Il Desiderio di Solitudine: Vita Eremitica e Ritiro dal Mondo Contemporaneo

Il desiderio di solitudine è un fenomeno complesso che si manifesta in diverse forme, dalla scelta radicale della vita eremitica riconosciuta dalla Chiesa, fino a una più comune preferenza per il proprio spazio personale nel mondo contemporaneo. Sebbene la parola "solitudine" possa spesso evocare sentimenti di paura o isolamento, in realtà nasconde molteplici sfaccettature positive legate al benessere interiore e alla crescita personale.

Monaco in meditazione in un eremo

La Vita Eremitica Tradizionale e Contemporanea

Chi sono gli eremiti?

Gli eremiti sono individui che scelgono una vita di rigorosa separazione dal mondo, dedicandosi al silenzio della solitudine, alla continua preghiera e penitenza. In Italia, sono generalmente di età compresa tra i 50 e i 60 anni e sono per lo più laici, anche se non mancano sacerdoti, suore e frati. La loro vita è animata dal desiderio di preghiera e vicinanza a Dio.

Le Regole e il Riconoscimento Canonico

Le regole degli eremiti, pur variando da persona a persona, condividono alcuni principi fondamentali, tra cui la preghiera e il silenzio, che sono al centro della loro vita. Queste regole vengono sempre approvate dal vescovo della diocesi in cui l’eremita risiede, conformemente al Codice di Diritto Canonico, can. 603.

  • Can. 603 § 1: "Oltre agli istituti di vita consacrata, la Chiesa riconosce la vita eremitica o anacoretica con la quale i fedeli, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nella continua preghiera e penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo."
  • Can. 603 § 2: "L’eremita è riconosciuto dal diritto come dedicato a Dio nella vita consacrata se con voto, o con altro vincolo sacro, professa pubblicamente i tre consigli evangelici nelle mani del Vescovo diocesano e sotto la sua guida osserva il programma di vita che gli è proprio."

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 920-921 e 2687) sottolinea che gli eremiti, anche senza professare sempre pubblicamente i tre consigli evangelici, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo, indicando l'intimità personale con Cristo come aspetto interiore del mistero della Chiesa. San Giovanni Paolo II, nella sua enciclica Vita Consecrata (nn. 7 e 42), ribadisce il ruolo degli eremiti nel testimoniare la provvisorietà del tempo presente e l'importanza della Parola di Dio.

Modalità di Vita e Interazione

Gli eremiti vivono da soli, dedicandosi alla preghiera e al lavoro silenzioso. Si danno regole di vita differenti: alcuni scelgono di non dormire mai fuori dalla loro abitazione, mentre altri possono allontanarsi per necessità, sempre con l’approvazione di un superiore. Vi sono casi in cui accolgono gruppi di preghiera silenziosa, mentre in altri si dedicano alla direzione spirituale e alle confessioni. Le loro modalità di comunicazione con il mondo sono diverse: alcuni usano la posta elettronica o il telefono, altri evitano internet o rispondono al cellulare solo in determinati orari. Alcuni eremiti sono più restii alla visibilità, rifiutando interviste o permettendo di essere fotografati solo sotto particolari condizioni, a riprova della diversità di queste realtà, tutte animate dal desiderio di preghiera e vicinanza a Dio.

Intervista ad un eremita teoforo (portatore di Dio)

Eremiti in Città: Una Nuova Forma di Solitudine

Dopo il Concilio Vaticano II, la vita eremitica ha trovato un nuovo sviluppo, in particolare nella modalità degli "eremiti di città". Esempi come Don Michele Fortino a Cosenza e Padre Domenico Maria Fabbian a Padova mostrano come sia possibile vivere l'eremitismo nel cuore di un centro urbano. Padre Fabbian, dal 2000, inizia la sua giornata alle 5 del mattino con la Liturgia delle Ore, seguita dalla Messa e dall'adorazione eucaristica, dedicando il pomeriggio alle confessioni e ai consigli spirituali. La sua presenza in città rappresenta un "campanello e una provocazione", un richiamo al senso della vita in un contesto dominato dalle relazioni e dai beni materiali. Per i laici, la scelta di vivere da eremita in città può essere economicamente più difficile, spesso richiedendo di attendere una piccola pensione per il sostentamento. Tuttavia, l'eremita in città offre un segno di speranza, specialmente per coloro che subiscono la solitudine, mostrando che l'isolamento scelto può essere sereno.

