Oggi, mentre si celebra l'estremo saluto di una donna straordinaria, di nome Francesca Romana, la sua vita risuona come un potente inno alla fede e alla resilienza. Il suo funerale, richiesto espressamente dal frate che ha seguito lei e il marito Enrico nel loro percorso di fede, si svolge in un clima di profonda commozione ma anche di speranza. Membri della Comunità Maria di Rinnovamento Carismatico, Francesca ed Enrico hanno vissuto un'intensa fede, specialmente durante un viaggio a Medugorje. Hanno sempre accettato la volontà di Colui che non fa nulla per caso, dimostrando un incomprensibile affidamento alla Provvidenza, anche di fronte alle prove più dolorose.
Una Testimonianza di Fede Contemporanea
La storia familiare di questa Francesca Romana è segnata da sfide immense. Dopo aver consacrato il loro figlio Francesco - come il Santo d'Assisi, un bambino ora di un anno - a Maria nella Porziuncola, hanno dovuto affrontare la perdita della figlia Chiara, nata in cielo. In un momento di dolore, durante il suo estremo saluto, il papà di Francesca Romana le dirà addio, e resteranno video che conserveranno il ricordo della sua vita. Nonostante le avversità, ha vissuto senza mai rassegnarsi o disperare.

Francesca ed Enrico hanno assaporato la gioia dell'attesa anche quando un'ecografia rivelava un'anomalia per una figlia, Maria, che avrebbe vissuto soltanto per mezz'ora dopo la nascita. Nonostante questo, hanno voluto battezzarla, sapendo che "soltanto per mezz'ora" avrebbero potuto tenerla con sé. Spesso la commozione prendeva il sopravvento, ma lei poi la teneva a bada, pensando di "conservare" il dono di essere mamma per tutta la vita, per il tempo che era loro "riservato di stare con lui". Presto è stata di nuovo incinta, ma un'altra ecografia ha rivelato che al bambino mancavano le gambe. È nato così anche Davide, che ha vissuto solo per poche ore, mentre un altro figlio è nato sano. Francesca, anche di fronte a un referto senza speranza arrivato un anno fa, ha mantenuto viva la speranza, compiendo un gesto straordinario per parenti e amici. Massimiliano Modesti ricorda: “Fino all’ultimo ha avuto un pensiero per gli altri. Non sofferenza, ma un messaggio di vita a chi sarebbe rimasto”. Negli ultimi giorni, si poneva la domanda: “Come sarà il Paradiso?”
Guarda cosa succede quando attivi la fede non la paura
La vita di questa moderna Francesca Romana, con le sue prove e la sua incrollabile fede, evoca inevitabilmente la figura di un'altra grande donna romana, Santa Francesca Romana, la cui vita, secoli addietro, fu anch'essa un esempio luminoso di carità, devozione e forza d'animo.
Santa Francesca Romana: Vita e Carisma
La figura di Santa Francesca Romana, religiosa che, sposata in giovane età e vissuta per quarant’anni nel matrimonio, fu moglie e madre di specchiata virtù, ammirevole per pietà, umiltà e pazienza, risplende ancora oggi. Nata alla fine del 1300 in una Roma sconvolta da profonde calamità e miseria, appartenente all'antica e aristocratica famiglia dei Ponziani, non disdegnò di chinarsi al servizio dei più umili nei quartieri di Trastevere, Campo Marzio, Rione Parione o Palatino.

Agli inizi del Quattrocento, si poteva vedere una tunica di panno grezzo, color verde scuro, che passava svelta tra i vicoli di una Roma orfana della sua antica maestà. Questa veste povera stonava con il portamento di chi la indossava: una donna sui trent’anni, bella senza essere vistosa, elegante ma senza freddezza. Era Francesca, nobile romana, moglie di Lorenzo, giovanotto di un prestigioso casato. Incurante delle dicerie e con una disarmante grazia, trasformò il palazzo di Trastevere dove viveva in una “centrale” di soccorso per i poveri. Era nota per tendere di persona la mano all’uscita dalle chiese o bussare alle porte dei nobili suoi pari per chiedere l’elemosina al posto di chi si vergognava di farlo.

