L'Abbazia di Santa Maria di Corazzo, incastonata tra i castagni e le querce di una valletta dell'altopiano pre-silano catanzarese in prossimità del fiume Corace, rappresenta uno dei gioielli storico-culturali della Calabria. Questo sito, oggi meta di numerosi visitatori attratti dalla sua suggestione romantica, ha visto la sua storia intrecciarsi profondamente con quella di uno dei più grandi mistici medievali: Gioacchino da Fiore.

L'Abbazia di Santa Maria di Corazzo: Dalle Origini al Declino
L'abbazia fu fondata dai normanni nell’XI secolo, forse su un precedente monastero di rito basiliano. Inizialmente benedettina, divenne un centro di diffusione del rito latino e, con la costruzione di un mulino ad acqua e di impianti per la lavorazione della lana, si affermò come un importante polo produttivo.
Nel XII secolo, la struttura venne ricostruita dai cistercensi, periodo durante il quale raggiunse l'apice della sua importanza, diventando una delle più rilevanti strutture economiche, culturali e religiose dell’intera Calabria. Oltre a custodire opere d’arte e una ricchissima biblioteca, l'abbazia conservava importanti reliquie dalla Terra Santa, probabilmente giunte grazie ai Cavalieri Templari.
Nel corso della sua lunga storia, l'Abbazia di Santa Maria di Corazzo subì gravi danni. Fu colpita una prima volta dal terremoto del 27 marzo 1638 e, ancora più disastrosamente, dal terremoto del 1783, che causò il crollo di gran parte della struttura. La vicenda secolare di questo complesso si concluse nel 1808 con la sua soppressione per decreto reale e il trasferimento dei monaci superstiti a Cosenza.
La parte meglio conservata del complesso è la chiesa a croce latina sul lato nord, oggi aperta all'aria e alla luce dopo il crollo della volta. Sebbene marmi policromi e opere artistiche siano stati in parte trasferiti ad arricchire altre chiese del territorio, la sua "nudità" esalta le nobili architetture settecentesche. Attualmente, l'Abbazia di Corazzo si trova nel territorio del Comune di Carlopoli, al limite tra le province di Catanzaro e Cosenza.
Gioacchino da Fiore: L'Abate Profetico e la Sua Esperienza a Corazzo
La storia dell'Abbazia di Santa Maria di Corazzo si incrocia indissolubilmente con quella di Gioacchino da Fiore. Nato a Celico, casale della Presila cosentina, tra il 1130 e il 1135, Gioacchino, dopo un viaggio in Terra Santa e un periodo di vita eremitica, decise di entrare nell’abbazia di Corazzo intorno al 1170. Dopo un breve periodo, divenne priore del monastero e nel 1177 i monaci lo elessero abate.
Nonostante l'incarico, Gioacchino ambiva più a studiare la Bibbia e a dedicarsi alla scrittura che a governare. Fu proprio qui, a Corazzo, che il calabrese «di spirito profetico dotato», come lo descrisse Dante, compose alcune delle sue opere maggiori, dettandole agli amanuensi Nicola e Giovanni. Tra queste, si annoverano la Concordia tra il Nuovo e il Vecchio Testamento, l'Esposizione dell’Apocalisse e il Salterio dalle dieci corde. Gioacchino istituì a Corazzo uno scriptorium e qui redasse, a partire dal 1176, una dozzina di opere.
Da abate di Corazzo, si recò a Roma, Casamari e Verona, dove Papa Lucio III, dopo averlo ricevuto e aver manifestato grande interesse per i suoi studi, gli concesse la licentia scribendi, esortandolo a proseguire nella sua opera. Successivamente, incontrò Papa Urbano III a Verona, che lo incoraggiò ulteriormente.
Nel 1188, a causa del malcontento suscitato dalle sue frequenti assenze dal monastero, dovute al suo intenso impegno nello studio e nella scrittura di testi di teologia, Gioacchino fu sollevato dal proprio incarico da Urbano III. Il papa stesso lo autorizzò a continuare a scrivere e affiliò l'abbazia di Corazzo, con tutti i suoi uomini e beni, ai cistercensi di Fossanova. Giovanni, uno dei suoi scribi, gli successe come abate. Dopo aver lasciato Corazzo, Gioacchino si ritirò prima a Pietralata e poi, dal 1189, fondò un nuovo monastero a Fiore, nella Sila, dando vita all'Ordine Florense.

