La Concattedrale di Santa Maria Assunta, situata nel cuore del centro storico di Ruvo di Puglia in largo Cattedrale, rappresenta uno dei più significativi esempi del romanico pugliese. La sua imponente struttura, edificata tra il XII e il XIII secolo con successive modifiche, la rende la chiesa matrice e il fulcro vitale della città.

Storia e Origini
Le origini della prima chiesa a Ruvo sono oggetto di diverse ipotesi. Ferdinando Ughelli, nella sua opera "Italia Sacra", menziona la possibilità che il primo edificio religioso cristiano sia sorto sopra la cripta di San Cleto, fuori dalle mura cittadine, o che San Cleto stesso abbia eretto una chiesa dedicata a San Pietro nelle vicinanze dell'attuale Cattedrale. Tuttavia, Ughelli individua erroneamente nell'anno 1000 il momento della fondazione della chiesa matrice.
È più probabile che la decisione di erigere definitivamente una Cattedrale sia stata presa da Roberto II di Bassavilla, signore di Ruvo, insieme al vescovo Daniele, dopo che la città fu devastata dalle invasioni barbariche e dagli eventi bellici del XII secolo. La costruzione del nuovo edificio ebbe inizio nel tardo XII secolo e fu completata nel pieno Duecento svevo, ponendosi a cavallo tra il Romanico pugliese e il Gotico svevo.
Nel corso dei secoli, il progetto iniziale subì diverse modifiche. L'impianto basilicale a tre navate, concluso da un transetto ad aula unica sotto il quale si sarebbe estesa una cripta a sala, sfruttò in parte i sostegni dell'edificio preesistente, seguendone l'allineamento e l'orientamento. Successivamente, furono impostati i falsi matronei, mai conclusi, che comportarono un notevole innalzamento della parte centrale della costruzione. In età sveva, si realizzò un ballatoio su mensole, sostitutivo dei matronei non praticabili, e si arricchì la decorazione scultorea dei tre portali e la serie di mensole figurate del fianco meridionale.
In età moderna, la Cattedrale subì ulteriori trasformazioni. Come emerge dalle relazioni "ad limina" del vescovo Gaspare Pasquali, nel 1589 la chiesa poteva contare su dodici altari laterali, che divennero quattordici. Nonostante la presenza di numerosi altari, della sacrestia e dell'episcopio (notizie del palazzo vescovile risalgono al 1452), la prima cappella attestata dalle fonti risale solo al 1640, dedicata al culto del Santissimo Sacramento e gestita dall'omonima confraternita. Una seconda cappella fu consacrata al culto di San Biagio di Sebaste e delle sue reliquie, entrambe ubicate sulla navata sinistra.
Nel XVII secolo, il clero entrò in contrasto con la famiglia Carafa. Sotto il dominio di Ettore Carafa senior, fu abbattuto l'altare maggiore per far posto al trono del Conte. Tuttavia, nel 1697 fu eretto un nuovo altare, e nel 1725 il vescovo Bartolomeo Gambadoro riedificò e ampliò il palazzo vescovile.
La prima metà del Novecento fu caratterizzata dal desiderio di eliminare le aggregazioni e le aggiunte strutturali barocche per ripristinare la chiesa originaria. Tra il 1901 e il 1925, fu costruito un nuovo ciborio sul modello di quello della Basilica di San Nicola a Bari da Ettore Bernich, e fu apposta una vetrata policroma raffigurante l'Immacolata. Venne inoltre liberato il palco che copriva il basamento della Cattedrale, inserito a causa del dislivello tra il pavimento della chiesa e il manto stradale. Nel 1925, l'ingegnere Sylos Labini riedificò l'Episcopio. Le cappelle furono eliminate, l'ultima delle quali, quella del Santissimo Sacramento, nel 1935, conferendo maggiore spazialità interna.

Architettura e Elementi Distintivi
La Facciata
La facciata, a salienti e tipicamente romanica, è ornata da diversi manufatti lapidei e si distingue per la sua decorazione, in particolare per una bifora con il bassorilievo dell'Arcangelo Michele che sconfigge il demonio. Un piccolo rosone centrale traforato, circondato da creature demoniache e angeliche, è interpretabile come una ruota della fortuna. La facciata è inoltre impreziosita da vari archetti pensili con figure umane, zoomorfe e fitomorfe.
Il grande rosone a dodici colonnine, lavorate variamente e sovrapposte a una lamina metallica finemente traforata risalente al Cinquecento, domina la facciata. Sopra il rosone si trova una figura enigmatica seduta in una nicchia, identificata da alcuni come Roberto II di Bassavilla. Sotto questa figura si apre lo splendido rosone cinquecentesco a dodici raggi. Subito sotto il rosone, in asse, si apre una bifora a tutto sesto, decorata nella lunetta dal bassorilievo dell'Arcangelo Michele.
La facciata presenta tre portali, opera di artisti locali. Il portale centrale, il più grande, è arricchito da bassorilievi nell'intradosso. Nell'arco esterno sono raffigurati Cristo affiancato da due pellegrini, dalla Madonna e da San Giovanni Battista, con figure angeliche e i dodici apostoli. Nel secondo arco, al centro, si trova l'Agnus Dei, simbolo dell'innocenza di Cristo, affiancato dai simboli dei quattro Evangelisti. L'arco interno ospita due pavoni intenti a beccare un grappolo d'uva, simbolo dell'eucaristia. Il portale centrale è affiancato da due colonnine sormontate da grifi, simboli del volo dell'anima verso Dio, che poggiano su leoni stilofori, simbolicamente a guardia della chiesa, a loro volta sostenuti da telamoni.