La sua energia anticonvenzionale conquistò anche i familiari. Si racconta che quando il suocero, esasperato dai continui “prelievi” a favore dei mendicanti, le tolse le chiavi delle dispense e svuotò il granaio di famiglia, qualche giorno dopo lì dov’era rimasta solo la pula c'erano di nuovo quintali di ottimo frumento. Francesca fu una donna diversamente ricca, diversamente nobile: traboccante di pietà, si ricordava di chiunque fosse dimenticato, e trattava uomini e donne della servitù come suoi fratelli e sorelle, vendendo sete e gioielli per sfamare e curare i bisognosi.
Divenuta moglie e madre giovanissima, Francesca fu molto affettuosa con il marito e con i tre figli, due dei quali perse troppo presto, un'esperienza che unisce il suo dolore a quello di molte madri nel corso dei secoli. Nonostante il matrimonio fosse frutto di accordi tra famiglie altolocate, trovò il modo di vivere il suo ruolo senza soffocare la spinta al servizio, alimentata da una fede profonda, dalla preghiera e, come usava a quel tempo, da penitenze fisiche. Sono documentati assalti demoniaci contro la sua persona, fatti di violenze e percosse, e anche molti segni e guarigioni straordinari, tanto da essere chiamata “Ceccolella”.
Nel 1436, rimasta vedova, Francesca si ritirò nel monastero delle “Oblate della Santissima Vergine” da lei fondate. La sua festa, che cade in Quaresima, il 9 marzo, ci richiama alla necessità della purificazione interiore attraverso la preghiera, il digiuno e le opere di misericordia. Cinque secoli e mezzo ci separano da quel lontano 9 marzo del 1440, giorno in cui Francesca spirava nella sua casa di Tor de' Specchi, all'età di appena 56 anni.
L'Eredità Spirituale e Sociale
La sua vita è un esempio di donna forte, prima nella vita familiare e poi in quella monastica. Sotto la guida sapiente dei Padri Olivetani, Francesca si formò nella via della perfezione evangelica. Il suo apostolato sociale, che rimane anche oggi insostituibile, fu animato dal monito di Cristo: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).
Donna d'azione, Francesca attingeva da un'intensa vita di preghiera la forza necessaria per il suo apostolato. Il Signore le concesse anche grazie straordinarie, come a Santa Caterina da Siena. Tipica è la sua familiarità con l'Angelo Custode, che le appariva sul suo cammino, difendendola dai pericoli e rischiarandole la strada. Per questo, Papa Pio XI nel 1925 volle proclamarla patrona degli automobilisti, e ogni anno l'Automobile Club di Roma invita i suoi soci ad affidarsi alla sua protezione.

Il suo messaggio di amore per i poveri, così come quello di San Lorenzo o Madre Teresa di Calcutta, fu sintetizzato dal programma di vita insegnatoci da Gesù: “Qualsiasi cosa farete al più piccolo dei miei fratelli, l'avrete fatto a me” (Mt 25, 40). A quest'impegno di carità richiamò anche Papa Benedetto XVI con l'Enciclica Deus caritas est. Questo programma ispirò Francesca in una Roma descritta come "dagli atri muscosi e dai fori cadenti" dal Manzoni e "senza gloria e senza lauro" da Leopardi. Il suo fu il motto dei giganti della santità: “Non lamento, ma azione”.
La Rilevanza Oggi: Il Monastero di Tor de' Specchi
Il monastero di Santa Francesca Romana a Tor de' Specchi, nel cuore di Roma, continua a essere un luogo di grande significato. Un Papa, in occasione del quarto centenario della sua canonizzazione avvenuta il 29 maggio del 1608, ha espresso gratitudine per poter rendere omaggio alla “più romana delle Sante” proprio nel giorno della sua festa, nel ricordo della sua nascita al cielo.

Riflettendo sugli esercizi spirituali che coincidono con la prima settimana di Quaresima, il Papa ha sottolineato l'indispensabilità del silenzio e della preghiera, pensando a Santa Francesca Romana e alla sua totale dedizione a Dio e al prossimo, da cui è scaturita l’esperienza di vita comunitaria a Tor de’ Specchi. Questo monastero rappresenta un “laboratorio” ricco di frutti, dove contemplazione e azione, preghiera e servizio di carità, ideale monastico e impegno sociale si fondono in stretto legame con i monaci Olivetani di Santa Maria Nova.
La sua posizione nel cuore della città simboleggia la necessità di riportare al centro della convivenza civile la dimensione spirituale. La comunità è chiamata ad essere un “polmone” spirituale della società, affinché l'attivismo cittadino non venga a mancare del “respiro” spirituale, del riferimento a Dio. Il monastero di Tor de' Specchi, con la sua peculiarità di equilibrio tra vita religiosa e laicale, riflette il carisma di Santa Francesca Romana, un modello nato nell'esperienza concreta di una giovane romana, sposa, madre e donna matura, conquistata da Gesù Cristo.
Guarda cosa succede quando attivi la fede non la paura
Oggi Roma ha bisogno di donne - e anche di uomini - "tutte di Dio e tutte del prossimo"; donne capaci di raccoglimento e di servizio generoso e discreto, che sappiano obbedire ai Pastori, ma anche sostenerli e stimolarli con suggerimenti maturati nel colloquio con Cristo e nell’esperienza sul campo della carità, dell’assistenza ai malati, agli emarginati, ai minori in difficoltà. È il dono di una maternità che fa tutt’uno con l’oblazione religiosa, sul modello di Maria Santissima. Le sorelle del monastero, con la loro preghiera, accompagnano il ministero del Successore di Pietro, e la loro preziosa presenza nel cuore di Roma è un invito a non anteporre nulla all’amore di Cristo, motto ereditato da San Benedetto e che rispecchia la spiritualità di San Paolo, patrono della Congregazione.