La visita al complesso del “Monastero delle Benedettine San Giovanni Evangelista” a Lecce, di origine medievale, offre un profondo percorso spirituale alla scoperta dell'armonia, della bellezza e del lavoro di conservazione del patrimonio storico, archivistico-bibliografico e artistico che esso custodisce. La Chiesa, intesa come comunità, vive, cresce e si risveglia nelle anime che, come la Vergine Maria, accolgono la Parola di Dio e la concepiscono per opera dello Spirito Santo, offrendo a Dio la propria carne e, nella loro povertà e umiltà, diventando capaci di generare Cristo oggi nel mondo. Attraverso la Chiesa, il Mistero dell’Incarnazione rimane presente per sempre.

Storia e Origini del Complesso Monastico
Il complesso monastico di San Giovanni Evangelista a Lecce risale all'epoca della dominazione normanna. Più precisamente, fu edificato tra l'XI e il XII secolo dal conte Accardo II, come attestato dal documento più antico che lo riguarda, datato 1133. Il Monastero fu fondato da Accardo, conte romano della città, nell'ambito della politica normanna diretta a creare nell'Italia del sud centri monastici di rito latino, capaci di integrare elementi di cultura greca, longobarda e araba, secondo un originale sincretismo.
Nel suo primo secolo di vita, il Monastero accrebbe la propria influenza nella zona grazie alle numerose donazioni elargite dai principi normanni. La costruzione della Chiesa di San Giovanni Evangelista, voluta dal sacerdote Michele di Sternatia nei primi anni del Trecento, riflette il passaggio culturale tra il tardoromanico e le prime influenze gotiche.
Malgrado le numerose soppressioni, come quella definitiva degli Ordini religiosi del 1866 che ne ordinò l'estinzione, e la perdita di molteplici beni, il cenobio, alla diretta dipendenza del Pontefice, ha continuato a svolgere la propria attività istituzionale senza interruzione. Va notato che una parte degli immobili fu acquistata dallo Stato e adibita a scuola (attualmente il “2° Circolo E. De Amicis”), imponendo notevoli sacrifici alle monache che si sono adeguate al mutamento dei tempi e all’accoglimento delle richieste, sempre più particolareggiate e non solo spirituali, provenienti dal mondo esterno alla clausura.

Architettura e Stili della Chiesa
La Chiesa di San Giovanni Evangelista, pur avendo origini medievali, ha subito una radicale trasformazione nel 1607, assumendo l'aspetto tipico del Barocco leccese. La costruzione originaria si stenta oggi a riconoscere, decorata in modo prorompente dalle successive opere che dal Cinquecento in poi hanno ristrutturato l'intero edificio in ogni suo angolo. Anche se la Chiesa fu riedificata nei primi anni del 1600 con una facciata semplice a spioventi priva di orpelli, la facciata attuale, semplice ma armoniosa, presenta archetti pensili incisi nel tufo e una finestra rettangolare in asse, che sostituisce l’antico rosone ormai perduto. L'austera facciata è ingentilita dalla presenza della statua in pietra di San Benedetto nella nicchia centrale.
Varcata la soglia, lo spazio interno si manifesta in un’unica navata voltata a botte, scandita da semicolonne addossate alle mura, che in seguito fu ampliata assumendo una pianta a croce latina. Il suo aspetto è delizioso nella sobria sfarzosità ed eleganza dell’ambiente. Alzando lo sguardo verso l’alto si resta abbagliati dallo splendido soffitto ligneo seicentesco, intagliato, dorato e dipinto con una tecnica stupefacente, che è un capolavoro a lacunari.
I sette altari barocchi, rifulgenti d’oro con colonne tortili, sono un trionfo di squisita fattura e si susseguono per tutto il perimetro della Chiesa. Un altare, il primo a destra appena si entra, presenta la particolarità di averne uno addossato su di esso, che non è riuscito a nascondere una strana figura femminile: una donna che tiene in pugno due serpenti, e con l’altra mano si solleva appena la gonna, indicando col dito. Il pavimento è un capolavoro di maioliche settecentesche, rimasto quasi del tutto integro, che offre un autentico colpo d’occhio. Avvicinandosi all’altare maggiore, si entra nella zona non propriamente destinata ai visitatori.
Il campanile quadrangolare, aggiunto tra il Cinquecento e il Seicento e ricostruito nei primissimi anni del Cinquecento, si innalza sulla sinistra dell’edificio principale. Caratterizzato da bifore in pietra e da archetti pensili su "peducci" lobati, funge da elemento di raccordo tra la chiesa e il tessuto urbano circostante. Consta di due ordini sovrapposti aperti da monofore.

