La mattina del 22 giugno 2011, a Busto Arsizio, Eva Sacconago, 27 anni, è stata trovata impiccata nella propria abitazione. Inizialmente archiviato come un semplice caso di suicidio, le indagini hanno presto rivelato una complessa e tragica vicenda. Le forze dell’ordine erano infatti già a conoscenza di uno strano rapporto tra la ragazza e una suora della Chiesa di Sant’Edoardo, suor Mariangela Farè.

L'Inizio di una Relazione Maledetta
Le indagini hanno portato all’incriminazione della suora per violenza e molestie sessuali, violenza privata e stalking. Tutto sembra essere iniziato all’oratorio quando Eva aveva appena 15 anni e la suora, sua educatrice, ne aveva 38. La relazione è stata svelata in gran parte dai diari conservati da Eva, contenenti gli scritti a lei indirizzati da suor Mariangela Farè. Questi diari, ritrovati dai genitori dopo la morte di Eva, risalivano al 1999, quando la ragazza aveva tredici anni, e descrivevano le molestie, gli abusi e le pressioni al limite dello stalking. Le amiche di Eva l'hanno descritta come "molto testarda, un po' ribelle, molto solare, apparentemente forte", una ragazza che "cantava, suonava la chitarra, sapeva coinvolgere tutti". Tuttavia, questa apparente forza nascondeva una profonda fragilità.
Gli Abusi e le Condotte Persecutorie
Secondo gli atti del processo, Eva aveva subito le "attenzioni" dell'imputata, appartenente alle Figlie di Maria Ausiliatrice, già quando era minorenne. Successivamente, si era instaurata una relazione che è durata fino al 2011, anno del suo suicidio. La giovane era stata violentata dalla suora proprio poche settimane prima di morire. La sentenza di secondo grado ha evidenziato "ininterrotti tentativi di chiamarla anche di notte" e le "violenze sessuali vere e proprie del 2010-2011". I giudici hanno scritto che l'ex suora ha tenuto «condotte persecutorie» nei confronti della vittima, manifestatesi con messaggi «deliranti e ossessivi» che hanno provocato in Eva «uno stato di ansia e di timore per il proprio futuro» ed erano espressione della «totale perdita di controllo della suora e di una gelosia ingravescente, sconnessa e pericolosa». Già nel 2008, Eva, riferendo gli attacchi verbali della Farè per aver temuto che lei avesse un ragazzo, diceva di avere «stomaco attorcigliato, nodo alla gola, desiderio di sparire, addirittura timore che se fossero state l'una in presenza dell'altra la suora 'mi avrebbe ammazzata'». Questi comportamenti «avrebbero minato la stabilità psichica di chiunque».
Il Percorso Giudiziario
Dopo la morte di Eva, suor Farè è stata accusata di violenza sessuale, stalking e violenza privata. Nel dicembre 2015, il tribunale di Busto Arsizio ha condannato la Farè (tornata a vestire gli abiti civili) a tre anni e 6 mesi di reclusione per un unico episodio di violenza sessuale risalente al maggio 2011, poche settimane prima del suicidio. L'accusa di stalking era inizialmente caduta in primo grado. Tuttavia, la Corte d'Appello di Milano, nel marzo 2019, ha confermato la condanna a 3 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale, ritenendo l'ex religiosa civilmente responsabile anche per stalking e stabilendo un risarcimento di 50mila euro ai genitori della ragazza.

La famiglia Sacconago è stata parte civile, assistita dall'avvocato Tiberio Massironi. La Cassazione ha successivamente rigettato il ricorso della difesa di Farè, rendendo la condanna a 3 anni e 6 mesi per violenza sessuale definitiva. Farè deve andare in carcere, in quanto il reato è considerato "ostativo" alla sospensione della pena per la concessione di una misura alternativa alla detenzione. La terza sezione della Cassazione ha anche respinto il ricorso presentato dalla parte civile e dalla Procura generale che chiedevano la condanna anche per altri fatti. L'avvocato della suora, Fabrizio Busignani, ha sottolineato che Mariangela Farè ha scontato la sua pena integralmente, senza che le fosse concessa alcuna misura alternativa alla detenzione, nonostante le reazioni positive della casa circondariale dove è stata seguita dagli psicologi. Il legale ha anche specificato che "in ogni grado di giudizio è stato accertato che il suicidio di Eva Sacconago non è legato in nessun modo a Mariangela Farè, assolta da cinque capi di imputazione su sei".
Il Profilo Psicologico di Eva
Una perizia psichiatrica forense, affidata dalla prima Corte d’appello di Milano allo psichiatra Franco Martelli, ha analizzato lo stato psicologico di Eva. La perizia ha concluso che Eva Sacconago "non era affetta da patologia psichiatrica o da un disturbo della personalità che potesse portarla alla dipendenza, alla sottomissione". Tuttavia, ha ravvisato "elementi disfunzionali dell’assetto psichico di Eva". Eva era un’adolescente "con un fondo di ansietà correlato, essenzialmente, a timori abbandonici rivolti a persone affettivamente investite": suor Farè e, in età adulta, don Alessandro, giovane prete dell’oratorio. Queste erano figure "carismatiche" su cui Eva riversava "un desiderio di vicinanza e di intimità affettiva, ma anche di aiuto e di sostegno". Lo psichiatra ha evidenziato aspetti "borderline" come impulsività, minacce suicidiarie e vissuti di vuoto, oltre a un "intenso bisogno di approvazione da parte del contesto relazionale e affettivo dell’oratorio nel quale aveva trasferito attese e istanze di ‘riconoscimento’". Eva temeva "il ‘casino’, lo scandalo". Nonostante ciò, queste disfunzioni non contenevano "le caratteristiche diagnostiche di un disturbo di personalità - in modo particolare di un disturbo dipendente, comportante quella che necessità pervasiva di accudimento e di accompagnamento che porta alla sottomissione".
La Preoccupazione dei Genitori e il Mancato Risarcimento
I genitori di Eva, i coniugi Sacconago, hanno espresso il loro profondo dolore e la loro rabbia. L'avvocato Tiberio Massironi ha sintetizzato il loro stato d'animo: «Certo, si aspettavano che la pena fosse più severa, ma oramai c’è la Cassazione. Però vederla fuori il giorno del compleanno della figlia, il 4 settembre, quello non l’hanno proprio sopportato». La notizia del rilascio dell'ex suora è arrivata ai coniugi ai primi di febbraio 2022. Hanno inoltre manifestato preoccupazione per il fatto di non sapere dove si trovi la signora Farè, dalla quale non hanno mai ricevuto scuse personali e che non ha mai versato il risarcimento di 50 mila euro previsto dal giudice. Hanno dichiarato di essere "preoccupati per quanto possa fare ancora ad altre persone come Eva", contestando "la probabile assenza di un sufficiente periodo rieducativo prima dell’uscita dal carcere, percorso di fondamentale importanza per la risocializzazione". All’ex suora, condannata per il reato di violenza sessuale su minore, sono state applicate pene accessorie di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e il divieto di frequentare minori. L'avvocato di Farè ha però ribattuto che la sua assistita "non ha un lavoro, non può svolgere attività di insegnamento perché vietata dalle pene accessorie, non dispone di alcun reddito", spiegando così l'impossibilità di pagare il risarcimento.