Il serpente di bronzo: storia biblica e significato simbolico

L’episodio del serpente di bronzo rappresenta uno dei momenti più significativi del lungo peregrinare del popolo eletto nel deserto, in attesa di raggiungere l’agognata terra promessa dopo la fuga dall’Egitto. La narrazione biblica, contenuta nel libro dei Numeri, intreccia temi di ribellione, punizione divina e speranza di salvezza.

Illustrazione biblica che raffigura Mosè nell'atto di innalzare il serpente di bronzo sopra un'asta nel deserto.

La vicenda biblica nel deserto

La storia ha inizio quando gli Israeliti, in cammino dal monte Or per aggirare il territorio di Edom, iniziano a soffrire le dure condizioni del viaggio. Il malcontento popolare contro Dio e contro Mosè esplode in lamentele per la mancanza di pane e acqua, manifestando insofferenza verso il cibo ricevuto.

«Gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: “Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero”» (Numeri 21, 4-5).

Come punizione per la ribellione, il Signore invia tra il popolo dei serpenti brucianti, il cui morso causa la morte di un gran numero di persone. Consapevoli del proprio peccato, gli Israeliti si rivolgono a Mosè affinché interceda presso il Signore. Mosè prega per il popolo e riceve un comando divino preciso: costruire un serpente di bronzo e innalzarlo su un'asta. Chiunque, dopo essere stato morso, avesse rivolto lo sguardo al serpente, sarebbe rimasto in vita.

Significato teologico e prefigurazione di Cristo

L'episodio non va interpretato come un atto di idolatria, ma come un segno di misericordia divina. Il serpente di bronzo funge da strumento di salvezza che richiede un atto di fede: il guarito non è salvato dalla materia, ma dal suo volgersi supplichevole verso Dio.

Nel Nuovo Testamento, questo evento assume una valenza profetica fondamentale. Gesù stesso, nel Vangelo di Giovanni, stabilisce un parallelo diretto tra il serpente innalzato da Mosè e la propria missione redentrice:

«E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3, 14-15).

NUA | Episodio 3.2 | Il Sepolcro Vuoto: Affrontare la Resurrezione di Gesù

Il serpente di bronzo nell'arte

La potenza visiva di questo racconto ha ispirato numerosi artisti nel corso dei secoli, che hanno cercato di trasmettere il senso della sofferenza umana e della salvezza:

  • Jacopo Tintoretto: nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia, il pittore realizza una tela monumentale (1576) in un periodo segnato dalla peste, enfatizzando la sofferenza degli ebrei e il miracolo della guarigione.
  • Michelangelo: raffigura l'episodio nel ciclo della Cappella Sistina, ponendolo in stretta relazione con la visione del Giudizio Universale.
  • Altre opere: si ricordano i dipinti di Rubens alla National Gallery di Londra e del Bronzino al Museo di Palazzo Vecchio a Firenze, oltre agli affreschi nel chiostro del convento dei Domenicani a Bolzano.

Evoluzione storica e sorte del simbolo

Secondo la narrazione biblica, il serpente di bronzo fu conservato nel Tempio di Gerusalemme come ricordo del precetto divino. Tuttavia, col passare del tempo, il popolo iniziò a tributargli un culto idolatratorio. Fu il pio re Ezechia a disporne la distruzione, riducendolo in pezzi e bruciandolo (2 Re 18, 4), per riportare l'attenzione dei fedeli esclusivamente sull'adorazione di Dio, sottolineando che il serpente era stato solo un simbolo temporaneo di guarigione.

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