Il Discernimento della Vocazione

Diventare eremiti è una scelta radicale che richiede un lungo discernimento. Un eremita racconta il suo cammino: "Ho preso in considerazione questo tipo di vocazione quando avevo trent'anni ma è passato molto tempo per il discernimento. Ho avuto una direzione spirituale, ho provato se questa poteva essere la vita a cui ero chiamata, ho pregato. Si tratta di un impegno serio che si può portare avanti solo se è davvero la propria vocazione. Non si sta in solitudine per forza di volontà, ma perché si è pieni di una Presenza." Il Silenzio è strettamente legato alla solitudine: è infatti stare da soli con Dio che è pienezza di vita e di amore. Un terzo elemento è dato dalla preghiera e dalla penitenza che devono diventare uno stato di vita, non qualcosa che si fa in determinati momenti. L’eremita diventa tale non per una propria iniziativa, ma per una chiamata di Dio, accettata dall’interessato e riconosciuta dalla Chiesa attraverso il Vescovo, a cui l’eremita è legato in modo tutto particolare.

Donna in preghiera in un ambiente sereno

Il Significato Profondo dell'Eremitaggio

Una teologa e saggista ha spiegato molto bene il senso dell'essere eremiti: "L'eremo non è un guscio di lumaca in cui ci si rinchiude, ma una scelta di vivere la fraternità nella solitudine. L'isolamento è un tagliarsi fuori dal mondo, mentre la solitudine è un modo profondo di abitarlo." La preghiera intensa, come l'amore, l'arte o la bellezza, "non serve" a nulla in senso pratico, ma è un ritiro dal mondo per incontrare se stessi e offrire un aiuto invisibile all’umanità. Questa vocazione universale è presente in tutte le religioni, dall’eremita indiano al monaco esicasta. La solitudine dell’eremita spesso attira discepoli e persone inquiete alla ricerca di un senso, trasformando l’eremo in comunità.

Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, "gli eremiti indicano ad ogni uomo quell’aspetto interiore del mistero della Chiesa che è l’intimità personale con Cristo. Nascosta agli occhi degli uomini, la vita dell’eremita è predicazione silenziosa di Colui al quale ha consegnato la sua vita, poiché egli è tutto per lui." La vita eremitica è un richiamo forte a mettere Dio al primo posto, un messaggio necessario in un tempo in cui l'umanità è spesso assorbita dalle cose materiali.

Il Desiderio di Stare Soli nel Mondo Contemporaneo

"Voci dal Silenzio: Un Viaggio tra gli Eremiti d'Italia"

Il volume di Joshua Wahlen e Alessandro Seidita, Voci dal silenzio. Un viaggio tra gli eremiti d’Italia (Milano, Tea, 2021), racconta un lungo viaggio dei due giovani autori, documentaristi prima che scrittori, che hanno esplorato le diverse esperienze degli eremiti del nostro tempo. Il libro presenta 15 interviste a uomini e donne che hanno fatto la scelta radicale della solitudine, del silenzio e della meditazione. Le loro storie sono spesso radicate nelle ferite personali, da cui poi scaturiscono "resurrezioni". Ciò che conta, sottolineano gli autori, è che la solitudine sia "abitata", perché Dio "continua a visitarti anche nella solitudine del deserto", come afferma Fra Cristiano, eremita della Lunigiana.

