Il libro dell'Apocalisse, sin dalla sua prima, fondamentale visione descritta nel capitolo primo - il Mistero Pasquale del Figlio morto e risorto, Signore della storia umana, che opera attraverso la Chiesa nell'evangelizzazione - è intriso di un filo conduttore unico. Il protagonista è il Signore vivente, e Giovanni “vede” queste visioni durante la celebrazione dell’Eucaristia, in un giorno di domenica.
Nei capitoli quattro e cinque, abbiamo osservato come l’Agnello sgozzato e vittorioso prenda il rotolo stretto nei sette sigilli, tenuto in mano da “Colui che siede sul trono”. Solamente l’Agnello, in qualità di protagonista della storia, è in grado di aprire questi sigilli; solo Lui può interpretare e spiegare ciò che accade nel corso della vicenda umana. La storia, nel suo complesso, celebra la vittoria di Dio, ma per noi, coinvolti nello sviluppo degli eventi, il rotolo rimane sigillato. Ricordiamo il pianto di Giovanni “perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo” (Apocalisse 5,4). Ed ecco che compare l’Agnello, che adesso aprirà i sigilli uno dopo l’altro, permettendoci di contemplare le grandi componenti della storia umana che appaiono ad ogni apertura.
La Struttura dei Sette Sigilli
La descrizione dei sigilli segue una configurazione rigorosa, tipica dei “settenari” ricorrenti nell’Apocalisse, che sono articolati in una prima “quaterna” e in una successiva “terna”. È bene notare che, nell’apertura dei primi quattro sigilli, uno dei quattro “esseri viventi” - rappresentanti dell’intera creazione che invoca la “venuta” gloriosa di Colui che ritorna nella pienezza finale dei tempi - collabora con l'Agnello. Questo coro di voci si espande, acquisendo un’intensità sinfonica, a significare che l'intera creazione attende la venuta e l'Agnello spiega ciò che sta accadendo, con ogni cosa che fa riferimento a Lui, alla sua Pasqua di morte e resurrezione.
L'Apertura dei Primi Quattro Sigilli: I Quattro Cavalieri
I primi quattro sigilli vengono aperti rapidamente e sono portatori di avvenimenti che, pur apparendo come sciagure, sono elementi costitutivi della storia umana e manifestazioni del disegno divino.
Il Primo Sigillo: Il Cavallo Bianco (Apocalisse 6,1-2)

«Quando l’Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: “Vieni”. Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora».
Il cavallo bianco, insieme al suo cavaliere, rappresenta la Parola di Dio come componente intrinseca e dinamica della storia. Non si tratta solo della Parola creatrice o di quella manifestatasi nell'Incarnazione, ma della presenza attiva e operante che si muove e corre come fattore essenziale della storia. Il cavaliere è “vittorioso” e “vince ancora”, andando di vittoria in vittoria, come suggeriscono la “corona” e l’arco. Il bianco è, infatti, il colore della vittoria. Questo richiamo ai cavalli e cavalieri si ritrova nelle visioni di Zaccaria (cfr. Zc. 1, 8-12; 6, 1-6).
Alcuni interpretano questo cavaliere come una rappresentazione della potenza vittoriosa per eccellenza nel contesto storico del I secolo, come l'invenzione della cavalleria partica che rese invincibili i cavalieri con l'arco, determinando un'evoluzione militare e culturale. Tuttavia, una interpretazione più profonda suggerisce che, pur avendo connotazioni di potere e vittoria, non possa essere identificato con Gesù Cristo, il quale in Apocalisse 19 è descritto con attributi differenti (occhi di fuoco, molti diademi, spada anziché arco). In questo contesto, il cavallo bianco simboleggia la Parola di Dio che, come un cavaliere, corre per vincere e vincere ancora nella storia.
Pertanto, la prima grande componente della storia umana è, senza dubbio, la Parola di Dio. Essa è presente nella storia come il cavaliere che corre con la “corona”, per “vincere e vincere ancora”, imponendosi come fondamento e presenza che si espande in tutte le direzioni, raccogliendo i frammenti dell’esperienza umana, anche i più dispersi.
Il Secondo Sigillo: Il Cavallo Rosso Fuoco (Apocalisse 6,3-4)

«Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: “Vieni”. Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada».
Il cavallo rosso fuoco simboleggia la violenza e la guerra civile, un’esperienza ricorrente nella storia umana. Un aspetto cruciale è che il cavaliere “ha ricevuto” il potere di togliere la pace dalla terra; questo verbo, un aoristo passivo (“gli fu dato”), indica che il cavaliere opera la violenza in una posizione di obbedienza a un disegno superiore. Ciò non implica che Dio autorizzi o benedica la violenza, ma che essa sottostà a un piano divino che la contiene, in obbedienza a Dio e all’Agnello. La pace è un grande desiderio umano, ma al di fuori del Signore non vi può essere pace. Il Signore stesso, attraverso i profeti, annuncia che, senza di Lui, la pace non potrà essere raggiunta, e solo quando il Re della pace regnerà sulla terra, si potrà parlare di vera pace.
Il Terzo Sigillo: Il Cavallo Nero (Apocalisse 6,5-6)

«Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: “Vieni”. Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: “Una misura di grano per un denaro e tre misure d’orzo per un denaro! Olio e vino non siano sprecati (sarebbe meglio tradurre: “Olio e vino, nemmeno toccarli”)».
Il cavallo nero mette in evidenza la realtà della fame e della carestia. Il cavaliere con la bilancia in mano simboleggia la necessità di misurare e razionare le provviste, affrontando i tempi di scarsità, sia reali che incombenti. I prezzi esorbitanti del grano e dell'orzo (circa dodici volte il normale), che equivalgono alla paga di un'intera giornata per una pagnotta, e l'ordine di non toccare olio e vino, mostrano l'angoscia del risparmio e un'economia di strozzinaggio. Anche se la carestia è grave, non è totale, e olio e vino, beni più costosi, non scarseggiano per coloro che possono permetterseli. Questo scenario descrive come la creazione intera sia in tumulto, con gli animi afferrati dalla morsa spaventosa della fame, temuta o in atto.
Il Quarto Sigillo: Il Cavallo Verdastro/Giallastro (Apocalisse 6,7-8)

«Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: “Vieni”… Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro… Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno… Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra».
Il cavallo verdastro, o giallastro, e il suo cavaliere, la Morte, seguiti dall'Ades (Inferno), alludono alla malattia, al contagio e alle infezioni, che sono sempre premonizione di morte. La malattia porta con sé un corollario di conseguenze dolorose: squilibri fisici e psichici, pallore, fisionomia emaciata, sfinimento delle forze, e infine la peste. Nella nostra esperienza umana, la malattia fa riferimento all’Agnello, che è l'interprete di queste realtà e le spiega in relazione alla sua Pasqua di morte e resurrezione.
È significativo che il versetto 8 ricapitoli l'elenco dei primi quattro sigilli: spada (violenza), fame e peste (malattia), con l'aggiunta delle fiere della terra, che raffigurano il disordine ambientale, il dissesto cosmico e lo squilibrio antropologico. Questo potere è circoscritto e limitato, come reso evidente dall’espressione “Fu dato loro potere”, la stessa usata per il secondo sigillo. Malattia, fame e violenza sottostanno alla libertà di Dio, che esercita la sua potestà sovrana. Il loro potere è “sopra la quarta parte della terra”, indicando che non è indiscriminato né invasivo di ogni aspetto della vita. Queste realtà sono componenti della storia, ma il loro potere è delimitato e soggetto all’iniziativa di Dio e dell’Agnello, che si impone come protagonista e interprete della realtà delle nostre vicende, dolori e drammi.
L'Apertura del Quinto Sigillo: Le Anime sotto l'Altare (Apocalisse 6,9-11)

«Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce: “Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue contro gli abitanti della terra?”. Allora venne data a ciascuno di loro una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro».
A differenza dei primi quattro, l’apertura del quinto sigillo interrompe la serie delle sciagure per posare lo sguardo su una visione celeste. Qui si palesa la realtà del dolore innocente, rappresentato dalle anime dei martiri “sotto l’altare”, nel luogo dove, secondo le consuetudini liturgiche, viene versato il sangue delle vittime. Il martirio, infatti, è sempre stato considerato un sacrificio sull’altare di Dio. Queste anime, le vite di coloro che sono stati sacrificati a causa della loro fede in Dio, gridano con forza invocando giustizia e vendetta per il loro sangue. La loro domanda - “Fino a quando, Sovrano…?” - esprime l'impazienza di conoscere la conclusione degli avvenimenti, ma viene loro chiesto di “pazientare ancora un poco”. Il prolungarsi dell’attesa è segno della bontà di Dio, che intende completare il numero degli eletti. La vittoria di Dio, infatti, è già stata anticipata negli avvenimenti della vita di Gesù, ma la storia umana, la vita della Chiesa e la vita di ciascuno di noi sono caratterizzate dalle sciagure, che siamo chiamati a considerare con lo sguardo della fede e dal punto di vista di Dio, certi che nulla sfugge al Suo disegno di amore e provvidenza.
L'Apertura del Sesto Sigillo: I Segni Cosmici e il Terrore Universale (Apocalisse 6,12-17)
L'APOCALISSE È GIÀ INIZIATA IN ITALIA? COMPRENDI LA RIVELAZIONE!
«E vidi, quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, e vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come un albero di fichi, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i frutti non ancora maturi. Il cielo si ritirò come un rotolo che si avvolge, e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. Allora i re della terra e i grandi, i comandanti, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: “Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, perché è venuto il grande giorno della loro ira, e chi può resistervi?”».
L’apertura del sesto sigillo riprende il motivo delle sciagure, descrivendo un grande terremoto e perturbazioni celesti: il sole diventa nero, la luna come sangue, e le stelle cadono sulla terra. Queste immagini ardite e figurative, tipiche delle profezie bibliche, descrivono non solo grandi cambiamenti nella costituzione civile e religiosa del mondo, ma anche l'annuncio della fine del mondo e del giorno del giudizio. Il terrore e lo sgomento si impadroniscono di ogni tipo di uomo, dai re agli schiavi, che cercano di nascondersi dalla “faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello”. La Bibbia associa spesso le perturbazioni celesti alla venuta del Messia e al “giorno dell’Eterno”, un giorno di ira, calamità e angoscia. Anche se Cristo è un Agnello, può essere adirato, e la sua ira è terribilmente potente, poiché se il Redentore stesso diventa nemico, non c'è chi possa difendere. Le fondamenta delle chiese e degli Stati sono terribilmente scosse, e l’umanità si sente sopraffatta, chiedendosi: “Chi può resistervi?”
Riflessioni Teologiche e Interpretative
La narrazione dell'Apocalisse procede continuamente, differendo il punto centrale che il lettore è impaziente di conoscere. Questo invita alla pazienza e, anche quando si pensa di essere giunti alla conclusione, si scopre di esserne ancora lontani. L'apostolo Giovanni ama raccontare in modo che l'azione si svolga rapidamente all'inizio e poi con più lentezza verso la fine. Le anticipazioni della vittoria di Dio servono ad avvertire il lettore che ancora soffre a motivo della persecuzione che la vittoria è già compiuta in Cristo. Non è un semplice accorgimento letterario, ma una concezione teologica che dona la certezza della vittoria di Dio, anticipata negli avvenimenti che riguardano la vita di Gesù. Il segreto di tutto è raffigurato dal cavallo bianco, che in Giovanni assume le fattezze della Parola vivente di Dio, una Parola instancabilmente all’opera che dona senso a ogni cosa.
L'Apocalisse offre un’analisi realistica della storia, che è un luogo "agonico", una lotta tra il bene e il male, dove il male sembra prevalere finché Cristo non sarà tutto in tutti, cioè fino al suo ritorno. Questa non è la fine della storia, ma la storia stessa, che è sottoposta al giudizio di Dio, un giudizio già emesso in Gesù Cristo. Il tempo che è donato all’uomo è tempo di grazia, di conversione, un appello a ritrovare la via di Dio e a fare esperienza della salvezza, espressione della pazienza con la quale il Signore accompagna la nostra vita.
tags: #estudio #biblico #apocalipsis #6