Padre Francesco Patton, francescano nato a Trento nel 1963, ha concluso il suo mandato di Custode di Terra Santa, durato nove anni, il 24 giugno 2025, passando il testimone a padre Francesco Ielpo. La sua missione, iniziata in modo inaspettato nel 2016 con il suo arrivo a Tel Aviv e vissuta come una "seconda vocazione", lo ha visto alla guida di una delle realtà più complesse e significative del Medio Oriente. È stata un'esperienza che ha profondamente segnato il suo percorso spirituale e umano, facendogli riconoscere la fisicità, la storicità e il fondamento solido della fede.

La Custodia di Terra Santa: Presenza Plurisecolare e Missione Attuale
La Custodia di Terra Santa è una provincia dell'Ordine dei Frati Minori, con sede presso il convento di San Salvatore a Gerusalemme. Essa estende la sua presenza in diversi territori del Medio Oriente, tra cui Israele, Siria, Giordania, Libano, Cipro e Rodi, e mantiene anche alcuni conventi in Egitto, Italia, Stati Uniti d'America e Argentina.
La missione della Custodia, che padre Patton ha descritto come "un'esperienza di fraternità portata all'ennesima potenza", è multiforme e cruciale: supporta circa 300 frati di quasi 60 nazionalità diverse, gestisce una cinquantina di santuari, diciassette scuole, un istituto teologico e una facoltà biblica. Promuove inoltre numerose iniziative caritatevoli e culturali e assiste le parrocchie francescane.
Il Sostentamento della Custodia
Il mantenimento della Custodia si basa su diversi pilastri:
- Il lavoro instancabile dei frati stessi.
- La Colletta del Venerdì Santo, un'iniziativa voluta dal Papa e organizzata annualmente in tutte le chiese cattoliche del mondo per sostenere la Terra Santa, in particolare attraverso la Custodia.
- La generosità dei pellegrini che, in tempi di pace, frequentano i santuari.
- Il supporto di benefattori che comprendono il valore della missione francescana sia in ambito specificatamente religioso che in ambito sociale, specialmente attraverso le scuole di Terra Santa.
Le offerte della Colletta vengono inviate ai commissari di Terra Santa o alle nunziature, e di lì alla Custodia o al Dicastero per le Chiese orientali. Il 65% è gestito dalla Custodia, mentre il 35% direttamente dal Dicastero. Per approfondire il senso della Custodia, si può fare riferimento all'esortazione apostolica Nobis in animo di Papa Paolo VI e allo studio storico-giuridico La Collecta pro Terra Sancta. Analisi storico-critica dalla fondazione della Provincia d’Oltremare fino ai giorni nostri di fra Eduardo e fra Silvio, pubblicato dalle Edizioni di Terra Santa.

Contesto Geopolitico e la Situazione dei Cristiani in Medio Oriente
Padre Patton ha operato in un periodo di gravi conflitti, massacri e persecuzioni in Medio Oriente, un contesto in cui, come ha spesso ripetuto, "niente è come sembra". I cristiani in queste terre rappresentano una minoranza e, a causa delle guerre, il loro numero si è drasticamente ridotto. Prima della seconda guerra del Golfo del 2002, in Iraq c'era un milione e mezzo di cristiani; adesso ne sono rimasti meno di 200mila. Prima della guerra in Siria, i cristiani erano 2 milioni e 200mila, mentre ora sono meno di mezzo milione. Questi dati evidenziano come i conflitti inducano i cristiani, in quanto parte più vulnerabile della società, a fuggire. Anche dalla Palestina i cristiani emigrano, soprattutto a causa delle difficoltà economiche legate al conflitto israelo-palestinese. In Israele, invece, si registra una leggera crescita legata all'arrivo di lavoratori immigrati, in particolare asiatici.
