Il Culto della Beata Vergine Maria nella Lumen Gentium

La Costituzione Dogmatica Lumen Gentium, approvata dal Concilio Vaticano II il 21 novembre 1964, dedica il suo ottavo capitolo alla Beata Vergine Maria, approfondendone il ruolo nel mistero di Cristo e della Chiesa. Questo capitolo, frutto di un rinnovamento mariologico, sottolinea la sua posizione di membro eccellente della Chiesa, non al di fuori o al di sopra di essa.

Maria nel Mistero della Salvezza

La Madre di Dio e Redentore

Il Dio misericordiosissimo e sapientissimo, volendo compiere la redenzione del mondo, inviò il suo Figlio, "fatto da donna", affinché l'umanità ricevesse l'adozione a figli. Maria Vergine, accogliendo il Verbo di Dio nel suo cuore e nel suo corpo all'annunzio dell'Angelo, portò la Vita al mondo ed è riconosciuta e onorata come vera Madre di Dio e Redentore.

Redenta in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo e a Lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, Maria è insignita del sommo ufficio e dignità di Madre del Figlio di Dio, e perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo. Per questo dono di grazia esimia, precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Tuttavia, è congiunta nella stirpe di Adamo con tutti gli uomini bisognosi di salvezza, ed è "veramente madre delle membra (di Cristo)".

La Lumen Gentium, nel considerare la Beata Vergine nel mistero del Verbo Incarnato e del Corpo Mistico, esamina i doveri degli uomini redenti verso la Madre di Dio, Madre di Cristo e Madre degli uomini, specialmente dei fedeli, pur senza voler proporre una dottrina esauriente su Maria o dirimere questioni non ancora pienamente illustrate dai teologi.

Rivelazione biblica e tradizione

I libri del Vecchio e Nuovo Testamento e la veneranda Tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della Madre del Salvatore nell'economia della salvezza. I libri del Vecchio Testamento, letti nella Chiesa e compresi alla luce dell'ulteriore e piena rivelazione, mettono in luce la figura della madre del Redentore. Si riconosce in lei la promessa fatta ai progenitori caduti in peccato circa la vittoria sul serpente (cfr. Gen 3,15) e la Vergine che concepirà e partorirà un Figlio, il cui nome sarà Emanuele (cfr. Is 7,14; Mich 5,2-3; Mal 1,22-23). Maria primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, che con fiducia attendono e ricevono da Lui la salvezza.

Il Padre delle misericordie volle che l'accettazione della predestinata madre precedesse l'Incarnazione, affinché, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita. Questo vale in modo straordinario per la Madre di Gesù, la quale ha dato al mondo la Vita stessa, che tutto rinnova, ed è stata arricchita da Dio di doni consoni a tanto ufficio.

Non è quindi una meraviglia che presso i santi Padri invalse l'uso di chiamare la Madre di Dio la "tutta santa" e immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura. Adornata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare, la Vergine di Nazareth fu salutata dall'Angelo nunziante quale "piena di grazia" (cfr. Lc 1,38). Così Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando, con tutto l'animo e senza peso alcuno di peccato, la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente.

I santi Padri ritengono giustamente che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza. Come dice sant'Ireneo, essa "obbedendo divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano". Molti antichi Padri affermano con Ireneo che "il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la fede". Confrontando Maria con Eva, la chiamano "madre dei viventi", affermando spesso: "la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria".

Unione di Maria con il Figlio nell'opera della redenzione

Questa unione della Madre con il Figlio nell'opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla sua morte. Si evidenzia quando Maria, visitando Elisabetta, è proclamata beata per la sua fede e il precursore esultò nel seno della madre (cfr. Lc 1,41-45). Alla natività, la Madre di Dio mostrò lieta ai pastori e ai Magi il Figlio suo primogenito, il quale non diminuì la sua verginale integrità, ma la consacrò (cfr. Lc 2,34-35). Dopo aver perduto il fanciullo Gesù e averlo cercato con angoscia, i suoi genitori lo trovarono nel tempio e la Madre sua conservava meditabonda tutte queste cose in cuor suo.

