La vita spirituale di Padre Pio è stata caratterizzata da una profonda comprensione e pratica della perseveranza, intesa non come mera tenacia umana, ma come un autentico dono di Dio. Egli insegnava che per intraprendere e portare a termine opere grandi e difficili, era necessario prima farsi santi e poi dedicarsi alla santificazione altrui.
Padre Pio sopportava con animo tranquillo le sofferenze fisiche e morali, unendole a quelle di Gesù Crocifisso. La sua pazienza eroica e l'amore per la sofferenza sono stati la chiave per acquisire la sapienza della croce, segreto della sua missione di redenzione. Egli era consapevole che la perseveranza è un dono divino e, conoscendo la durata della propria vita, non perdeva mai tempo nel soffrire con amore e nell'amare attraverso la sofferenza, in unione con Cristo e con i fratelli.
Le sue profonde convinzioni gli conferivano una profonda diffidenza di sé e un'illuminata confidenza in Dio. La fonte della sua singolare fortezza risiedeva nel fuoco divorante dell'amore, un amore più forte della morte, che lo spingeva ad amare Cristo e le generazioni future. Nulla poteva separarlo dall'amore di Cristo.
La preghiera come fondamento della perseveranza
Padre Pio esortava a supplicare continuamente il Signore per due virtù fondamentali: l'amore e il timore di Dio. L'amore ci fa "volare nelle vie del Signore", mentre il timore ci fa "guardare dove mettiamo il piede", aiutandoci a discernere le cose di questo mondo per quello che sono e a evitare ogni trascuratezza.
Quando Dio non offre dolcezze immediate, è necessario mantenere un animo sereno, perseverando nella pazienza e adempiendo il proprio dovere, anche se il "pane" è secco e la ricompensa non è presente. La pace è descritta come la semplicità dello spirito, la serenità della mente, la tranquillità dell'anima e il vincolo dell'amore. È un godimento continuo che nasce dalla buona coscienza e dalla presenza di Dio nel cuore.
L'amore per Gesù deve essere accompagnato da un amore ancora maggiore per il sacrificio. Lo spirito umano, privo della fiamma divina, tende a regredire verso la bestialità, mentre la carità eleva l'uomo fino al trono di Dio. Padre Pio sottolineava l'importanza della preghiera: "chi prega molto si salva, chi poco prega si danna".

Il compito e la collaborazione divina
Padre Pio invitava ad amare la Madonna e a coltivare la "vigna" della vita spirituale in accordo con Gesù. Il compito dell'uomo è quello di "togliere e trasportare pietre, strappare spine", mentre a Gesù spetta il compito di "seminare, piantare, coltivare, innaffiare". Tuttavia, anche nel lavoro umano è presente l'opera divina.
Egli invocava l'aiuto divino per confermare nella grazia coloro che gli erano stati affidati, affinché nessuno si perdesse. La sua completa dedizione si esprimeva nelle parole "Sono tutto di ognuno. Ognuno può dire: «Padre Pio è mio»". Amava i suoi fratelli, i suoi figli spirituali, rigenerati a Gesù nel dolore e nell'amore.
Padre Pio incoraggiava a sopportare tribolazioni, infermità e dolori per amore di Dio e per la conversione dei peccatori. Egli non nutriva pensieri di vendetta, ma pregava per i suoi denigratori.
L'importanza del tempo e dell'agire
Un tema ricorrente nei suoi scritti è la valorizzazione del tempo. "Chi ha tempo non aspetti tempo. Non rimandiamo al domani ciò che oggi possiamo fare." Ricordava che la vita è effimera e che solo l'istante presente è in nostro dominio. L'appello è a "sorgere e tesoreggiare", cogliendo ogni opportunità per fare il bene.
Padre Pio esortava a considerare il tempo come prezioso e a non rimandare le azioni buone. Citando San Francesco, invitava ad iniziare ogni giorno con l'impegno di fare il bene, riconoscendo che spesso si è fatto poco o nulla. Ogni momento della vita, ogni ispirazione divina, ogni occasione di bene richiede un conto stretto.

