Introduzione: Mosè ed Elia nell'Antico Testamento e la Trasfigurazione
Quando si riassume l'esperienza del Primo Testamento, spesso si parla di «Mosè ed Elia». Se Mosè è il grande legislatore, colui che ha condotto il popolo ebraico fino sotto il Sinai e poi all'ingresso nella terra promessa, Elia è il campione dei profeti, il modello e il capostipite. Le sue gesta sono narrate nei due Libri dei Re (da 1 Re 17 a 2 Re 2). Il suo nome significa "YHWH è il mio Dio" e intende proclamare il Dio d'Israele come unico e vero Dio in contrasto con tutti gli altri dei.
Non a caso, sono proprio loro due a comparire insieme a Gesù nella sua trasfigurazione sul Monte Tabor, come riportato nel Vangelo di Marco (Mc 9,4-5), dove Gesù è il compimento della Legge e dei Profeti. Questa apparizione di Elia alla presenza di Gesù è stata immortalata in pittura dai più grandi artisti della storia, inclusa l'opera di Raffaello, oggi custodita presso la sala VIII della Pinacoteca Vaticana, ricordata da Vasari come "la più celebrata, la più bella e la più divina" dell'artista.

Elia, il Grande Profeta d'Israele
Il Contesto Storico e la Sfida ai Baal
Elia visse nella regione del nord d'Israele intorno all'850 a.C., in un tempo in cui quell'area era un regno relativamente ricco e importante, con numerosi collegamenti commerciali e politici con gli stati circostanti, e forti condizionamenti religiosi. In tutta la regione, in particolare nella ricchissima Fenicia, era diffusa una religione strutturata intorno a una divinità generica detta Baal ("signore"). Si riteneva che la successione delle stagioni e la fertilità di terra e animali fosse garantita dal Baal, venerato con riti anche orgiastici, comprendenti incisioni sanguinose, flagellazioni e probabilmente forme di prostituzione sacra.
Questa forma di religione, di grande impatto, era "di moda" nel IX secolo a.C. in Israele, oltre che tradizionale per la popolazione cananea, ancora ampiamente presente al nord. Era appoggiata dai sovrani, in quanto religione delle città fenicie, ricche e influenti. Al tempo di Elia, il regno in cui egli viveva aveva sancito nel matrimonio del re Acab con la figlia del re di Tiro, Gezabele, la propria alleanza con quella grande potenza marittima e dominatrice della regione. La principessa Gezabele si sarebbe poi mostrata una regina decisa e spietata, introducendo il culto di Baal nel Regno del Nord e trasgredendo il primo comandamento che vincola all'adorazione esclusiva di YHWH.
Elia, da parte sua, visse la propria missione con altrettanta foga, denunciando il culto delle false divinità e l'infedeltà della regina Gezabele e dei re Acab e Acazia. Fu il grande difensore del culto all'unico Dio.
Miracoli e Prove della Potenza Divina
Elia iniziò la sua attività profetica con un terribile annuncio rivolto al re Acab: «Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io» (1 Re 17,1), sfidando chi pensava di garantirsi le piogge con il culto al Baal. L'economia della regione dipendeva totalmente dall'agricoltura e dalla pastorizia, e l'approvvigionamento idrico dalla pioggia.
Dopo il suo annuncio, Elia fu costretto a fuggire e, per ordine di Dio, si recò in terra straniera, a Sarepta, un villaggio in riva al mare nei pressi di Sidone. Arrivato alla porta della città, incontrò una vedova che raccoglieva legna. Le chiese dell'acqua e del pane. La vedova rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”». Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. In seguito, Elia risuscitò il figlio della vedova di Sarepta che lo ospitava (1 Re 17).

Con fede eroica, Elia dimostrò che Dio non è paragonabile ai falsi idoli cananei chiamati Baal. Sul Monte Carmelo, egli sfidò i 450 sacerdoti di quell'altro signore a un sacrificio: ognuno preparasse il proprio altare, ma fosse poi il Dio "vero" ad accenderlo. E mentre gli altri si affannavano per tutta la mattina, a mezzogiorno Elia, dopo aver inzuppato di acqua il proprio altare, invocò la presenza divina e la sua pira si accese (1 Re 18,19-39).
