Il Ruolo Educativo dello Scoutismo AGESCI
Spesso i gruppi scout rappresentano un luogo fondamentale per il primo annuncio della Parola di Dio per molti ragazzi. Da diversi anni, infatti, la proposta educativa del Gruppo Scout Livorno 10, come la maggior parte dei gruppi scout AGESCI, comprende anche la preparazione sacramentale alla prima Confessione, alla Comunione, alla Cresima e talvolta anche al Battesimo.
Nel percorso sacramentale, l'assistente ecclesiastico del gruppo accompagna e prepara i ragazzi, insieme ai capi scout. Si inizia con la Confessione e la Comunione per i lupetti e si passa poi alla Cresima in Reparto. Fino a due anni fa, il gruppo si ritrovava alla Chiesa di San Giovanni Gualberto a Valle Benedetta per celebrare i sacramenti con il parroco nella sua parrocchia. Tuttavia, dallo scorso anno le cose sono cambiate.
A inizio anno è stato deciso di vivere i sacramenti nelle proprie realtà parrocchiali e, quindi, territoriali. "La Chiesa locale dove sono ubicate le nostre sedi è rappresentata dalla Parrocchia; una realtà con la quale dobbiamo confrontarci e farne parte attivamente, pur conservando la nostra libera specificità di associazione educativa ecclesiale," spiegano. Così, il Branco Waingunga e il Reparto TNT-Ghibli, che hanno sede nella Parrocchia di San Giuseppe, hanno celebrato le Comunioni dei propri ragazzi nella Chiesa di Don Marzio Farias Nogueira.
Questa modalità ha permesso di coinvolgere maggiormente le famiglie, i quartieri e le parrocchie, facendole diventare parte integrante non solo nella preparazione ai sacramenti, ma del sacramento stesso. L'AGESCI è riconosciuta dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e fa parte delle APS (Associazioni di Promozione Sociale), del Forum Terzo Settore, di Libera ed è riconosciuta dal Dipartimento di Protezione Civile. Il riconoscimento da parte della CEI sottolinea la sua connotazione ecclesiale.
L'AGESCI svolge un ruolo fondamentale nella comunità cristiana, poiché non ha solo l'obiettivo di una formazione umanistica ma anche cristiana. Esiste quindi un forte legame tra AGESCI e Chiesa, avvalorato dall'Assistente ecclesiastico generale. Come sottolineato da Papa Francesco, i gruppi scout sono una parte preziosa della Chiesa in Italia, offrendo un contributo importante alle famiglie per la loro missione educativa. I genitori affidano i loro figli ai capi scout perché sono convinti della bontà e saggezza del metodo scout, basato su grandi valori umani, sul contatto con la natura, sulla religiosità e la fede in Dio, e che educa alla libertà nella responsabilità. Questa fiducia delle famiglie non va delusa.
Lord Baden Powell, fondatore dello scautismo, affermava che "la religione non ha bisogno di ‘entrarci’, perché è già dentro! Non c’è un lato religioso del Movimento scout e un lato non… L’insieme di esso è basato sulla religione, cioè sulla presa di coscienza di Dio e sul suo Servizio".
Nel panorama delle associazioni scout a livello mondiale, l'AGESCI è tra quelle che investono di più nel campo della spiritualità e dell'educazione alla fede. L'associazione promuove anche l'educazione alla cittadinanza civile da cristiani e alla cittadinanza ecologica, in collegamento con la Dottrina Sociale della Chiesa.
L'Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (AGESCI) nasce dall'unificazione di due preesistenti associazioni: l'ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani), maschile, e l'AGI (Associazione Guide Italiane), femminile. La scelta della diarchia, della compresenza di un uomo e di una donna ad ogni livello di responsabilità associativa, appare fondamentale e commisurata alla persona umana.