Intolleranza e Impatto Legislativo
La situazione dei cristiani in Medio Oriente è complessa. Dove ci sono guerre, i cristiani, essendo la parte debole, sono purtroppo tentati di andarsene. Sembra che gli episodi di intolleranza nei confronti di cristiani (siano essi religiosi o laici), così come nei confronti dei civili palestinesi, siano in aumento, soprattutto da parte di una certa componente di estremisti ebraici. Questa cultura dell'intolleranza è stata favorita anche a livello legislativo. In particolare, nel 2018, la Knesset, il parlamento monocamerale d'Israele, ha approvato una basic law, cioè una legge che ha valore costituzionale, che dichiara Israele uno "Jewish State", cioè Stato Giudaico, con una connotazione specificamente religiosa e non solo etnica. Questa legge è stata approvata, tra l'altro, con il parere contrario dell'allora presidente dello Stato di Israele, Reuven Rivlin, il quale comprendeva la pericolosità culturale e politica di questa norma. Di fatto, questa legge ha dato alle componenti più radicali e più fondamentaliste dal punto di vista del nazionalismo religioso l’occasione di sentirsi libere nel compiere atti discriminatori e violenze nei confronti delle minoranze.
Padre Patton ha denunciato più volte questi episodi. Ha ricevuto segnalazioni da confratelli che vivono in santuari isolati, aggrediti verbalmente da coloni o da ebrei fondamentalisti, i quali, considerando quelle terre solamente loro, vogliono che i cristiani se ne vadano. Essi dimenticano che il cristianesimo è nato qui, per iniziativa di Gesù di Nazareth, ed è sempre esistito ininterrottamente da duemila anni. I francescani sono presenti pacificamente da otto secoli, avendo resistito alle pressioni e violenze anche dei Mamelucchi e degli Ottomani. Dunque, le pressioni attuali dei coloni non intimidiscono le comunità francescane, impegnate nel portare la pace e sostegno agli ultimi.
Il Dialogo Interreligioso e Interculturale come Via per la Pace
Negli anni del suo mandato, padre Patton ha promosso e partecipato a numerose iniziative di dialogo e cooperazione tra le varie comunità, convinto che le relazioni siano più importanti delle regole.
Esempi Concreti di Convivenza
- Il Parent Circle Families Forum, che unisce genitori israeliani e palestinesi che hanno perso i loro familiari a causa del conflitto.
- Il Movimento Combattenti per la Pace.
- La scuola di musica Magnificat, un'iniziativa dei frati francescani a Gerusalemme. Con più di 200 iscritti, l'80% dei docenti sono ebrei israeliani, mentre l'80% degli studenti sono palestinesi, di fede sia cristiana che musulmana. Anche dopo il 7 ottobre 2023, il Magnificat continua a essere una testimonianza di convivenza pacifica, seppur con grandi difficoltà.
Relazioni Personali e Istituzionali
Padre Patton ha coltivato significative relazioni personali con membri di altre fedi. Ha ricordato Osama Hamdan, un architetto musulmano di fiducia della Custodia prematuramente scomparso, che da musulmano amava molto Gesù, mostrando come ci possa essere sintonia, collaborazione e amicizia fraterna tra cristiani e musulmani. Ha anche menzionato Amir, un collaboratore ebreo per la comunicazione, con il quale ha condiviso un cammino non solo di collaborazione ma di amicizia fraterna e di incoraggiamento nei momenti difficili.
I suoi rapporti con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane sono stati molto buoni, anche se la relazione più significativa è stata con il Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Theophilos III. Quest'ultimo, che crede molto nel dialogo, gli ha insegnato molto e lo ha spesso incoraggiato nel suo servizio, con la speranza di poter un giorno alzare insieme il calice nella celebrazione eucaristica al Santo Sepolcro.
Patton ha evidenziato come i frati minori in Libano abbiano saputo dialogare con tutti: cristiani di diverse denominazioni, musulmani sciiti al sud e sunniti al nord, e altre minoranze, mettendosi al servizio di tutti negli anni di guerre, crisi economiche e instabilità politica. Rodi, sotto la guida di un "frate inglese molto mediterraneo di nome John Luke", è un "faro di accoglienza e di dialogo", una porta aperta a tutti, specialmente a profughi e rifugiati. L'Egitto gli richiama la bellissima esperienza di dialogo con il centro culturale musulmano sunnita di Al Azhar nel 2019, in occasione dell'ottavo centenario dell'incontro tra San Francesco d'Assisi e il Sultano a Damietta.
