Padre Pio da Pietrelcina e il Cardinale Giuseppe Siri: Tra Misticismo, Fede e Tradizione

La vita della Chiesa cattolica è stata spesso segnata da figure di straordinaria spiritualità e da personalità che hanno difeso con fermezza i principi della fede. Tra queste emergono Padre Pio da Pietrelcina, mistico stigmatizzato, e il Cardinale Giuseppe Siri, un arcivescovo noto per il suo rigoroso tradizionalismo e la sua profonda lealtà al Papa. Questa analisi esplora le loro vite, i loro insegnamenti e il legame profondo, seppur indiretto, che li unì nella difesa della Verità.

La Vita e la Missione di Padre Pio da Pietrelcina

Il 25 maggio 1887, a Pietrelcina, in provincia e diocesi di Benevento, nasce il quarto figlio di Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio. Fin dall'età di cinque anni, sente la vocazione religiosa, promettendo di consacrarsi per sempre al Signore. La scelta di Francesco si delinea con chiarezza: desidera diventare «frate con la barba», come fra Camillo da Sant’Elia a Pianisi, il cappuccino questuante che spesso incontra nel suo paese a chiedere la carità. Tuttavia, nel noviziato dei Cappuccini, non ci sono posti disponibili, e parenti e amici tentano invano di convincerlo a provare con qualche altra famiglia religiosa. Nonostante ciò, il 22 gennaio successivo veste l’abito da novizio e prende il nome di fra Pio.

Il Sacerdozio e le Prime Esperienze Mistiche

Più volte, per motivi di salute, il giovane frate è costretto a lasciare il convento e gli studi. I medici gli consigliano di tornare a Pietrelcina per respirare l’aria del paese nativo. Il 10 agosto 1910, nel sacello dei canonici del Duomo di Benevento, il Cappuccino, appena ventitreenne, grazie a una dispensa della Santa Sede, viene ordinato sacerdote dall’arcivescovo Paolo Schinosi. Quattro giorni dopo, Padre Pio celebra la sua prima Messa solenne nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina. Non sono solo parole di circostanza, poiché «più volte» egli si offre «al Signore vittima per i poveri peccatori e le anime purganti». La risposta non tarda ad arrivare: a distanza di poche settimane si verifica la prima apparizione delle stigmate, «visibili, specie in una mano». Ma, poiché «quest’anima a tal fenomeno» resta «assai esterrefatta», prega il Signore di ritirare «un tal fenomeno visibile». La preghiera viene esaudita, e scompaiono «le trafitture», ma non «il dolore acutissimo che si fa sentire, specie in qualche circostanza ed in determinati giorni».

Ritratto di Padre Pio da giovane

La Grande Guerra e le Stimmate Permanenti

Il 6 novembre 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, Padre Pio inizia la sua esperienza militare, segnata da tre lunghi periodi di convalescenza a causa del riacutizzarsi della sua misteriosa malattia con febbre fino a 52 gradi. Durante uno di questi periodi, Padre Pio dimora nel convento di Foggia, obbligato dal suo ministro provinciale e padre spirituale, Benedetto da San Marco in Lamis, convinto che la sua malattia fosse un fenomeno diabolico per tenerlo lontano dal chiostro. A Foggia, però, il giovane Frate soffre molto per il gran caldo. Il 28 luglio 1916, il guardiano del convento di San Giovanni Rotondo, padre Paolino da Casacalenda, lo porta con sé nel paesino garganico, dove trova refrigerio. Per questo ottiene l’autorizzazione a tornarci «provvisoriamente» il 4 settembre successivo.

Il 20 settembre 1918, nel coro dell’antica chiesetta conventuale, gli appare «un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto», ma con «le mani ed i piedi ed il costato che grondavano sangue». È in questa occasione che Padre Pio riceve le stigmate permanenti. La notizia delle stigmate si diffonde già dall’anno successivo, e comincia l’afflusso dei pellegrini. Dal 1919 al 1920, per ordine dei superiori, Padre Pio si fa visitare da tre luminari della medicina dell’epoca: i professori Romanelli e Bignami e il dott. Festa. Calunnie e sospetti producono tentativi di trasferimento di Padre Pio ad altro convento, ma la reazione popolare ne impedisce l’attuazione.

