La Domenica delle Palme: Storia, Liturgia e Tradizioni

La Domenica delle Palme è la domenica che precede la Pasqua e rappresenta il tradizionale inizio della Settimana Santa. Nell'attuale calendario liturgico del rito romano, è detta anche Domenica De Passione Domini (della passione del Signore). Questa ricorrenza, osservata da cattolici, ortodossi e alcune Chiese protestanti, è caratterizzata dalla benedizione degli ulivi e dalla festosa processione che rievoca l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

Con l'entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, si apre la Settimana Santa. Tuttavia, la Quaresima non termina con la Domenica delle Palme, ma si conclude con la celebrazione dell'ora nona del Giovedì Santo, giorno in cui, con la celebrazione vespertina, si dà inizio al sacro triduo pasquale.

Significato Storico e Simbolico

L'episodio dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme rimanda alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la "festa delle Capanne", in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi: la palma, simbolo della fede; il mirto, simbolo della preghiera che s'innalzava verso il cielo; e il salice, la cui forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio, legati insieme con un filo d’erba. Spesso attaccato al centro c'era anche una specie di cedro, l'etrog, che rappresentava il buon frutto che Israele unito rappresentava per il mondo.

La particolarità è che Gesù fa il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso della Palestina, acclamato come un re, a cavalcioni di un'asina, in segno di umiltà e mitezza. Al significato storico si aggiunge l'elemento simbolico della scelta dell'asino e non del cavallo come animale da soma e da traino: dove l'asino, nelle tradizioni e nella prassi militare dell'antico Oriente, era un animale pacifico, mentre il cavallo era un animale da guerra. La Bibbia ebraica riporta che a Jehu, figlio di Giosafat, fu riservato questo trattamento. Sia i Vangeli sinottici che il Vangelo di Giovanni riferiscono che la gente diede a Gesù questa forma d'onore. Nel vangelo secondo Giovanni si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentatori, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Nella cultura greca e dell'impero romano, il ramo di palma e di alloro erano segni di vittoria e trionfo, quando il triumphator deponeva la sua armatura per indossare una toga ornata fra l'altro con rami di palma.

Rappresentazione storica dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme a cavallo di un asino, con la folla che stende mantelli e agita rami di palma.

La Liturgia della Domenica delle Palme

La liturgia della Domenica delle Palme inizia al di fuori della chiesa, in un luogo dove si radunano i fedeli. Qui il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma che sono portati dai fedeli. Dopo la lettura di un brano evangelico, i rami vengono distribuiti. La cerimonia continua con la processione fin dentro la chiesa. Giunti in chiesa, continua la celebrazione della messa con la lunga lettura del Passio, ossia del racconto della Passione di Gesù, tratta dai Vangeli di Marco, Luca o Matteo, a seconda dell'anno liturgico. Prima della riforma liturgica, si leggeva sempre il testo di Matteo.

Generalmente, i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti e persone amiche. In molte zone d'Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate, una tradizione molto forte in Sicilia e che si è estesa poi in tutta Italia, come i parmureli di Bordighera e Sanremo in Liguria, che vengono scambiate fra i fedeli in segno di pace. In Sardegna, come in altre parti del mondo che seguono simili tradizioni cattoliche, è usanza intrecciare le palme in figure complesse di abilità artigiana. Si hanno notizie della benedizione delle palme a partire dal VII secolo, in concomitanza con la crescente importanza data alla processione.

Foto di rami di palma e ulivo benedetti e finemente intrecciati, posti sull'altare o distribuiti ai fedeli.