850 contro 1, vittoria di Elia sul monte Carmelo | CDDSMM, la Chiesa di Dio
La Crisi Spirituale e l'Incontro con Dio all'Oreb
Dopo aver trionfato sui sacerdoti di Baal e averli giustiziati (1 Re 18,40), Elia entrò in una profonda crisi. Si spaventò all'idea (fondata: 1 Re 19,1) dell'ira e della vendetta della regina Gezabele, e fuggì verso sud, fino alla città di Bersabea di Giuda, al confine meridionale del regno. Da lì si inoltrò nel deserto per un giorno di cammino e si dispose ad aspettare la morte (1 Re 19,4). Non era solo paura; il profeta si pose domande più profonde sul senso e sulla modalità della propria missione, interrogandosi se fosse necessario sfidare ed uccidere, se quella fosse la modalità voluta da Dio per difendere la sua gloria e il suo nome. Pensava che fosse per lui l'inizio della fine, un fallimento della sua "guerra santa".
Elia fu soccorso da un angelo che gli offrì da mangiare e lo invitò a proseguire verso sud, per «quaranta giorni e quaranta notti, fino al monte di Dio, l'Oreb» (1 Re 19,8). Il numero dei giorni e delle notti è simbolico, richiamando i quaranta anni passati nel deserto dal popolo guidato da Mosè. L'Oreb, o Sinai, è il luogo in cui incontrare il Signore, nell'austerità e nel fascino di una natura senza vegetazione, dove solo gli elementi naturali possono parlare e anche l'ascolto umano si fa più fine e attento.
Qui Elia sentì la voce divina: «Che cosa fai qui, Elia?». Era la domanda che tormentava il suo cuore. Elia rispose: «Ardo di passione per il mio Dio, ma sono rimasto solo e cercano di uccidermi» (1 Re 19,9-10). A questo punto, venne annunciata la risposta divina: «Esci e férmati alla presenza del Signore» (1 Re 19,11). Mentre Elia attendeva, si alzò un vento impetuoso, tanto da spaccare le rocce; quindi, un terremoto, poi ancora un fuoco divorante. Questi fenomeni violenti, come l'azione precedente del profeta, non rappresentavano Dio. «Dopo il fuoco, una voce di silenzio leggero» (1 Re 19,12). Il Dio che Elia aveva cercato di testimoniare con imprese eroiche, sfide e una voce di tuono, si fece presente nel silenzio, anzi, un silenzio addirittura leggero, impercettibile, inudibile. Elia comprese che il Signore parla con la delicatezza, impercettibile, non percepibile se il profeta non tace e attende. Coglie che Dio è lì, si vela il capo e si pone all'ingresso della tenda, ascoltando di nuovo la domanda divina: «Che cosa fai qui, Elia?» (1 Re 19,13).

Elia, dopo aver compiuto le ultime missioni affidategli dal Signore, sembrò lasciarsi mettere in discussione, riorientare, e accettare umilmente il proprio limite. Per questo, forse, divenne il più grande di tutti i profeti. Nel deserto del suo cuore, più che quello di sabbia, Dio lo invitò ad accettare umilmente il proprio limite, perché l'umiltà è la sola strada che conduce a Dio.
Il Ministero Finale e l'Ascensione al Cielo
Dio invitò Elia ad andare a ungere un nuovo re a Damasco, Hazael, e un nuovo re in Samaria, Jehu, un usurpatore spietato. Praticamente, la risposta divina esautorò Elia dal suo incarico, dicendogli che le questioni della storia sarebbero state gestite e giudicate dalla storia stessa, e che non sarebbe stato Elia a trasformare le vie della storia, ma semmai altre persone, guidate, senza saperlo, da Dio. Inoltre, gli annunciò che il suo tempo era finito, e che un altro avrebbe preso il suo posto, chiamando Eliseo a seguirlo e ad essere il suo successore (1 Re 19,19-21).