Nella vita pubblica di Gesù, la Madre sua appare distintamente, fin da principio, quando alle nozze di Cana di Galilea, mossa a compassione, indusse con la sua intercessione Gesù Messia a dar inizio ai miracoli (cfr. Gv 2,1-11). Durante la predicazione di Lui, raccolse le parole con le quali il Figlio, esaltando il Regno al di sopra dei rapporti e dei vincoli della carne e del sangue, proclamò beati quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio (cfr. Mc 3,35, par. Lc 11,27-28), come essa fedelmente faceva (cfr. Lc 2,19 e 51). Così anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce.

Essendo piaciuto a Dio di non manifestare solennemente il mistero della salvezza umana prima di avere effuso lo Spirito promesso da Cristo, gli Apostoli, prima del giorno della Pentecoste, erano "perseveranti d'un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria madre di Gesù e i fratelli di Lui" (At 1,14). Anche Maria implorava con le sue preghiere il dono dello Spirito, che l'aveva già ricoperta nell'Annunciazione. Infine, l'Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo, ed esaltata dal Signore quale Regina dell'universo, perché fosse più pienamente conformata col Figlio suo, Signore dei dominanti (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte.

Maria e la Chiesa: un rapporto inscindibile

Maria e Cristo unico mediatore

Come afferma l'Apostolo, "non vi è che un solo Dio, uno solo anche è il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che per tutti ha dato se stesso quale riscatto" (1 Tim 2,5-6). La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia. Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo. Pertanto, si fonda sulla mediazione di Cristo, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita.

Gesù in croce con Maria

Cooperazione alla redenzione e funzione salvifica subordinata

La beata Vergine, predestinata fin dall'eternità nel disegno d'incarnazione del Verbo per essere la Madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore. Concebendo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo con il Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia.

Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza sosta dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, anche dopo la sua assunzione in cielo, non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice. Ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e all'efficacia di Cristo, unico Mediatore. Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata con il Verbo incarnato e redentore.

La Chiesa non dubita di riconoscere apertamente la sua funzione salvifica e non cessa di farne l'esperienza, raccomandandola all'amore dei fedeli, affinché, sostenuti da questo materno aiuto, siano più intimamente congiunti con il Mediatore e Salvatore.

Maria, Vergine e Madre, modello della Chiesa

La beata Vergine, per il dono e l'ufficio della divina maternità che la unisce con il Figlio Redentore e per le sue singolari grazie e funzioni, è intimamente congiunta con la Chiesa. La Madre di Dio è figura della Chiesa, come già insegnava sant'Ambrogio, nell'ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo. Infatti, nel mistero della Chiesa, la quale pure è giustamente chiamata madre e vergine, la beata Vergine Maria occupa il primo posto, presentandosi in modo eminente e singolare quale vergine e quale madre. Ciò perché per la sua fede e obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio di Dio, senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo, come una nuova Eva credendo non all'antico serpente, ma, senza alcuna esitazione, al messaggero di Dio. Diede poi alla luce il Figlio, che Dio ha posto quale primogenito tra i molti fratelli (cfr. Rm 8,29), cioè tra i credenti, alla rigenerazione e formazione dei quali essa coopera con amore di madre.

La Chiesa, contemplando la santità misteriosa della Vergine, imitandone la carità e adempiendo fedelmente la volontà del Padre, per mezzo della parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo sposo; imitando la madre del suo Signore, con la virtù dello Spirito Santo conserva verginalmente integra la fede, salda la speranza, sincera la carità.

La Chiesa deve imitare le virtù di Maria

Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5,27), i fedeli di Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti. La Chiesa, raccogliendosi con pietà nel pensiero di Maria, che contempla alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nel supremo mistero dell'incarnazione e si va ognor più conformando con il suo sposo.

