La Trasfigurazione di Gesù: Il Racconto, il Significato e la Rappresentazione

La Trasfigurazione è l'episodio narrato dai Vangeli, in cui Gesù svelò per breve tempo la sua gloria ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Durante questo evento miracoloso, Gesù si trasfigurò (ετεμοϕώϑη) davanti a loro, mostrando la sua divinità nascosta e prefigurando la celeste beatitudine dell'uomo. È uno dei miracoli del Signore che ha rivelato la Santa Trinità e la gloria del Figlio.

Il Racconto Evangelico

L'Evento sul Monte

L'episodio della Trasfigurazione è narrato dai tre primi Evangelisti: Matteo (17:1-9), Marco (9:2-10) e Luca (9:28-36), come anche da un testimone oculare tra i discepoli del Signore, Pietro.

L'evangelista assegna come luogo di questa trasfigurazione un "alto monte", che da una tradizione antica è identificato col Tabor, situato a 7 km dalla regione di Cesarea di Filippo. Poco prima della trasfigurazione, Gesù e i discepoli si trovavano nella regione di Cesarea di Filippo, l’attuale villaggio di Banyas. È improbabile che Cristo e gli apostoli si siano allontanati da questa località o regione per salire sull’“alto monte”. La trasfigurazione ebbe luogo su un monte qualche tempo dopo la Pasqua del 32 E.V., molto prima dell’ultimo viaggio di Gesù a Gerusalemme.

Probabilmente avvenne di notte, dato che gli apostoli “erano aggravati dal sonno” (Luca 9:32). Di notte l’avvenimento sarebbe stato più spettacolare, ed essi trascorsero effettivamente la notte sul monte, poiché scesero solo l’indomani.

Prima di salire sul monte Cristo aveva chiesto a tutti i discepoli: “Chi dicono gli uomini che io sia?” e Pietro aveva risposto: “Tu sei il Cristo”. Allora Gesù disse ai discepoli che doveva morire ed essere risuscitato (Marco 8:27-31), ma promise che alcuni di loro ‘non avrebbero gustato affatto la morte prima d’aver visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno’, o “il regno di Dio venuto in potenza” (Matteo 16:28; Marco 9:1). Questa promessa si adempì “sei giorni dopo” (“otto” secondo Luca, che a quanto pare include il giorno della promessa e quello dell’adempimento) quando Pietro, Giacomo e Giovanni accompagnarono Gesù su “un alto monte” (Matteo 17:1, Marco 9:2).

La Manifestazione della Gloria

Durante la trasfigurazione, "la sua faccia divenne splendente come il sole, e le sue vesti divennero bianche come la neve" (Matteo 17:2). Matteo e Marco dicono che in quell’occasione ‘la faccia di Gesù risplendeva come il sole, e le sue vesti divennero brillanti come la luce’, “assai più bianche di quanto potrebbe imbiancarle sulla terra qualsiasi pulitore di vestiti”, e Luca afferma che “l’aspetto della sua faccia divenne diverso”. Fu dunque un cambiamento puramente esteriore di aspetto, per lo scopo suddetto.

Durante la trasfigurazione di Gesù, apparvero presso a lui Mosè ed Elia. Ed ecco, apparvero ad essi Mosé ed Elia che conversavano con lui “con gloria” (Luca 9:30, 31). Mentre Mosè ed Elia si separavano da Gesù, Pietro, “non comprendendo ciò che diceva”, suggerì di erigere tre tende, una ciascuno per Gesù, Mosè ed Elia (Luca 9:33).

Gesù trasfigurato sul monte Tabor con Mosè ed Elia, infografica biblica

La Voce del Padre

Ma mentre l’apostolo parlava si formò una nube (Luca 9:34), evidentemente (come per la tenda di adunanza nel deserto) a simboleggiare la presenza di Geova lì sul monte della trasfigurazione (Esodo 40:34-38). Da quella nuvola proveniva la voce di Geova che disse: “Questo è il mio Figlio, colui che è stato eletto. Ascoltatelo” (Luca 9:35). Anni dopo, riferendosi alla trasfigurazione, Pietro identificò la voce celeste come quella di “Dio Padre” (2 Pietro 1:17, 18).

