La Storia del Santissimo Crocifisso del Borgo

La venerazione per il Santissimo Crocifisso rappresenta un pilastro della fede e della storia in diverse località italiane che portano il nome di "Borgo". Tra queste, spiccano per ricchezza di dettagli e profonda devozione il Santuario di Borgo San Lorenzo, nel cuore del Mugello, e quello di Borgo a Buggiano, nella Valdinievole. Entrambi custodiscono simulacri lignei di straordinaria importanza storico-artistica e sono stati testimoni di secoli di culto, miracoli e trasformazioni architettoniche.

Il Santuario del SS. Crocifisso a Borgo San Lorenzo (Mugello)

Nel cuore del Mugello, a Borgo San Lorenzo, il Santuario del SS. Crocifisso si erge come un luogo di profonda devozione e straordinaria bellezza, un simbolo di fede che racconta secoli di storia. L'oratorio borghigiano del SS. Crocifisso è legato al culto plurisecolare dell’immagine lignea del Cristo in croce.

Le Origini del Culto

L'origine del culto legato al Crocifisso borghigiano affonda le radici in un'antica tradizione che risale all'anno santo del 1400. Si narra che in quell'anno, dei pellegrini tedeschi, diretti verso Roma al seguito dell'immagine del Crocifisso, furono sorpresi da una devastante epidemia di peste proprio durante il loro passaggio da Borgo San Lorenzo. La malattia causò la morte di molti di loro o li costrinse alla fuga, lasciando però la sacra immagine alla popolazione locale, che l'avevano condotta fino a qui come loro vessillo. Da quel momento, al Crocifisso la popolazione borghigiana (e non solo) attribuì, nel corso dei secoli, numerosi miracoli e prodigi, circostanza che ne ha incrementato e radicato il culto, giunto sino ai giorni nostri.

illustrazione di pellegrini medievali o scena di peste del 1400

I Custodi del Simulacro: Serviti e Francescani

Già a partire dalla metà del XV secolo, c'era in Borgo San Lorenzo una chiesa che le cronache del tempo descrivevano non piccola né priva di qualche eleganza, con il suo campanile e un convento contornato da un orto. In questa chiesa si custodiva e si venerava un antico simulacro ligneo di Gesù Crocifisso di autore ignoto, che i borghigiani hanno sempre considerato miracoloso.

Custode dell’oratorio e del Crocifisso era inizialmente una piccola comunità religiosa dell'Ordine mendicante dei Servi di Maria, chiamati comunemente Serviti, fondato a Firenze nel 1233 e rapidamente diffusosi in Toscana. Successivamente, nel 1514, i Serviti se ne andarono, e ad abitare il convento, a prestare servizio liturgico presso l’Oratorio e a presidiare il miracoloso simulacro del Crocifisso, arrivarono i seguaci di San Francesco d’Assisi. I Francescani si installarono nell’edificio annesso all’Oratorio del SS. Crocifisso, riuscendo ben presto a stabilire un rapporto di reciproca fiducia e proficua collaborazione con i borghigiani. Tuttavia, dopo un periodo non specificato, i francescani si allontanarono e a prendersi cura dell’Oratorio del SS. Crocifisso tornarono i Servi di Maria. Nonostante i dissapori tra le diverse confraternite, il popolo del Borgo rimase fedele al culto del "suo" Crocifisso.

Descrizione e Iconografia del Crocifisso

Il Crocifisso che si venera nel Santuario è un’immagine di Gesù crocifisso in legno, di dimensioni imponenti, la cui storia è avvolta nel mistero e nella devozione popolare. L'opera è attribuita a un maestro fiorentino della fine del Trecento.