Vivere la Fede nella Quotidianità e nel Servizio Scout
Nella frenesia di tutti i giorni, è fondamentale coltivare e vivere la propria fede quotidianamente. Nel turbinio degli eventi, dei messaggi e degli impegni frenetici, è essenziale avere un contatto costante con Colui nel quale siamo, ci muoviamo e viviamo. Occorre allenarsi ad avere occhi che vedono in profondità, coltivando la consapevolezza di essere di Cristo.
Quando la propria vita è inserita in quella di Cristo, dovrebbe venire spontaneo affermare, come san Paolo: "per me vivere è Cristo". Questo significa pensare e riconoscere di essere di Cristo e di vivere uniti a Lui come il tralcio alla vite. Significa ritenere che Cristo sia al centro dei propri pensieri e affetti, il culmine delle proprie sollecitudini. In Lui si può raggiungere la pienezza umana, grazie al suo Spirito, Spirito di amore e di verità.
Abbiamo bisogno dello Spirito di verità di Dio e di Cristo perché la nostra mente è limitata e non può contenere l'oceano della verità. Siamo pellegrini della Verità. Il miglior modo di vivere la quotidianità senza essere sommersi dalle preoccupazioni è vivere contemplativi nell'azione e attivi nella contemplazione. Non solo preghiera e lavoro, ma la sintesi: lavoro è preghiera.
Tuttavia, è necessario trovare momenti nella giornata per fermarsi a pregare, creando un ambiente favorevole all'incontro con il Signore Gesù. A volte, la preghiera richiede una lotta con se stessi, presi dal vortice delle incombenze. La preghiera dovrebbe concludersi con una rinnovata offerta di sé, emulando le parole di Maria: "Eccomi, sono la serva del Signore".
Papa Francesco, rivolgendosi ai vescovi italiani, ha posto una domanda precisa: quanto tempo della giornata dedicate alla preghiera? È necessario un tempo esplicitamente dedicato alla preghiera personale.

Competenza nella Fede e Comunicazione del Messaggio Cristiano
Una difficoltà comune per i capi scout è essere più competenti nel linguaggio della fede e nel modo di trasmettere il messaggio cristiano. La competenza nel linguaggio della fede scaturisce innanzitutto dall'esperienza della fede stessa: non si può parlare con pertinenza della fede senza viverla e senza ardore nell'amare Gesù.
Un linguaggio formalmente perfetto, da teologi competenti, ma con un cuore distaccato dalla fede in Gesù, rischia di essere un involucro senza contenuti appassionanti. Chi si trova in questa situazione agisce da maestro, ma non da testimone, con una minore incidenza comunicativa.
È importante conoscere gli elementi base della teologia, della cristologia, dell'ecclesiologia, della pedagogia e della pastorale. Per gli adulti, in particolare se guide, formatori ed educatori alla fede, è necessario un approfondimento razionale della fede e della speranza.
Chi ambisce a comunicare la fede deve essere consapevole che questa missione avviene in una società e cultura non sempre in sintonia con i contenuti della fede. È necessario "decostruire" pregiudizi riguardanti la fede e la Chiesa, spiegare le ragioni della fede e della speranza che sono in noi, e puntare all'inculturazione della fede, collaborando a costruire una cultura in sintonia con essa.
Nella comunicazione della fede, è importante conoscere anche i nuovi mezzi di comunicazione, che possono diventare alleati potenti. Tuttavia, va evitato il rischio che il problema della comunicazione del Vangelo sia rappresentato in modo esclusivo o predominante dal mezzo, dal linguaggio o dalla capacità di utilizzo delle tecnologie, perdendo di vista l'essenziale: la coerente testimonianza evangelica.
Il problema vero non sta nell'ammodernare gli strumenti della comunicazione e il linguaggio, ma nella capacità di ascolto, nell'abitare e nello stare presenti. C'è bisogno di raccontare la vita, le storie delle persone vere mediante le quali passa il messaggio. Oggi più che mai, è il tempo dei testimoni autentici.

Il Metodo Scout nella Preparazione ai Sacramenti
Il metodo scout AGESCI utilizza la catechesi narrativa, fondata su una triade: esperienza-simbolo-concetto. I concetti di fede e la preparazione ai sacramenti vengono vissuti all'interno del percorso scout, nel rispetto del ciclo educativo e con una modalità narrativa che lega la fede all'esperienza concreta dei ragazzi.
Nella preparazione di una riunione, una veglia, un campeggio, una giornata nel bosco o una liturgia, si parte dall'individuazione di un'esperienza significativa. Questa viene poi narrata, non con un semplice racconto, ma attraverso attività che implicano un coinvolgimento emotivo. Successivamente, si passa alla lettura di un brano della Bibbia, o più spesso del Vangelo, da accostare a quell'esperienza reale, permettendo ai ragazzi di rileggersi alla luce di quanto vissuto.
Con questo metodo e la partecipazione alla vita comunitaria scout e parrocchiale, i ragazzi vengono educati, dagli otto ai vent'anni, a conoscere Gesù e il Vangelo non come parole fisse su un libro, ma come un'esperienza viva che interroga nella vita di ogni giorno.
Ogni gruppo, con l'ausilio dei propri assistenti, ha creato un proprio percorso di catechesi che, oltre a preparare i ragazzi ai sacramenti, pone le basi nei Progetti Educativi dei Gruppi (PEG), con validità quadriennale o quinquennale, e nei Programmi di Unità di ogni unità (lupetti, reparto, comunità R/S), con validità annuale. Questi documenti analizzano la realtà e le esigenze educative dei ragazzi di ogni gruppo, per agire con gli opportuni strumenti previsti dal metodo scout.