Quando il ministero di Elia giunse alla fine, egli ed Eliseo attraversarono il fiume Giordano, «e com'essi continuavano a camminare discorrendo assieme, ecco un carro di fuoco e de' cavalli di fuoco che li separarono, ed Elia salì al cielo in un turbine» (2 Re 2,11). Elia fu traslato, o portato in cielo senza subire la morte fisica, a ribadire che Dio non lo aveva sconfessato o dimissionato. Questa scomparsa straordinaria fece pensare a tutta la tradizione dell'Antico Testamento che Elia non fosse morto, ma assunto in cielo, e che pertanto dovesse riapparire sulla terra per aiutare il popolo ebraico in difficoltà.
Elia nel Nuovo Testamento e nella Tradizione Cristiana
L'Attesa del Messia e l'Identificazione con Giovanni Battista
Intorno al 430 a.C., il profeta Malachia predisse il ritorno di Elia sulla terra «prima che venga il giorno dell'Eterno, giorno grande e spaventevole» (Malachia 4:5). Questa profezia è così importante da trovarsi nella Bibbia, nel Libro di Mormon, in Dottrina e Alleanze e nella Perla di Gran Prezzo. Il Nuovo Testamento afferma che la profezia di Malachia si è adempiuta in Giovanni Battista (cfr. Mt 11,14; Lc 1,17).
Nel dialogo di Cesarea di Filippo (Mt 16,14; Mc 8,28; Lc 9,19), quando Gesù chiede agli apostoli chi è lui secondo la gente, una delle risposte è appunto Elia. Questo dimostra la persistente attesa e l'importanza della figura profetica di Elia nel pensiero ebraico del tempo di Gesù.
La Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor
Elia è una delle due figure veterotestamentarie, insieme a Mosè, che appaiono in gloria con Gesù durante la sua Trasfigurazione sul Monte Tabor (Mc 9,4-5; Mt 17,3; Lc 9,30). La sua presenza in questo evento cruciale sottolinea il legame profondo tra l'Antico e il Nuovo Testamento, dove Elia rappresenta i profeti, e Mosè la Legge, entrambi testimoniando e confermando la messianicità di Gesù.
Immagine e Culto nella Tradizione
Nella tradizione cristiana, Elia è considerato il modello dei contemplativi e dei monaci. È invocato come protettore contro i fulmini e i temporali, poiché nella Bibbia si dice di lui che era in grado di far discendere "il fuoco dal cielo". Inoltre, proprio per essere stato assunto in Cielo, è patrono degli aviatori.
Elia è raffigurato sulla porta lignea della Chiesa di Santa Sabina a Roma (circa 430 d.C.). Nel 1846, Felix Mendelssohn Bartholdy compose l'oratorio Elias. Secondo un'antichissima tradizione, la dimora di Elia fu ed è a tutt'oggi il Monte Carmelo, per questo la montagna è considerata un luogo sacro e venerabile. Non a caso, la presenza dei profeti, e quindi di Elia, è presente nell'opera di Arnolfo di Cambio realizzata presso la basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.
La Restaurazione delle Chiavi del Sacerdozio e lo Spirito di Elia
Il Potere di Suggellamento e la Storia Familiare
Elia fu l'ultimo profeta a possedere il potere di suggellamento del Sacerdozio di Melchisedec prima del tempo di Gesù Cristo. Tale potere rende valide le ordinanze di salvezza del Vangelo sia sulla terra sia in cielo. L'Antico Testamento parla di come Elia usò i poteri di suggellamento del sacerdozio per sigillare i cieli, ciò che portò la carestia nel paese (1 Re 17:1), e grazie allo stesso potere, in seguito riaprì i cieli (1 Re 18:41-45).
