La Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno fonda le proprie convinzioni sui principi biblici. È "Cristiana" perché i valori che ispirano l’azione di tutti coloro che operano in nome e per conto della Chiesa Avventista sono ricavati dall’insegnamento di Gesù Cristo. È "Avventista" perché la Bibbia ci dice che Gesù, dopo la resurrezione, ha promesso ai discepoli che sarebbe ritornato su questa terra per mettere fine al male, alla sofferenza e per inaugurare un mondo nuovo. Infine, è "del Settimo Giorno" perché secondo la Bibbia il settimo giorno è il sabato, il nome ebraico che significa riposo. Al centro della loro fede, la resurrezione rappresenta una verità fondamentale e una speranza inestimabile, intimamente legata alla comprensione biblica della morte, dell'immortalità e del giudizio divino.

L'Immortalità: Natura di Dio e dell'Uomo
Dio, il Solo Immortale
L’immortalità è lo stato o la qualità del non essere soggetti alla morte. I traduttori della Bibbia usano la parola immortalità per tradurre i termini greci athanasia («non soggetto alla morte») e aphtharsia («incorruttibilità»). Le Scritture rivelano che Dio è immortale (1 Timoteo 1:17); infatti, egli è «il solo che possiede l’immortalità» (1 Timoteo 6:16). È un essere non creato, auto-esistente, che non ha né inizio né fine.
L'Uomo: Creatura Mortale con Immortalità Condizionata
A differenza di Dio, le Scritture non descrivono mai l’immortalità come una qualità o uno stato appartenente all’uomo, alla sua "anima" o al suo "spirito". I termini biblici che noi traduciamo con “anima” e “spirito” ricorrono più di 1.600 volte nella Bibbia, ma mai associati alle parole “immortale” o “immortalità”. Gli esseri umani sono mortali; la loro vita è paragonata a «un vapore che appare per un istante e poi svanisce» (Giacomo 4:14), o a «carne, un soffio che va e non ritorna» (Salmo 78:39). L’uomo «spunta come un fiore, poi è reciso; fugge come un’ombra, e non dura» (Giobbe 14:2).
Alla creazione, «Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente» (Genesi 2:7). Questo rivela che la vita dell'umanità deriva da Dio e che l’immortalità non è innata nella natura umana, ma è un dono di Dio. Adamo ed Eva furono creati con il libero arbitrio, e la durata della loro esistenza dipendeva dalla continua ubbidienza a Dio. La loro immortalità era dunque condizionata. Dio li avvertì che mangiare il frutto «dell’albero della conoscenza del bene e del male» avrebbe comportato la morte: «quando ne mangerai, certamente morirai» (Genesi 2:17).
Contravvenendo al monito divino, Adamo ed Eva trasgredirono, scoprendo che «il salario del peccato è la morte» (Romani 6:23). La sentenza divina fu: «tornerai nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Genesi 3:19). Queste parole sottolineano la fine della vita. Dio impedì loro l’accesso all’albero della vita, rendendo evidente che l’immortalità, un tempo possibile, fu perduta a causa del peccato. L’uomo e la donna divennero mortali e, non potendo trasmettere ciò che non possedevano più, «la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato» (Romani 5:12).
Solo la grazia di Dio, manifestata nel dono della vita del Figlio, l'«Agnello, che è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo» (Apocalisse 13:8), ha impedito la morte immediata e ha offerto all'umanità una seconda opportunità.
La Natura della Morte e lo Stato dei Morti
La Morte come Sonno Incosciente
La Bibbia insegna che la morte non è un annientamento definitivo, ma uno stato di incoscienza temporanea in attesa della risurrezione. Le Scritture paragonano ripetutamente questo stato intermedio a un «sonno».
- L’Antico Testamento descrive re come Davide e Salomone come addormentati insieme ai loro antenati (1 Re 2:10; 11:43; ecc.). Giobbe, Davide, Geremia e Daniele chiamano la morte un sonno (Giobbe 14:10-12; Salmo 13:3; Geremia 51:39,57; Daniele 12:2).