La Riscoperta e il Progetto Gedeone: Un Esempio di Volontariato
L'Abbazia di Corazzo, per lungo tempo dimenticata, sta vivendo una nuova fase di riscoperta e valorizzazione. Un esempio eloquente è l'opera della signora Silvana Amoroso, guida volontaria che, con dedizione, illustra queste antiche mura ai visitatori, onorando la memoria del marito, lo studioso Salvatore Piccoli, che tanto amò il sito da dedicarvi un volume.
A riportare l’Abbazia alla "luce", facendola rivivere come centro nevralgico di attività e turismo di prossimità, è stato il "Progetto Gedeone". Il cui leitmotiv è sintetizzato nel cartello “Vietato calpestare i sogni”. Nel 2013, il Comune di Carlopoli ha concesso questi terreni in comodato d'uso gratuito decennale a diverse associazioni. Sull'area di otto ettari, l’Associazione Comunità di volontariato SS Pietro e Paolo di Lamezia Terme, il Centro di Salute Mentale del Reventino di Decollatura, la "New Day Onlus" di Soveria Mannelli e l’azienda agricola Apicoltura Miceli di Lamezia Terme hanno creato laboratori e attività. Lo scopo è innescare un meccanismo basato sull’accoglienza, sulla riappropriazione dei luoghi storici e naturalistici da parte delle persone.
L’Abbazia viene mantenuta pulita e accogliente, è stata creata una piccola area picnic e il monaco cistercense Fra Guida accompagna i visitatori alla scoperta della storia di Corazzo. Nel 2014, l’Abbazia di Corazzo si è aggiudicata il primo posto in Calabria e il 46esimo posto a livello nazionale nella classifica de “I Luoghi del Cuore”, il censimento dei luoghi italiani da non dimenticare promosso dal FAI (Fondo Ambiente Italiano).
Progetti di Restauro e Valorizzazione Futura
Un'importante novità riguarda il progetto di restauro e consolidamento dell'Abbazia di Corazzo, fortemente voluto dall'amministrazione del Comune di Carlopoli e finalmente approvato dopo il parere favorevole della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio delle provincie di Catanzaro e Crotone. L'intervento di restauro, del valore di 1,2 milioni di euro, è finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) assegnato alla Regione per il periodo 2014-2020.
Il progetto, presentato da Pasquale Lopetrone, responsabile del patrimonio architettonico della Soprintendenza, ha l'obiettivo di consolidare le rovine dell’abbazia per evitare ulteriori crolli, mirando alla "cristallizzazione dei ruderi, alla loro messa in sicurezza e alla valorizzazione di alcuni spazi contigui". I lavori si concentreranno sulla parte più recente dell’intero complesso, in particolare la chiesa e i contrafforti ad arco posti sul lato nord tra il XVII e il XVIII secolo, probabilmente eretti per sostenere le mura danneggiate dai terremoti.
La parte più innovativa dell’intervento riguarderà gli spazi sotto i contrafforti, che saranno resi utilizzabili dopo lo scavo e la rimozione dei materiali alluvionali accumulatisi nei secoli. Sarà posato un pavimento in legno sopraelevato, rimovibile per futuri scavi archeologici. Pareti in cristallo e un tetto in legno lamellare creeranno un suggestivo ambiente polivalente, utilizzabile come museo dell'abbazia o sala per i visitatori e per gli incontri scolastici. Le risorse serviranno anche a ripulire dalla vegetazione e a consolidare i ruderi delle altre parti dell'abbazia: chiostro, refettorio, dormitorio, biblioteca, scriptorium e sala capitolare.
Tuttavia, il sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni, ha annunciato la necessità di pervenire a soluzioni diverse per usufruire del finanziamento e per conseguire una valorizzazione integrata alle esigenze di tutela e conservazione. La Soprintendenza ha inviato una nota al Comune di Carlopoli chiedendo di riformulare la progettazione proposta, sospendendo il procedimento in attesa delle modifiche richieste.

L'Abbazia come Centro Culturale: Eventi e Studi
L'Abbazia di Corazzo è rinata anche come "teatro" di un fermento di iniziative, con l'intento di rilanciare l’intera area ai fini turistici, didattici e culturali. Recentemente, la storia del monastero e la figura di Gioacchino da Fiore sono state protagoniste di eventi culturali di rilievo.
Un esempio è l'iniziativa “Abbazia di Corazzo e Salvatore Piccoli” svoltasi al Salone Internazionale del Libro di Torino, presso lo stand della Regione Calabria. Questo incontro ha messo insieme la storia del monastero, in cui fu abate Gioacchino da Fiore, con la figura di Salvatore Piccoli di Carlopoli, appassionato storico che ha dedicato all’Abbazia di Corazzo molte ricerche e un volume specifico. Un altro evento significativo, contestualizzato nel Salone, è stato “Corazzo: identità, spiritualità e sviluppo sulle orme di Gioacchino da Fiore”, che ha visto la partecipazione di figure istituzionali e studiosi.
La figura di Gioacchino da Fiore continua a ispirare anche la letteratura, come la biografia romanzata “L’aquila e la cetra” di Rocco Giuseppe Greco, che ripercorre la parabola del fondatore florense a partire proprio dal periodo di Corazzo. Inoltre, documenti abbaziali e opere come la “Synopsis virtutum” di Luca di Casamari, la “Vita beati Joachimi abbatis” di Ruggero di Aprigliano e la “Cronologia dell’Abate Gioacchino e dell’ordine Florense” di Giacomo Greco, consentono di ricostruire la straordinaria esperienza vissuta da Gioacchino a Corazzo.
L'Abbazia di Corazzo, a Carlopoli, si configura come uno dei luoghi archeologici più visitati e suggestivi degli ultimi anni, scenografia di eventi culturali e festival, con i suoi ruderi che raccontano un passato ammaliante.
Abbazia di Corazzo, resti di un antico splendore
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