  • Lo schema della Croce sagomata ricalca la croce latina, impreziosito da estensioni in cimasa e suppedaneo, dall’ampliamento del tabellone che nel braccio verticale della croce ospita l’effige di Sant’Elena.
  • In cimasa troviamo la Vergine orante, ovvero con le braccia alzate, tra due angeli.
  • Sotto la Cimasa, l’iscrizione: IHC NAÇARENUS REX IUDEORUM, tradotto: «Gesù Cristo Nazareno Re dei Giudei», poiché il monogramma di Cristo è IHC o IHS, derivando dalle prime lettere del nome greco di Gesù: iota, eta, sigma. La lettera eta viene traslitterata con la lettera latina H e la lettera greca sigma è traslitterata talvolta con quella latina S oppure C.
  • La figura di Maria Vergine, madre di Cristo e simbolo dell’Ecclesia, secondo la tradizione precedente era sempre collocata alla destra del figlio, mentre a sinistra compariva l’apostolo ed Evangelista Giovanni.
  • In suppedaneo si nota la presenza di San Francesco inginocchiato ai piedi di Cristo, mentre riceve le sacre stigmate.
  • All’interno della croce, il cui braccio verticale presenta un’estensione di superficie impreziosita da decorazioni, compare il corpo di Cristo, in forte flessione. Il volto reclinato a destra ha tratti somatici mediorientali, con archi sopraccigliari allungati e ribassati, definizione accentuata delle rughe glabellari in prossimità della sella nasale e definizione scavata del viso, con accenno di espressione dolente sulle labbra.
  • I capelli di Cristo, divisi da una scriminatura centrale, disegnano ciocche allineate e ben raccolte, due delle quali scendono per posarsi delicatamente sulla spalla sinistra del redentore, disegnando rispettivamente due riccioli.
  • La linea ideale che percorre il corpo del redentore è un arco. Si scorge nella sua postura una forte flessione del busto, in prossimità dell’addome, che inarca il bacino in rotazione da sinistra a destra. La flessione dell’addome dilatato accompagna il movimento curvilineo e ne enfatizza eleganza ed espressività: l’anca sinistra sporge maggiormente rispetto alla destra che si pone invece in posizione lievemente arretrata, più aderente alla croce.
  • La postura del corpo di Cristo, ad arco flesso, determina sia la definizione delle muscolature dell’addome e dei pettorali, sia la tensione dei muscoli inguinali. La forte geometrizzazione delle anatomie corrisponde ad una ricerca estetica che si fonda su un perfetto equilibrio tra rappresentazione ideale della morte e peso reale del corpo. Il plasticismo dei muscoli addominali e pettorali è complementare al grafismo che connota il nudo virile affusolato e volutamente rappresentato privato di peso specifico.
  • Un perizoma disegnato magistralmente, mediante effetti luministici generati da fili di luce dorata che ne evidenziano panneggio e tridimensionalità, avvolge il bacino e lascia scoperte le gambe: la loro posizione è composta ma innaturale, a generare l’elegante postura divaricata dei piedi.
  • Sant’Elena, a sinistra di Cristo, con lo sguardo a lui rivolto è raffigurata incoronata poiché Imperatrice e madre di Costantino, e ritratta di profilo, con espressione meditativa, nell’atto di sostenere la croce con le proprie mani, ad alludere al ritrovamento della Vera Croce, per mezzo suo. La veste verde che indossa è sormontata da un manto rosa e l’incarnato del suo volto è chiarissimo, scaldato solo da un lieve rossore riscontrabile sulla gota sinistra che le conferisce delicata grazia muliebre.
Dettaglio del Crocifisso ligneo di Borgo San Lorenzo

L'Edificazione e le Trasformazioni del Santuario

La crescente venerazione per il Crocifisso portò, con il passare dei secoli, a una maggiore importanza della Compagnia del Corpus Domini (già Confraternita del Corpus Domini, che in seguito prese il nome di “Compagnia de' Neri”), la quale aveva il suo oratorio proprio nel luogo dove oggi si erge l'attuale Santuario.