- Il Nuovo Testamento utilizza la stessa immagine. Cristo dice che la figlia di Iairo è solo addormentata (Matteo 9:24), e si riferisce a Lazzaro deceduto in modo simile (Giovanni 11:11-14). Matteo scrive che molti santi addormentati risuscitano dopo la risurrezione di Cristo (Matteo 27:52), e Luca narra che Stefano «si addormentò» (Atti 7:60). Anche Paolo e Pietro paragonano la morte a un sonno (1 Corinzi 15:51,52; 1 Tessalonicesi 4:13-17; 2 Pietro 3:4).
La concezione biblica della morte come sonno si manifesta nei seguenti paragoni:
- I morti sono incoscienti: «i morti non sanno nulla» (Ecclesiaste 9:5).
- Il pensiero cessa: «Il suo fiato se ne va… in quel giorno periscono i suoi progetti» (Salmo 146:4).
- Le attività finiscono: «Poiché nel soggiorno dei morti… non c’è più lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza» (Ecclesiaste 9:10).
- Si è separati dai vivi: «Essi non hanno più né avranno mai alcuna parte in tutto quello che si fa sotto il sole» (Ecclesiaste 9:6).
- Le emozioni si spengono: «Il loro amore come il loro odio e la loro invidia sono… periti» (Ecclesiaste 9:6).
- Non si può lodare Dio: «Non sono i morti che lodano il Signore» (Salmo 115:17).
- Il sonno presuppone un risveglio: «L’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori» (Giovanni 5:28,29).
Corpo, Anima e Spirito: Un'Unione Indivisibile
La Bibbia descrive l'essere umano come un’entità organica, un’unione indivisibile di corpo e anima. L'«anima» si riferisce all'intera persona o ai suoi affetti ed emozioni, ma mai a una parte separata che sopravvive coscientemente alla morte. Alla creazione, l'unione della polvere della terra con il soffio della vita diede origine a «un’anima vivente», cioè una persona vivente (Genesi 2:7). Alla morte, avviene il processo inverso: il corpo ritorna alla polvere, e l'assenza dell'alito della vita produce la morte della persona, senza più alcuna consapevolezza (Salmo 146:4). L’anima che pecca, è quella che morirà (Ezechiele 18:20).
Mentre il corpo ritorna alla polvere, lo spirito ritorna a Dio. Salomone afferma che alla morte la polvere torna alla terra e «lo spirito» torna «a Dio che l’ha dato» (Ecclesiaste 12:9). I termini biblici per spirito, ruach (ebraico) e pneuma (greco), non si riferiscono a un'entità intelligente capace di avere un’esistenza cosciente separata dal corpo. Piuttosto, questi vocaboli indicano il «soffio», il principio vitale essenziale per l’esistenza di ogni essere vivente, sia animale che umano.
Salomone stesso scrive: «Infatti, la sorte dei figli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte; come muore l’uno, così muore l’altra; hanno tutti un medesimo soffio [ruach], e l’uomo non ha superiorità di sorte sulla bestia... Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengono dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere. Chi sa se il soffio [ruach] dell’uomo sale in alto, e se il soffio [ruach] della bestia scende in basso nella terra?» (Ecclesiaste 3:19-21). La dichiarazione di Salomone, quindi, indica che ciò che ritorna a Dio è semplicemente il «principio vitale» originariamente impartito, senza alcuna indicazione di consapevolezza separata dal corpo.
Lo Sheol e l'Hades: Il Luogo dei Morti Incoscienti
L’Antico Testamento chiama il luogo dove le persone vanno alla morte sheol (ebraico) e il Nuovo Testamento hades (greco). Nelle Scritture, entrambi i termini significano molto spesso semplicemente la tomba. Tutti i morti vanno in questo luogo (Salmo 89:48), sia i giusti che gli empi. Lo sheol accoglie la persona intera al momento della sua morte. Quando Cristo morì, andò nell’hades (nella tomba), ma alla risurrezione la sua anima lasciò la tomba (Atti 2:27,31).
Il sepolcro non è un luogo dove è possibile una vita oltre la morte. Poiché la morte è come un sonno, i morti rimangono in uno stato d’incoscienza nel sepolcro fino alla risurrezione, quando le tombe (hades) restituiranno i loro morti (Apocalisse 20:13). La dottrina biblica dello stato dei morti esclude l'idea della reincarnazione, un principio secondo il quale l'anima passa da un corpo all'altro dopo la morte, a seconda delle azioni compiute nella vita precedente.