La ricerca della Verità e il distacco dal mondo
Si deve "non arrestare nella ricerca della verità, nell'acquisto del sommo Bene", assecondando le ispirazioni divine. È fondamentale non abbandonarsi a sé stessi, poiché la giustizia di Dio è terribile. Il consiglio è di staccarsi dal mondo, riconoscendo la brevità della vita terrena e la necessità di affrontare le sfide con coraggio, come chi naviga in un mare burrascoso.
La preghiera e la meditazione come strumenti di salvezza
La preghiera è vista come un mezzo indispensabile per la salvezza: "chi prega molto si salva, chi poco prega si danna". È importante pregare con tutto l'animo, effondendo il proprio cuore a Dio. L'agitazione è inutile; è necessario pregare e sperare.
La meditazione è un esercizio spirituale fondamentale. Padre Pio invitava a coltivarla con attenzione, scandagliandone gli elementi e ricercandone il significato profondo. Sottolineava che non si può rinunciare alla meditazione solo perché sembra non produrre risultati immediati. Allo stesso modo, la comunione non va trascurata, poiché non si perviene alla salvezza senza questi sacramenti.
È necessario coltivare la pace interna, evitando di affliggersi eccessivamente. La preghiera e la meditazione sono mezzi essenziali per raggiungere ideali spirituali.
La sofferenza come segno dell'amore divino
Padre Pio riteneva che le croci e le sofferenze fossero "monili dello Sposo" e che le sue sofferenze fossero piacevoli. La sofferenza è vista come un segno certo dell'amore di Dio, un modo per partecipare ai dolori di Cristo. Egli esortava a non temere le vie dolorose, ma a stimarsi fortunate per essere partecipi dei dolori dell'Uomo-Dio.
La vita è un Calvario, ma deve essere affrontata con gioia. Le sofferenze, pur essendo dolorose, sono manifestazioni dell'amore divino e un mezzo per rafforzare la fede.
PADRE PIO, L’ALTRO CRISTO - di A. Franchi, documentario Rai completo
La lotta contro le tentazioni
La vita spirituale implica una costante lotta contro le tentazioni. Padre Pio invitava a non temere gli assalti del nemico, ma a fare ricorso a Dio e a sperare in Lui. La volontà libera è l'artefice del bene e del male; il sentimento da solo non costituisce la colpa, ma il consenso ad esso.
Le tentazioni contro la fede e la purezza sono "merce offerta dal nemico", da affrontare con disprezzo. Ogni anima gradita a Dio è destinata ad essere provata. La confidenza in Dio è l'arma più potente contro ogni timore. Il demonio è come un cane rabbioso alla catena: può attaccare solo chi si avvicina troppo.
È importante ricordare che la Vergine Maria veglia su di noi. Il peccato, per essere tale, richiede la volontà. La vita dell'anima acquista calma attraverso le prove, e la calma ritorna.
La misericordia divina e il perdono
Padre Pio sottolineava la misericordia divina, inesauribile e sempre disponibile. Corriamo fiduciosi al tribunale della penitenza, dove Dio ci attende con ansia di padre. Nonostante la nostra insolvibilità, il perdono è solennemente pronunziato sui nostri errori.
Le prove a cui il Signore ci sottopone sono contrassegni della divina dilezione e gemme per l'anima. Il dubbio sulla remissione dei peccati può essere considerato un atto di diffidenza verso la bontà di Dio. La sua clemenza divina è sempre presente.
La devozione a Maria Santissima
La devozione alla Madonna è un pilastro della vita cristiana. Padre Pio desiderava avere una voce potente per invitare tutti i peccatori ad amare la Madonna. Maria è descritta come una "Mammina bella" e "Mammina cara", i cui occhi risplendono più del sole. Essa ardeva del desiderio di riunirsi a Gesù dopo l'Ascensione.
Maria deve essere la ragione dell'esistenza, guidando a un porto sicuro. È fondamentale non essere dediti solo all'attività di Marta, ma anche al silenzio e all'abbandono di Maria. La recita del Rosario è un mezzo potente per invocare la sua intercessione e seguire il suo esempio.

L'umiltà e la semplicità come virtù cardinali
La vera umiltà è quella sentita e vissuta, non solo mostrata. Dobbiamo avere un basso concetto di noi stessi, credendoci inferiori a tutti. La semplicità è una virtù importante, ma fino a un certo punto. La vanagloria è un nemico delle anime consacrate, la "tignuola" dell'anima che tende alla perfezione.
L'umiltà è la virtù per eccellenza, il modello offerto da Gesù. Dobbiamo sopportare noi stessi con pazienza, umiliandoci sempre nelle nostre quotidiane infedeltà. Non turbarsi per l'ingiustizia umana, poiché anche questa ha un suo valore nell'economia divina.
La preghiera come combattimento spirituale
La preghiera non è solo un dono di Dio, ma anche un grande combattimento che richiede sforzo, costanza e perseveranza. Questo combattimento si svolge contro sé stessi, contro le astuzie del tentatore, la mentalità del mondo e la "carne" (la nostra debolezza naturale).
Le obiezioni comuni alla preghiera includono la mancanza di tempo, la percezione errata della preghiera come "operazione psicologica" o "sforzo di concentrazione", e la confusione con semplici parole rituali. Altre obiezioni derivano da una mentalità scientista, produttivista, sensuale o dalla paura di affrontare i problemi del mondo.
Gli insuccessi nella preghiera, come l'aridità o la sensazione di non essere esauditi, possono portare allo scoraggiamento. L'orgoglio di chi si sente indegno o il possesso di beni materiali possono distogliere dalla preghiera.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea che la preghiera è un dono della grazia e una risposta decisa, un combattimento contro sé stessi e contro il tentatore. La vita di preghiera e la vita cristiana sono inseparabili.
La perseveranza finale: il dono per eccellenza
La perseveranza finale, ovvero il rimanere in Cristo fino alla fine della vita, è considerata da Padre Pio, e confermato da San Tommaso, come il "dono per eccellenza". Questo dono è incerto finché si è in vita, poiché solo chi persevera fino alla morte dimostra di averlo ricevuto.
La perseveranza è un dono di Dio, come lo è anche la capacità di credere e di soffrire per Cristo. Questa perseveranza è promessa da Dio stesso: "Donerò il timore di me al loro cuore perché non si allontanino da me".
La richiesta di questa perseveranza a Dio, espressa nella preghiera domenicale ("Non c'indurre in tentazione, ma liberaci dal male"), conferma che essa è un dono divino. Non si può meritare o perdere la perseveranza finale in senso assoluto, ma si può possederla o non possederla. Chi la possiede, l'ha ricevuta da Dio e non può perderla; chi non l'ha posseduta fino alla fine, non l'ha mai avuta veramente.