Il diritto della Chiesa cattolica è in costante relazione osmotica con il Magistero, e le riflessioni dei Romani Pontefici arricchiscono l'impianto normativo, trasformandolo da un semplice elenco di norme sterili in un corpo vivo. Il matrimonio canonico è una delle materie sottoposte a continua analisi e approfondimento.
Evoluzione del Concetto di Matrimonio nella Dottrina della Chiesa
Dalle Origini al Concilio Vaticano II
Già nel periodo preconciliare, il fondamento del matrimonio era la "totius vitae communio, consuetudo et societas inter coniuges", nella quale "vir et uxor singulari quoque sancto ac puro amore coniuncti sint". Questo concetto enfatizzava una comunione di vita completa tra gli sposi.
Il Concilio Vaticano II ha ampiamente trattato la pastorale del matrimonio, considerando il vincolo coniugale come una piena e stabile comunione di vita tra persone. Per i Padri conciliari, il matrimonio, nella sua essenza, non significava solo un'istituzione e uno strumento per la procreazione ed educazione della prole, ma soprattutto uno sviluppo vitale delle forze più profonde dell'uomo, dell'amore, della comunione e della libertà.

I Padri conciliari hanno anche evidenziato il matrimonio come sacramento ed evento di Chiesa, rifiutando una sistemazione tradizionale dei fini del matrimonio. Con la Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, sulla dignità del matrimonio e della famiglia del 17 dicembre 1965, l'assise conciliare ha sottolineato l'importanza del patto di amore coniugale, nel quale i coniugi sperimentano il senso della propria unione. Tale amore, diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, abbraccia il bene di tutto l'individuo (n. 47).
Il Contributo dei Pontefici Post-Conciliari
Paolo VI, con l'enciclica Humanae Vitae del 25 Luglio 1968, ha affermato che "per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite".
Giovanni Paolo II, attraverso l'Esortazione apostolica Familiaris Consortio del 22 novembre 1981, ha ribadito che "l'amore è essenzialmente dono; l'amore coniugale, che conduce gli sposi alla reciproca conoscenza che li fa una carne sola, non si esaurisce all'interno della coppia, poiché li rende capaci della massima donazione possibile, per la quale diventano cooperatori di Dio per il dono della vita a una nuova persona umana" (n. 14).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC n. 2203 ss.) presenta il matrimonio come l'intima comunità di vita e di amore coniugale, fondata da Dio con una specifica vocazione personale e sociale e perciò da Lui stesso strutturata con leggi proprie. In forza di questa vocazione naturale, l'amore coniugale è assolutamente personale.
DOTTRINA SOCIALE #1 - DA RERUM NOVARUM AL PRESENTE
La prima Lettera Enciclica di Benedetto XVI, Deus Caritas est, del 25 dicembre 2005, è confermativa della concezione biblica e conciliare dell'amore-foedus-consortium. Il Pontefice emerito dedica particolare attenzione al Cantico dei Cantici che, pur non parlando direttamente di matrimonio, "ci aiuta a scoprire una componente essenziale dello stesso, anzi rileva che l'amore rientra nella concezione del matrimonio ideale, come l'ha progettato Dio". Inoltre, con la Lettera Enciclica Spe Salvi del 30 novembre 2007, il Pontefice emerito insegna che "l'essere umano ha bisogno di un amore incondizionato" (n. 26), indispensabile per superare l'individualismo che spesso permea le relazioni intersoggettive.
La Nozione di "Consortium Totius Vitae"
L'espressione "consortium totius vitae" indica una comunione che non si limita ad aspetti puramente fisici, ma coinvolge l'intera esistenza dei nubendi.
Il Codice di Diritto Canonico e la Parità dei Fini
Se con il Codex del 1917 i fini del matrimonio erano tre - uno primario, la "procreatio et educatio prolis", e due secondari, il "mutuum adiutorium" e il "remedium concupiscientiae" - e tra questi vi era un rapporto gerarchico in favore della finalità procreativa, con il Codice del 1983 tale gerarchia viene meno. Il can. 1055 § 1 indica, in posizione di perfetta parità, il bonum coniugum e la generatio et educatio prolis.
Il Magistero di Papa Francesco e le Fragilità Matrimoniali
Il magistero di Francesco evidenzia le fragilità che caratterizzano il matrimonio nella società attuale. In occasione del discorso per la conclusione della III Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 18 ottobre 2014, il Romano Pontefice ha affermato che "da una parte c'è la tentazione di chiudersi nella legge e di irrigidirsi nella lettera, senza considerare le necessità della Chiesa e soprattutto lo Spirito di Dio che sempre ci sorprende; dall'altra, la tentazione del buonismo che vorrebbe risolvere i problemi limitandosi ad affrontare i sintomi e trascurandone le cause, e così lasciando le persone con le loro ferite, senza riconoscere il potere salvifico della Parola di Dio".

Con l'Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia del 19 marzo 2016, il Pontefice sottolinea l'importanza e la bellezza della famiglia basata sul matrimonio indissolubile tra uomo e donna. Esso si fonda su un "amore di amicizia", un amore che unisce l'esclusività indissolubile del sacramento alla ricerca del bene dell'altro, alla reciprocità, alla tenerezza tipiche di una grande amicizia. Quest'amore è la carità, unica strada che consente più direttamente "l'accompagnamento, il discernimento e l'integrazione delle fragilità matrimoniali".
Il matrimonio, dunque, non è solo la celebrazione. Papa Francesco ha enfatizzato che "occorre fare un cammino dall'io al noi, da pensare da solo a pensare in due, da vivere da solo a vivere in due … quando arriviamo a decentrarci, allora ogni atto è sponsale" (Udienza generale, 01 novembre 2018). In occasione dell'incontro del 16 settembre 2020 con le coppie che si sono sposate durante la pandemia da Covid-19, Francesco ha svelato l'essenza del matrimonio canonico: "È la contemplazione che ci conduce all'amore. Bisogna contemplare le creature per imparare a prendersene cura."
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