La Comunità Capi: Fondamento del Servizio Scout
La Comunità Capi è fondamentale nella proposta scout. La maggior parte dei problemi di formazione, continuità, serietà e qualità della proposta educativa rivolta ai ragazzi ha le sue radici nella Comunità Capi. Questo libretto di consigli e proposte, basato sull'esperienza di un capogruppo, mira ad essere un punto di riferimento, da adattare alle singole situazioni, considerando le capacità e il carattere di ogni capo.
Il capogruppo, che organizza le riunioni di comunità capi, svolge un ruolo cruciale nel garantire la crescita dei capi e la qualità del servizio. Le riunioni di comunità capi sono momenti di formazione permanente, dove si affrontano problemi, si condividono esperienze e si definiscono strategie educative. È essenziale che i capi siano competenti non solo nel linguaggio della fede, ma anche nella capacità di ascolto e di dialogo, per poter trasmettere in modo efficace il messaggio cristiano.
La formazione continua dei capi è una priorità, con particolare attenzione all'approfondimento della fede, della teologia e della pedagogia scout. La comunità capi deve essere un luogo di confronto aperto e sincero, dove le critiche, anche quelle più feroci, sono accolte come opportunità di crescita. La stima reciproca e la fiducia sono elementi essenziali per un buon funzionamento della comunità capi.
Il metodo scout si basa sull'esperienza vissuta ("learning by doing"), sull'apprendimento di beni-valori, stili di vita e atteggiamenti attraverso esperienze educative di vita comune. La comunità capi ha il compito di garantire che il metodo venga applicato correttamente e che la proposta educativa sia coerente e di alta qualità.

Educare alla Fede in un Mondo Complesso
Indurre l'appetito alla preghiera in una generazione che crede di avere tutto è uno dei compiti più delicati. I ragazzi e i giovani di oggi sono spesso persone sazie, ricche e disperate, ma il cuore dell'uomo non è mai del tutto sazio. La ricchezza materiale, la tecnica e il consumo sfrenato non bastano a colmare il cuore delle persone, perché gli esseri umani sono stati creati da Dio per Lui.
C'è in ognuno una sete inestinguibile di Infinito. L'uomo trova riposo solo in Colui che lo ha creato. Siamo intrinsecamente strutturati per vivere in dialogo con Dio. Facendo leva su questo essere profondo, è possibile spiegare ai giovani la loro vocazione al colloquio con Dio Padre, facendo capire e sperimentare quanto sia bello pregare il Signore, vivendo la contemplazione del creato e aiutando a porsi in atteggiamento di preghiera.
In una società complessa e diversificata, l'educatore dell'AGESCI ha tra i suoi punti di riferimento l'esortazione apostolica Amoris laetitia per l'educazione all'affettività, all'amore, al matrimonio e alla famiglia. Il progetto di uomo e di donna, di coppia coniugale e di famiglia del credente trae origine dalla fede.
La consapevolezza che noi stessi non siamo completamente di Cristo e non lo viviamo interamente dovrebbe renderci coscienti dei nostri limiti e promuovere l'umiltà. È necessario preparare gli incontri con i giovani volta per volta, individuando ciò che è più importante comunicare e vivere per essere di Cristo.
Come diceva il cardinale Martini, la sua fede era salda ma si confrontava ogni giorno con i dubbi, non tanto sulla fede in sé, quanto sul modo di usarla e farla vivere con gli altri e per gli altri. Ogni giorno chi ha fede deve riconquistarla, mettendola al servizio degli altri, mettendola in gioco e, insieme agli altri, approfondendola e veicolandola nel linguaggio odierno.