“E, avendo udito, i discepoli caddero riversi ed ebbero violento timore” (Matteo 17:6). Essi, che non potevano sopportare il raggio del Suo volto e lo splendore delle Sue vesti, caddero riversi a terra, non sopportando di guardare la figura inguardabile.

Il Significato Teologico e Spirituale

Rivelazione della Divinità e della Trinità

Nel corso della Metamórfosis abbiamo anche l'apparizione della Santa Trinità. In maniera ancor più intensa che a Natale e all’Epifania, il tema della luce pervade la festa della Trasfigurazione: “Dio abita in una luce inaccessibile” (1 Timoteo 6:16). Essa è “luminosità inaccessibile, gloria inaccessibile, splendore senza tempo, luce immutabile, insostenibile e senza tramonto, ineffabile bagliore”. È questo “splendore della gloria inaccessibile” che è rivelato agli uomini sul Tabor: “Tutti ne siamo illuminati”. Ci viene dato di “vedere l’Invisibile”: insieme a Mosè, Elia e ai tre discepoli entriamo in questa luce.

Nella trasfigurazione Mosè ed Elia rappresentavano senz’altro la Legge e i Profeti, che additavano e si adempirono in Cristo. Mentre in passato Dio aveva parlato per mezzo dei profeti, ora indicava che avrebbe parlato per mezzo di suo Figlio (Galati 3:24; Ebrei 1:1-2).

In primo luogo, la Trasfigurazione parla di com'era l'uomo nel Paradiso prima di peccare. Questa «bellezza archetipica» è stata dimostrata mediante la Trasfigurazione di Cristo, che allora era Dio e uomo. Ciò avviene «poiché questa festa della Trasfigurazione è festa del mondo che verrà, perché come gli Apostoli videro la gloria di Cristo, così anche i beati nell'evo futuro vedranno la medesima gloria di Cristo» (Nicodemo Aghiorita, Sinaxaristís, vol. II, pag. 302).

Mosè ed Elia: Legge, Profeti e Profezie

San Giovanni Crisostomo, dalla cui omelia tanto ha preso l'Akoluthía della Trasfigurazione, spiega il motivo per cui il Signore scelse quelle due personalità del Vecchio Testamento perché lo affiancassero nell'ora della Trasfigurazione. Innanzitutto essi rappresentavano la Legge e i Profeti. Inoltre, Mosé rappresentava i morti, mentre Elia, che era stato riportato in cielo su di un carro di fuoco, personificava i viventi. Come afferma, ancora una volta, il Santo Crisostomo, «Due Testamenti e insieme due ancelle e due sorelle fanno scorta con fiaccole al solo Padrone; il Signore è preconizzato tra i Profeti; Cristo è annunciato nel Nuovo» (PG 50, 796).

Era stato predetto che Geova avrebbe suscitato un profeta simile a Mosè, e quella promessa si adempì in Cristo (Deuteronomio 18:15-19; Atti 3:19-23). Fra Mosè e Gesù c’erano diverse analogie:

  • Alla nascita di entrambi furono uccisi dei bambini, ma essi furono risparmiati (Esodo 1:20-2:10; Matteo 2:7-23).
  • Entrambi digiunarono per quaranta giorni (Esodo 24:18; 34:28; Deuteronomio 9:18, 25; Matteo 4:1, 2).
  • Entrambi furono suscitati da Dio nell’interesse della vera adorazione e per portare liberazione (Esodo 3:1-10; Atti 7:30-37; 3:19-23).
  • Entrambi ebbero da Dio il privilegio di essere mediatori di un patto col suo popolo (Esodo 24:3-8; Ebrei 8:3-6; 9:15).
  • Entrambi furono usati da Geova per magnificare il suo nome (Esodo 9:13-16; Giovanni 17:4, 6).