Padre Pio con le stigmate

Le Opere e gli Ultimi Anni

I divieti imposti a Padre Pio decadono il 14 luglio 1933. Il santo Frate torna alla sua vita di sempre: la santa Messa al mattino, poi in confessionale, fino a 16 ore al giorno, per «prosciogliere i fratelli dai lacci di satana». Nel 1940 si delinea, in Padre Pio, l’idea di fondare “Casa Sollievo della Sofferenza”. La prima pietra viene posata il 16 maggio 1947. Il 5 maggio 1956, Casa Sollievo della Sofferenza viene inaugurata, un ospedale che diventerà un faro di carità e scienza.

Nel 1952, il generale dei Cappuccini si rende conto che la chiesa del convento è troppo piccola rispetto al numero dei fedeli che partecipano alle Messe. Nel 1954, Padre Pio comincia a celebrare all’aperto, sul sagrato. A gennaio 1955 cominciano i lavori per la costruzione di una nuova chiesa, più grande, poi consacrata il primo luglio 1959 dal vescovo di Foggia, mons. Paolo Carta.

L'anno successivo all'inaugurazione dell'ospedale, Padre Pio chiede al papa che la gestione di Casa Sollievo sia affidata alla Congregazione del Terz’Ordine Francescano, che le azioni siano depositate presso lo IOR e che, alla sua morte, la Sede Apostolica accetti in donazione i beni dell'opera.

Nel 1960, nuove calunnie spingono il Generale dei Cappuccini a chiedere a Papa Giovanni XXIII una visita apostolica al convento di San Giovanni Rotondo e a Casa Sollievo della Sofferenza. L’incarico è affidato a mons. Carlo Maccari. «Ultimato l’esame degli atti della visita apostolica», scattano alcune disposizioni, fra cui il divieto «ai Sacerdoti, ed a maggior ragione agli Ecc.mi Vescovi, di servire la Messa del Padre» e l’obbligo, per il Cappuccino, di celebrare «la S. Messa nei limiti di tempo che sogliono impiegarvi i sacerdoti devoti, vale a dire in mezz’ora o al massimo 40 minuti» e «di non celebrare invariabilmente ogni giorno allo stesso orario».

Casa Sollievo della Sofferenza

Nel 1966, si aggravano le condizioni di salute di Padre Pio, che ottiene la facoltà di poter celebrare la Messa seduto. Alle cinque del mattino del 22 settembre, Padre Pio celebra la sua ultima Messa, durante la quale sta per svenire a causa di un collasso. Portato in sagrestia, ripete con affanno: «Figli miei, figli miei!». Alle nove dello stesso giorno, l’amministratore apostolico della Provincia religiosa, padre Clemente da Santa Maria in Punta, benedice la cripta ricavata sotto il presbiterio della chiesa grande. Alle 18, Padre Pio impartisce la benedizione alla folla radunata in chiesa.

Alle 2:30 del mattino del 23 settembre 1968, Padre Pio muore pronunciando ripetutamente i nomi di Gesù e Maria. Durante il controllo ispettivo sul corpo del Cappuccino, appena spirato, si scopre che le stimmate sono scomparse senza lasciare traccia. Non servono più. Il 12 febbraio 1990, presso la sala “San Lorenzo da Brindisi” della Curia Generale dei Frati Minori Cappuccini in Roma, è stato aperto il processo di beatificazione e canonizzazione.

Padre Pio: l'uomo, il frate, il santo. (La vera storia di Padre Pio - 26 settembre 2023)

Il Cardinale Giuseppe Siri: Un "Atanasio" per la Chiesa

Il Cardinale Giuseppe Siri, per 41 anni arcivescovo di Genova, è stato una figura di spicco nel cattolicesimo del XX secolo, riconosciuto per la sua incrollabile fedeltà al Magistero e alla Tradizione cattolica. Nato a Genova il 20 maggio 1906, fu ordinato sacerdote a 22 anni il 22 settembre 1928. Vescovo ausiliare di Genova nel 1944, divenne Arcivescovo della stessa città per volontà del venerabile Pio XII il 14 maggio 1946, a soli 40 anni. Fu elevato a Cardinale nel 1953.