  • Nel 1710 si decise che l’antico oratorio non era più sufficiente e che fosse necessario un nuovo, più ampio, edificio. La costruzione del nuovo edificio iniziò nel 1714 e si concluse con la solenne inaugurazione del 22 luglio 1743, ultima domenica del mese, giorno nel quale ancora oggi si celebra la festa annuale. La grande chiesa fu realizzata a pianta a croce greca con una grande cupola centrale interna, racchiusa in un tiburio esterno quadrangolare. L'immagine del SS. Crocifisso fu collocata nella nicchia dell'altare maggiore, nascosta da una tela dipinta e rivelata solo nelle occasioni solenni, aggiungendo ulteriore fascino al suo culto.
  • La realizzazione del grande edificio aveva comportato anche la distruzione dell’antico oratorio e, pertanto, reso necessario edificarne uno nuovo destinato alle riunioni dei confratelli della Compagnia del Corpus Domini. Questo venne realizzato lungo il fianco sinistro della nuova chiesa e fu, più tardi, decorato dal pittore borghigiano Niccolò Lapi con una “Gloria di S. Lorenzo Martire” (opera distrutta nel sisma del 1919).
  • Intorno alla metà del XIX secolo, nel 1845, i fedeli intrapresero la decisione di restaurare e ingrandire l’antico oratorio, arricchirlo di nuovi arredi e rinforzarne le strutture portanti. Il 12 luglio 1853 si celebrò la grande festa di inaugurazione della rinnovata chiesa del Crocifisso, e con una sontuosa processione il popolo del Borgo vi riaccompagnò il miracoloso Simulacro, che per otto anni (tanto era durato il cantiere) aveva sostato nella chiesa parrocchiale.
  • Nel 1919, un disastroso terremoto (precisamente il 29 giugno) danneggiò gravemente la chiesa e il piccolo oratorio adiacente. I restauri successivi, che terminarono nel 1927, restituirono l'edificio alla comunità, ricalcando la pianta settecentesca, con il grande presbiterio e l’elegante balaustra marmorea realizzata nel 1795. La chiesa odierna, oltre a presentare linee architettoniche analoghe a quelle della fabbrica precedente, ne conserva anche parti significative quali il presbiterio, con l’elegante balaustra marmorea tardosettecentesca (1795) e la grandiosa macchina dell’altare maggiore. L'interno, articolato e dotato di membrature architettoniche di un misurato gusto classicheggiante, è sormontato dal grande vano della cupola (racchiusa in un tiburio ottagonale) e due monumentali altari laterali (quello di sinistra è ancora quello originale) completano l’arredo.
Architettura interna del Santuario del Crocifisso a Borgo San Lorenzo

Il Patrimonio Artistico del Santuario

Il patrimonio artistico della chiesa, malgrado le inevitabili perdite dovute al tempo e agli eventi, appare ancora oggi rilevante:

  • Oltre alla scultura lignea del SS. Crocifisso dei Miracoli, considerata un’importante e rara opera d’arte attribuita a un maestro fiorentino della fine del Trecento, di notevole rilevanza è anche la raccolta di dipinti risalenti al XIX secolo.
  • Una grande tela, collocata sopra l’altare maggiore, copre il SS. Crocifisso. Grazie ad un ingranaggio, il dipinto può essere fatto scendere in modo da mostrare la sacra immagine. Quest'opera, del pittore Giuseppe Bezzuoli e datata 1837, rappresenta L’angelo consolatore, soggetto che ricorda il terremoto del 1835: la fine delle scosse telluriche e i pochi danni subiti furono attribuiti alla protezione del SS. Crocifisso.
  • Il Novecento non è avaro di interventi nell’oratorio del Crocifisso: la parte più significativa è senza dubbio svolta dalla Manifattura Chini. Si devono alla manifattura il grande pannello in piastrelle raffigurante San Giovanni Battista (Galileo Chini, anni venti del Novecento) e le grandi vetrate, oggi purtroppo perdute, oltre alle già ricordate vetrate dell’oratorio della Compagnia.

Marilisa Cantini ed Nick Mac Vicar eseguono "Amazing Grace" al SS. Crocifisso di Borgo San Lorenzo

Il Santuario del SS. Crocifisso a Borgo a Buggiano (Valdinievole)

Il Santuario del Santissimo Crocifisso si trova nella frazione di Borgo a Buggiano, in Valdinievole. L’edificio religioso prende il nome da un’opera trecentesca, conservata nella chiesa, che pare sia al centro di fenomeni miracolosi.