Celebrazioni a Gerusalemme: Una Settimana Santa tra Tradizione e Ripresa

A Gerusalemme, la Settimana Santa si apre con le celebrazioni della Domenica delle Palme. Le porte del Santo Sepolcro, spalancate, hanno accolto sacerdoti e fedeli per le celebrazioni. La massiccia campagna di vaccinazione ha portato a una graduale riapertura delle normali attività, e dunque le celebrazioni della Settimana Santa sono state accessibili ai fedeli locali e alle comunità religiose che abitano nel territorio, in maniera del tutto diversa dallo scorso anno in cui il Paese si trovava all’inizio dell’emergenza sanitaria e la liturgia prevista aveva dovuto svolgersi a porte chiuse, e la Terra Santa era ancora chiusa all’ingresso di pellegrini.

La Liturgia al Santo Sepolcro

Il Patriarca Latino, monsignor Pierbattista Pizzaballa, ha presieduto la liturgia della Domenica delle Palme davanti alla sacra edicola che custodisce il sepolcro di Gesù, alla presenza di una piccola assemblea festante. Mons. Pizzaballa ha esortato l'assemblea con questa preghiera: “Oggi siamo qui riuniti dove Cristo è morto e risorto. Questa celebrazione è preludio della Pasqua del Signore, il quale per attuare il mistero della sua passione, morte e resurrezione entrò a Gerusalemme, la sua città. Perciò con grande fede e devozione, ricordando questo salvifico ingresso, seguiamo il Signore affinché, diventati per grazia consorti della croce, abbiamo parte alla risurrezione e alla vita.”

I fedeli, con gioia, hanno agitato palme e rami di ulivo appena benedetti, mentre, seguendo una piccola processione, giravano per tre volte attorno alla sacra edicola, come da tradizione. Poi è iniziata la messa in cui è stata cantata a tre voci in latino la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Mons. Pierbattista Pizzaballa ha voluto lasciare spazio a un momento di silenzio e raccoglimento, dopo la proclamazione del Vangelo.

La Processione sul Monte degli Ulivi

Oltre alla celebrazione del mattino nel Santo Sepolcro, uno dei momenti più attesi a Gerusalemme il giorno della Domenica delle Palme è la processione del pomeriggio sul Monte degli Ulivi. Dopo lo stop dello scorso anno, a causa dell’emergenza sanitaria, quella che è ogni anno una delle più grandi manifestazioni pubbliche cristiane nella Città Santa, quest'anno ha potuto svolgersi liberamente. “Si farà la processione in maniera ridotta, ma è importante farla per cominciare a dare dei segni di normalità e soprattutto una fiducia in una ripresa della vita normale”, ha dichiarato il Patriarca Latino Mons. Pierbattista Pizzaballa.

Dalla chiesa di Betfage, santuario sul Monte degli Ulivi che sorge proprio nel luogo in cui la folla acclamò Gesù al suo ingresso a Gerusalemme, la processione scenderà verso la città. Il Patriarca Latino farà una tappa al santuario del Dominus Flevit, tradizione inaugurata lo scorso anno e che verrà ripetuta, “su richiesta della gente locale e della parrocchia di Gerusalemme”, come affermato dal Patriarca. Dal luogo in cui Gesù guardò Gerusalemme e pianse su di essa (infatti ‘Dominus Flevit’ significa ‘il Signore pianse’), Mons. Pizzaballa impartirà una benedizione su Gerusalemme. La processione non terminerà come di consueto nella Chiesa di Sant’Anna, ma si disperderà dopo l’ingresso nella città vecchia dalla Porta dei Leoni.

Foto panoramica della processione della Domenica delle Palme sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme, con fedeli che portano palme e rami di ulivo.

Il Patriarca ha dichiarato: “Faremo una settimana santa più serena rispetto all’anno scorso, anche se abbiamo ancora numeri ridotti”.

Le Antiche Tradizioni della Domenica delle Palme in Sicilia

In Sicilia, la Domenica delle Palme è un giorno di forte tradizione e intensa partecipazione popolare, con celebrazioni millenarie e riti unici che richiamano l'ingresso di Gesù a Gerusalemme.