Ritratto del Cardinale Giuseppe Siri

La Difesa della Verità e del Magistero

Ricco di una dottrina teologica sicurissima, Siri appare una figura straordinariamente autorevole e luminosa, prima, durante e dopo il Concilio Vaticano II: dottissimo e concreto, austero e solenne eppure semplice come un bambino. Amava Gesù Verità, la Verità da studiare e da diffondere a piene mani, avendo sempre a portata di mano la Sacra Scrittura, il suo testo prediletto, e la Summa Theologiae di san Tommaso d’Aquino. Era mosso dalla volontà di piacere a Dio solo, difendendo la Verità e confutando l’errore (l’eresia dilagante) alla luce del Magistero della Chiesa di sempre, andando spesso controcorrente senza paura alcuna, anticonformista e ribelle al mondo per amore a Cristo, anche ogni volta che il “mondo” entrava nella Chiesa per deformarla. Amava anche la Madonna, invocandola con il Rosario ogni giorno. I suoi discorsi, le sue lettere pastorali, i suoi interventi costituiscono una sintesi di un “Cattolicesimo non facile ma vero e felice”, forte, militante, in prima linea.

Siri definisce il suo tempo come difficile e confuso, e si erge come un “Atanasio” per la Chiesa e per il mondo, richiamando alla vera Fede coloro che negano la Verità del dogma e della Legge cattolica, definendoli eretici, scismatici e apostati. Questo parallelo con sant'Atanasio, il grande Vescovo di Alessandria d’Egitto che nel IV secolo difese la vera fede in Gesù Cristo contro l'eresia di Ario, è significativo.

Le Critiche al Modernismo e alle Eresie

Nel suo libro Getsemani (Ed. Fraternità della Santissima Vergine Maria, Roma, 1980), il Cardinale Siri esprime il tormento di Gesù nell’Orto dell’agonia, tormento che continua nella Chiesa che soffre per il peccato del mondo, per la negazione della Verità e più ancora per la confusione della Verità con l’errore. Come un nuovo sant’Atanasio, il Cardinale Siri denuncia «una rottura, una volontà di affrancamento totale sia tra i teologi protestanti, sia in seno alla Chiesa Cattolica».

Siri individua tre orientamenti caratteristici che si trovano combinati in un amalgama speculativo:

  • L'eresia pelagiana: Ritorno alla dottrina secondo cui non esiste peccato originale e l’uomo può vivere senza peccato, con le proprie forze e senza l’aiuto della grazia.
  • L'errore ariano: La concezione, ancora più antica, secondo cui il Figlio di Dio era solo una creatura umana, colpendo profondamente la concezione della Santissima Trinità e la realtà del Redentore.
  • Il modernismo: Quell’insieme di pensiero che san Pio X ha condannato fermamente, ma le cui tendenze sono sopravvissute, spingendo verso un agnosticismo quasi “trascendentale” e verso “un evoluzionismo dogmatico” che distrugge ogni nozione di oggettività nella Rivelazione e nella conoscenza acquisita.
A conferma di quanto affermato, il Cardinale cita il discorso di Papa Paolo VI (19 gennaio 1974) che «così vede la rinascita del modernismo»: «La Rivelazione è un fatto, un avvenimento, e nello stesso tempo un mistero che non nasce dallo spirito umano, ma è venuto da un’iniziativa divina [...] ed è culminata in Cristo. La parola di Dio è così finalmente per noi il Verbo Incarnato, il Cristo storico e poi vivente nella Chiesa, cioè il Corpo mistico. Così affermando, la nostra Dottrina si stacca da errori che hanno circolato e tuttora affiorano nella cultura del nostro tempo e che potrebbero rovinare totalmente la nostra concezione della vita e della storia. Il modernismo rappresenta l’espressione caratteristica di questi errori e sotto altri nomi è ancora di attualità» (Decreto Lamentabili ed enciclica Pascendi di san Pio X, 1907).