Il Campanile
Adiacente alla chiesa si erge il campanile del X secolo, alto 33 metri, costruito quindi prima del tempio. In origine, si trattava di una torre militare trasformata successivamente in campanaria. Il campanile fu costruito intorno all'anno 1000, prima della concattedrale, con funzione di torre difensiva e di vedetta, permettendo di controllare la pianura fino all'Adriatico. Inizialmente composto da soli tre piani, nel XVIII secolo ne furono aggiunti altri due, replicando lo stile dei vani originari. La torre rientrò nel sistema difensivo dell'antico borgo di Ruvo per poi diventare campanile con l'edificazione della Concattedrale. Il fabbricato misura 6 metri per lato ed è alto 36,85 metri. A 5 metri al di sotto del livello del suolo è presente una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Nel periodo post-unitario, il campanile fu dichiarato monumento nazionale italiano.

L'Interno
Varcando l'ingresso, ci accoglie un ambiente a croce latina che si sviluppa su tre navate, sfocianti in tre absidi. L'interno è suddiviso in tre navate, divise da pilastri polistili di diversa fattura, sul cui fondo si aprono tre alte absidi visibili all'esterno. Di fianco alle navate laterali si aprono alcune cappelle del '500 e del '600. La navata centrale è la più grande ed è circondata in alto da un falso ballatoio (una mensola-cornicione interno) che poggia su due file di colonne, ognuna diversa dall'altra e di diversa provenienza. Le colonne di destra sono cruciformi e di maggior pregio artistico rispetto a quelle squadrate di sinistra. Sulle colonne destre sono rappresentate scene e storie con protagonisti uomini o animali mitologici, mentre su quelle sinistre si trovano motivi floreali.
In fondo alla navata centrale si trova il ciborio, un baldacchino in pietra che sovrasta l'altare. Originariamente rifatto ex-novo nel '900 sul modello di quello della Basilica di San Nicola di Bari, poiché l'antico impianto era stato rovinato dalle aggiunte barocche, il ciborio attuale è stato realizzato nel XIX secolo su disegno dell'architetto Ettore Bernich, ispirandosi a quello della Basilica di San Nicola a Bari.
Nell'abside destro si trova un dipinto del 1576 di Marco Pino da Siena raffigurante l'Adorazione dei pastori e due affreschi. L'affresco sulla destra, contemporaneo alla costruzione dell'edificio, è malmesso, ma si scorgono le sagome di santi di identità sconosciuta. L'affresco sulla sinistra, del XIV secolo, rappresenta il martirio di San Sebastiano.
Nell'abside sinistro sono custodite le statue di San Rocco di Montpellier e San Biagio di Sebaste, attuale patrono di Ruvo. Il clero era solito definirla una delle Cattedrali più maleodoranti di Puglia a causa delle sepolture dei defunti sotto l'altare, pratica cessata solo nel 1830 in seguito all'editto napoleonico di Saint Cloud.

Opere d'Arte e Tesori Conservati
La Concattedrale custodisce numerose opere d'arte di pregio:
- La statua in legno policromo e intagliato di San Biagio, patrono della città, un fine lavoro d'ebanisteria del XVI secolo, finemente lavorato con lamina d'oro, che rappresenta il santo in abito vescovile con un pastorale proveniente dall'oreficeria napoletana e donato dal vescovo Andrea Taccone.
- Il reliquiario d'argento di San Biagio di Sebaste.
- Un affresco raffigurante la Vergine col Bambino e San Sebastiano risalente al XV secolo.
- La tavola firmata ZT della Vergine di Costantinopoli, commissionata dalla famiglia Pagano-De Leo.
- Uno splendido crocifisso ligneo del XVI secolo.
- La statua in pietra del XVI secolo di San Lorenzo.
- L'affresco del XV secolo la Madonna in trono con il Bambino e il Martirio di San Sebastiano.
Il tesoro della concattedrale include numerosi pezzi d'argenteria e manufatti tessili (paramenti sacri). Tra gli oggetti in argento spiccano un ostensorio con statua fusa a figura intera della Fede, una croce astile d'argento e varie suppellettili sacre quali calici, patene e pissidi.

L'Ipogeo e le Origini Antiche
La vera anima della chiesa si svela immergendosi nelle sue profondità, nell'ipogeo della Cattedrale, accessibile da un'intercapedine al lato dell'ingresso. Dalla Ruvo romana sono conservate tracce di una domus, con una colonna, parti di un grande mosaico di tipo geometrico e cisterne utilizzate per la conservazione di grano, acqua e vino. Si ipotizza che potesse trattarsi di una "domus ecclesiae", una "casa chiesa" dove si celebravano in segreto i primi riti cristiani.
Il patrimonio sotterraneo della cattedrale di Ruvo è rimasto nascosto per secoli fino al 1925, quando durante i lavori di ristrutturazione emersero alla luce alcune monofore. Nel 1935, con l'abbattimento della cappella del Santissimo Sacramento, si rese necessario abbassare la quota di calpestio del transetto e delle navate. La nuova pavimentazione, tuttavia, si rivelava costantemente umida, portando alle indagini condotte tra il 1974 e il 1975 che portarono alla scoperta del ricco sottosuolo.
Si ritiene che la cattedrale sia stata costruita sulle macerie di un luogo da sempre frequentato nel corso dei secoli da peuceti, romani e dalla popolazione medievale. Nell'ipogeo sono state ritrovate tombe risalenti a queste civiltà e sepolture di affiliati alle confraternite locali. Dell'età peuceta provengono alcune tombe con scarso corredo funebre, che suggeriscono la presenza di una zona adibita a necropoli e abitato, testimoniata anche dalla presenza di una fornace. All'epoca romana risalgono i due pavimenti a mosaici ritrovati, riconducibili all'esistenza di una domus sorta nel II secolo e ampliata nel III.
