Il Sinodo, inteso come un cammino fatto insieme dal Popolo di Dio, è un’antica parola legata alla Tradizione della Chiesa. Composta dalla preposizione greca "σύν" (con) e dal sostantivo "ὁδός" (via), essa indica il percorso congiunto del Popolo di Dio, richiamando Gesù stesso che si presenta come "la via, la verità e la vita". L'esperienza del Sinodo è dunque quella di "camminare insieme".
Nel greco ecclesiastico, come ricordato nel documento del 2018 della Commissione Teologica Internazionale intitolato *La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa*, "sinodo" esprime l'essere convocati in assemblea. Sin dai primi secoli, con tale termine si designano le assemblee ecclesiali convocate a vari livelli (diocesano, provinciale o regionale, patriarcale, universale) per discernere, alla luce della Parola di Dio e in ascolto dello Spirito Santo, questioni dottrinali, liturgiche, canoniche e pastorali.

Origini e Evoluzione del Sinodo nella Storia della Chiesa
Sinodo e Concilio: radici comuni e significati convergenti
Il termine greco "σύνoδος" viene tradotto in latino con *sýnodus* o *concilium*. Sebbene le radici delle parole "sinodo" e "concilio" siano diverse, il loro significato è convergente. Il termine "concilio" arricchisce il contenuto semantico di "sinodo", richiamando il termine ebraico קָהָל (qahal), che significa "raduno, assemblea". La traduzione di questo vocabolo ebraico risuona in greco nella parola ἐκκλησία (ecclesia), che ha un rapporto etimologico con il verbo *kalein*, "chiamare".
La sinodalità è una "dimensione costitutiva della Chiesa, che attraverso di essa si manifesta e configura come Popolo di Dio", come afferma *La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa*. Sin dalle origini, la Chiesa si riunisce per discutere le questioni che necessitano di approfondimento. "La sinodalità si dispiega sin dall’inizio quale garanzia e incarnazione della fedeltà creativa della Chiesa alla sua origine apostolica e alla sua vocazione cattolica".
In particolare, i Sinodi della Chiesa vengono introdotti come il luogo per risolvere quei casi che il vescovo locale non è in grado di trattare da solo. I "Canoni apostolici", un testo risalente al periodo tra il IV e V secolo, affermano che il vescovo locale non dovrebbe fare nulla di "importante" senza l'approvazione del vescovo "superiore".
I Concili Ecumenici e il Sinodo dei Vescovi
Alcuni problemi, tuttavia, riguardano tutta la Chiesa. Così, nel 325, viene indetto a Nicea il primo "Concilio ecumenico". "Per la prima volta, attraverso l'esercizio sinodale del ministero dei Vescovi, si esprime istituzionalmente sul livello universale l'ἐξουσία (autorità) del Signore risorto che guida e orienta nello Spirito Santo il cammino del Popolo di Dio". Nel corso del primo millennio si svolgono numerosi Concili ecumenici. I Sinodi permanenti hanno avuto e continuano ad avere un ruolo importante nella vita delle Chiese orientali. Fin dal V secolo, a Roma è attivo un Sinodo che si è poi evoluto nei Concili tenutisi nella Chiesa occidentale durante il Medioevo. Uno di questi, il Concilio di Konstanz, risolve lo scisma d'Occidente. Un altro, il Concilio di Trento, viene convocato in risposta alla Riforma protestante. Tra il 1869 e il 1870, si tiene in Vaticano un Concilio ecumenico per definire i dogmi del Primato e dell'Infallibilità del Papa.