Siri concluse che «questi tre orientamenti caratteristici, pelagiano, ariano e modernista, si trovano combinati più o meno coscientemente, con più o meno sottigliezza e anche a volte con astuzia, in un amalgama speculativo senza contorno preciso e senza riferimenti fondamentali, che serve di base per una precipitazione verso l’umanizzazione integrale di tutta la religione. Questo amalgama costituisce una specie di “iniziazione” nuova di origine protestante che si fa sentire in tutti i campi e in tutti gli ambienti».

Il Tradizionalismo "Obbediente" di Siri

Un aspetto tipico del tradizionalismo di Siri è l’essere mai scismatico, rispettoso verso il papa, tanto da essere denominato un «tradizionalismo obbediente». Nicla Buonasorte, nei suoi studi ben documentati, evidenzia come «a Siri si deve, con tutta probabilità, la mancanza di un seguito significativo di Lefebvre in Italia: i cattolici italiani avevano in lui una figura di riferimento conservatrice e fedele al papa. La disobbedienza di Lefebvre mise ancora più in luce l’obbedienza di Siri».

Questa divergenza fu evidenziata in modo particolare in occasione dell’incontro interreligioso voluto da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986. Lefebvre chiese a Siri di protestare pubblicamente per l’«abominable congrès des Religions», ma Siri replicò chiaramente: «Je ne peux pas repondre oui. Excusez-moi. J’aime Christ et pourtant je dois aimer Son Vicaire le Pape. J’ai donné des serments et je les garde toujours. Vers le Pape je suis obéissant dans la façon la plus parfaite» (N. Buonasorte, Siri. Tradizione e Novecento, Bologna 2006).

Il Legame tra Siri e Padre Pio

Il Cardinale Siri, pur non avendo mai incontrato Padre Pio di persona, nutriva una profonda stima e convinzione nei suoi doni mistici e nella sua missione. La sua profonda fede e acutezza intellettuale lo portarono a comprendere il significato provvidenziale della figura di Padre Pio.

Le Vicende della Visita Apostolica e le Intuizioni di Siri

Il cardinale Siri seguì sempre le vicende del cappuccino, fin da seminarista, quando si era sparsa la notizia delle stimmate. Seppe del rifiuto di Padre Pio di farsi esaminare le piaghe dal padre Agostino Gemelli senza l'autorizzazione dei superiori, un rifiuto dettato dalla sua ritrosia e dal fatto di essersi già sottoposto a visite mediche per obbedienza. Siri, pur stimando Gemelli, non ne condivise l'opinione critica sulle stimmate, ricordando come la stessa "Civiltà Cattolica" avesse espresso disaccordo con le affermazioni di Gemelli che le consideravano frutto di isterismo.

Il cardinale intervenne con Giovanni XXIII dopo l'inchiesta di monsignor Maccari, inviato dal Sant'Offizio a San Giovanni Rotondo nel 1960. Siri espresse la sua perplessità sulla scelta di Maccari per un'indagine così delicata, ritenendolo poco attrezzato culturalmente e mancante della necessaria discrezione. Le sue previsioni si avverarono, con ampie discussioni sulla stampa e forti schieramenti pro e contro Padre Pio.

Giovanni XXIII, uomo buono e santo, era preoccupato dalle gravi accuse che arrivavano in Vaticano su Padre Pio, talvolta alimentate anche dallo zelo eccessivo dei suoi difensori. Alla fine, il Papa si convinse che il povero frate era estraneo alle accuse che gli venivano mosse, e nel 1933 Pio XI aveva già reintegrato il cappuccino nei suoi diritti, permettendo ai fedeli di visitarlo e di scrivergli senza temere i rigori del dicastero vaticano.

I Doni Straordinari di Padre Pio visti da Siri

Ancor prima che la Chiesa si pronunciasse ufficialmente, il cardinale Siri era più che convinto dei doni mistici ricevuti da Padre Pio. «I fatti sono fatti», faceva notare, «e non vi è dubbio che egli vedesse il futuro, leggesse nel pensiero, si spostasse in bilocazione. E poi le guarigioni, la possibilità di convertire un ateo con uno sguardo, una parola, una benedizione. Non sono questi prodigi?».