Il Tesoro Artistico e Culturale
L’intero Monastero custodisce un’autentica pinacoteca dal valore inestimabile, con tele che vanno dal 1400 al 1800. Sulle pareti interne della chiesa emergono resti di affreschi di scuola bizantina: Sant’Andrea e San Giorgio sono ancora riconoscibili, mentre motivi ornamentali a girali vegetali punteggiano gli spazi fra le arcate. Tra le opere esposte, spiccano alcune tele di Serafino Elmo e Oronzo Tiso, oltre ad alcune statue lignee di San Giovanni Evangelista e San Benedetto.
Il convento custodiva il più antico documento pittorico proveniente da Venezia che si conservi in Puglia (datato al 1380), un polittico che dal 1870 è custodito nel Museo Sigismondo Castromediano di Lecce. Il polittico fu confezionato con precise esigenze di culto, come dichiarano San Giovanni Evangelista e San Benedetto, posti in posizione privilegiata alla sinistra della Madonna col Bambino. Nel registro inferiore compaiono San Nicola, San Giovanni Battista, San Pietro e San Paolo, mentre la raffigurazione di Santa Margherita e Maddalena sottolinea la destinazione a un convento femminile.
Al centro dell’abside si trova un sarcofago medievale, probabilmente destinato a un benefattore locale, la cui superficie reca incisioni a motivi crociati e simboli cristiani. Il sarcofago è collocato su un basso basamento litico, a testimonianza dell’antica funzione funeraria della cappella. Proseguendo verso il settore esclusivamente dedicato alle Suore di clausura, è possibile intravedere l’epigrafe che porta il nome del fondatore Accardo.
In un minuscolo cortile interno si intravede un pozzo, situato al piano superiore, da cui anticamente le Suore si rifornivano di acqua senza scendere a terra. Nel chiostro, luogo più intimo e riservato, si trovano le pitture più antiche, alcune non in buone condizioni, ma altre riportate a nuova vita. Tra queste figurano due raffigurazioni di San Vito Martire (XV e XVI secolo), una Madonna con Bambino, coi santi Benedetto e Scolastica (XVI secolo), e un santo vescovo (XVI secolo). Tutti gli affreschi sono opere di artisti salentini dell’epoca. Forse l’affresco più raro è la rappresentazione di un antico Presepe, in cui si intravedono a malapena, ma ben distinguibili, le figure di Gesù, Giuseppe e Maria.
I passi del silenzio - Lecce

La Vita Monastica Benedettina
La comunità monastica segue fedelmente la Regola dell’Ordine di San Benedetto, che prevede un tempo per la preghiera (comune e personale) e uno per il lavoro e lo studio, secondo il celebre motto "Ora et labora et lege". L’ora custodisce il tesoro della liturgia e del canto gregoriano, lasciando anche spazio al salmodiare in lingua italiana. La lectio divina alimenta la giornata monastica e viene condivisa, il sabato, con altre sorelle e fratelli desiderosi di conoscere Cristo, scrutando la Scrittura.
La vita in comune, quella cenobitica, tipica del convento benedettino di “San Giovanni Evangelista”, diviene officina e laboratorio di comunione, che mira, in delicata semplicità e grazia, a glorificare il nome del Signore in ogni tempo, nonché a sillabare l’esigente parlare evangelico, che ha gli accenti della misericordia, dell’umile compatire, dell’amicizia e dell’amore che vanno sempre oltre ogni speranza. L’ospitalità, dimensione costitutiva della vita di un monastero, assume qui sempre più la modalità della promozione di occasioni e iniziative per alimentare un dialogo nella consapevolezza che ogni essere umano è “parola” da ascoltare, interpretare e custodire.
Le monache celebrano quotidianamente la liturgia delle ore, che viene anche trasmessa mediante la propria emittente Radio-Orantes, dalle ore 5:30 alle ore 20:45. Le Messe feriali si tengono alle ore 7:30 e quelle festive alle ore 9:00. Periodicamente si tengono incontri con gruppi che desiderano conoscere la spiritualità benedettina, unendosi anche alla preghiera monastica. Le festività di San Benedetto vengono celebrate il 21 marzo e l'11 luglio.
Le monache sono impegnate nel tradizionale lavoro di preparazione di ostie per l'eucaristia e di dolci pasquali e natalizi fatti con la pasta di mandorle. Uno speciale prodotto alimentare artigianale ha reso famose le Benedettine di Lecce, che dal 1700, in occasione delle festività di Pasqua e Natale, producono dolci a forma di “agnelli e pesci” di pasta di mandorla, simboli della cristianità. Nel Museo Benedettino, il visitatore può ammirare il “Tesoro” del monastero, costituito da quadri, sacri arredi e paramenti d’altare con merletti filettati all’uncinetto. La vita claustrale iniziava con i riti liturgici della “velazione” e “consacrazione”, in cui l’aspirante cambiava nome e riceveva un secondo battesimo; nel 1700 questo rito solenne si trasformò in una festa cittadina.

Informazioni per i Visitatori
Il Monastero di San Giovanni Evangelista, luogo di culto fondato dai Normanni, sorge nel centro storico di Lecce, nella vicina Corte Conte Accardo. Per raggiungere Lecce si può percorrere la statale numero 613, oppure scendere alla stazione ferroviaria della città. Il Monastero si raggiunge facilmente dal centro.
L’ingresso alla Chiesa è libero e gratuito negli orari di culto. È impossibile giungere a Lecce come turisti o viaggiatori e non avere il tempo di assaporare la maestosità del Monastero, che si pone tra Medioevo e Barocco, abbracciando circa la metà della storia del mondo a partire dalla nascita di Cristo.