Inoltre era stato predetto che Geova avrebbe mandato il profeta Elia, una delle cui opere fu di volgere persone di Israele a vero pentimento. Mentre Gesù era sulla terra, Giovanni il Battezzatore compì un’opera del genere e servì quale precursore del Messia, adempiendo Malachia 4:5, 6 (Matteo 11:13-15; 17:10-13).

Durante la trasfigurazione Gesù, Mosè ed Elia parlarono della “dipartita [accusativo del sostantivo greco èxodos] ch’egli [Cristo] era destinato ad adempiere in Gerusalemme”.

Una Visione Reale e la Sua Funzione

Alcuni critici vorrebbero considerare la trasfigurazione un semplice sogno. Tuttavia Pietro, Giacomo e Giovanni non poterono logicamente fare tutti esattamente lo stesso sogno. Gesù stesso definì l’accaduto una “visione” (Matteo 17:9), ma non una semplice illusione. Cristo era realmente lì, anche se Mosè ed Elia, che erano morti, non erano letteralmente presenti. Essi erano rappresentati in visione. Il termine greco reso “visione” in Matteo 17:9 è hòrama, che significa “ciò che si vede: vista; spettacolo; punto di vista”. Non significa qualcosa di irreale, come se i presenti avessero le traveggole.

Gli Apostoli non rimasero insensibili all’accaduto, poiché erano ben svegli quando assistettero alla trasfigurazione. Con occhi e orecchi letterali videro e udirono effettivamente ciò che ebbe luogo in quell’occasione. Non era possibile che gli Apostoli, come esseri umani, vedessero nella sua interezza il divino splendore del Signore. Così, pieni di fede e certezza, avrebbero annunciato e proclamato a gran voce al mondo la Sua divinità.

L’apostolo Pietro considerava la trasfigurazione una meravigliosa conferma della parola profetica, ed essendo stato testimone oculare della gloria di Cristo poté far conoscere ai suoi lettori “la potenza e la presenza del nostro Signore Gesù Cristo” (2 Pietro 1:16, 19). L’apostolo aveva constatato l’adempimento della promessa di Cristo che alcuni dei suoi seguaci non avrebbero ‘gustato affatto la morte prima di aver visto il regno di Dio venuto in potenza’ (Marco 9:1).

La trasfigurazione servì a fortificare Cristo in vista delle sofferenze e della morte, e anche a incoraggiare e rafforzare la fede dei suoi seguaci. Mostrò che Gesù aveva l’approvazione di Dio e fu una visione anticipata della sua futura gloria e potenza del regno.

Gesù disse ai tre apostoli: “Non dite la visione a nessuno finché il Figlio dell’uomo non sia destato dai morti” (Matteo 17:9). Essi si astennero dal riferire a chiunque ciò che avevano visto, a quanto pare anche agli altri apostoli (Luca 9:36). Mentre scendevano dal monte i tre apostoli “ragionavano fra loro su ciò che significava questo sorgere dai morti”, di cui Gesù aveva parlato (Marco 9:10).

Un insegnamento religioso ebraico dell’epoca era che Elia doveva apparire prima della risurrezione dei morti che avrebbe segnato l’inizio del regno del Messia. Perciò gli apostoli chiesero: “Perché, dunque, gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” Gesù li assicurò che Elia era venuto ed essi capirono che parlava di Giovanni il Battezzatore (Matteo 17:10-13).

"Il suo volto brillò...": la trasfigurazione in Matteo (Mt 17, 1-9).

La Celebrazione Liturgica

Origini e Collocazione nel Calendario

La festa della trasfigurazione del Signore è celebrata dalle chiese di Oriente e di Occidente il 6 agosto. Una festa solenne e ricca di significati che cade nel periodo del riposo e delle ferie per molti.