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La Cultura Mediterranea e l'Ospitalità
Viaggiare in territori come Israele, Palestina, Cipro, Siria, Libano, Giordania, Grecia e Rodi ha permesso a padre Patton di riscoprire la cultura mediterranea. In essa, le relazioni interpersonali sono molto più importanti delle regole e delle procedure, a differenza di altre culture europee. Inoltre, lo stare a tavola non è inteso solo come pura soddisfazione di un bisogno fisiologico, ma come ospitalità e convivialità, un valore alto dal punto di vista umano e religioso. Questa esperienza ha contribuito a fargli abbracciare una forma mentis più mediterranea, elementi che ritrova anche in Gesù e nei Vangeli: le relazioni, più importanti delle regole, e lo stare a tavola che diventa accoglienza reciproca e alla mensa di Dio.

Ricordi e Sfide di un Mandato Turbolento
Il mandato di padre Patton è stato particolarmente burrascoso, segnato dalla pandemia di Covid-19 e da numerosi conflitti, come la guerra in Siria nel 2016 e gli eventi successivi al 7 ottobre 2023. Eppure, ha anche visto momenti di grande speranza e dedizione.
Testimonianze di Fede e Coraggio
Patton ha ricordato il suo "battesimo del fuoco" arrivando nell'agosto del 2016 in piena guerra civile siriana, ammirando la dedizione alla missione dei frati come padre Hanna Jallouf (oggi vicario apostolico di Aleppo) e padre Louai, rimasti nella Valle dell'Oronte controllata dai jihadisti filo Al Qaeda quando tutti erano fuggiti. Erano "pastori, non mercenari". Ha anche citato padre Toufic Bou Mehri che, durante la guerra tra Israele e Hezbollah libanesi, da Tiro ogni domenica andava nel villaggio cristiano sotto attacco di Deir Mimas a portare viveri e a celebrare messa per le poche famiglie rimaste. Questi eventi drammatici hanno mostrato anche "tante persone di buona volontà ricche di speranza e di dialogo".
Un ricordo a parte è dedicato a Rachel Goldberg-Polin, madre di Hersh, rapito al Festival Nova e ucciso da Hamas. Nonostante il profondo dolore, questa donna ha avuto il coraggio e la forza di affermare pubblicamente che non bisogna mettere la sofferenza degli uni in concorrenza con la sofferenza degli altri, perché ogni sofferenza ha valore e dignità. Lei ha rifiutato di vivere il suo dolore come ripiegamento, scegliendo di restare aperta alla tragedia dell'altro per aprire una via all'accettazione reciproca, alla riconciliazione e alla pace.
Patton ha espresso gratitudine a tanti diplomatici che, durante il suo mandato, si sono prodigati con ogni mezzo per evitare che i problemi venissero risolti con la violenza, cercando di proporre soluzioni negoziate.
Un Custode Pacifista Radicale e le Prospettive per la Pace
Di fronte ai conflitti, padre Patton si professa un "pacifista radicale". Pur comprendendo il diritto alla legittima difesa, non accetta il concetto di "legittima difesa preventiva" attraverso l'uso della violenza e dell'aggressione. Egli spera sempre in una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese. "Non importa la definizione o la formula", ha detto, "Due Popoli Due Stati, può essere uno stato cantonale, può essere uno federale, o che riprende il concetto dei gruppi linguistici del Sud Tirolo. Ciò che conta è che ci sia una soluzione politica, che i palestinesi e gli israeliani riconoscano reciprocamente gli uni agli altri il diritto di esistere e che tutti abbiano il pieno e reale riconoscimento dei diritti fondamentali di chi abita in paesi civili".
Sottolinea un compito fondamentale per i leader religiosi: non continuare a dare un'interpretazione ideologica fondamentalista e violenta dei testi sacri per giustificare la violenza. È necessario un lavoro nelle scuole, dove l'insegnamento non deve essere ideologizzato e che devono diventare luoghi di convivenza, come accade nelle scuole di Terra Santa. Altro punto che gli sta a cuore è "mettere l'economia a servizio della pace", come ha fatto l'Europa dopo la Seconda guerra mondiale, un modello che potrebbe essere replicato in tutto il Medio Oriente, senza escludere nessun paese. Tuttavia, annota con rammarico, "dopo decenni di pace, adesso anche in Europa si torna a ragionare in termini di soli interessi nazionali. E di riarmo".