Nello svolgimento dei lavori del Vaticano II matura il desiderio dei Padri conciliari di mantenere vivo l'autentico spirito di collegialità. A questo scopo Papa Paolo VI, con il Motu Proprio *Apostolica sollicitudo* del 15 settembre 1965, istituisce il Sinodo dei Vescovi per tutta la Chiesa. In questo documento il Pontefice sottolinea che "il Sinodo dei Vescovi, per il quale vescovi scelti nelle varie parti del mondo apportano al supremo pastore della Chiesa un aiuto più efficace, viene costituito in maniera tale che sia: una istituzione ecclesiastica centrale; rappresentante tutto l'Episcopato cattolico; perpetua per sua natura; quanto alla sua struttura, svolgente i suoi compiti in modo temporaneo ed occasionale". Il Sinodo dei Vescovi, come ricorda Papa Francesco nella Costituzione apostolica *Episcopalis communio*, costituisce "una delle più preziose eredità del Concilio Vaticano II".
Il primo Sinodo dei Vescovi, tenutosi nel 1967, è stato incentrato sul tema "La preservazione e il rafforzamento della fede cattolica, la sua integrità, il suo vigore, il suo sviluppo, la sua coerenza dottrinale e storica".

Il Sinodo sulla Sinodalità: un processo inedito
Il Sinodo dei Vescovi, aperto da Papa Francesco il 10 ottobre 2021, tratta il tema stesso della sinodalità e si presenta, nel suo svolgimento, con modalità e fasi inedite. Non si tiene solo in Vaticano, ma in ciascuna Chiesa particolare dei cinque continenti. È la prima volta, nella storia di questa istituzione, che un Sinodo si svolge in modalità decentrata. L'apertura del Sinodo nelle Chiese locali è prevista domenica 17 ottobre 2021. Il processo sinodale segue un itinerario triennale articolato in tre fasi scandito dall'ascolto, dal discernimento e dalla consultazione.
- La prima tappa (ottobre 2021 - aprile 2022) riguarda le singole Chiese diocesane.
- La finalità della fase successiva, quella continentale (settembre 2022 - marzo 2023), è di dialogare sul testo del primo *Instrumentum laboris*.
- L'ultima fase del cammino sinodale è quella della Chiesa universale (ottobre 2023).
Papa Francesco, nel discorso rivolto il 18 settembre 2021 ai fedeli della diocesi di Roma, ha sottolineato che "il tema della sinodalità non è il capitolo di un trattato di ecclesiologia, e tanto meno una moda, uno slogan o il nuovo termine da usare o strumentalizzare nei nostri incontri". La sinodalità esprime "la natura della Chiesa, la sua forma, il suo stile, la sua missione". Ha inoltre posto una domanda cruciale: "I poveri, i mendicanti, i giovani tossicodipendenti, tutti questi che la società scarta, sono parte del Sinodo?". La sua risposta è stata chiara: "Sì, caro, sì, cara: non lo dico io - spiega il Pontefice - lo dice il Signore: sono parte della Chiesa". Il Sinodo è un processo inclusivo che si estende "fino ai limiti, comprende tutti".
La Chiesa sinodale: una Chiesa dell'ascolto
Nel 2015, in occasione del 50° anniversario dell'istituzione del Sinodo dei Vescovi, Papa Francesco ha ricordato che "il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio". Una Chiesa sinodale è una "Chiesa dell'ascolto, nella consapevolezza che ascoltare 'è più che sentire'". Il cammino sinodale - sottolinea il Pontefice - inizia ascoltando il Popolo, prosegue "ascoltando i Pastori", e infine "culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma". "Il fatto che il Sinodo agisca sempre *cum Petro et sub Petro* non è una limitazione della libertà, ma una garanzia dell'unità".
Il dialogo sinodale implica il coraggio tanto nel parlare quanto nell’ascoltare, non per ingaggiarsi in un dibattito competitivo, ma per esprimere con rispetto quanto si avverte in coscienza suggerito dallo Spirito Santo per il discernimento comunitario, aperti a cogliere nelle posizioni degli altri quanto suggerito dal medesimo Spirito "per il bene comune".