Nel Martirologio Romano la festa è indicata al 6 agosto. Si può far risalire la storia di questa festa per lo meno all'epoca in cui l'imperatrice Elena volle la costruzione della Chiesa della Trasfigurazione sul Monte Tabor. In Occidente le prime testimonianze della festa risalgono alla metà del IX secolo (Napoli, paesi germanici, Spagna).

È probabilmente a causa del fatto che l’evento della trasfigurazione si situa prima della passione e della resurrezione di Cristo, che la sua celebrazione liturgica ha trovato la sua collocazione quaranta giorni prima della festa dell’Esaltazione della Croce, il 14 settembre. La festa fa da pendant al 6 gennaio, festa del Battesimo di Gesù. Del resto, il battesimo non è forse spesso e volentieri chiamato “illuminazione”?

Calendario liturgico con evidenziata la festa della Trasfigurazione

Le Letture e l'Innoografia

La celebrazione liturgica dell’evento della trasfigurazione di Gesù, riportato dai tre vangeli sinottici, è l’espressione viva della meditazione, nella preghiera, dei testi biblici, spiegati dai Padri della Chiesa nelle loro omelie, cantati in una ricca innografia e illustrati da un’ampia iconografia, il cui l’esempio più prestigioso è il mosaico giustinianeo del Sinai. Non è ozioso ripetere in questa sede che gli inni della nostra Chiesa riassumono le verità della fede, come le testimonia la Sacra Scrittura e le sviluppano i Padri della Chiesa.

Di seguito alcune letture e canti liturgici:

  • Lettura - Daniele: La sua veste era candida come la neve.
  • Versetto dell'Alleluia - Marco: Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento.
  • Quando la Festa cade di Domenica le prime due letture prendono il carattere festivo di prima e seconda lettura; mentre il Salmo responsoriale è sempre lo stesso.
  • Antifona dopo il Vangelo: Liberati dal carcere della vita presente, rivolgiamoci sempre a lui, vera luce, splendore senza tramonto.
  • Psalmellus: Cantate Domino, benedicite nomen eius: bene annunciate die in diem salutare eius. Annunciate inter gentes gloriam eius, in omnibus populis mirabilia eius. (Benedite il nome del Signore, annunciate di giorno in giorno la salvezza che viene da lui. Annunciate ai popoli i suoi miracoli.)
  • Halleluja: Candor est lucis æternæ, speculum sine macula et imago bonitatis illius.
  • Antiphona post Evangelium: In excelsis omnis creatura, * omnis spiritus de terra, date gloriam Deo, † quia lux nobis illuxit.

Dal 1976 fino al 2008 le comunità di Rito Ambrosiano hanno celebrato l'Eucaristia lungo l'anno (festiva e feriale) con un Messale Ambrosiano rinnovato a norma dei decreti del Concilio Vaticano II completo e autonomo (ad eccezione del Lezionario, ancora incompleto e supplementare rispetto al Lezionario Romano). Le letture della solennità erano identiche a quelle di Rito romano già riportate.

I riflessi della Pasqua e le grandi feste bizantine includono invocazioni come:

  • Riscatti il mondo dal peccato.
  • È bello per noi stare qui!
  • Cristo Salvatore trasfigurato.
  • O Cristo Salvatore, Dio senza principio.
  • Illumina le nostre anime.

La Trasfigurazione nell'Arte e nell'Iconografia

Dalle Prime Rappresentazioni all'Arte Bizantina

Quando il culto cristiano fu professato liberamente, l'immagine del Cristo trionfatore campeggiò nelle basiliche. Divenne comune allora la rappresentazione della trasfigurazione, dove è glorificato a un tempo il carattere divino e umano di Dio.

Nel musaico dell'abside di S. Caterina sul Sinai, attribuito al secolo VI o al VII, il Salvatore vestito di bianco si solleva in un'aureola azzurra; ai suoi piedi gli apostoli prosternati o con le braccia levate. Ai lati in piedi Mosè ed Elia. Lo stesso tema fu ripreso verso il 585 nella Stefania a Napoli.