L'eremitaggio è un desiderio, ma anche una lotta continua per discernere ciò che abita il cuore e per orientarsi verso il bene, in una sorveglianza continua dei propri pensieri. Per gli eremiti di tradizione cristiana vi è una frequentazione continua della Parola di Dio. Giancarlo Bruni, biblista e monaco, chiarisce la differenza tra isolamento e solitudine: "la solitudine è il momento in cui ho bisogno di stare solo per rimisurare bene il mio rapporto con il cielo, con l’uomo, con il creato. Quindi la solitudine è solo un momento in vista della compagnia, della comunione." Frate Bernardino ricorda inoltre l'esistenza di un "ministero dell’ascolto" dell’altro che spesso si accompagna alla vita eremitica, poiché molti cercano parole di saggezza bussando alle porte degli eremi. In ultima analisi, come suggerisce Antonella Lumini, "l'essenziale consiste nel custodire l’eremo nel cuore per portarlo lì, ovunque si è".

La Solitudine Desiderata e Accettata

La pandemia di COVID-19 si è rivelata una situazione ideale per persone con poca o nessuna esperienza di spiritualità e solitudine, spingendo molti a riflettere sulla propria relazione con l'isolamento. Paul Fredette e Karen Karper Fredette, una coppia di ex religiosi che vivono in isolamento, sono diventati un punto di riferimento per chi cerca la solitudine, desiderata o imposta. Attraverso un sito web, libri e video su YouTube, forniscono consulenza spirituale e incoraggiano a non demonizzare la solitudine, ma ad abbracciarla come strumento di trasformazione. Stanno contribuendo a sfatare lo stereotipo dell'eremita come figura "fuori di testa" o inaccessibile, aprendo la definizione ai semplici amanti della solitudine, solitari e contemplativi, presenti anche nel caotico mondo di oggi.

Due persone in un ambiente naturale, simbolo di serenità

Come Vive un Eremita Contemporaneo

L'eremita contemporaneo, ben lontano dalle grotte isolate, spesso ricerca lavori che richiedono poca interazione umana, come lo smart working, e riempie il tempo libero con pratiche spirituali come lo yoga e la meditazione. Generalmente cerca di evitare l'interazione sociale anche online, non ama leggere le notizie e utilizza il telefono solo in orari stabiliti. Tende a vivere in case modeste e a spostarsi solo quando strettamente necessario. Non è un recluso o un misantropo, ma qualcuno che ha deciso di chiudersi nella sua spiritualità, di qualsiasi genere e tipo, spesso senza affiliazione a chiese canoniche. "Non siamo separati da ciò che ci circonda", chiarisce la signora Fredette, ma ben inseriti in una società che desiderano vivere a modo loro.

Il Valore della Solitudine per il Benessere

La scienza suggerisce che trascorrere del tempo da soli può essere benefico: ci consente di mettere ordine nei nostri pensieri, regolare le nostre emozioni e riconnetterci con i nostri bisogni. In una cultura che premia l'estroversione, la preferenza per il ritiro può essere incompresa o giudicata, ma è un'espressione di cura di sé. Ecco le principali ragioni:

