La Quarta Domenica di Quaresima, nota anche come “Domenica Laetare”, è un momento di gioia e speranza nel cammino penitenziale. Le letture bibliche proposte ci invitano a riflettere sulla luce, sulla misericordia di Dio e sulla capacità divina di vedere oltre le apparenze, scegliendo gli umili per compiere grandi opere. Questi temi offrono spunti ricchi per la catechesi, in particolare per bambini e ragazzi, attraverso narrazioni bibliche e simbolismi profondi.

Dio Vede il Cuore: L'Elezione di Davide
Una delle letture chiave di questa domenica ci porta al libro di Samuele, dove Dio manifesta la sua preferenza per ciò che è nascosto agli occhi umani. Il racconto narra l'elezione e la consacrazione di Davide quale re d’Israele. In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi».
Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Questo episodio sottolinea come Dio stupisce sempre con le sue scelte, avendo un occhio di predilezione per i più piccoli e umili, coloro che non possono fare affidamento sulle proprie forze ma solamente sull'aiuto che viene da Dio.

La Provvidenza del Dio Pastore: Il Salmo 23
La figura di Davide, pastore di greggi prima di essere pastore del popolo d'Israele, si collega mirabilmente al Salmo 22 (23), che canta la bontà di Dio come un saggio pastore che guida, custodisce e nutre il suo popolo. La metafora nasce dall’esperienza del mondo pastorale fatto di greggi, sentieri, deserti e pascoli. In questo contesto il pastore è colui da cui dipende la vita stessa del gregge; senza il pastore, la pecora si perde.
Davide, l’ultimo dei figli di Iesse, è proprio uno di essi, e la Scrittura crea così una continuità simbolica: il pastore del gregge diventerà il pastore del popolo. Il Salmo può essere letto allora come la confessione di fede del re secondo il cuore di Dio. Davide, che conosce dall’interno il mestiere del pastore, riconosce che prima ancora di essere guida del popolo egli stesso è pecora guidata dal Signore. Per questo proclama: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla».
Il salmo descrive tre grandi azioni del pastore divino:
- La prima è la guida nella vita: «Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce». Questa immagine suggerisce la provvidenza di Dio che sostiene l’esistenza umana e la orienta verso il bene.
- La seconda è la protezione nella prova: «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male». Il bastone e il vincastro, strumenti del pastore, diventano simbolo della cura divina che difende e corregge, rassicurando che la presenza di Dio è costante.
- La terza azione è l’ospitalità della comunione: Dio è anche ospite che prepara una mensa. L’olio sul capo e il calice traboccante sono segni di abbondanza, dignità e festa. L’uomo è introdotto nella gioia della casa del Signore.
La regalità biblica nasce dall’umiltà. Dio sceglie un pastore per guidare il suo popolo, ma alla fine sarà Dio stesso a diventare il Pastore definitivo. I profeti lo annunceranno e il Vangelo lo compirà quando Gesù dirà: «Io sono il buon pastore» (Gv 10,11).

Dalle Tenebre alla Luce: Il Messaggio di San Paolo
La tematica della luce è ulteriormente approfondita nella lettera di San Paolo agli Efesini, che viene proposta come seconda lettura. Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Tutto quello che si manifesta è luce. La Pasqua segna l’inizio di una nuova creazione, e col battesimo Cristo, crocifisso e risorto, sveglia l’uomo dal sonno del peccato per illuminarlo, affinché sia nel mondo un segno luminoso che aiuti a distinguere il male dal bene. Il cristiano illumina le coscienze dei propri fratelli non con le parole ma con le opere di bontà, giustizia e verità.