L'episodio del re Saul e la negromante di En-Dor (1 Samuele 28), spesso mal interpretato, evidenzia la fede avventista. La narrazione biblica, lungi dal mostrare una comunicazione con i morti, suggerisce che l'entità evocata dal medium non era il profeta Samuele, ma piuttosto un inganno. Questo episodio rafforza l'insegnamento che i morti sono in uno stato di incoscienza e che non possono essere consultati, coerentemente con il monito divino contro ogni forma di divinazione.
Similmente, la parabola di Lazzaro e dell'uomo ricco (Luca 16:19-31), pur essendo un racconto che evidenzia il diverso destino eterno a seconda della condizione spirituale, non deve essere interpretata come una descrizione letterale dello stato cosciente dei morti. Piuttosto, la parabola sottolinea che le anime dei defunti non ritornano sulla terra per avvertire i vivi, poiché questi ultimi sono già stati istruiti tramite gli insegnamenti di Mosè e dei profeti, rifiutando l'idea di un'interazione cosciente tra i vivi e i morti.

La Redenzione in Cristo e la Speranza della Vita Eterna
Cristo: Sorgente di Vita e Immortalità
La speranza dell'umanità mortale risiede in Gesù Cristo. Il Nuovo Testamento mette in luce la verità della risurrezione dei morti e stabilisce uno stretto legame fra questa verità e la vita eterna. Quest'ultima espressione, che si ritrova quaranta volte, indica una vita diversa da quella attuale, temporanea e interrotta dalla morte.
«Il salario del peccato è la morte». Dio, però, che è immortale, darà la vita eterna ai redenti. Gesù è la sorgente dell’immortalità: «Il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore» (Romani 6:23; 1 Giovanni 5:11). Egli «ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità » (2 Timoteo 1:10). «Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati» (1 Corinzi 15:22). Cristo stesso afferma che la sua voce aprirà le tombe e farà risorgere i morti (Giovanni 5:28,29).
Se Cristo non fosse venuto, la situazione umana sarebbe senza speranza, e tutti i morti sarebbero periti per sempre. «Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna» (Giovanni 3:16). Credere in Cristo abolisce la condanna del peccato e assicura ai credenti l’inestimabile dono dell’immortalità. Coloro che non accettano il vangelo non riceveranno l’immortalità.
Il Sacrificio di Cristo e la Promessa di Vita Eterna
Con la sua vita di perfetta ubbidienza alla volontà di Dio, le sue sofferenze, la sua morte e la sua risurrezione, Cristo ha provveduto l’unico mezzo per espiare il peccato dell’uomo. Così, coloro che per fede accettano questa redenzione possono avere la vita eterna, e l’intera creazione può comprendere meglio l’infinito e santo amore del Creatore. Questa perfetta espiazione rivendica la giustizia della legge di Dio e la misericordia del suo carattere: essa infatti condanna il nostro peccato ma provvede anche al nostro perdono. La morte di Cristo è sostitutiva ed espiatoria, riconciatrice e trasformatrice.
La risurrezione fisica di Cristo proclama il trionfo di Dio sulle forze del male e, a coloro che accettano l’espiazione, assicura la loro vittoria finale sul peccato e sulla morte. Essa dichiara che Gesù Cristo è il Signore, davanti al quale si piegherà ogni ginocchio in cielo e sulla terra.
La vita eterna concessa al momento della risurrezione rappresenta il premio del fedele. Cristo ha promesso: «Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno. Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Giovanni 6:39,40).
Il Momento del Dono dell'Immortalità
Il momento in cui il dono dell’immortalità sarà accordato è descritto da Paolo: «Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità. Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: “La morte è stata sommersa nella vittoria”» (1 Corinzi 15:51-54).
Questo passo chiarisce che Dio non dona l’immortalità al credente al momento della morte, ma solo alla risurrezione, «al suono dell’ultima tromba». Solo allora «questo mortale» vestirà «l’immortalità». Sebbene la fede in Gesù Cristo porti al dono della vita eterna (1 Giovanni 5:11-13), il reale ottenimento di questo dono e la trasformazione da mortali a immortali, da corruttibili a incorruttibili, avranno luogo solo al ritorno di Cristo.