A Ravenna, in S. Apollinare in Classe, la trasfigurazione diviene pura astrazione ed espressione artistica del mondo allegorico bizantino. Il Cristo è figurato da una croce in un cerchio stellato, a lato del quale stanno Mosè ed Elia. Pietro, Giacomo e Giovanni sono sostituiti da pecore su alture. A Roma nella chiesa dei s. Nereo e Achilleo il Cristo e gli Apostoli non hanno abbandonato le loro forme corporee.

Mosaico bizantino della Trasfigurazione, Basilica di Santa Caterina sul Sinai

Schemi Medievali e Rinascimentali

Nei secoli XI e XII la trasfigurazione è rappresentata in due maniere diverse. Nella prima il Cristo è sospeso in un'aureola e irraggia i due profeti e i tre apostoli (si vedano la porta di bronzo di San Paolo, quella di Monreale, le vetrate di Chartres). Nella seconda posa i piedi sulla cima mediana di un monte sulle cui cime laterali stanno Mosè ed Elia: schema più comune nell'arte bizantina.

L'arte del Rinascimento rinnovò nel suo stile lo schema medievale. Il Beato Angelico in un affresco di S. Marco, per sottolineare l'idea dell'apparizione, fa emergere nello spazio le sole teste di Mosè ed Elia. Nell'affresco del Perugino (Perugia, Cambio) la luce blanda rende tutti partecipi della divina contemplazione. La luce trionfa nella Trasfigurazione di Napoli del Giambellino, in una piena fusione della natura e dell'uomo.

Raffaello sviluppa il tema con la sua ampiezza e con alta ispirazione nel rapimento delle tre figure principali, mentre per quella che è la contrapposizione di masse, cara all'artista, e per una più netta distinzione di elemento soprannaturale e umano, sono unite nella medesima pala la trasfigurazione e la guarigione dell'ossesso.

Dipinto rinascimentale della Trasfigurazione di Raffaello

L'Icona Ortodossa della Trasfigurazione

L’icona ripercorre, illustrandolo, il racconto biblico della Trasfigurazione di Gesù, che la tradizione colloca sul monte Tabor. In molte icone della Trasfigurazione, quando è a disposizione un ampio tratto di parete da ricoprire, sono dipinti dietro l'altura sull'una parte Cristo che ascende al monte insieme ai suoi tre discepoli, e ancora dall'altra parte, gli stessi personaggi che discendono, e Cristo li benedice, ingiungendo loro di non rivelare a nessuno ciò che hanno visto, così come viene narrato nel santo Evangelo. Il monte Tabor è spesso raffigurato con tre vette.

Nelle icone, le vesti di Gesù sono bianche con lievi sfumature di colore. Accanto a Gesù sono presenti le due figure di Mosè ed Elia in atteggiamento di rispetto e ossequio. Elia, in particolare, rappresenta il profetismo biblico, e con lui è giunto il tempo del compimento, inizia il tempo escatologico, il tempo ultimo.

In basso, nell’icona, sono raffigurati i tre discepoli. Il loro atteggiamento e le posizioni dei corpi li ritraggono quasi come “travolti” da ciò che avviene davanti a loro. Sono “capovolti” nella loro esperienza. Sui loro volti è impressa la paura e l'estasi. Stati d'animo, questi, conformi a quanto ricordato nel santo Evangelo: «E, avendo udito, i discepoli caddero riversi ed ebbero violento timore» (Matteo 17:6). L’esperienza di fede ci chiede un capovolgimento: non possiamo conoscere Cristo solo secondo la carne. Tuttavia i discepoli “travolti” ci ricordano anche che il Tabor precede la passione. Questi tre sono gli stessi apostoli che Gesù porterà in disparte nell’orto degli Ulivi: qui lo contemplano trasfigurato nella gloria, là lo vedranno trasfigurato nella passione.

Icona ortodossa della Trasfigurazione, con gli apostoli a terra

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