Papa Francesco:"nessuno dica questo non si può dire"
Le Tre Parole Chiave del Sinodo
Le parole-chiave del Sinodo, come evidenziato da Papa Francesco, sono tre: comunione, partecipazione, missione. L'ordine esatto con cui vanno declinati i tre vocaboli è "comunione, missione e partecipazione". Le prime due sono infatti intrecciate perché solo una Chiesa che vive davvero in "comunione" può essere credibilmente "missionaria". Al contempo, l’organizzazione interna della comunità cristiana ha come primo criterio fondante proprio l’annuncio. Come battezzati, siamo realmente Chiesa solo se partecipiamo alla sua vita, dando concretezza alla comunione ecclesiale con l’obiettivo dell’annuncio, della missione.
1. Comunione
La comunione e la missione sono espressioni teologiche che designano il mistero della Chiesa e di cui è bene fare memoria. Il Concilio Vaticano II ha chiarito che la comunione esprime la natura stessa della Chiesa. La comunione è il legame spirituale, sacramentale e giuridico che unisce i pastori tra loro, i pastori ai fedeli e i fedeli tra loro, secondo il modello della comunione trinitaria. Consenso non significa uniformità o maggioranza democratica, poiché lo Spirito Santo può parlare attraverso le parole di un singolo membro del popolo di Dio o di un piccolo gruppo. Il Concilio Vaticano II ha altresì affermato che la Chiesa ha ricevuto «la missione di annunziare e instaurare in tutte le genti il regno di Cristo e di Dio, e di questo regno costituisce in terra il germe e l’inizio» (*Lumen gentium*, 5). Queste due parole riflettono come la Chiesa contempla e imita la vita della Santissima Trinità, mistero di comunione *ad intra* e sorgente di missione *ad extra*. Papa Paolo VI, commemorando l'apertura del Concilio, affermò che le linee generali erano state «la comunione, cioè la coesione e la pienezza interiore, nella grazia, nella verità, nella collaborazione […] e la missione, cioè l’impegno apostolico verso il mondo contemporaneo» (*Angelus*, 11 ottobre 1970). San Giovanni Paolo II, chiudendo il Sinodo del 1985, volle ribadire che la natura della Chiesa è la *koinonia*: da essa scaturisce la missione di essere segno di intima unione della famiglia umana con Dio.
La "communio hierarchica" non è mai contraria alla sinodalità e la gerarchia - meglio sarebbe dire "i pastori" - sono sempre al servizio del popolo di Dio e quindi al servizio di un esercizio continuo della sinodalità.
2. Partecipazione
La partecipazione è la terza parola chiave. Comunione e missione rischiano di restare termini astratti se non si coltiva una prassi ecclesiale che esprima la concretezza della sinodalità in ogni passo del cammino e dell'operare, promuovendo il reale coinvolgimento di tutti e di ciascuno. Celebrare un Sinodo è veramente proficuo se diventa espressione viva dell'essere Chiesa, di un agire caratterizzato da una partecipazione vera, non per esigenze di stile, ma di fede. La partecipazione è un'esigenza della fede battesimale. Come afferma l'Apostolo Paolo, «noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo» (1 Cor 12,13). Il punto di partenza, nel corpo ecclesiale, è il Battesimo. Da esso, nostra sorgente di vita, deriva l'uguale dignità dei figli di Dio, pur nella differenza di ministeri e carismi. Per questo, tutti sono chiamati a partecipare alla vita della Chiesa e alla sua missione. Se manca una reale partecipazione di tutto il Popolo di Dio, i discorsi sulla comunione rischiano di restare pie intenzioni. Il Sinodo, proprio mentre offre una grande opportunità per una conversione pastorale in chiave missionaria e anche ecumenica, non è esente da alcuni rischi:
- Formalismo: ridurre un Sinodo a un evento straordinario, ma di facciata, senza effettiva sostanza e trasformazione.
- Intellettualismo: trasformare il Sinodo in un gruppo di studio astratto, staccato dalla realtà concreta del Popolo di Dio.