  1. Ricaricare le energie: Dopo una settimana intensa, la casa diventa un rifugio senza pressioni, un luogo per rallentare e riconnettersi con se stessi. Questo allevia stress e ansia, soprattutto per gli introversi, e permette di fare di meno, evitando il burnout.
  2. Dedita ad attività personali: Stare a casa offre l'opportunità di dedicarsi ad attività che nutrono il benessere emotivo, come leggere, cucinare o prendersi cura delle piante. Non è mancanza di interesse verso gli altri, ma valore dato al tempo da soli, senza interruzioni esterne. È fondamentale convalidare le proprie esigenze e stabilire limiti chiari.
  3. Apprezzare il comfort e il controllo del proprio ambiente: La casa offre uno spazio che scorre al proprio ritmo, senza preoccupazioni per giudizi o decisioni forzate. Questa libertà di decidere si traduce in benessere, riducendo lo stress e favorendo l'equilibrio emotivo. Semplici abitudini e un angolo privato diventano ancore di stabilità.
  4. Essere più autentici nell'intimità: La solitudine facilita il ricongiungimento con la propria identità più autentica. Si ha la possibilità di parlare da soli, scrivere un diario, cantare o semplicemente osservarsi, lontano da giudizi. L'autenticità raggiunta rafforza l'autostima e la coerenza tra ciò che si sente e ciò che si esprime.
  5. Scegliere in modo più consapevole come investire il proprio tempo: Preferire il proprio spazio non significa rifiutare la compagnia, ma valorizzare gli incontri significativi. Non tutti i piani motivano allo stesso modo, e riconoscere questo è chiarezza emotiva. Invece di soddisfare aspettative esterne, si dedica tempo ad attività e relazioni che nutrono realmente.
  6. Evitare ambienti altamente stimolanti: Per molti, restare a casa è un modo per evitare luoghi che possono causare stress a causa di rumore, luci intense o troppa interazione. Ognuno ha una soglia di sensibilità diversa, e ciò che per alcuni è divertimento, per altri può trasformarsi in stanchezza. Ambienti tranquilli, come quelli domestici, sono più ristoratori.

La solitudine porta con sé un insegnamento importantissimo: una volta che iniziamo a parlare con noi stessi, a conoscerci senza distrazioni, allora ci rendiamo conto che non siamo soli. Con la respirazione, la meditazione, una routine lenta e controllata, trasformiamo l'isolamento ansiogeno in solitudine che nutre corpo e spirito.

Persona che medita in un ambiente naturale calmo

Quando l'Isolamento Cessa di Essere una Scelta Positiva

Restare a casa può essere confortante, ma se questa preferenza diventa costante e influenza negativamente la vita quotidiana, è opportuno riflettere. Evitare di uscire o rifiutare gli incontri non è sempre riposo cosciente; a volte può nascondere ansia, tristezza, mancanza di motivazione o paura del giudizio. In questi casi, la solitudine cessa di essere un rifugio ristoratore e si trasforma in un blocco emotivo. Un isolamento prolungato può danneggiare il benessere e, se non affrontato, può essere correlato a depressione, ansia sociale o agorafobia.

Durante periodi di dolore, perdita o cambiamenti improvvisi, è normale volersi concentrare su se stessi. Restare a casa può essere parte del processo di guarigione. Tuttavia, se l'isolamento diventa prolungato, bloccando le routine o rendendo difficile riprendere i rapporti importanti, potrebbe trattarsi di un lutto complicato. In queste situazioni, cercare supporto emotivo da psicologi o persone vicine è fondamentale per superare l'episodio e riconnettersi con ciò che ci sostiene. Chiedere aiuto non è debolezza, ma intelligenza emotiva.

Godere della Solitudine senza Isolarci Completamente

Trovare un equilibrio consapevole tra il mondo interiore e le relazioni sociali consente di ottenere il meglio da entrambi. I nostri bisogni non sono fissi: ci sono giorni in cui cerchiamo compagnia e altri in cui preferiamo il silenzio. Potersi muovere liberamente tra questi due spazi è segno di equilibrio emotivo. È importante mantenere il contatto con le persone care, anche con un semplice messaggio, e imparare a dire di no onestamente per non dare l'impressione di allontanarsi. Il proprio spazio deve essere un luogo che accoglie, non che limita. Ascoltarsi e capire se la solitudine è una scelta consapevole o un modo per evitare qualcosa è cruciale. Restare a casa può essere un atto di cura di sé, riposo e preferenza personale, purché non sia dettato dalla paura o non impedisca di mantenere relazioni significative. Riconoscere ciò di cui si ha bisogno e agire di conseguenza è un atto di intelligenza emotiva. Se il bisogno di isolamento diventa scomodo, parlare con un professionista può aiutare a trovare l'equilibrio necessario.

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