Maria, infatti, per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce e riverbera le esigenze supreme della fede, e quando è fatta oggetto della predicazione e della venerazione chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all'amore del Padre. A sua volta la Chiesa, mentre ricerca la gloria di Cristo, diventa più simile al suo grande modello, progredendo continuamente nella fede, speranza e carità e in ogni cosa cercando e compiendo la divina volontà. Anche nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a colei che generò il Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa. La Vergine, infatti, nella sua vita fu modello di quell'amore materno da cui devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini.

Maria: Madre della Chiesa e di tutti i popoli

Il Culto della Beata Vergine nella Chiesa

Natura e fondamento del culto mariano

Maria, in quanto Madre santissima di Dio, che prese parte ai misteri di Cristo, per grazia di Dio esaltata, dopo il Figlio, sopra tutti gli angeli e gli uomini, viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale. Già fin dai tempi più antichi la beata Vergine è venerata con il titolo di "Madre di Dio", sotto il cui presidio i fedeli imploranti si rifugiano in tutti i pericoli e necessità. Soprattutto a partire dal Concilio di Efeso il culto del popolo di Dio verso Maria crebbe mirabilmente in venerazione e amore, in preghiera e imitazione, secondo le sue stesse parole profetiche: "Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatto l'Onnipotente" (Lc 1,48).

Questo culto, pur essendo del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione, prestato al Verbo incarnato così come al Padre e allo Spirito Santo, ed è eminentemente adatto a promuoverlo. Le varie forme di devozione verso la Madre di Dio, che la Chiesa ha approvato mantenendole entro i limiti di una dottrina sana e ortodossa e rispettando le circostanze di tempo e di luogo, il temperamento e il genio proprio dei fedeli, fanno sì che, mentre è onorata la Madre, il Figlio, al quale sono volte tutte le cose (cfr Col 1,15-16) e nel quale "piacque all'eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza" (Col 1,19), sia debitamente conosciuto, amato, glorificato, e siano osservati i suoi comandamenti.

Il Concilio specifica i motivi della legittimità del culto mariano:

  • È Madre di Dio.
  • Ha preso parte ai misteri di Cristo.
  • È esaltata, per grazia di Dio, sopra gli angeli e i santi, quale regina universale.

Il Concilio afferma l'antichità e i successivi sviluppi legati alle profetiche parole della Vergine: "Tutte le generazioni mi chiameranno beata". Fin dai tempi antichi Maria è venerata come Madre di Dio, sotto il cui presidio i fedeli si rifugiano in tutti i pericoli e le necessità. Dal Concilio di Efeso, il culto mariano si accrebbe mirabilmente maturando quattro aspetti collegati all'interrotta tradizione ecclesiale: venerazione, amore, invocazione e imitazione. Citando l'affermazione profetica della Vergine, il Concilio collega il culto mariano alla Sacra Scrittura e quindi allo Spirito Santo.

Il Concilio precisa la natura del culto mariano:

  • È del tutto singolare e quindi superiore a quello reso agli angeli e ai santi, essendo la Madre di Dio.
  • Il culto è essenzialmente e qualitativamente diverso e inferiore rispetto al culto di adorazione reso a Dio.

Le finalità del culto mariano delineate sono:

  • Promuovere il culto di adorazione alla Santissima Trinità a causa della singolare relazione che Maria ha con le tre persone divine.
  • Il culto mariano è collegato al culto cristocentrico perché, mentre è onorata la Madre, il Figlio è conosciuto, amato e glorificato e vengono osservati i suoi comandamenti. Il vero culto mariano conduce, quindi, a Cristo.

Per essere legittimo, il culto mariano deve essere:

  • Praticato entro i limiti della sana e ortodossa dottrina.
  • Concretizzato secondo le circostanze di tempo e di luogo, l'indole e il carattere dei fedeli.

Il Concilio invita non ad abolire ma a rinnovare secondo le esigenze dei tempi le pratiche del culto mariano.

