Il libro del profeta Isaia, "l'uomo di Dio", intuisce e rivela la volontà salvifica di Dio al suo popolo. Isaia, il cui nome significa "salvezza di Geova", è una figura centrale nell'Antico Testamento, e il suo libro abbraccia un periodo di 46 anni, dal 778 a.E.V. a dopo il 732 a.E.V. Contiene dichiarazioni contro Giuda, Israele e le nazioni circostanti, ma il tema fondamentale è la salvezza mediante Geova Dio. La profezia d’Isaia è dominata da due grandi soggetti: il Messia, infinitamente prezioso e consolante, e l’Assiro, il potente nemico d’Israele negli ultimi giorni.

Il Contesto Storico e Spirituale
All'epoca della profezia di Isaia, Giuda e Gerusalemme erano spiritualmente malate "dalla pianta del piede fino alla testa". L'idolatria dilagava, i capi erano corrotti, le donne superbe e il popolo non serviva il vero Dio. Giuda era minacciata dall'invasione delle forze congiunte di Israele e Siria. Geova, usando Isaia e i suoi figli "come segni e come miracoli", assicurò a Giuda che l'alleanza siro-israelita non sarebbe riuscita. Tuttavia, la pace senza fine sarebbe esistita solo sotto il dominio del "Principe della pace".
Il Significato di Simboli e Frasi nel Libro di Isaia
- Isaia 1:8, 9: La figlia di Sion "lasciata rimanere come una capanna in una vigna, come una baracca da guardia in un campo di cetrioli" significa che, durante l'invasione assira, Gerusalemme sarebbe apparsa molto vulnerabile.
- Isaia 1:18: L'invito "Venite, ora, e mettiamo le cose a posto fra noi" non è un accordo basato su concessioni reciproche, ma un invito alla purificazione attraverso il sangue di Gesù Cristo.
- Isaia 6:8a: L'uso del pronome plurale "noi" indica la presenza del "unigenito Figlio" con Geova Dio.
- Isaia 6:11: La domanda "fino a quando, o Geova?" non esprimeva un'incapacità di continuare a pronunciare il messaggio, ma una richiesta sulla durata dell'insensibilità del popolo.
- Isaia 7:3, 4: Geova salvò il malvagio re Acaz per preservare la linea genealogica davidica, da cui sarebbe venuto il promesso "Principe della pace", impedendo così un piano per detronizzare Acaz.
- Isaia 7:8: Efraim 'fu frantumato' nell'arco di 65 anni attraverso la deportazione degli abitanti del regno delle dieci tribù e il ripopolamento della regione.
- Isaia 11:1, 10: Gesù Cristo è sia 'un ramoscello che spunta dal ceppo di Iesse' (come uomo, discendente di Davide) sia "la radice di Iesse" (come "Padre eterno" in virtù del potere regale).
- Isaia 13:17: I Medi non provavano diletto nell'argento o nell'oro perché la gloria della conquista era più importante del bottino.
- Isaia 20:2-5: Isaia potrebbe essersi tolto solo la sopravveste e andato in giro "vestito leggermente" per tre anni come segno profetico.
- Isaia 21:1: "Il deserto del mare" si riferiva a Babilonia, nonostante la sua distanza dal mare.
- Isaia 24:13-16: Gli ebrei sarebbero divenuti "fra i popoli, come la bacchiatura dell’olivo" significando che solo un rimanente sarebbe sopravvissuto alla distruzione.
- Isaia 24:21: L'“esercito dell’alto” indica le forze spirituali malvage, mentre i “re del suolo” sono i governanti terreni influenzati dai demoni.
- Isaia 25:7: L'“avvolgimento che si avvolge su tutti i popoli, e l’opera tessuta che si intesse su tutte le nazioni” è un velo di oscurità spirituale e di lutto che verrà rimosso da Geova.
Insegnamenti Morali e Spirituali
- Isaia 1:3: Rifiutarsi di vivere secondo i requisiti del Creatore denota una minore conoscenza rispetto a un toro o un asino.
- Isaia 1:11-13: Le cerimonie religiose ipocrite e le preghiere formalistiche stancano Geova.
- Isaia 1:25-27; 2:2; 4:2, 3: La schiavitù e la desolazione di Giuda dovevano terminare con il ritorno del rimanente pentito e il ripristino della vera adorazione.
- Isaia 5:11-13: Chi non si pone limiti nello svago rifiuta di agire in base alla conoscenza.
- Isaia 5:21-23: I sorveglianti cristiani devono evitare di essere "saggi ai loro propri occhi".
- Isaia 11:3a: Le dichiarazioni contro le nazioni nei capitoli 13-23 sono bilanciate dalla promessa che "Geova mostrerà misericordia a Giacobbe".
- Isaia 17:7, 8: Nonostante la maggioranza degli israeliti non ascoltasse, alcuni confidavano in Geova.