Le Origini e i Miracoli

Attorno alla Chiesa di San Pietro Apostolo ruota la storia di un miracolo che si tramanda da secoli. La fine del Trecento è stata un’epoca segnata da atroci lotte tra le fazioni Guelfe e Ghibelline, fortemente presenti anche in Valdinievole. Il 18 agosto del 1399, durante incessanti combattimenti tra compaesani, una donna disperata si rifugiò in Chiesa a pregare e, inginocchiata davanti al Crocifisso, lo vide “grondar vivo sangue” dal volto, dal costato, dalle mani e dai piedi. Gridò al miracolo! Questo evento ha consolidato la fede e la venerazione del simulacro.

Nel Settecento, un altro evento miracoloso contribuì a rinsaldare la fede in questa immagine sacra. Tra il 4 e il 5 maggio del 1799 scoppiò una rivolta contro le truppe francesi di passaggio che nella notte del 5 saccheggiarono il paese minacciando di incendiarlo. Lo scampato pericolo fu attribuito al Crocifisso e, oltre al 18 agosto, anche il 5 maggio è divenuto un giorno dedicato al ricordo, con lo svolgimento di celebrazioni religiose e civili.

Immagine del Crocifisso di Borgo a Buggiano che

Caratteristiche dell'Opera e del Santuario

Il Crocifisso miracoloso tutt’oggi si trova nel coro, dietro l’altare maggiore. Realizzato in legno nella prima metà del Trecento, rappresenta la figura del Cristo con profonda sofferenza, con occhi e bocca semiaperti e un'accentuata tensione muscolare, secondo l’iconografia del “Christus Patiens“. L’opera è attribuita al Maestro del Crocifisso di Camaiore, che realizzò anche altri Crocifissi sparsi nelle Chiese della Valdinievole. A lato si trovano due statue in terracotta dipinta della prima metà del ‘500 che raffigurano la Vergine e San Giovanni, attribuite alla scuola dei Buglioni, collaboratori dei Della Robbia di Pistoia.

Il santuario, che era probabilmente in origine un ospedale, è stato realizzato nel XVIII secolo. La struttura, a una sola navata, fu ingrandita nel XI secolo e poi ricostruita significativamente nel 1773. Per quanto riguarda le decorazioni e le opere che la adornano, si possono notare sulla facciata i simboli dei comuni di Buggiano, Monsummano, Montecatini e Montevettolini, collocati a memoria di una vittoria quattrocentesca sui comuni del Valdarno Inferiore. Tra le pietre ce n’è una in particolare che reca un’iscrizione e ricorda la distruzione delle chiuse di Cappiano e delle mulina di Fucecchio e Santa Croce per mano degli abitanti di Borgo a Buggiano, Montecatini, Monsummano e Montevettolini nel 1412.

Le Opere Pittoriche

Il patrimonio pittorico all’interno della Chiesa è molto ricco:

  • Il martirio di s. Agata”: tavola cinquecentesca di incerta attribuzione. La scena si svolge sullo sfondo di un’architettura e in basso a destra è raffigurata una coppia di nobili, forse i committenti.
  • Sull’altare della Cappella del Rosario (costruita nel 1756) trova posto la “Madonna col bambino fra S. Domenico e S. Francesco”, risalente alla prima decade del ‘500. L’opera è attribuita a Bernardino del Signoraccio, formatosi nella bottega del Verrocchio, e denota il suo stile sfumato, morbido e composto.
  • Sul primo altare a destra è riconoscibile una “Sacra Conversazione” attribuita a Frà Paolino da Pistoia, figlio di Bernardino del Signoraccio e allievo di Frà Bartolomeo Firenze. Raffigura la scena con stile severo e intimità, non soffermandosi su inutili elementi decorativi e traducendo nella sua pittura gli insegnamenti di ritorno alla semplicità predicati in quell’epoca da Girolamo Savonarola.
  • Al Settecento risalgono alcune tele che affrontano il tema del miracolo, realizzate da fra Felice della Sambuca.
  • Un ciclo di quattro opere sulla vita di S. Altre due tele dell’Ottocento raffigurano rispettivamente il “Miracolo del 18 agosto 1399” e “Il miracolo del 5 maggio 1799”, eseguite da T.S Cecchi, un artista locale.

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