Gangi: La Millenaria Processione delle Palme

Nel paesino madonita di Gangi, insignito del titolo di Borgo più bello d’Italia nel 2014, nella giornata del 2 aprile ritorna il rito millenario che più di ogni altro suscita un’intensa fede e partecipazione popolare: quello della Domenica delle Palme. È unica per i suoi antichissimi riti sacri, dove il richiamo per i fedeli è rappresentato dal suono ritmato dei grossi tamburi portati a spalla dai Tamburinara. Un tam tam che sin dalle prime ore della giornata si diffonde lungo il dedalo di viuzze del centro medievale annunciando l’ingresso di Gesù Cristo in Gerusalemme. Un ritmo cadenzato che si tramanda da secoli.

Nella processione delle Palme, i confrati delle dodici confraternite (Santissimo Salvatore; Anime Sante del Purgatorio; SS. Sacramento; Trinità, Gesù, Maria e Giuseppe; Madonna del Divino Parto; Madonna della Catena; Maria Santissima Annunziata; Maria SS degli Agonizzanti; Maria SS del Carmine; Maria SS del Rosario e San Giuseppe dei Poveri) incedono lenti con gli stendardi e le tradizionali casacche con le effigi dei santi protettori. A turno portano a spalla le pesanti palme, fissate attorno a un asse centrale in legno, detto «cunocchia», adornate con fiori e datteri ma principalmente con minuscole manifatture a forma di croce e canestrini ottenuti abilmente dall’intreccio delle foglie più tenere delle palme.

I confrati, vestiti alcuni con una tunica bianca coperta da un mantello (di colore diverso per ogni confraternita), altri con il classico abitino, sono preceduti dai Tamburinara che indossano le «rubriche», antichi paramenti sacri del Settecento ricamati in oro e argento. Un corteo sacro che quest’anno prenderà il via nella parte bassa dell’abitato: dal sagrato della Chiesa di Santa Maria (nell’omonimo quartiere).

Foto della processione delle Palme a Gangi, con i confrati che portano le palme intrecciate e i Tamburinara.

L’appuntamento è alle 7:30 del mattino con la “spartenza” e l’allestimento delle Palme che saranno portate in processione. Alle 9:30 la partenza della processione lungo un percorso prefissato che raggiungerà la Chiesa Madre dove vi sarà la benedizione delle Palme. La seconda tappa è la Chiesa del Santissimo Salvatore per poi, dopo un periplo lungo la parte alta dell’abitato, ritornare nuovamente in Chiesa Madre (alle ore 12) per la celebrazione della Messa solenne celebrata da don Giuseppe Amato. Riprendendo un antico rito, prima di entrare in Chiesa, il sacerdote con la croce in mano busserà per ben tre volte al portone.

Prima della celebrazione eucaristica, ad annunciare il clima festoso, si svolge la “Tamburinata”. I ventiquattro Tamburinara, due per ogni confraternita, daranno luogo a una spettacolare ed emozionante esibizione percuotendo contemporaneamente gli enormi tamburi con ritmi ben scadenzati. Ad accogliere questo spettacolo, che richiama le migliori tradizioni spagnole, lo spiazzo adiacente la Chiesa di san Nicola da Bari sotto gli archi della millenaria Torre dei Ventimiglia.

Considerato il forte afflusso di visitatori, l’amministrazione comunale di Gangi in collaborazione con la Pro Loco e le associazioni di volontariato locali ha predisposto un apposito servizio d’ordine e un piano della viabilità che prevede fra le altre cose dei parcheggi riservati ai pullman.

Montelepre: La Tradizionale “Processione dei Misteri”

In programma per domenica 2 aprile a partire dalle 15:30, nel territorio del comune di Montelepre si rinnova l’appuntamento con la tradizionale e storica “Processione dei Misteri”. L'evento rappresenta una delle più remote espressioni di fede e spiritualità della comunità, momento particolare e peculiare per i credenti. È una rappresentazione che suscita un’intensa emozione collettiva con un salto nel passato attraverso gli ottanta quadri che permettono di rivivere gli eventi più significativi dell’Antico e del Nuovo Testamento: un excursus millenario sulla vita, morte e passione di Cristo.

