Il Simbolo dell'Evangelista Giovanni: L'Aquila Teologica

I simboli associati ai quattro evangelisti - Matteo, Marco, Luca e Giovanni - affondano le loro radici in antiche tradizioni bibliche e patristiche, fornendo un'interpretazione visiva e teologica dei loro rispettivi Vangeli.

L'Origine dei Simboli: Il Tetramorfo

La raffigurazione dei quattro evangelisti con i loro simboli trae origine dalla visione del profeta Ezechiele (Ez 1, 5-10) e, successivamente, dall'Apocalisse di Giovanni (Ap 4, 6-7), dove vengono descritti quattro esseri viventi. Questi esseri furono interpretati da Sant'Ireneo di Lione nel II secolo d.C., che per primo li associò ai Vangeli.

Più tardi, San Girolamo, vissuto a cavallo tra il IV e il V secolo d.C., perfezionò l'interpretazione di Sant'Ireneo fino ad associare la vita di Cristo ai quattro esseri viventi.

Rappresentazione del Tetramorfo con i simboli dei quattro evangelisti

I Quattro Evangelisti e i Loro Simboli

I simboli degli evangelisti sono oggi universalmente riconosciuti e si possono ammirare in numerose opere d'arte sacra, come nel portale della chiesa di S. Lorenzo a Vicenza. Essi sono:

  • Un uomo (o un angelo) per San Matteo
  • Un bue per San Luca
  • Un leone per San Marco
  • Un'aquila per San Giovanni

Significato dei Simboli

Ogni simbolo è strettamente legato all'incipit o al tema principale del Vangelo corrispondente:

  • Matteo è raffigurato come un uomo perché il suo Vangelo inizia con la genealogia di Gesù, raccontando la sua storia umana e la prima parte della sua vita, dalla nascita al battesimo.
  • Il Vangelo di Marco inizia presentando la figura di Giovanni il Battista, che predica nel deserto come "voce di uno che grida nel deserto" (Marco 1,3). Questo richiamo alla natura selvaggia e potente della sua predicazione, unitamente alla menzione di Giovanni il Battista come "leone che ruggisce", ha portato all'associazione di Marco con il leone. Il testo originale cita: "rivestito di pelli di cammello con una cinghia di cuoio intorno ai fianchi e si nutriva di locuste e di miele selvatico" (Marco 1,7).
  • L'incipit del Vangelo di Luca inizia col presentarci Zaccaria, marito di Elisabetta, che sta porgendo un sacrificio a Dio nel tempio. Poiché il bue è l'animale sacrificale per eccellenza, questo è diventato il simbolo di Luca.

Giovanni Evangelista: L'Aquila, Simbolo di Profondità Teologica

Il simbolo di San Giovanni evangelista è l'aquila perché il suo Vangelo è quello più teologicamente profondo, quello cioè in cui i misteri di Cristo sono più evidenziati ed indagati. L'aquila, nota per la sua vista elevatissima, capace di fissare il sole, simboleggia la capacità di Giovanni di elevarsi verso le più alte contemplazioni divine.

Aquila, simbolo di San Giovanni Evangelista

Perché il Vangelo di Giovanni è il più Profondo

La profondità del Vangelo di Giovanni si può attribuire a diversi fattori:

  1. Motivo legato all'apostolo: San Giovanni fu l'apostolo prediletto dal Signore, anche perché più giovane. Fu colui che visse in maniera più contemplativa la sequela a Cristo, avendo senz'altro una disposizione più spirituale rispetto agli altri apostoli.
  2. Motivo metodologico: I Vangeli canonici hanno tratti specifici per rispondere a singole esigenze di apostolato. I Vangeli di Matteo, Marco e Luca sono vangeli sinottici e destinati a lettori ancora non cristiani: più precisamente al lettore ebreo quello di Matteo, al lettore latino quello di Marco e al lettore ellenico ed ellenistico quello di Luca. Il Vangelo di Giovanni, invece, non è sinottico e richiede che venga letto quando già si è letto uno dei precedenti. Questo perché è un Vangelo che fu scritto per un tipo di lettore che già era cristiano, offrendo una riflessione più avanzata sulla persona e la missione di Gesù.

Vangelo di Giovanni 📕 Presentazione e introduzione al Vangelo secondo Giovanni

Iconografia di San Giovanni Apostolo ed Evangelista

Un esempio significativo dell'iconografia di San Giovanni è l'icona "L'apostolo Giovanni Teologo in silenzio" della Russia centrale, che lo raffigura a mezzo busto davanti a un libro aperto, sul quale è riportato l'incipit del Vangelo da lui composto. I tratti senili del volto, canuto e con lunga barba, lo connotano in età avanzata.

Gli sono vicini l'aquila, simbolo dell'evangelista nel tetramorfo, e l'angelo che, sull'isola di Patmos, esortò Giovanni a raccontare le sue visioni, confluite poi nell'Apocalisse. Il piccolo calamaio con penna d'oca sullo sfondo ribadisce l'importanza degli scritti di Giovanni, che tramandano la parola di Dio.

Icona di San Giovanni Apostolo ed Evangelista Teologo in silenzio

Il Gesto del Silenzio nell'Icona

Il titolo dell'icona deriva dal gesto compiuto dal santo, che si porta le dita alle labbra invitando al silenzio. Si presume che questa particolare attitudine sia derivata da un passo del suo Vangelo, che così si conclude: «Molte altre cose fece Gesù, ma se si scrivesse di tutto in particolare, allora, penso, l’intero mondo non riuscirebbe a contenere i libri scritti» (Gv. 21, 25). Questo gesto sottolinea la profondità inesauribile del mistero di Cristo, che neanche gli scritti più dettagliati potrebbero comprendere pienamente.

Questa iconografia si diffuse in Russia nel XVI secolo, sebbene l'aggiunta di dettagli secondari, come il calamaio e le altre figure, compaia nelle icone a partire dal XVII secolo. Il dipinto in questione, opera di una bottega provinciale, rivela una certa inclinazione verso il linguaggio barocco e l'interesse per la pittura moscovita della prima metà del XVIII secolo, aperta all'influenza dell'arte europea.

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