La diminuzione del numero di sacerdoti ordinati sta ponendo sfide significative a molte parrocchie e gruppi di fedeli. Questo fenomeno, destinato ad accentuarsi in futuro, porta le autorità ecclesiastiche ad adottare misure come l'importazione di clero straniero o l'accorpamento di parrocchie sotto un unico pastore. Tuttavia, questa strategia, volta a preservare l'attuale forma del ministero presbiterale, rischia di limitare il diritto delle comunità a celebrare l'Eucaristia.
La posizione ufficiale della Chiesa Cattolica è che l'utilizzo delle preghiere eucaristiche approvate e, soprattutto, la pronuncia delle parole della consacrazione, rimangano un potere esclusivo dei sacerdoti ordinati. Questo approccio, secondo alcuni, limita la comprensione e l'esperienza dell'Eucaristia, specialmente alla luce delle riflessioni introdotte dal Concilio Vaticano II.

Riconsiderare il significato dell'Eucaristia
Una prospettiva alternativa suggerisce che l'Eucaristia non sia un "possesso" da parte di pochi, ma un'espressione della fiducia e della consapevolezza che la vita è, nel suo profondo, condivisione. Come testimoniato da Gesù di Nazareth, l'Eucaristia celebra questa condivisione e promette la presenza costante di Dio, che è amore, anche in un futuro incerto.
Liberarsi dall'idea dell'Eucaristia come sacrificio può trasformare quella che l'autorità ecclesiastica percepisce come una minaccia in un'autentica grazia. I "laici" attivi nelle comunità ecclesiali locali rappresentano una sfida e un'opportunità per una concezione più inclusiva e partecipativa della celebrazione.
La crisi della liturgia e la necessità di un rinnovamento
La situazione attuale della liturgia è definita critica per diverse ragioni. Innanzitutto, la fede si è indebolita, e in secondo luogo, la pandemia ha contribuito all'allontanamento dei fedeli dalle celebrazioni in presenza. Si sottolinea l'importanza della liturgia come "azione" che coinvolge la corporeità, un aspetto fondamentale del mistero celebrato.
La trasmissione delle messe in formato virtuale durante la pandemia ha sollevato interrogativi sulla natura stessa della liturgia cristiana. L'idea che i fedeli assistano alla liturgia come a uno spettacolo, piuttosto che parteciparvi attivamente, rappresenta una patologia liturgica che ha privato le chiese della loro vivacità.

La prospettiva delle liturgie domestiche e comunitarie
Di fronte a chiese che un tempo risuonavano di canti di gioia e assemblee festive, oggi molte si ritrovano deserte. Questo porta a interrogarsi sul futuro della liturgia, ipotizzando scenari in cui le celebrazioni potrebbero svolgersi in contesti domestici, per piccoli gruppi e comunità, dove attorno a un tavolo si possa gustare il Cristo risorto che spezza il pane.
La necessità di interrogarsi audacemente sul futuro della liturgia diventa impellente, nonostante le divisioni e le contestazioni che circondano l'Eucaristia nella Chiesa Cattolica. Rispondere al bisogno dei credenti di "pane", ovvero cibo spirituale per le loro vite, è fondamentale.
Dalla Messa all'Eucaristia: un ritorno all'essenziale
François Cassingena-Trévedy, monaco benedettino ed esperto di liturgia, sostiene la necessità di un ritorno dalla "messa" all'"eucaristia". Dalla messa, che può essere fonte di divisione, all'eucaristia, che è segno di unità ecclesiale. Questo movimento è riassunto nel canto "Tantum ergo", che invita a lasciare che l'antico rito ceda il posto alla nuova liturgia.
Oggi più che mai, i cristiani desiderano una liturgia viva, ricca di parole, segni e azioni profondamente umane. L'umanità di Gesù, la sua incarnazione come Logos eterno, deve riflettersi nelle azioni e nelle parole della liturgia. L'Eucaristia, come gesto testamentario di Gesù - lo spezzare del pane, la benedizione, il ringraziamento, la condivisione del calice - è l'essenziale che, se compreso e assunto, allontana ogni concezione magica, utilitaristica ed egoista.