La resurrezione di Cristo
Il Giudizio Finale e la Resurrezione
La Giustizia e la Misericordia di Dio
Secondo la Bibbia, tutte le opere umane, buone o cattive, palesi od occulte, saranno soggette al vaglio divino dopo la morte dell’individuo. Il Dio veterotestamentario è presentato come un Dio di compassione e di amore (Ezechiele 16), ma è anche un Dio che esercita la giustizia (Ebrei 12:29; Apocalisse 19:11), sia verso coloro che non appartengono al suo popolo sia all'interno della Chiesa stessa. Nessun essere umano può degradare l’umanità in tal modo senza rischiare di trovarsi ad affrontare il suo Creatore, la cui intromissione non è mai gratuita.
Esempi biblici di giustizia divina includono la punizione delle popolazioni cananee che commettevano atrocità come sacrifici di figli e pratiche sessuali disumanizzanti (Levitico 18:7-10, 12, 14-16, 21), e il giudizio sui contemporanei di Noè, i cui pensieri erano «malvagi in ogni tempo» (Genesi 6:5), e gli abitanti di Sodoma e Gomorra, la cui perversione aveva toccato livelli estremi. Anche verso il suo popolo, Dio ha dimostrato severità, come nella presa di Gerusalemme da parte dei Babilonesi, quando il re Nabucodonosor trucidò giovani e vecchi a causa della ribellione del popolo e dei suoi capi sia al Signore che al re di Babilonia. Tuttavia, il Signore, «Dio dei loro padri, mandò loro a più riprese degli ammonimenti, per mezzo dei suoi messaggeri, perché voleva risparmiare il suo popolo» prima di esercitare il giudizio.
Il Giudizio Universale: Tempi, Giudici e Criteri
Il giudizio universale, detto anche il giudizio del grande trono bianco, avverrà nel giorno della risurrezione finale, in cui il regno dei morti restituirà tutti i suoi prigionieri (Apocalisse 20:12-13).
- Chi giudicherà? Il giudizio sarà pronunciato da Dio (Giobbe 20:29; Abdia 15; Ebrei 12:23; 1 Pietro 1:17) e da Gesù (Atti 10:42; 17:31; Romani 2:16; 2 Timoteo 4:1, 8), che conosce i più intimi pensieri e i desideri più nascosti di ognuno.
- Chi sarà giudicato? Saranno giudicati tutti i vivi e tutti i morti (2 Timoteo 4:1, 8; 1 Pietro 4:5; Apocalisse 20:12-13), così come l’intero cosmo, la terra e tutto ciò che è stato creato in essa. La risurrezione generale riguarda tutti, ma non tutti sussisteranno.
- Con quali criteri? Ciascuno risponderà per se stesso (Romani 14:12) e sarà giudicato in base alle proprie azioni (Apocalisse 20:12). La retribuzione sarà commisurata alle opere e conforme a giustizia.
La Duplice Resurrezione e il Corpo Glorioso
Nel giorno della risurrezione, l’uomo riceverà un vero e proprio corpo. Paolo rivela che esso sarà incorruttibile, non soggetto a malattie e alla morte (1 Corinzi 15:42); il corpo glorioso sarà un corpo “spirituale”. Forse questo corpo sarà dotato di nuove funzionalità come quello del Cristo risorto, il quale poteva apparire o scomparire improvvisamente e attraversare i muri. La vita eterna concessa al momento della risurrezione rappresenta il premio del fedele. L'aggettivo “eterna” è usato indifferentemente sia per indicare la vita dei salvati che quella dei perduti.
Quando Cristo - che è la nostra vita - apparirà, i giusti risuscitati e i giusti viventi saranno glorificati e portati a incontrare il Signore nell’aria. Fino a quel giorno la morte è uno stato di assoluta incoscienza per tutti. La seconda risurrezione, la risurrezione degli empi, avverrà mille anni più tardi (Giovanni 5:28,29; Apocalisse 20:1-10). Una volta in paradiso, l’uomo avrà nuovamente accesso all’albero della vita.
Questo è un Dio che fa vivere e morire, sovrano sul soggiorno dei morti. La certezza della resurrezione offre una speranza profonda, come testimonia Giobbe, che sapeva che colui che l’aveva redento vive e che un giorno avrebbe visto Dio (Giobbe 19:25-26). Per questa ragione, Paolo afferma che per lui morire è un guadagno (Filippesi 1:21-23) e ordina ai credenti in lutto di non cedere alla tristezza come gli altri che non hanno speranza (1 Tessalonicesi 4:13).
tags: #la #resurrezione #secondo #gli #avventisti