- Immobilismo: non prendere sul serio il tempo presente, proponendo soluzioni vecchie per problemi nuovi, con l'idea che "si è sempre fatto così".
Una Chiesa sinodale è una Chiesa di partecipazione e corresponsabilità. Nell'esercizio della sinodalità è chiamata a esprimere la partecipazione di tutti, secondo la vocazione, il ministero e il carisma di ciascuno. L'intera comunità, nella libera e ricca diversità dei suoi membri, è chiamata a pregare, ascoltare, analizzare, dialogare, discernere e consigliare per prendere decisioni pastorali che corrispondano il più possibile alla volontà di Dio.
Il Battesimo e la Cresima come fondamenti della partecipazione
Il Battesimo è il sacramento con cui entriamo nel popolo di Dio, liberati dal peccato originale e adottati come figli e figlie di Dio in Cristo. È l'identità fondamentale di tutti i fedeli, indipendentemente dal sesso, dall'etnia o dallo status sociale. "In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione" (*Evangelii Gaudium*, 119).
La Cresima è il sacramento con cui i fedeli ricevono la pienezza dei doni dello Spirito Santo, venendo pienamente preparati per la missione affidata nel Battesimo. Lo Spirito riversato permette di vivere più profondamente la vocazione primaria di figli e figlie di Dio che gridano «Abba, Padre» (Romani 8:15). La vita nuova ricevuta nel Battesimo e nella Cresima è continuamente alimentata dalla partecipazione all'Eucaristia, «fonte e apice di tutta la vita cristiana» (*Lumen gentium*, 11).
L'unzione dello Spirito Santo, conferita dai sacramenti dell'iniziazione cristiana, si manifesta nel *sensus fidei* del popolo di Dio. "In tutti i battezzati, dal primo all'ultimo, opera la forza santificatrice dello Spirito che spinge ad evangelizzare. Il Popolo di Dio è santo in ragione di questa unzione che lo rende infallibile 'in credendo'. Questo significa che quando crede non si sbaglia, anche se non trova parole per esprimere la sua fede. Lo Spirito lo guida nella verità e lo conduce alla salvezza." (EG 119). Questo atteggiamento indispensabile si traduce con l’espressione *sentire cum Ecclesia*: sentire, provare e percepire in armonia con la Chiesa. È richiesto non soltanto ai teologi, ma a tutti i fedeli; unisce tutti i membri del popolo di Dio nel loro pellegrinaggio ed è la chiave del loro «camminare insieme».

3. Missione
La radice "Mei", presente in numerose lingue proto-indo-europee, significa "andare, cambiare, muoversi, relazionarsi". Da essa deriva anche la parola missione, che fin dalla sua comparsa quasi 2000 anni fa, ha significato un invio di una o più persone presso qualcuno o in un luogo con il compito di portare a termine un incarico, per lo più di una certa importanza o che comporta un rischio. Questa componente di straordinarietà con un po’ di rischio differenzia la parola missione dal semplice invio.
Nel linguaggio comune di oggi, in ogni ambito dell’attività umana "missione" indica un mandato, un compito che ha un valore morale, svolto con spirito di sacrificio e dedizione assoluta.
Il Concilio Vaticano II afferma che «la Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria» (*Ad Gentes*, 2). La missione esprime quindi l'identità più profonda della Chiesa, che esiste per annunciare il Vangelo a tutti gli uomini. In un'epoca di rapidi cambiamenti, Papa Francesco invita la Chiesa a riscoprire la sua natura missionaria, stabilendosi in ogni luogo della terra in uno stato permanente di missione.