- Isaia 28:1-6: Israele sarebbe caduta in mano all'Assiria, ma Dio avrebbe assicurato la sopravvivenza di individui fedeli.
- Isaia 28:23-29: La salvezza da Geova richiede fede e "riposo", cioè l'astensione dal cercare la salvezza con mezzi umani.
- Isaia 30:20, 21: Si può 'vedere' e 'udire' la voce salvifica di Geova ascoltando la sua Parola ispirata e lo "schiavo fedele e discreto".

Isaia Capitolo 9: Il Figlio che deve Nascere e il suo Regno
Il Capitolo 9 di Isaia si presenta come un inno di ringraziamento, accogliendo motivi dell'ideologia regale di Gerusalemme. Questa sezione è una delle più celebrate per la sua profezia messianica.
Isaia 9:1-7: La Venuta della Luce e la Nascita del Messia
I primi sette versetti del Capitolo 9 descrivono l'evento della liberazione come l'irrompere improvviso della "luce" (simbolo di libertà e vita) nell'oscurità. Questa grande luce ha un nome: Gesù, che illumina la notte santa che celebriamo con solennità liturgica. È la notte che precede l'aurora del mondo nuovo, della terra nuova, una notte di gioia. La gioia si fonda sulla prodigiosa liberazione operata dal Signore, che "ha moltiplicato la gioia, ha aumentato la letizia" perché "un bambino è nato per noi".
Il "bambino" è l'uomo della provvidenza, tanto atteso dalle genti, un bambino povero, umile e inutile, che richiede le nostre cure. La tirannia della dominazione straniera, indicata da termini come "giogo", "sbarra" e "bastone", è stata "spezzata" per sempre dall'intervento salvifico di Dio. La fine dell'oppressione è simboleggiata dal fuoco che brucia le calzature militari e i mantelli intrisi di sangue, costituendo una fonte di gioia più intensa e sicura.
Il culmine della gioia è costituito dalla proclamazione del bambino nato e connotato come il figlio dato dal Signore stesso, fedele alla sua promessa. Sulla spalla di questo "figlio dato" si è posato il segno della sovranità, e egli ha ricevuto titoli corrispondenti: "Consigliere ammirabile", "Dio potente", "Padre per sempre", "Principe della pace". Questi titoli si applicano a Gesù Cristo, il Messia, che è insieme Dio e uomo, e il cui amore è meraviglia per angeli e santi.
L'esatto accordo di questa profezia con la dottrina del Nuovo Testamento dimostra che i profeti ebrei e i maestri cristiani avevano la stessa visione della persona e della salvezza del Messia. Gesù Cristo è ‘un ramoscello che spunta dal ceppo di Iesse’ come uomo, discendente da Iesse attraverso Davide. Tuttavia, in virtù del potere regale e dell'autorità di concedere vita eterna, Gesù diventa il loro "Padre eterno" e "la radice di Iesse".
Meditazione -- Profezia del Cristo -- Isaia 9:5,6 -- Marco deFelice
Isaia 9:8-21: I Giudizi e l'Ostinazione del Popolo
Questa sezione descrive i giudizi che si abbatteranno su Israele e i nemici del regno di Cristo. I cuori di coloro che non si lasciano turbare dalle provvidenze umilianti stanno maturando verso la rovina. Il popolo si è ostinato nel proprio orgoglio e ha rifiutato di convertirsi, nonostante le prove sempre più terribili. La sentenza "il popolo non è tornato a chi lo percuoteva" e "non ha cercato il Signore degli eserciti" esprime la straordinaria forza del Signore nel mandare le prove affinché il suo popolo prenda coscienza della propria infedeltà e ritorni a Lui.
Il ritornello "Con tutto ciò non si calma la sua ira e ancora la sua mano rimane stesa" divide il testo in tre strofe, indicando la persistenza dell'ira divina di fronte all'iniquità universale. I capi del popolo li hanno ingannati, e la malvagità era diffusa. La terza strofa descrive l'iniquità che arde come fuoco, consumando "rovi e pruni", cioè tutte le infedeltà e ingiustizie del popolo. L'odio spietato degli uni contro gli altri è un'immagine dei bagliori del fuoco che tutto consuma.
La Vocazione di Isaia: Parola del Corpo e Sentinella Notturna
La vocazione di Isaia si rivela in diverse dimensioni, inclusa quella della "parola del corpo". A volte, il profeta deve agire senza comprenderne il significato immediato, come quando Geova gli comanda di andare "nudo e scalzo" per tre anni come segno per l'Egitto e Kush. Questa nudità di Isaia ci svela che esistono fasi della vita di un profeta in cui la chiarezza sull'azione è estrema, ma la comprensione del perché sia fatta è assente, e il senso si svela solo molto tempo dopo.
