I Luoghi Sacri della Chiesa: Ambone, Altare e l'Itinerario di Fede

Offrire un percorso per «recuperare la capacità di porre e di comprendere i simboli della liturgia» (Desiderio desideravi, 44), laddove Gesù desidera incontrare i fedeli e raggiungerli con la potenza della sua Pasqua (cfr. n. 11), è la premessa da cui prende spunto la riflessione sui luoghi della celebrazione. Il volume La Domus ecclesiae di Diego Giovanni Ravelli, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, raccoglie articoli che intendono essere una risposta alla lettera apostolica sulla formazione liturgica del popolo di Dio, ricca di rimandi alla Costituzione Sacrosanctum concilium del Vaticano II.

Illustrazione del concetto di Domus Ecclesiae come segno visibile della Chiesa

La Chiesa Edificio come "Sacramento della Chiesa"

Se la Chiesa è il «sacramento universale della salvezza» (LG 48), la Domus Ecclesiae è il “sacramento della Chiesa” stessa, in quanto “segno visibile” dell'unico vero tempio che è Cristo e il suo Corpo mistico, che celebra in un determinato luogo in spirito e verità. La chiesa-edificio è, dunque, «segno del mistero della Chiesa», cioè epifania del popolo di Dio radunato per lodare incessantemente il Signore, per nutrirsi della parola di Dio e intercedere per la salvezza del mondo, in particolare con la celebrazione dell’Eucaristia e dei sacramenti, così come viene sintetizzato nella grande preghiera di dedicazione di una chiesa.

Nell’edificio della chiesa sono distribuiti con sapienza e armonia i luoghi della celebrazione. Le Premesse della CEI al Pontificale della dedicazione della chiesa e dell’altare ricordano: «Intorno all’altare, polo dello spazio sacro, si dispongono tutti gli elementi necessari per una celebrazione articolata e gerarchica del rito: la sede per la presidenza e l’ambone per la proclamazione della Parola. Verso lo stesso altare, come a centro ideale, convergono il fonte battesimale, matrice e grembo della Chiesa, la sede propria per la riconciliazione e la cappella della custodia eucaristica».

Mappa schematica dei luoghi liturgici in una chiesa (altare, ambone, sede, fonte battesimale)

Un Percorso Mistagogico per i "Santi Segni"

Molto probabilmente, gli spazi liturgici sono luoghi da noi abitualmente frequentati e ben conosciuti nelle dinamiche celebrative. Tuttavia, sembra che, oltre alla loro funzionalità, non ci dicano più nulla: rimangono “insignificanti” e li viviamo in modo per lo più indifferente. Romano Guardini, nel suo famoso libro I santi segni, fa un’amara constatazione: «Viviamo in un mondo di segni, ma la realtà che essi significano l’abbiamo perduta». Spesso ingrigiti dall’abitudine, abbiamo perso quel ricco senso intrinseco da essi significato.

Eppure, i luoghi della celebrazione nell’aula dell’assemblea liturgica non sono “neutri” e neppure semplicemente “funzionali al rito”. Essi sono spazi pieni di “senso” e dei veri “luoghi simbolici”, soprattutto quando la comunità dei credenti è radunata per celebrare i santi misteri, ma anche fuori della celebrazione stessa con la loro semplice e nobile presenza. Sono vere “icone” della nostra fede celebrata. Si pongono come realtà o poli singolari che non possono e non debbono essere considerati come semplici spazi arredati o splendidi monumenti, frutto dell’arte e della genialità umana. Essi sono “memoriali”, ovvero i luoghi in cui celebriamo gli eventi della nostra fede che superano lo spazio e il tempo, strettamente legati a quanto si celebra: ciò che di essi è visibile, assieme ai gesti e alle preghiere, ci mostra e dona l’invisibile.

Questo studio non propone un corso di architettura per la liturgia, ma si offre come una “visita guidata” nell’edificio della chiesa ai luoghi liturgici, o meglio, come un percorso mistagogico che accompagna il lettore a scoprire la valenza, la bellezza e la ricchezza di questi “santi segni”, al fine di aiutare ciascuno a passare dai segni al mistero e a coinvolgere in esso l’intera esistenza. Come la catechesi mistagogica, tanto cara ai Padri della Chiesa antica, aveva lo scopo d’iniziare i neofiti nell’intelligenza dei sacramenti ricevuti, similmente l’itinerario qui offerto, nel far prendere maggiore consapevolezza della pregnanza di senso e significato di questi segni visibili all’interno dell’edificio-chiesa, ha come fine quello di introdurre, accompagnare, condurre e formare l’assemblea liturgica a una partecipazione sempre più «piena, consapevole e attiva» (SC 14).