Cosa accade durante la Santa Messa (Italiano)
Le urgenze per un rinnovamento liturgico
Si delineano tre urgenze fondamentali per il rinnovamento liturgico:
- Accogliere la pluralità delle celebrazioni: Riconoscere la creatività intelligente e la pluralità come ricchezza che vivifica la liturgia, evitando che diventi ripetitiva e insignificante.
- Spegnere il clericalismo: Superare la separazione tra il presbitero in presbiterio e il popolo nella navata. L'Eucaristia è azione della Chiesa, non del singolo sacerdote. È necessario promuovere la partecipazione attiva di uomini e donne, anziani e ragazzi, come lettori, servitori e ministri.
- Aprire cantieri di lavoro per un'eucologia inculturata: Elaborare testi liturgici che siano frutto della fede e dell'inculturazione del Vangelo nella società, generati da comunità vive e dalla passione dei fedeli nel celebrare insieme il Vangelo.
Le parole di Papa Francesco invitano alla creatività, all'apertura di nuovi spazi e alla sperimentazione di nuove strade per annunciare la fede, chiedendosi se le parole e i riti accendano nel cuore delle persone il desiderio di incontrare Dio o siano lingua morta.
L'Eucaristia nelle prime comunità cristiane e l'evoluzione storica
Nelle prime comunità cristiane, l'Eucaristia veniva celebrata senza la necessità di sacerdoti consacrati, ma con la guida di persone indicate dagli Apostoli o dalla comunità. San Paolo stigmatizza la condivisione del corpo e del sangue di Cristo durante incontri conviviali, talvolta caratterizzati da eccessi.
Successivamente, per evitare banalizzazioni e profanazioni, la Chiesa, costituita gerarchicamente e dogmaticamente, ha regolamentato il sacramento, stabilendo norme per la sua consumazione e celebrazione.
La prospettiva del diritto canonico e scenari ipotetici
In casi di estrema necessità e in assenza di un sacerdote o diacono, un laico degno può moderare la Liturgia della Parola e distribuire l'Eucaristia consacrata in precedenza. Allo stesso modo, un laico può amministrare il Battesimo in punto di morte.
Di fronte a scenari ipotetici, come una pandemia che decimi la popolazione mondiale e i ministri consacrati, sorgono interrogativi sulla possibilità per i laici di esercitare i sacramenti in virtù del sacerdozio battesimale e della gravità della situazione. Ci si chiede se il popolo, inteso come Corpo mistico di Cristo, possa eleggere propri "presbiteri" nel senso etimologico del termine ("fedeli anziani").
Il ruolo del sacerdozio ministeriale e la dottrina della Chiesa
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 1575) afferma che è Cristo che ha scelto gli Apostoli e li ha resi partecipi della sua missione e autorità, continuando ad agire per mezzo dei vescovi, successori degli Apostoli. Il sacramento dell'Ordine è il sacramento del ministero apostolico, e spetta ai vescovi trasmettere questo dono dello Spirito.
Pertanto, anche se un'assemblea chiedesse la conversione del pane e del vino nel Corpo e Sangue del Signore, questa conversione non avverrebbe senza un sacerdote ordinato. La Chiesa mantiene ferma la dottrina sul sacerdozio ministeriale come essenziale per la celebrazione dell'Eucaristia.

Critiche alle "sostituzioni" e al "pastoralismo" innovativo
Si critica l'idea di normalizzare all'interno della Chiesa Cattolica situazioni in cui la mancanza di un sacerdote sia una condizione provvisoria, trattata attraverso "piani pastorali" sincretisti e innovativi. Si teme che ciò possa portare a una sostituzione della verità cattolica, paragonando tali tendenze a quanto accaduto con Lutero, che sostituì la Messa con la presenza reale interpretata arbitrariamente.
Si osserva una tendenza, iniziata con il Concilio, a spostare il centro dalla presenza reale dell'Eucaristia e dal Tabernacolo. L'Esortazione apostolica Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI raccomandava ai fedeli di recarsi in chiese dove è garantita la presenza del sacerdote, anche a costo di sacrifici.