A riprova di tali affermazioni, Siri raccontava della "singolare intesa" creatasi tra lui e Padre Pio, sia tramite i genovesi che riportavano i saluti del frate al loro arcivescovo, sia attraverso un episodio personale. Dovendo prendere una grave decisione relativa alla diocesi di Genova, trovandosi perplesso tra due soluzioni possibili, ne scelse una. Il giorno successivo ricevette un telegramma di Padre Pio che gli confermava che la decisione presa era quella giusta e lo esortava a continuare lungo quella strada. Siri aveva vissuto le sue perplessità senza farne parola ad alcuno, e si interrogava: «Come aveva fatto Padre Pio ad averne notizia?». Un interrogativo pubblicamente rivelato dal cardinale nella commemorazione del 1972, e successivamente nella lettera a Paolo VI con la quale postulava l'avvio della procedura per la beatificazione e la canonizzazione di Padre Pio.

Padre Pio: Un Segno di Dio per il Novecento

Il Cardinale Siri seppe cogliere il significato storico delle stigmate di Padre Pio, apparse nel 1918, nei mesi in cui si compiva la rivoluzione bolscevica e iniziava l’epoca dei totalitarismi e delle pretese prometeiche dell’uomo che, uccidendo Dio, vuole essere padrone del mondo. «Con le stigmate che ha portato e con le altre sofferenze fisiche e morali», scrisse Siri, «Padre Pio richiama l’attenzione degli uomini sul corpo di Cristo come mezzo di salvezza. (…) È una verità talmente importante che quando gli uomini, lungo il corso della storia, l’hanno dimenticata o hanno cercato di travisarla, Dio è sempre intervenuto con avvenimenti, fatti, miracoli. Nel nostro tempo, la tentazione di dimenticare la realtà del Corpo di Cristo è grandissima. Quelle ferite sono rimaste aperte per cinquant’anni davanti al mondo e sanguinavano in corrispondenza con il sacrificio eucaristico».

I santi sono sempre segni che la Provvidenza plasma e pone nel mondo per parlare a ogni epoca storica, per attrarre a Dio gli uomini di quel tempo e salvarli. Nel caso di Padre Pio, il Cielo volle mostrare all’umanità del Novecento - che s’illude di potere tutto - chi ha il potere vero sulla realtà, sulla natura, sul tempo e sullo spazio. E volle mostrare che quel potere infinito passa dalle ferite di un crocifisso, è il potere dell’Amore crocifisso, il potere di un Padre misericordioso che parla con i fatti.

Siri aggiungeva: «Nessuno può negare che quest’uomo avesse i piedi e le mani forati e il costato aperto (…) La stessa formazione delle asserite stigmate, lo stesso ritorno vivido del sangue, quelle circostanze in cui più acuta si faceva la esperienza della passione di Gesù Cristo; sono un fatto e i fatti (…) sono lì (…) Le stigmate gli arrivarono che era ancora giovanissimo e (…) se ne andarono del tutto il giorno della morte (…) Quest’uomo rimase inchiodato alla croce. Soffriva sempre per quelle piaghe; in certi momenti il dolore era spasimante, travolgente. Egli sopportò tutto senza un lamento per mezzo secolo».

La missione di Padre Pio, un umile frate che volle nascondere le sue stigmate, ma che attrasse un «fiume di persone» a San Giovanni Rotondo per essere salvato, è un potente messaggio anche per la Chiesa: non è svendendo al mondo la verità che si attirano gli uomini. Ciò che attrae gli uomini è solo la Bellezza, l’amore e la potenza del Figlio di Dio. Come per san Francesco d’Assisi, in Padre Pio la somiglianza con Cristo è evidente e travolgente, rendendolo un nobile, sofferente alfiere di Dio per ricordare ai fratelli le cose più necessarie.

Padre Pio: l'uomo, il frate, il santo. (La vera storia di Padre Pio - 26 settembre 2023)

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