Ecco allora la proposta di una “via mistagogica” che attraversa i luoghi nei quali viene celebrato il mistero pasquale, reso presente dalla liturgia per ritus et preces. Una via idonea di formazione liturgica per essere un po’ meno spettatori e più protagonisti nella celebrazione dell’incontro con il mistero della nostra salvezza. Questa pubblicazione, dedicata agli spazi liturgici nell’aula ecclesiale, si offre come un sussidio utile e pratico per la formazione liturgica permanente sia dei ministri ordinati sia di tutti coloro, consacrati e laici, che sono impegnati nella catechesi e nella pastorale e, in modo speciale, nella cura, nella preparazione e nella guida della preghiera liturgica.

I luoghi liturgici della Cappella del Cristo Danzante nel Museo San Rocco a Trapani

L'Ambone: Cattedra della Parola Vivente

Quando entriamo in una chiesa, i nostri sensi vengono avvolti da un’atmosfera sacra. L’ambone non è un semplice leggio da cui si leggono le Sacre Scritture; è un luogo privilegiato da cui risuona la voce di Dio in mezzo all’assemblea. In un certo senso, è un’eco del monte Sinai, da cui Dio parlò al suo popolo, e del sepolcro vuoto, da cui l’angelo annunciò la Risurrezione di Cristo. È un luogo sacro dove Dio ci parla.

Definizione e Funzione

  • L’ambone è il luogo rialzato nel presbiterio da cui vengono proclamate le letture bibliche durante la Messa. Non deve essere confuso con la cattedra, che in alcune chiese antiche serviva per la predicazione.
  • La Chiesa insegna che la liturgia è un incontro con il mistero di Dio. In un certo senso, l’ambone è paragonabile all’altare: così come l’altare è il luogo del Sacrificio Eucaristico, l’ambone è il luogo del banchetto della Parola.
  • Fin dai primi secoli del cristianesimo, le chiese hanno riservato uno spazio particolare alla proclamazione della Parola. Durante il Medioevo, gli amboni persero importanza e furono sostituiti dalle cattedre, più adatte alla predicazione.
  • La Parola al centro è un messaggio che trova le sue origini nell’esperienza del popolo ebraico e nella storia stessa del Cristianesimo: “Esdra lo scriba stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza.”
  • L'ambone è il luogo proprio della Parola di Dio. La sua forma sia correlata all’altare, senza tuttavia interferire con la priorità di esso; la sua ubicazione sia pensata in prossimità all’assemblea (anche non all’interno del presbiterio, come testimonia la tradizione liturgica) e renda possibile la processione con l’Evangeliario e la proclamazione pasquale della Parola. Sia conveniente per dignità e funzionalità, disposto in modo tale che i ministri che lo usano possano essere visti e ascoltati dall’assemblea.

Significato Simbolico dell'Ambone

Il popolo di Dio convocato e radunato, viene sempre primariamente invitato all’ascolto della Parola di Dio. Se l’altare è la mensa della cena eucaristica ed il luogo del sacrificio di Cristo Gesù, l’ambone è il luogo dell’annuncio della buona e bella notizia. Non basta un leggio qualunque: ciò che si richiede è una nobile ed elevata tribuna possibilmente fissa, che costituisca una presenza eloquente, capace di far riecheggiare la Parola anche quando non c’è nessuno che la sta proclamando.

Il termine ambone deriva dal verbo greco ana-baino (=salire) ed indica un luogo elevato al quale si sale. Germano di Costantinopoli definisce l’ambone come: «icona del santo sepolcro: l’angelo ne rotolò via la pietra e stava lì poi ad annunciare la risurrezione del Signore alle donne mirofore». In quanto simbolo, l’ambone è presenza vicaria della tomba vuota ed è presenza efficace dell’annuncio pasquale. Ecco perché l’ambone è sistematicamente dedicato a chi è comunque «primo» nell’evangelizzazione della Pasqua: alle mirofore, a Pietro e Giovanni, a Maria Maddalena.