L'Eredità e il Futuro della Missione Francescana
Al di là di guerra e Covid, padre Patton crede che la Custodia in questi nove anni sia cresciuta nella sua multiculturalità, allargandosi all'Asia e all'Africa in modo significativo e diventando così a sua volta un'ottima carta da visita della cattolicità. "Siamo frati di quasi sessanta nazionalità diverse e di tutti i continenti", e l'allargamento sempre più cattolico della Custodia è forse ciò di cui è più contento. Egli ritiene importante che il servizio di autorità sia vissuto nella consapevolezza che è a termine e che è bene tornare a vivere da frate “semplice”, riflettendo le parole di San Francesco nell'Ammonizione XIX: «Beato il servo il quale non si ritiene migliore, quando viene magnificato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più».
Come esperienza umana e personale, questi nove anni lo hanno reso "un po' più paziente", imparando dai cristiani locali che per rimanere in Terra Santa bisogna amare questa terra, essere resilienti e capire che appartenere a questa terra non è una maledizione ma una vocazione. Il suo desiderio è di rimanere in Terra Santa, senza incarichi di governo, a servizio dei frati, dei cristiani locali e dei pellegrini.
La Speranza per la Pace
Padre Patton non ha mai perso la speranza che l'eterno conflitto israelo-palestinese possa trovare una soluzione. Egli osserva una fortissima pressione in questa direzione anche all'interno della società israeliana, dove la maggior parte degli israeliani, inizialmente a favore della guerra dopo il 7 ottobre, ora comincia a essere stanca, anche per riavviare l'economia che la guerra sta paralizzando.
In questo contesto così drammatico, padre Patton non dimentica la piccola presenza cristiana locale, "fragile ma profetica". "I cristiani", afferma, "sono l'elemento fragile proprio perché sono disarmati. Ma è scritto: 'Beati i miti perché possederanno la terra'". Egli crede che, se i cristiani avranno il coraggio di rimanere miti e di non farsi prendere dalla voglia di usare la violenza come fanno altri, alla fine "erediteranno la terra" come dice il Vangelo. Proprio perché disarmati, possono contribuire a disinnescare la violenza da una parte e dall'altra, e insieme ad altri autentici testimoni di pace ebrei e musulmani, possono seminare dialogo e convivenza.
Il Nuovo Custode: Padre Francesco Ielpo
Il 169º Custode di Terra Santa è padre Francesco Ielpo, che ha assunto la guida dei frati minori il 24 giugno 2025 per un sessennio. Nato a Lauria (Potenza) il 18 maggio 1970 e cresciuto a Buscate, in provincia e diocesi di Milano, Francesco Ielpo ha interrotto gli studi universitari in Medicina per vestire l'abito francescano nel 1993, emettendo la professione solenne dei voti religiosi di obbedienza, povertà e castità nel 1998.
Nel triennio precedente la nomina a Custode ha ricoperto - dall’autunno 2022 - gli incarichi di delegato del Custode di Terra Santa in Italia (con sede a Roma) e di presidente della Fondazione Terra Santa. Dal 2013, a Milano, è stato per vari anni commissario di Terra Santa di Lombardia e, in seguito, di tutta l’Italia settentrionale. Ancor prima - dal 1997 al 2010 - è stato rettore del liceo scientifico Luzzago, una scuola di proprietà dei francescani a Brescia. Dal 2007 al 2010 è stato definitore (membro del consiglio) della provincia lombarda dei frati minori. Su incarico del ministro generale ofm, fra Massimo Fusarelli, fra Ielpo è stato visitatore generale presso i frati della provincia religiosa di Puglia e Molise nel 2021-2022. La nomina del Custode compete al Definitorio generale (il governo centrale) dei Frati minori, che ha sede in Roma. La sua nomina segna la conclusione della lunga e intensa missione di padre Francesco Patton.