Per i profeti, il camminare è più importante del capire il senso della corsa, perché il significato primo e più importante è quello della voce che ti dice di camminare. Essi sono "significantiche non conoscono il proprio significato", e questa è la gratuità-povertà-obbedienza-castità della loro vita. Non siamo padroni del senso ultimo delle nostre azioni o della nostra vita; siamo un mistero a noi stessi.
La Sentinella della Notte (Isaia 21:6-12)
Un'altra immagine potente della vocazione profetica è quella della sentinella notturna. Il comando di Geova è "Va', sii sentinella notturna. Quello che vedi grida. Tendi l'orecchio, tendilo all'estremo." La sentinella è "colui che sta", rimane nel suo posto di vedetta, sperando, attendendo, credendo, pur non sapendo. Abita la notte, ignorante del tempo dell'aurora, e non tenta previsioni sul momento aurorale. Dialoga con i passanti, ascoltando le loro domande e invitandoli a domandare ancora, pur potendo offrire solo due certezze: "è ancora notte" e "il mattino viene".
Il profeta è l'uomo del dialogo notturno, il compagno del tempo delle domande senza risposte. La speranza profetica non nega la notte e non nega l'alba, e la sua fedeltà alla vocazione sta nel saper restare ignorante tra la notte e l'alba, e invitare i passanti a fare domande. Non c'è alba più bella di quella che ci sorprende in compagnia dei profeti onesti.
Falsa Profezia e Vera Speranza
La falsa profezia si manifesta in due modi: la negazione della notte o la negazione dell'alba. Il falso profeta che nega la notte è colui che si trasforma in indovino, offrendo certezze sul tempo del giorno e annullando la realtà della notte con promesse di un futuro astratto. Egli vende futuri che non conosce, perdendo la concretezza della notte e portando a un eskaton senza storia, un paradiso senza terra.
D'altra parte, il falso profeta che nega l'alba, pur annunciando onestamente che "è ancora notte", non dice anche che "il giorno verrà". Questa tentazione colpisce i profeti onesti che, nel perdurare della notte, iniziano a pensare di dover cancellare la fine della notte, eternizzare il buio e cancellare l'attesa, la speranza e la fede. In questo caso, la storia perde l'eskaton e si rimane crocifissi per sempre.
I profeti non-falsi sanno abitare lo scarto tra la notte e l'alba, sanno stare con la propria ignoranza e con quella dei passanti notturni, fedeli nel proprio posto di avvistamento. Essi non sono venditori di futuri, ma abitanti ignoranti della notte che, dialogando con chi chiede, accompagnano l'umanità verso l'aurora.

Il Natale e la Nascita di Cristo
La Chiesa ci invita, in questa notte santa, a fermarci e provare ancora a stupirci del Natale, ormai divenuto un fatto commerciale. Se non riusciamo più a stupirci, significa che si è persa la semplicità della fede ed è subentrata quella del portafoglio. In questa notte, la parola di Dio si è rivelata nella carne del bambino deposto nella mangiatoia. Egli, come tutti gli infanti, non parla con parole, ma dice la cosa più importante e meravigliosa: Dio è amore, ama l'uomo e la terra in cui abitiamo, e vorrebbe che la rispettassimo, insieme a tutto il creato.
L'annuncio della nascita dell'uomo Dio viene dato dall'angelo ai pastori, che si recano alla grotta e trovano il bambino deposto non in una sfarzosa culla, ma avvolto in poveri panni e deposto sopra la paglia in una mangiatoia. La paura dei pastori svanisce quando l'angelo li invita a non temere e li porta allo stupore che li spinge a verificare il segno dato loro. La salvezza è veramente venuta questa notte, come proclama il Vangelo e la liturgia.
Il Verbo di Dio si è rivelato nella carne del bambino nato a Betlemme. Anche se ancora non articola parola come un adulto, parla ugualmente, a chi ha orecchi attenti, con la sua fragilità e la sua povertà, e ci dice che l'uomo è una cosa sacra. Se crediamo, non a parole ma con il cuore, che Dio si è incarnato, ne deriva che dobbiamo rendergli culto comportandoci come fratelli nei riguardi del prossimo, ossia come una grande famiglia.
Il 25 dicembre non è il giorno della nascita di Gesù, ma piuttosto una data rappresentativa scelta dalla Chiesa per ricordare la venuta di Gesù Cristo. Era la festa pagana del Dio Sole, e come senza sole non ci può essere vita sulla terra, così nella vita del cristiano, se manca la presenza di Cristo in lui, non c'è vita vera. Per il cristiano, Natale è ogni giorno. Chi crede, alzandosi ogni mattina, ringraziando Dio per la vita che gli concede, si affida a Cristo facendolo nascere nel proprio cuore per vivere con Lui una nuova entusiasmante giornata.