Con il Vaticano II viene riscoperta l’importanza fondamentale della Parola di Dio nella comunicazione divina della salvezza. Il n°21 della Dei Verbum afferma: «la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli».

L’ambone è la cattedra dalla quale Dio ci parla, il vero trono della sapienza dal quale Cristo si rivela nostro unico Maestro. È il luogo dell’annuncio della Parola rivolta da Dio all’assemblea riunita in chiesa, dove i lettori leggono i testi biblici e la preghiera dei fedeli, dove il salmista alterna con l’assemblea il salmo responsoriale, e dove nella veglia pasquale del sabato santo viene proclamato l’Exultet.

L’ambone, come l’altare e il fonte battesimale con i quali deve armonizzarsi architettonicamente, deve essere stabile. Perciò l’ambone, grazie ai valori simbolici, non può ritenersi una suppellettile o un arredo che dà solo l’idea di un leggio, il quale, anche se stabile, è soltanto funzionale, mentre il luogo della Parola è prima ancora simbolico e architettonico.

Foto di un ambone moderno e dignitoso in una chiesa

L'Altare: Mensa del Sacrificio Eucaristico

Il popolo di Dio, che si raduna per la Messa, viene invitato a partecipare alla mensa del Signore. L’altare è il polo dello spazio sacro, la mensa della cena eucaristica ed il luogo del sacrificio di Cristo Gesù. L’altare è un elemento costitutivo e indispensabile della chiesa-edificio. Sull'altare si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, ed è la mensa del Signore alla quale il popolo di Dio è chiamato a partecipare quando è convocato per la Messa.

Significato e Struttura

  • L'altare, per l'importanza che riveste, essendo il luogo del sacrificio e la mensa del Signore, con la sua croce, sia collocato «in modo da costituire realmente il centro verso il quale spontaneamente converga l’attenzione dei fedeli». Così, viene garantito l’orientamento dell’assemblea.
  • Saranno ben ponderate le dimensioni dell’altare, la sua elevazione e la qualità dell’illuminazione. È utile che, a sottolinearlo anche visivamente da lontano, vi sia una copertura o un ciborio.
  • L’altare deve essere unico. Perciò, è assolutamente da evitare la moltiplicazione di altari o mense attorno a cui raggruppare dei concelebranti.
  • Le direttive della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) stabiliscono che l’altare (segno di Cristo, roccia su cui si fonda la Chiesa) deve essere un monoblocco di pietra naturale, di forma quadrangolare i cui lati sono tutti ugualmente importanti.
Foto di un altare in pietra, fulcro dello spazio sacro

Bipolarità e Interconnessione: Ambone e Altare

Il Concilio Vaticano II ha riscoperto l'importanza fondamentale della Parola di Dio nella comunicazione divina della salvezza, affermando che la Chiesa si nutre dal "pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo". Da questa realtà ha origine la teologia delle due “tavole”, pienamente assunta dai documenti liturgici attuali. Con tale teologia si stabilisce un certo paragone tra il luogo proprio della parola di Dio (ambone) e il luogo della consacrazione eucaristica (altare). Entrambi sono denominati con l’immagine della “tavola” nella quale si distribuisce il cibo necessario per i fedeli.

Tra le due tavole si stabilisce un certo parallelismo sacramentale: nella tavola della Parola s’annuncia e s’anticipa il mistero che si celebra e si attualizza nella tavola eucaristica; in entrambe si fa presente Cristo stesso. L’ambone e l’altare sono un forte richiamo della presenza di Cristo, presenza costante e perenne che orienta tutta la comunità cristiana. Il “pane della vita” viene offerto sia alla tavola della Parola sia alla tavola del Corpo di Cristo.

Schema che illustra la relazione bipolare tra ambone e altare

La Sede di Presidenza: Ministero e Guida

La sede di presidenza è il luogo da cui il sacerdote celebrante esercita il suo specifico ministero liturgico, che ha il compito di presiedere l’azione liturgica e di guidare la preghiera del popolo santo di Dio. Per comprendere il significato simbolico di questo luogo bisogna tener presente che la presidenza liturgica è un elemento costitutivo ed essenziale dell’assemblea cristiana riunita per celebrare.