Norme pastorali

Il Sacrosanto Concilio insegna formalmente questa dottrina cattolica. Allo stesso tempo esorta tutti i figli della Chiesa a promuovere generosamente il culto, specialmente liturgico, verso la beata Vergine, ad avere in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di Lei, raccomandati lungo i secoli dal Magistero della Chiesa, e scrupolosamente osservare quanto in passato è stato sancito circa il culto delle immagini di Cristo, della beata Vergine e dei Santi.

Inoltre, esorta caldamente i teologi e i predicatori della parola divina ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente, nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio. Con lo studio della sacra Scrittura, dei santi Padri, dei dottori e delle liturgie della Chiesa, condotto sotto la guida del magistero, illustrino rettamente gli uffici e i privilegi della beata Vergine, i quali sempre sono orientati verso il Cristo, origine della verità totale, della santità e della pietà. Sia nelle parole che nei fatti evitino diligentemente ogni cosa che possa indurre in errore i fratelli separati o qualunque altra persona, circa la vera dottrina della Chiesa.

I fedeli a loro volta si ricordino che la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa qual vana credulità, bensì procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù.

Il Concilio afferma solennemente che quanto detto finora sul culto mariano è dottrina cattolica che il Concilio deliberatamente insegna. Vengono dettate delle norme sia sulle forme di culto, sia sulla predicazione e divulgazione di esso da parte di teologi e predicatori, e infine viene chiarita la natura della vera devozione a Maria.

L'esortazione a tutti i figli della Chiesa include non solo i fedeli ma anche i Pastori, indicando che tutti sono coinvolti nel promuovere il culto mariano. L'esortazione è triplice:

  1. Promuovere il culto soprattutto liturgico verso la Vergine.
  2. Avere in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di lei, raccomandati lungo i secoli dal Magistero della Chiesa.
  3. Scrupolosamente osservare quanto in passato è stato sancito circa il culto delle immagini.

Il Concilio si rivolge quindi ai teologi e ai predicatori, esortandoli ad astenersi da false esagerazioni e grettezza di mente, e a illustrare rettamente gli uffici e i privilegi della Beata Vergine, fondando il loro studio sulla Sacra Scrittura, i Santi Padri, i Dottori della Chiesa e la Liturgia, sotto la guida del Magistero. Devono anche evitare parole e fatti che possano indurre in errore i fratelli separati circa la vera dottrina della Chiesa.

Ai fedeli il Concilio ricorda che la vera devozione a Maria non è fatta di passeggero e sterile sentimentalismo, né di vana credulità, ma è fondata sulla vera fede, sul riconoscimento della preminenza della Madre di Dio, sull'amore filiale per lei e sull'imitazione delle sue virtù. Questo significa che al riconoscimento del posto che Lei ha nella storia della salvezza e della sua sublime dignità di Madre di Dio, deve seguire l'impegno del cuore e della vita perché la fede vera e illuminata spinge all'amore filiale verso la madre tanto grande e all'imitazione delle virtù di una madre così santa.

Maria, segno di sicura speranza e consolazione per il popolo di Dio

La Madre di Gesù, come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell'anima, costituisce l'immagine e l'inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell'età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore (cfr. 2 Pt 3,10).

Per il Concilio è di grande gioia e consolazione il fatto che anche tra i fratelli separati vi siano coloro che tributano il debito onore alla Madre del Signore e Salvatore, specialmente presso gli Orientali, i quali vanno, con ardente slancio e anima devota, verso la Madre di Dio sempre vergine per renderle il loro culto. Tutti i fedeli effondano insistenti preghiere alla Madre di Dio e Madre degli uomini, perché, dopo aver assistito con le sue preghiere la Chiesa nascente, anche ora, esaltata in cielo sopra tutti i beati e gli angeli, nella comunione dei santi interceda presso il Figlio suo, fin tanto che tutte le famiglie di popoli, sia quelle insignite del nome cristiano, sia quelle che ancora ignorano il loro Salvatore, in pace e concordia siano felicemente riunite in un solo popolo di Dio, a gloria della santissima e indivisibile Trinità.

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