Nicosia: La Rappresentazione delle “Casazze”

Per la Santa Pasqua, dal 31 marzo al 2 aprile, a Nicosia, si svolge la tradizionale rappresentazione della “Casazza”. Le Casazze sono processioni figurate, con personaggi in costume divisi in gruppi simboleggianti episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Fra le varie Casazze in Sicilia, quella di Nicosia è stata sempre la più grandiosa; queste sono composte da 35 scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, che vengono rappresentate il giovedì santo, con la partecipazione di oltre 3000 figuranti.

Altre Tradizioni Siciliane

  • A Caccamo, sempre nel palermitano, si svolge la manifestazione “U Signuruzzu a cavaddu“, cerimonia di origine orientale da far risalire al tempo degli eremiti basiliani, che rievoca l’ingresso di Gesù a Gerusalemme con una sfilata per le chiese principali e un chierichetto, il più piccolo degli aspiranti russuliddi in abito talare e accessori di colore rosso, a dorso di un asino elegantemente bardato e infiorato, che benedice gli astanti. L’intero corteo, accompagnato dalla banda, percorre tutto il centro storico fermandosi in 5 Chiese al suono diverso di tante campane. Durante questo periodo si può gustare il panacèna, un particolare tipo di pane-dolce confezionato e lavorato a mano con fior di farina e lievito naturale, addolcito con zucchero e semi di finocchio.
  • A Caltanissetta, nelle ore pomeridiane, un simulacro di Cristo attraversa il centro cittadino su una barca ricoperta di fiori.
  • A Enna, sempre durante la processione, i componenti delle confraternite raffigurano i fedeli durante l’arrivo di Gesù a Gerusalemme.

Riflessioni sulla Domenica delle Palme e la Solitudine

Nel contesto attuale, la Domenica delle Palme assume una dimensione particolare. “Quest’anno, Gesù entra in Gerusalemme da solo. La folla non c’è. I discepoli neppure. Anche quel corteo di gente disperata che vedeva in lui un segno di speranza, è scomparsa. Tutti sono chiusi in casa o in un ospedale.” Questa dimensione umana della solitudine è una caratteristica degli eventi della Settimana Santa. Gesù è sempre più solo nel percorso, che inizia con l’ingresso in Gerusalemme e culmina nella sua crocifissione e nella sua sepoltura.

L'immagine di Papa Francesco, solo, in una piazza San Pietro vuota, o mentre entra in una Basilica di San Pietro vuota, ha richiamato questa realtà. Si riflette sulla paura di essere abbandonati, provata da tanti in questi giorni, sul desiderio di un respiro ma anche sull'attesa di uno sguardo nei malati. La dedizione competente e i gesti umani di vicinanza hanno comunicato: “non sei solo! non sei uno dei tanti!”

A Gesù hanno gridato: “Ha salvato altri, salvi se stesso se è il Figlio di Dio!”. Noi, invece, crediamo in un Dio che non è sceso dalla croce, in un Dio crocifisso, in un Dio che non ci abbandona nella croce e nella morte. La morte di Gesù in croce è connotata non solo da un grande dolore, ma soprattutto da un infinito amore. “Niente sarà più come prima se crederemo alla potenza di questo amore crocifisso che non ci abbandona e diventeremo i testimoni di questo dono, di questo prenderci cura gli uni degli altri, di questo rimanere lì dove gli uomini e le donne sono crocifissi.”

Con le parole di Sant’Andrea di Creta, padre della Chiesa vissuto tanti secoli fa: “Stendiamo umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati delle palme e le verdi fronde degli ulivi che rallegrano gli occhi solo per poche ore. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo.”

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