È importante non cadere nell’errore di considerare la sede di colui che presiede come un terzo polo da sommare ai due poli, l’altare e l’ambone. Di per sé, infatti, la sede di presidenza non possiede la medesima natura teologica dell’altare e dell’ambone. Essa è segno dell’apostolicità della chiesa locale, cioè è l’espressione del ministero presbiterale a servizio sia della Parola, sia del sacramento dell’altare e, mediante questi, a servizio dei fedeli riuniti.

Nel corso della Messa il sacerdote scende dalla sede di presidenza, si dirige verso l’ambone dove proclama il vangelo e lo spiega nell’omelia. Perciò l’ambone appare anche come la “cattedra” in cui Cristo, Maestro e Profeta, continua ad annunciare e ad insegnare ai suoi fedeli.

Il Fonte Battesimale: Porta della Vita Cristiana

Il fonte battesimale nella chiesa, insieme agli altri arredi, ha un posto di rilievo. Esso è il luogo in cui si celebra il Battesimo, primo sacramento della Nuova Alleanza, in forza del quale gli uomini, aderendo nella fede a Cristo Signore, ricevono lo Spirito di adozione a figli. Essi vengono chiamati e sono veramente figli di Dio. Uniti a Cristo con una morte e una risurrezione simile alla sua, entrano a far parte del suo Corpo; segnati dall’unzione dello Spirito, diventano tempio santo di Dio, membri della Chiesa, «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato» (1 Pt 2,9).

Se il battesimo è, come dicevano i Padri della Chiesa, ianua vitae christianae, porta della vita cristiana, il fonte battesimale è la soglia di questa porta perché punto di arrivo di un cammino di fede. È bene tener presente che il rito del battesimo cristiano, in ogni caso, è imitazione del battesimo che Gesù Cristo ha ricevuto da Giovanni Battista nel Giordano. Pertanto, il battesimo cristiano è un battesimo di conversione (metànoia) in remissione dei peccati. Nel Nuovo Testamento il battesimo di Giovanni e il battesimo cristiano sono sempre presentati come conversione e remissione dei peccati, da cui nasce tutta la vita cristiana.

Non va dimenticato che l’apostolo Pietro, parlando del battesimo, dice che i cristiani sono “stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla Parola di Dio viva ed eterna” (1 Pt 1,23). L’apostolo Paolo nella Lettera agli Efesini dice la stessa cosa quando afferma che la chiesa è stata purificata da Cristo “per mezzo del lavacro dell’acqua nella Parola” (Ef 5,25). La Parola di cui parlano, tanto Pietro quanto Paolo, è l’evangelo che è stato annunziato. Dunque, è la Parola che nel battesimo salva i fedeli.

Il fonte battesimale deve essere stabile e armonizzarsi architettonicamente con l'altare e l'ambone.

Foto di un fonte battesimale moderno con acqua

La Parola di Dio come Protagonista

La Parola di Dio è il filo conduttore che unisce tutti gli arredi e i luoghi della celebrazione liturgica. Essa aleggia sull’ambone, sulla sede della presidenza, sull’altare e sul fonte battesimale, rivelando il loro valore profondo per la vita di ogni cristiano.

Applicazione Pratica: L'Evento di Bologna (1 ottobre 2017)

La celebrazione liturgica presieduta da Papa Francesco nello stadio di Bologna il 1 ottobre 2017, in occasione della "Domenica della Parola" nell’ambito del Congresso Eucaristico Diocesano, ha offerto l'occasione per ripensare al rapporto tra ambone e altare in un contesto di grande assemblea.

Progettazione degli Spazi Liturgici per Grandi Celebrazioni

Gli apparati predisposti per l'evento sono stati progettati per fare dello stadio felsineo un luogo adatto a ospitare una liturgia di tale rilevanza, d’intesa con le Autorità religiose. Com’è noto, dal Concilio in poi, la strutturazione degli spazi liturgici di nuova concezione e l’adeguamento di quelli esistenti si è incentrata sull’altare. Questo ha portato a volte a dare meno rilevanza al luogo della parola.

