiave, pensate per fornire un commento biblico completo e accessibile:
- Un commento dettagliato di ogni libro della Bibbia.
- Centinaia di illustrazioni a colori e fotografie di alta qualità.
- Decine di cartine geografiche e tabelle con annotazioni bibliche.
- Un facile sistema di ricerca per capitoli e versetti della Scrittura.
- Scoperte archeologiche, riferimenti geografici, pesi e misure; note storiche e culturali dell'Antico e del Nuovo Testamento.
- Un'appendice di studio sulle origini della Bibbia.

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