Il potere di suggellamento ha effetti sia sulla terra sia in cielo, e "è in virtù di tale autorità che le ordinanze vengono celebrate nei templi sia per i vivi che i morti. Essa è il potere che unisce per l'eternità mariti e mogli, quando contraggono matrimonio secondo il piano eterno. È l'autorità mediante la quale i genitori possono rivendicare il diritto di genitura sui figli non soltanto per il tempo, ma per tutta l'eternità, la qual cosa rende eterna la famiglia nel Regno di Dio". Questo potere è il dono supremo fatto da Dio, rendendo eterne le famiglie nel Regno di Dio.
Il potere di suggellamento rende valide tutte le principali ordinanze del sacerdozio sia per i vivi sia per i morti. Questo implica che le ordinanze hanno validità oltre la tomba, e che i componenti di tutte le generazioni di una famiglia possono essere legati in rapporti familiari eterni. Nella sua pienezza, le chiavi del Sacerdozio sono conferite a una persona alla volta, al profeta e presidente della Chiesa, che può delegare parte di questo potere ad altri.
Il Ritorno di Elia e la Profezia di Malachia
La profezia di Malachia (4:5-6) annunciò il ritorno di Elia sulla terra con lo scopo di volgere i cuori dei figli verso i loro padri. I "padri" sono gli antenati morti senza aver avuto il privilegio di ricevere il Vangelo, ai quali fu fatta la promessa che sarebbe venuto il tempo in cui avrebbero goduto di quel privilegio. Il ricondurre il cuore dei figli verso i padri inculca nei figli il sentimento e il desiderio che li ispirerà a cercare informazioni sui loro morti e celebrare le ordinanze in favore dei defunti. Senza il ritorno di Elia e il potere di suggellamento, la terra sarebbe stata "devastata" (Malachia 4:6), poiché l'unione eterna delle famiglie è fondamentale per l'esaltazione dei vivi e dei morti nel piano di redenzione del Signore.
L'Adempimento Moderno: Kirtland e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni
Il 3 aprile 1836, nel tempio di Kirtland, Ohio (USA), Elia ritornò in adempimento alla profezia (DeA 110, 13-16). Questo avvenne durante la Pasqua ebraica, una festa in cui le famiglie ebraiche lasciano un posto vuoto e la porta aperta in previsione del suo ritorno. Elia apparve a Joseph Smith e Oliver Cowdery, conferendo le chiavi che deteneva per far avverare proprio le cose che gli ebrei, riuniti nelle loro case, ricercavano.
Le chiavi del sacerdozio, incluse quelle ricevute da Elia, sono state restaurate tramite il profeta Joseph Smith e sono state tramandate in una linea ininterrotta all'attuale presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Questa restaurazione delle chiavi di suggellamento è considerata il culmine della Restaurazione stessa, permettendo di unire eternamente le famiglie, una benedizione straordinaria che altre religioni non asseriscono di avere.
Lo "Spirito di Elia" e il Lavoro Genealogico
Spesso i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni parlano dello "spirito di Elia", un'espressione che si riferisce a una manifestazione dello Spirito Santo che porta testimonianza della natura divina della famiglia e crea l'emozione e il desiderio di "volgere il cuore dei padri ai figli e i figli ai padri" (DeA 110:15), ispirando l'impegno nella storia familiare. Questo potere di suggellamento non si limita a motivare le persone a continuare con la storia familiare, ma migliora anche i legami d'amore che esistono nei rapporti familiari virtuosi, rafforzandoli e estendendoli ad antenati e discendenti.
Milioni di persone lavorano oggi alla ricerca genealogica in tutto il mondo. Si ritiene che questo immenso investimento di tempo e denaro sia dovuto al fatto che sono state toccate dallo spirito di questo lavoro, dal sentimento che è chiamato spirito di Elia. Molte associazioni genealogiche sono state fondate dopo la visita di Elia nel 1836, e l'interesse per il lavoro genealogico è cresciuto in modo straordinario. Per quanto ne sappiamo, prima del 1836 non risultano tentativi sistematici di svolgere la ricerca dei documenti dei defunti, né supporti per farlo, ma ciò che è accaduto da allora è miracoloso, con l'approvazione di leggi e la creazione di depositi per la preservazione dei documenti delle persone defunte in molte nazioni.