  • Presbiterio in continuità con l'assemblea: Si è pensato di sfruttare le strutture esistenti, la copertura della Tribuna, sia per evitare coni di non visibilità sia per una soluzione più economica. Collocare il presbiterio sfruttando le tribune consente che lo stesso sia percepito in “continuità” con l’assemblea, cogliendo e sottolineando il grande messaggio di “assemblea celebrante”, enfatizzando la partecipazione attiva e il "formare un solo corpo".
  • Centralità dell'Ambone: La giornata della celebrazione coincideva con la giornata della Parola ed è sembrato fondante portare la Parola al centro con un ambone ben visibile, autonomo e unico vero luogo della Parola (Bema). L’ambone è stato collocato in posizione avanzata, sul campo, entro l’assemblea, richiamando la frontalità dialogica di altare e ambone nelle chiese monastiche. La sua posizione è stata oggetto di grande attenzione perché era giusto che avesse particolare rilievo, nel rispetto delle norme liturgiche (Cfr. punto 20 “Guida per le grandi celebrazioni” della Congregatio De Cultu Divino et disciplina Sacramentorum del 13 giugno 2014).
  • Posizionamento dell'Altare e della Sede: La pedana dell’altare è stata disposta di fronte, sul lato opposto rispetto a quello ove si trova il grande arco dello stadio, definendo come prevalente l’asse minore del vasto ambiente aperto. Lo spazio per l’altare e la sede del Papa è collocato sulla tribuna dello Stadio, in continuità con il clero, il coro e la globalità dei fedeli riuniti come assemblea celebrante. La continuità è sottolineata dalla realizzazione di una fascia colorata che dilata lo spazio dell’altare e dell’ambone in un grande abbraccio che avvolge tutta l’assemblea. La posizione della sede per il papa è laterale rispetto all’altare perché in posizione centrale potrebbe essere simbolo di “trono” e perché viene così reso visibile a tutti.
  • Simbolismo degli arredi: La forma ottagonale dell’ambone, di uso frequente fin dall’iconografia paleocristiana, è simbolo di rinascita; richiama l’ottavo giorno, la Domenica, la Pasqua e la Pentecoste, ma soprattutto il battesimo e la Risurrezione. La Parola di Dio, proclamata ed accolta, sempre ci chiama da morte a vita, ci fa rinascere, perché è parola di vita eterna. Per la celebrazione Eucaristica è stata realizzata una copia della Croce degli Apostoli e degli Evangelisti, detta anche di Porta Ravegnana. Attorno al crocifisso è scolpita una scritta che riporta un dialogo tra la Maria e il Crocifisso. I candelabri, semplici per forma e importanti per dimensione, sono stati posti attorno all’altare e utilizzati per scortare la Croce nella processione introitale e l’Evangelario nella processione verso l’ambone. Viene impiegata allo scopo la cattedra episcopale degli arcivescovi metropoliti di Bologna, simbolo della loro funzione di presidenza dell’intera comunità diocesana.
  • Elementi Naturalistici: Nella zona presbiterale è allestito un prato d’erba e fiori di campo a richiamare l’importanza e l’attenzione all’ambiente, ricordando l'invito di Gesù a osservare i fiori del campo e avere fiducia illimitata nella provvidenza del Padre.
  • Collaborazione artigianale: La realizzazione dell’altare, dell’ambone e dei candelabri e la riproduzione artigianale della croce è stata frutto dell’incrocio delle più moderne tecnologie informatiche con la maestria di artigiani, mettendo in evidenza la gioia di aver collaborato a un evento storico.
  • Visibilità e raccoglimento: La presenza di numerosi fedeli è un dono di Dio, giustamente da valorizzare. Non può tuttavia ridursi a una manifestazione di massa. Per favorire, anche ai più lontani, la visione di quanto avviene, è d'aiuto l’uso di maxischermi. Le letture siano proclamate senza fretta affinché tutti possano ascoltare e comprendere la Parola del Signore. Assai efficaci sono brevi momenti di silenzio, poiché permettono di meditare quanto ascoltato. La processione con l’Evangeliario si svolga con grande solennità. L’omelia, specialmente nelle grandi celebrazioni, può essere tenuta dalla sede, seguita da un momento di silenzio.
Immagine del presbiterio allestito nello stadio di Bologna con ambone e altare in relazione

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