La Guarigione del Cieco Nato: Il Vangelo di Giovanni (Gv 9,1-41)
Il cuore della Quarta Domenica di Quaresima è spesso il Vangelo di Giovanni, che racconta la guarigione dell'uomo nato cieco, un potente simbolo del passaggio dalle tenebre alla luce.
Il Segno: "Io Sono la Luce del Mondo"
Passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”.
Gesù rivela che lui è la luce che Dio ha inviato nel mondo. Il cieco, come il mondo, è immerso nel buio, incapace di distinguere il giorno dalla notte. Gesù non è venuto a svelare il peccato dell’uomo per giudicarlo e condannarlo, ma a rivelare attraverso i segni l’operare di Dio. Gesù non analizza il problema del male e della sofferenza, ma lo tocca sanando la persona malata e sofferente. Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato.
La guarigione del cieco nato
La Testimonianza e il Dibattito
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: “Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?”. Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma è uno che gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. Allora gli domandarono: “In che modo ti sono stati aperti gli occhi?”. Egli rispose: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista”. Gli dissero: “Dov’è costui?”. Rispose: “Non lo so”.
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri invece dicevano: “Come può un peccatore compiere segni di questo genere?”. E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: “È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?”. I genitori di lui risposero: “Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé”. Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei. Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. Quello rispose: “Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”.
Allora gli dissero: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. Lo insultarono e dissero: “Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”
L'Incontro Finale e la Professione di Fede
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi”. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”.
Significato Teologico e Catechetico del Miracolo
Il racconto della guarigione del cieco nato è strutturato in più parti, evidenziando il processo di guarigione fisica e, soprattutto, spirituale. Gesù replica che la condizione di cecità non è causata dal peccato ma il cieco è colui nel quale Dio manifesta le sue opere. Dove gli uomini vedono l’uomo colpevole, Gesù vede l’uomo sofferente.
L'azione sanante coinvolge tutti e quattro i soggetti: Dio, Gesù, il cieco e i discepoli. Il peccato è la condizione di cecità interiore che impedisce di distinguere il bene dal male, la verità dalla menzogna, l’opera di Dio e quella del maligno. L’opera di Gesù consiste nel fare del fango con la saliva per poi spalmarla sulle palpebre chiuse del cieco. Il gesto è accompagnato dal comando che attiva l’opera del cieco, la quale consiste nel compiere la parola di Gesù. Come Gesù nel mondo si lascia guidare dalla luce della volontà del Padre e la porta a chi è immerso nel buio del peccato, così il cieco, nella sua notte interiore si lascia guidare dalla luce della parola di Gesù: va alla piscina di Siloe, si lava e torna con gli occhi aperti e vedenti.
Credere in Gesù vuol dire "professare la grandezza dei doni di Dio all’uomo nell’opera della creazione e ancor più nella redenzione e nella santificazione". Il miracolo di Gesù ha restituito al cieco la dignità di essere uomo: ora il cieco può presentarsi con la formula divina “Io sono”. Gesù quel giorno, quando ha liberato dalle tenebre il cieco nato, ha anche liberato i discepoli dalla impotenza di fronte al male e li ha resi capaci di agire in favore dell’uomo.
La guarigione del cieco nato
Percorsi Catechetici e Spunti per i Ragazzi
La Quarta Domenica di Quaresima offre numerosi spunti per la catechesi, focalizzandosi sui temi della conversione, della luce e della misericordia.
- Simbolismo dell'Acqua e della Luce: Questi elementi, centrali nell'esperienza battesimale e pasquale, possono guidare un cammino quaresimale che si apre con il riconoscimento della fragilità e del bisogno di conversione.
- La Parola di Dio: Valorizzare la Liturgia della Parola come luogo dell’incontro con Cristo. I ragazzi possono essere invitati a cercare e a leggere dal Vangelo il brano proposto, a colorare disegni e a completare frasi per approfondire la comprensione.
- "Correre Accanto" a Gesù: Un tema che invita i ragazzi a sperimentare cosa significa avvicinarsi di più al Signore Gesù per andare al suo passo. Significa scegliere di mettersi accanto a Gesù per camminare e correre insieme a Lui, sapendo che il Signore ha già scelto di correre al nostro fianco, incoraggiandoci quando cadiamo e spingendoci verso la felicità.
- Educare lo Sguardo: Invitare i ragazzi a chiedersi: «Che cosa farebbe Gesù in questa situazione che sto vivendo ora?». L’altro sguardo da educare è quello verso il prossimo, colui che sta accanto a noi: a scuola, a casa, in oratorio, nello sport, nel tempo libero, ma anche l’anziano, il povero, lo straniero, il malato e il sofferente.
- Sentimenti di Gesù e Opere di Misericordia: Conoscere i sentimenti di Gesù significa anche imparare a conoscere se stessi in relazione alla verità che il Signore è venuto a donarci. La sua misericordia ci scuote, il suo amore per il Padre, il desiderio di trasmetterci i suoi doni, la sua scelta libera e la sua fiducia. Vivere i giorni della Passione permette di capire fino in fondo che «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici». Si possono organizzare attività per mettere in pratica le opere di misericordia, uscendo dall'oratorio per cercare chi ha bisogno di compagnia, dando conforto ai poveri, ai soli, ai malati.
- Preghiera per la Pace: Di fronte a situazioni di guerra e violenza, la preghiera diventa un atto fondamentale. Coinvolgere tutte le fasce d'età in momenti di preghiera comunitaria o personale per la pace.
L’obiettivo di ogni percorso catechetico è l’incontro con Gesù, la conoscenza della sua missione, delle sue scelte e del suo Vangelo, per aiutare ogni ragazzo a crescere e a divenire capace di illuminare il bene che è già in lui.