Notizie riguardanti la consegna di parrocchie a diaconi permanenti sposati, presentate come esperimenti e non per carenza di preti, sollevano preoccupazioni riguardo a un possibile processo graduale di normalizzazione di incontri domenicali con un "sapore protestante".
La Messa come Sacrificio e la critica alla concezione protestante
Viene criticata la concezione che la Messa non sia più un sacrificio di espiazione, riparazione e conversione, ma un incontro conviviale della comunità. Si sostiene che questa visione, associata a Karl Rahner, minimizzi il senso del peccato e riduca la confessione a un atto penitenziale comunitario.
Si evidenzia come il "nuovo pastoralismo" tenda ad aprire la Chiesa a tutti e a collaborare con tutti, marginalizzando la figura del sacerdote e promuovendo nuove forme di aggregazione guidate da diaconi e monaci "fai da te", sincretisti e appartenenti a diverse fedi.
Si esprime preoccupazione per l'imposizione di nuove versioni della Messa domenicale, come le modifiche al finale del Padre Nostro e del Gloria suggerite dalla CEI.
Eucaristie "a porte chiuse" e la crisi della partecipazione
La pandemia di COVID-19 ha imposto la sospensione delle attività ecclesiali e delle celebrazioni eucaristiche in presenza, portando a celebrazioni "a porte chiuse" o "senza popolo". Questa scelta, pur dettata dall'emergenza sanitaria, solleva interrogativi sulla concezione della Chiesa e della liturgia.
Si sottolinea che la Chiesa non può fare a meno di celebrare, ma che per celebrare è necessario riunire il popolo. La celebrazione eucaristica inizia con la convocazione dell'assemblea, che è la materia prima per la celebrazione. Il popolo convocato precede il pane e il vino, e senza di esso non vi è Eucaristia.
La prassi di celebrare senza popolo in situazione di emergenza mette in discussione la riforma liturgica conciliare e il modello di Chiesa che essa sostiene. Il messaggio che passa è che i ministri si occupano di tutto, mentre il popolo deve solo seguire, come tifosi o follower.

La contraddizione delle celebrazioni "senza popolo"
Le scelte che prevedono celebrazioni "senza popolo" contraddicono l'atto liturgico eucaristico e dividono la comunità ecclesiale, creando una distinzione tra ministri che celebrano con gruppi ristretti e gli altri fedeli esclusi.
Si fa un parallelo con quanto denunciato da San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, riguardo alle celebrazioni che, invece di realizzare il gesto di Cristo (mangiare insieme l'unico pane per essere un solo corpo), generavano divisioni.
In molti paesi, il popolo rinuncia a celebrare per mancanza di chi possa presiedere. In Occidente, invece, si potrebbe rinunciare a celebrare per l'impossibilità di radunare il popolo, protagonista del gesto eucaristico. Questo non accade forse perché si pensa ancora che il presbitero sia il protagonista della celebrazione.
Dossier su Ferrara e Vicenza: pseudo-celebrazioni della Parola
Vengono citati casi specifici di Ferrara e Vicenza, dove le diocesi stanno portando avanti "pseudo-celebrazioni della Parola" in assenza di sacerdote. Si evidenzia come queste diocesi, lungi dall'essere contesti di indigenza di clero come l'Amazzonia, dispongano di un numero elevato di sacerdoti.
Si critica la preparazione di sussidi e decreti che prevedono la guida di laici nelle celebrazioni domenicali in assenza di sacerdote, definendo tali riti non di pietà liturgica, ma "liturgia che fa pietà". L'imposizione della ministerialità liturgica affidata ai laici è vista come un fattore che allontanerà ulteriormente i fedeli dalla Chiesa.
Si riportano le parole di un direttore dell'Ufficio liturgico diocesano che rivela come la scelta sia sempre stata quella di promuovere la ministerialità liturgica, accogliendo e accompagnando i cambiamenti che sta vivendo la Diocesi, prevedendo la formazione di guide laiche per la celebrazione.
Si sottolinea come queste iniziative non siano un caso isolato e si invita i lettori a segnalare situazioni simili nelle proprie diocesi, lanciando la campagna #salviamolamessa.
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