Gesù Cristo definì la missione dei suoi seguaci durante l'Ultima Cena, prima di affrontare la passione e la morte sulla croce. In quel momento Gesù promise agli Apostoli il dono dello Spirito Santo, il quale insegna ai discepoli a comprendere sempre più pienamente il Vangelo, ad accoglierlo nella loro esistenza e a renderlo vivo e operante con la testimonianza di vita e di carità con tutti. La Santa Messa domenicale ha questa unica origine dalla missione data da Gesù, e cominciò a chiamarsi "messa" (*missa* in latino è il participio passato di *mittere* = inviare) fin dai primi tempi in cui le comunità si riunivano per condividere l'Eucaristia e accogliere il mandato dell'Ultima Cena ad essere inviati.
La *parrhesia* si riferisce all'audacia che la venuta dello Spirito Santo ha prodotto nei cuori degli apostoli a Pentecoste. È l'audacia interiore che li ha spinti a proclamare la Buona Novella che Gesù è il Signore senza paura nei primi tempi della Chiesa. Lo Spirito ci offre questa stessa audacia per svolgere la missione della Chiesa oggi. «La parresia nello Spirito chiesta al Popolo di Dio nel cammino sinodale è la fiducia, la franchezza e il coraggio "di entrare nell'ampiezza dell'orizzonte di Dio" per "annunciare che nel mondo c’è un sacramento di unità e perciò l'umanità non è destinata allo sbando e allo smarrimento"» (*ITC, Syn.*). L'esperienza vissuta e perseverante della sinodalità è per il Popolo di Dio fonte della gioia promessa da Gesù, fermento di vita nuova, pedana di lancio per una nuova fase di impegno missionario.
Papa Francesco:"nessuno dica questo non si può dire"
Il Discernimento nel Processo Sinodale
Il Processo Sinodale prevede un processo di discernimento orientato al consenso. Ci si ascolta a vicenda per discernere ciò che Dio sta dicendo a tutti. Questo tipo di discernimento non è un evento isolato, ma uno stile di vita basato su Cristo, seguendo la guida dello Spirito Santo, vivendo per la maggior gloria di Dio. Il discernimento comunitario aiuta a costruire comunità fiorenti e resistenti per la missione della Chiesa oggi. Il discernimento è una grazia di Dio, ma richiede il nostro coinvolgimento umano in modi semplici: pregando, riflettendo, prestando attenzione alla propria disposizione interiore, ascoltando e parlando con gli altri in modi autentici, significativi e accoglienti. Il discernimento in questa chiave spirituale pianta semi che possono dare frutti nella comunione, nella guarigione e nella missione.
La consultazione è il processo attraverso il quale i fedeli vengono ufficialmente ascoltati su questioni di dottrina, morale e vita cristiana prima che venga presa una decisione. L'attuale Sinodo cerca di ampliare l'esperienza della "consultazione" per andare verso una Chiesa più sinodale che ascolti e coinvolga più pienamente l'intero popolo di Dio.
L'équipe sinodale ha il ruolo di implementare, coordinare e supervisionare la fase diocesana del Processo Sinodale sotto la guida del Vescovo locale, collaborando con i Referenti Diocesani. Deve pianificare le sessioni di ascolto da tenersi a livello locale per garantire la più ampia partecipazione possibile, compresi gli emarginati, facendo uno sforzo particolare per coinvolgere coloro che sono raramente ascoltati nella Chiesa. L'obiettivo è creare un'autentica esperienza di sinodalità a livello locale.
Ogni Chiesa locale è invitata a concludere la fase diocesana con una Riunione Sinodale Diocesana. Questo incontro permette ai diversi membri della Diocesi di riunirsi per una celebrazione liturgica, per pregare insieme, riflettere sull'esperienza del Processo Sinodale nella Diocesi, ascoltare le osservazioni, dialogare sulla realtà attuale della Chiesa locale e sui segni dei tempi, e discernere la chiamata dello Spirito per la diocesi in relazione alla sua crescita nella conversione sinodale. L'obiettivo della Riunione Presinodale Diocesana è di riunire una rappresentanza dell'intera diocesi, compresi i gruppi minoritari e quelli periferici, e di consentire ai partecipanti di ascoltare, riflettere e discernere insieme.